Friedrich Hölderlin

Liriche

Achille

Composta nel 1799, la lirica Achille fa parte di un gruppo di poesie nate per «Iduna», una rivista letteraria a lungo progettata da Hölderlin ma mai pubblicata. Tali poesie ruotano attorno a temi che gli erano particolarmente cari, come l’idea del destino, la sofferenza, il distacco dalla donna amata. Alla figura di Achille, Hölderlin dedicò anche due brevi saggi critici. Come molte altre poesie di Hölderlin, anche Achille è rimasta incompiuta.

Quando1, superbo figlio degli Dei! perdesti l’amata,
andasti in riva al mare, levando verso i flutti il tuo lamento,
nel sacro abisso tuffarsi avrebbe voluto il tuo cuore,
sospirando, nella quiete, là dove sotto le onde,
nella pacifica grotta profonda, lontana dal frastuono delle navi,
l’azzurra Teti dimorava, la tua protettrice, la Dea del mare2.
Madre era al giovane, la Dea possente,
che con amore aveva un tempo allattato il fanciullo,
nutrendolo da eroe sulla riva rocciosa della sua isola,
al canto intenso delle onde, al forte lavacro3 del mare.
E la madre percepì il lamento del figlio,
affiorò dal fondo del mare, in lutto, come una lieve nuvola,
placò in un tenero abbraccio le pene dell’amato
ed egli ascoltò le sue lusinghe e le promesse di aiuto.
Figlio degli Dei! fossi come te, potrei confidare
ad uno dei Celesti il mio segreto dolore.
Ma ciò non mi è dato vedere, dovrò patire l’offesa,
come se non appartenessi più a lei4, che pure mi pensa piangendo,
dèi benigni! ma voi ascoltate ogni supplica umana,
e sempre ti ho amato con fervore e devozione, sacra luce,
da quando vivo, e te, terra, con le tue fonti e i boschi,
e Te, padre Etere5, questo cuore ha sentito
puro e ansioso – placate, benigni! il mio dolore,
perché la mia anima non taccia troppo presto.


Metro: distici elegiaci.

MOTIVI PREROMANTICI Il testo mostra con grande chiarezza come su una base di idee e parole chiaramente neoclassiche possano innestarsi motivi che saranno caratteristici del cosiddetto Preromanticismo. Sono neoclassici la scelta del tema e del protagonista (l’Achille omerico) e la forma metrica del testo (una serie di coppie di versi di misura differente, sul modello del distico elegiaco latino). Ma questi spunti vengono adoperati per un discorso che non riguarda il mito antico, bensì l’esistenza del poeta.

LA DISTANZA INCOLMABILE TRA ANTICO E MODERNO La poesia è articolata in due tempi. Nella prima, Hölderlin racconta dell’angoscia di Achille per la perdita di Briseide. Nella seconda, Hölderlin parla della sua angoscia. Sono dolori simili. La differenza, cruciale, è però che Achille può farsi consolare dalla madre Teti, mentre la pena del poeta è inconsolabile, nessun dio ascolterà il suo segreto dolore. Mentre Teti sente dalla profondità degli abissi (verrebbe da dire da un’altra dimensione, quella del divino) il lamento del figlio (è lo splendido verso: «Affiorò dal fondo del mare, in lutto, come una lieve nuvola»), il poeta, che pure è un devoto cultore dei segreti del Creato (la sacra luce, il padre Etere), rimane uomo, non può trovare conforto in una forza soprannaturale: si limiterà perciò a chiedere agli dèi di conservargli la vita e la capacità poetica («la mia anima non taccia troppo presto»). Qualcosa si è spezzato, insomma, facendo sì che il dialogo con il divino si sia interrotto per sempre: tra il mondo antico e quello moderno, tra l’uomo greco e l’uomo europeo dell’età di Hölderlin, c’è una distanza che non può essere colmata. O meglio, l’unica possibilità di colmarla, per lo spazio della vita umana, è la letteratura, la poesia. È questa l’idea che doveva balenare nella parte finale del testo, di cui conserviamo solo questo abbozzo di prosa: «perché io viva e per breve tempo con canto devoto ringrazi voi Celesti, per le gioie della giovinezza trascorsa, e dopo prendete benigni con voi l’uomo solo».

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Qual è l’episodio del mito greco a cui Hölderlin si ispira? Come lo racconta?

2 Quali sono le parti del testo in cui l’autore narra e descrive, in modo oggettivo, e quali invece quelle in cui parla di sé? Che cosa cambia nel tono e nello stile?

INTERPRETARE

3 «Figlio degli Dei! fossi come te, potrei confidare / ad uno dei Celesti il mio segreto dolore». Questi versi sono la manifestazione della Sehnsucht, della nostalgia (vana) per il mondo classico. Argomenta questa affermazione.

Stampa
  1. Quando: è l’episodio con cui si apre l’Iliade di Omero. Crise, sacerdote di Apollo, va nel campo degli Achei per riscattare la figlia Criseide, prigioniera di Agamennone, ma viene scacciato. Apollo, per vendetta, scatena una terribile pestilenza tra i Greci. Agamennone è così obbligato a restituire Criseide, ma pretende in cambio Briseide, schiava e amante di Achille che, infuriatosi (è la famosa ira funesta con cui si apre il poema), decide di ritirarsi dal combattimento.
  2. L’azzurra … mare: Achille era figlio di Peleo, un mortale, e di Teti, la più bella delle Nereidi, divinità marine.
  3. lavacro: bagno purificatore.
  4. a lei: probabilmente, la donna amata dal poeta, Susette, che Hölderlin ribattezzò con il nome di Diotima.
  5. Etere: figura primigenia della mitologia greca; si tratta della divinità dell’aria superiore, quella che solo gli dèi immortali possono respirare. Qui, insieme alla sacra luce, più che una precisa divinità del pantheon greco sta a indicare un’entità suprema, immagine dell’ispirazione poetica.