Ugo Foscolo

Le Grazie

Addio alle Grazie

Benché non sia riuscito a terminare il poema, Foscolo ne aveva scritta una possibile conclusione. Al di là delle modifiche che avrebbe certamente apportato se avesse potuto avere uno sguardo d’insieme sul testo, una cosa sarebbe rimasta identica: l’effetto di “chiusura del cerchio” (il nome tecnico è tedesco Ringkomposition, “composizione ad anello”), effetto dovuto al fatto che molti degli elementi che compaiono nel proemio ritornano poi nei versi finali.
In questo frammento, Foscolo lega le tre dee, a cui è intitolato il poema, alle tre donne che, nel secondo inno, hanno officiato un rito religioso in loro onore, e in particolare all’amata Maddalena Bignami: con gli occhi e il sorriso di una donna viva, idealizzata ma reale, Foscolo voleva concludere Le Grazie.

    Addio, Grazie: son vostri, e non verranno
    Soli quest’inni a voi, né il vago rito
    Obblïeremo di Firenze ai poggi1
    Quando ritorni April. L’arpa dorata
5   Di novello concento adorneranno,2
    Disegneran più amabili carole3
    E più beato manderanno il carme
    Le tre avvenenti ancelle vostre4 all’ara:
    E il fonte, e la frondosa ara5 e i cipressi,
10   E i serti e i favi vi fien sacri,6 e i cigni
    Votivi,7 e allegri i giovanili canti
    E i sospir delle Ninfe. Intanto, o belle,8
    O dell’arcano vergini custodi9
    Celesti, un voto10 del mio core udite.
15   Date candidi giorni a lei11 che sola,
    Da che più lieti mi fioriano gli anni,12
    M’arse divina d’immortale amore.
    Sola vive al cor mio cura soave,13
    Sola e secreta spargerà le chiome
20   Sovra il sepolcro mio,14 quando lontano
    Non prescrivano i fati anche il sepolcro.15
    Vaga e felice i balli e le fanciulle
    Di nera treccia insigni16 e di sen colmo,
    Sul molle clivo di Brïanza un giorno
25   Guidar la vidi;17 oggi le veste18 allegre
    Obbliò mesta e il suo vedovo coro.19
    E se alla Luna e all’etere20 stellato
    Più azzurro il scintillante Eupili21 ondeggia,
    Il guarda avvolta in lungo velo, e plora
30   Col rosignol, finché l’Aurora il chiami
    A men soave tacito lamento.22
    A lei da presso il piè volgete,23 o Grazie,
    E nel mirarvi, o Dee, tornino i grandi
    Occhi fatali24 al lor natio sorriso.





Metro: endecasillabi sciolti.

LA STRUTTURA Il brano può essere suddiviso in due parti di estensione quasi uguale. Alla prima (vv. 1-14) è affidato il compito di collegare la fine del poema con il suo principio: gli inni e il vago rito v. 2, i poggi v. 3, l’ara e i cipressi v. 9 rimandano ad altrettante occorrenze di queste parole nel Proemio (inni v. 16, vago rito v. 15, poggi v. 9, ara v. 13, cipressi v. 12). Rispetto alla protasi, le Grazie hanno un ruolo più limitato – il che è normale, visto che di esse si è parlato per tutto il poema. È invece più interessante notare che Canova, il dedicatario, è sostituito dalle tre donne che hanno officiato il rito in onore delle tre dee.

L'OMAGGIO A MADDALENA BIGNAMI In particolare, a una di esse, Maddalena Bignami, è dedicata tutta la seconda parte del brano (vv. 15-34), raccordata alla prima dai vv. 12-14. Foscolo affida alla donna amata il compito supremo, quello di conservare l’amore dopo la morte del poeta: sarà lei a consolarne il sepolcro con le lacrime e le chiome sciolte, nel gesto tipicamente classico del compianto funebre. Il destino biografico della Bignami è ripercorso rapidamente. Un tempo, bellissima, brillava nei balli della Brianza; ora è afflitta dalle disgrazie familiari: vestita castamente, trascorre notti insonni a guardare il lago, consolata solo dal canto dell’usignolo. Il ritratto della Bignami riunisce alcuni tratti tipici dell’immaginario romantico: la notte, la sventura, la solitudine, la bellezza della natura. Al suo interno, tuttavia, la presenza dell’usignolo allude chiaramente alla mitologia classica: come racconta Ovidio nelle Metamorfosi, infatti, Filomela – violentata dal cognato e mutilata della lingua perché non raccontasse lo stupro – venne trasformata in usignolo. E su questo “cammeo” mitologico termina il poema: le Grazie vengono invocate affinché risanino l’amata e le restituiscano il sorriso.

