Umberto Saba

Casa e campagna

A mia moglie

Alcune delle poesie più notevoli e più celebri del Canzoniere sono presenti già nel primo volume, quello che raccoglie i componimenti del periodo 1900-1920. È il caso di A mia moglie, ospitata nella sezione del Canzoniere, “Casa e campagna” (1909-1910).

Tu sei come una giovane,
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell’andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull’erba
pettoruta e superba.

È migliore del maschio.
È come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio.
Così, se l’occhio, se il giudizio mio
non m’inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun’altra donna.
Quando la sera assonna
le gallinelle1,
mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde2 a volte dei tuoi mali
ti quereli3, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.

Tu sei come una gravida
giovenca4;
libera ancora e senza
gravezza5, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
Se l’incontri e muggire
l’odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l’erba
strappi, per farle un dono.
È così che il mio dono
t’offro quando sei triste.

Tu sei come una lunga
cagna6, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d’un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.

Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l’angusta
gabbia ritta al vederti
s’alza,
e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui
priva in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?

Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest’arte.
Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere;
questo che a me, che mi sentiva ed era
vecchio, annunciavi un’altra primavera7.

Tu sei come la provvida8
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l’accompagna.

E così nella pecchia9
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun’altra donna.

Metro: sei strofe di diversa lunghezza. I versi, molto e variamente rimati, vanno dal bisillabo all’endecasillabo, ma sono in prevalenza settenari (75 su 87).

LA CENTRALITÀ DI A MIA MOGLIE NELL’OPERA DI SABA In Storia e cronistoria del Canzoniere Saba si dimostra ben consapevole della centralità di questa poesia all’interno della sua opera:

A mia moglie è la prima grande poesia alla quale si imbatte chi legga per la prima volta il Canzoniere […]. E, se un’antologia di Saba fosse possibile e desiderabile, nessuno potrebbe pensare ad ometterla. Diremo di più: se di questo poeta si dovesse conservare una sola poesia, noi conserveremmo questa.

LA COMPRESENZA DI BAMBINO E ADULTO Alla descrizione del testo è dedicato ampio spazio, fornendo informazioni sulla sua genesi e sul suo significato. E molto di ciò che Saba osserva in merito alla poesia A mia moglie vale anche su un piano di poetica complessiva. Così, è una notazione preziosa quella secondo cui «la poesia fa pensare […] ad un improvviso ritorno all’infanzia; un ritorno però che non esclude la contemporanea presenza dell’uomo».
È un elemento basilare del mondo poetico di Saba. L’adulto da solo non può produrre poesia, perché ha perso la facoltà della meraviglia e della purezza; allo stesso modo, il bambino non è in grado di vigilare sui suoi impulsi e di esprimerli compiutamente: serve perciò una compresenza, una coabitazione nella stessa persona di due componenti all’apparenza contrarie.

LA FORMA La poesia è scandita da un’anafora, «Tu sei come», che introduce tutte le sei strofe e i sei paragoni con altrettanti animali: pollastra, giovenca, cagna, coniglia, rondine, formica e ape (pecchia). La ripetizione mette tutti i paragoni sullo stesso piano, la donna diventa così il punto nel quale convergono tutte le caratteristiche allegorizzate negli animali. Anche i versi «i sereni animali / che avvicinano a Dio» ricorrono nella prima e nell’ultima strofa, chiudendo a circolo e dando maggiore unità al discorso. La composizione è semplice, o apparentemente tale, ricorda quella delle allegorie medievali, del Cantico delle creature di san Francesco, delle favole.
Saba non ricorre alle analogie, agli accostamenti metaforici tipici del simbolismo: la similitudine mantiene distinti il referente (la moglie) dagli oggetti a cui è paragonata e con i quali stabilisce una sorta di armonia naturale.

AULICO E QUOTIDIANO Saba accosta termini colloquiali e quotidiani (radicchi; cibo; pelo) a parole o espressioni letterarie (quereli; muggire / l’odi; oppure il leopardiano escono alla campagna che ricorda «alla campagna uscendo» del Passero solitario).

AMBIGUITÀ A mia moglie è però qualcosa di più complicato di una “poesia d’amore”. La lode o “preghiera” non è infatti così univoca: il simbolismo elementare e l’immediatezza della forma nascondono ambiguità. La donna è paragonata ad animali che hanno anche caratteristiche negative (le rondini sono simbolo di infedeltà e volubilità, la cagna ha «ferocia nel cuore» e scopre i denti); mentre l’ape e la formica sono simbolo di previdenza e utilità, quindi di una donna votata alla casa, alla produttività, alla fedeltà. L’amore che ispira il ritratto non è dunque privo di contraddizioni, non è amore senza riserve, l’amore cieco degli adolescenti.