LA MORTE, IL MITO In questo brano conclusivo sono presenti almeno due caratteristiche della poesia foscoliana che abbiamo già incontrato in altri suoi testi. Foscolo pensa sempre alla sua morte, e lo fa in termini molto concreti, domandandosi che cosa accadrà del suo corpo dopo la morte. In questi versi egli prevede che la sua morte è prossima e che la sua tomba (il sepolcro v. 20) sarà consolato dalle lacrime dell’amata. Nel sonetto In morte del fratello Giovanni aveva scritto «Straniere genti, almen le ossa rendete / allora al petto della madre mesta» (vv. 13-14); in quello A Zacinto «a noi prescrisse / Il fato illacrimata sepoltura» (vv. 13-14). Si tratta insomma di un motivo ricorrente, e quasi ossessivo, nella poesia (e nell’immaginazione) di Foscolo.
La realtà contemporanea – la collina di Bellosguardo e i cipressi che vi crescono, le tre donne, perfettamente riconoscibili, i balli di una villa in Brianza – viene trattata alla stregua del mito classico. Il poeta accosta l’attualità e il mito in modo che tra i due universi si crei una sorta di continuità: tra l’uno e l’altro, il lettore non percepisce alcuna cesura. In questo modo, grazie alla poesia, al presente “mitificato” è conferita una specie di immortalità: è la funzione eternatrice della letteratura, ed è ovviamente il Leitmotiv dei Sepolcri; ma anche le analogie con l’ode All’amica risanata  sono notevoli, e potrebbe essere un buon esercizio provare a individuarle (la donna al ballo, la sofferenza esistenziale come la malattia fisica e poi il sorriso ritrovato…).

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Quali sono i motivi centrali del brano?



ANALIZZARE


2. Trova le anafore presenti nel testo.



3. Gli artifici fonosimbolici e le allitterazioni sono particolarmente densi nella parte iniziale del brano, ai vv. 4-11: indicali.



CONTESTUALIZZARE


4. Quali sono gli autori classici a cui Foscolo poté attingere, nella creazione (o meglio, ri-creazione) del mito delle Grazie? Fai una ricerca sull’enciclopedia.



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  1. né ... poggi: non dimenticheremo di celebrare nuovamente, sulle colline di Firenze, il bel rito a voi dedicato.
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  3. Di ... adorneranno: abbelliranno di nuove armonie
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  5. Disegneran ... carole: si muoveranno in danze (carole, pronuncia caròle) più piacevoli.
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  7. Le ... vostre: Eleonora Nencini, Cornelia Rossi, Maddalena Bignami, le tre amiche fiorentine che fungono da belle ministre (avvenenti ancelle) del culto delle Grazie.
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  9. la frondosa ara: l’altare ombreggiato dalle fronde degli allori.
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  11. i serti ... sacri: le corone e i favi di miele vi saranno consacrati.
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  13. Votivi: offerti in voto, come segno di preghiera.
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  15. belle: le Grazie.
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  17. dell’arcano ... custodi: custodite i segreti che vi sono confidati.
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  19. voto: desiderio.
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  21. Date ... lei: concedete giorni felici a Maddalena Bignami. Foscolo si ricorda di Catullo «fulsere / quondam candidi tibi soles» (“risplendettero / per te giorni felici”).
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  23. Da ... anni: da quando vivevo anni giovanili (l’idea di gioventù è contenuta nel verbo fioriano) e più felici di quelli attuali.
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  25. Sola ... soave: visto il parallelismo con il verso successivo, sola è da riferire alla donna: lei sola vive nel mio cuore come un dolce affanno amoroso.
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  27. Spargerà ... mio: Foscolo si ricorda di Tibullo III 2, vv. 11-12: «Ante meum veniat longos incompta capillos / Et fleat ante meum moesta Neaera rogum» (“davanti al mio rogo venga afflitta Neera con i lunghi capelli scomposti e pianga lì davanti”).
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  29. quando ... sepolcro: nel caso in cui il destino mi riservi una morte non lontana nel tempo.
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  31. Di nera ... insigni: le fanciulle famose per le loro trecce nere.
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  33. Sul ... vidi: la vidi condurre le danze e primeggiare (Guidar) sulle dolci colline (molle clivo) della Brianza, ad Erba, dove il padre della Bignami aveva una villa. Un biografo di Foscolo racconta: «Napoleone Bonaparte alla festa da ballo data dai negozianti Milanesi nel Gennajo 1808 al Teatro della Canobbiana, dopo di avere ammirato le belle ed eleganti signore là convenute, puntò il suo occhialetto sovra una di esse [la Bignami] esclamando: “Voilà, la plus belle parmi tant de belles!” » (“Ecco la più bella tra tante bellezze”).
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  35. veste: è plurale di vesta, mentre il più comune vesti è plurale di veste.
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  37. il suo vedovo coro: ha abbandonato i balli, che sono perciò vedovi di lei. 27. etere: cielo.
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  39. Eupili: il lago di Pusiano (latinamente Eupili), in Brianza.
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  41. Il guarda ... lamento: la donna ammira il lago in una veste lunga (non corta e scollata come quella indossata ai balli) e piange (plora) insieme all’usignolo, finché il giorno (Aurora) non la richiama alle mute sofferenze della vita. Foscolo allude qui al fallimento che portò al suicidio il padre della Bignami.
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  43. A lei ... volgete: andate vicino a lei.
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  45. fatali: che segnano il destino dei suoi innamorati.
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  47. etere: cielo.
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