L’ORIGINALITÀ DELLA POESIA Un’altra indicazione, altrettanto importante, era stata fornita dal poeta poco prima: A mia moglie «ricorda […] una poesia “religiosa”: fu scritta come altri reciterebbero una preghiera». Ma si tratta di una particolare religiosità, senza risvolti metafisici e tutta risolta nello stupore di fronte alle misteriose, eppure evidenti, corrispondenze che caratterizzano l’esistente, cioè:

il libro aperto della creazione […]. Un giorno, e fu un bel giorno, Saba deve avere sentito con acuta gioia e tenera commozione, le identità che correvano tra la giovane sposa che gli viveva accanto e gli animali della campagna dove allora viveva.

Il risultato è una poesia originalissima, ben diversa dai tradizionali complimenti alla donna fatti attraverso paragoni lusinghieri (la donna come dea, come angelo…). Anzi, racconta Saba che quando la lesse alla moglie, lei rimase «male, molto male; mancò poco litigasse con me». Ma la rete di similitudini con animali così umili e comuni, così poco legati a un immaginario di bellezza, porta al canto di un’intimità pienamente raggiunta, che fa scorgere nella moglie una creatura che vive in perfetta armonia con la natura.

IL DUPLICE OMAGGIO Tutte le virtù che il poeta elenca concorrono a un duplice omaggio: omaggio alla sua giovane compagna e omaggio alle qualità «favolistiche» delle bestie convocate in un testo deliziosamente leggibile e insieme carico di significato.
Ed ecco infine la definizione più fantasiosa e pregnante che Saba ha dato della poesia:

Se un bambino potesse sposare e scrivere una poesia per sua moglie, scriverebbe questa.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Perché gli animali sono definiti sereni? Perché avvicinano a Dio? Cerca le risposte nel testo.

2 Quale funzione e quale significato ha il paragone tra la moglie e la rondine, nella terzultima strofa?

ANALIZZARE

3 Individua le anafore e spiega la funzione espressiva di questa figura retorica.

4 Il testo oscilla tra un lessico letterario e un lessico colloquiale: individua i termini appartenenti all’uno e all’altro.

CONTESTUALIZZARE

5 Uno dei poeti più amati da Saba è Giacomo Leopardi, nei cui testi sono talvolta presenti gli animali. Prova a fare un confronto tra i due autori, proprio concentrando la tua attenzione sull’uso poetico degli animali, scrivendo un testo espositivo-argomentativo di almeno 30 righe.

INTERPRETARE

6 Quale immagine della donna, e della moglie in particolare, emerge da questa poesia?

Stampa
  1. la sera ... gallinelle: la sera predispone al sonno (assonna) le gallinelle.
  2. onde: con cui.
  3. ti quereli: ti lamenti.
  4. giovenca: vacca giovane.
  5. gravezza: il peso che deriva dalla gravidanza quando è avanzata. Ma gravezza può significare anche il fastidio, l’impaccio derivato dall’ingrossamento della pancia.
  6. lunga cagna: a proposito dell’occasione concreta che suggerì a Saba la composizione di questa poesia, si legge in Storia e cronistoria del Canzoniere: «Un pomeriggio d’estate […] mia moglie era uscita per recarsi in città. Rimasto solo, sedetti, per attenderne il ritorno, sui gradini del solaio. Non avevo voglia di leggere, a tutto pensavo fuori che a scrivere una poesia. Ma una cagna, la “lunga cagna” della terza strofa, mi si fece vicino, e mi pose il muso sulle ginocchia, guardandomi con gli occhi nei quali si leggeva tanta dolcezza e tanta ferocia. Quando, poche ore dopo, mia moglie ritornò a casa, la poesia era fatta».
  7. questo … primavera: come la rondine, anche Lina ha annunciato l’arrivo di una nuova primavera, di una nuova vitalità al poeta che «si sentiva ed era / vecchio», cioè stanco e senza prospettive.
  8. provvida: previdente. La previdenza della formica è proverbiale, e al proverbio e alla fiaba allude l’espressione «Tu sei come la provvida formica».
  9. pecchia: ape.



    * Pecchia

    Il termine deriva dal latino apicula(m), diminutivo di ape(m); in italiano è attestato dal XIV secolo, e dal XVI è presente anche il maschile “pecchione”. È una di quelle parole che Saba prediligeva per il loro sapore popolare che si accompagna però a una tradizione letteraria consolidata (“pecchia” è presente, ad esempio, in Pulci e in Poliziano). D’altronde, il valore diminutivo presente nel termine latino è profondamente coerente con l’affettuosa e confidenziale lode della moglie che Saba sta compiendo in questa poesia.