Giacomo da Lentini

Poesie

Amore è uno desio che ven da’ core: il segreto è negli occhi

Quando parliamo di poesia d’amore pensiamo di solito a testi nei quali i poeti riflettono sulla loro esperienza d’amore, o si rivolgono direttamente – per implorarla, per convincerla a essere pietosa – alla donna da cui vorrebbero essere amati. Nella lirica italiana del Duecento, come vedremo, si trovano moltissimi testi come questi. Ma i nostri poeti più antichi parlano d’amore anche in un altro senso: non come sentimento che provano e di cui fanno esperienza, bensì come problema filosofico. «Che cos’è l’amore?», si domandano. «Da dove trae origine?». «Come si manifesta?». Il sonetto che segue è il primo, o uno dei primi della nostra tradizione, a rispondere a questi interrogativi. Ed è interessante osservare che Giacomo da Lentini qui prende la parola perché sollecitato da un altro poeta della corte di Federico II, Iacopo Mostacci, che gli aveva mandato un sonetto nel quale domandava appunto «che cosa sia amore» (si tratta cioè di una tenzone poetica ). Ecco la risposta di Giacomo.

Amore è uno desio1 che ven da’ core
per abondanza di gran piacimento2;
e li occhi in prima3 genera[n]* l’amore
e lo core li dà nutricamento4.

Ben è alcuna fiata om amatore
senza vedere so ’namoramento5,
ma quell’amor che stringe con furore6
da la vista de li occhi ha nas[ci]mento:

ché li occhi rapresenta[n]7 a lo core
d’onni8 cosa che veden bono e rio
com’è formata natural[e]mente;

e lo cor, che di zo9 è concepitore10,
imagina11, e [li] piace quel desio12:
e questo amore regna13 fra la gente.

 

 

Metro: sonetto di schema ABAB ABAB ACD ACD. Da notare lo schema a rime alternate nella fronte (che è uno schema arcaico, quasi solo duecentesco) e il fatto che la rima A colleghi, ripetendosi, la fronte alla sirma del sonetto. 

UNA DOMANDA ESSENZIALE Che cos’è l’amore? Nella poesia del Duecento c’è un’intera tradizione di testi che tentano di rispondere a questa domanda, una tradizione che culmina nella canzone Al cor gentil di Guinizelli, o nella canzone Donna me prega di Cavalcanti, o nel sonetto Amore e ’l cor gentil di Dante. I loro autori erano, come si è accennato, poeti-intellettuali, che s’interessavano spesso di etica e di filosofia, e non è strano, dunque, che abbiano trasferito i loro interessi teorici anche nella sfera della poesia in volgare. 

DAGLI OCCHI AL CUORE: COSÌ NASCE L’AMORE La risposta di Giacomo è che l’amore nasce da una sorta di collaborazione tra gli occhi (che vedono l’oggetto amato, e fanno scoccare la scintilla) e il cuore (che nutre e fa crescere la passione). Non è una risposta originale. Nel suo trattato De amore, lo scrittore francese noto come Andrea Cappellano (seconda metà del XII secolo), aveva osservato che

l’amore è una passione innata che procede per visione e per smisurato pensiero di una persona dell’altro sesso [...]. Quando infatti uno vede una donna che corrisponde al suo amore e che è bella secondo il suo gusto, subito in cuor suo comincia a desiderarla, e quanto più la pensa più arde d’amore.

È vero, scrive Giacomo, che talvolta capita che ci si innamori solo per aver sentito le lodi di un’altra persona: ma la passione vera nasce dagli occhi, perché sono loro che “rappresentano” al cuore ogni oggetto, buono e cattivo, lasciando poi al cuore il compito di accogliere in sé (o di respingere) queste immagini. È, diremmo oggi, una visione fortemente materialistica dell’amore: Giacomo non parla di doti spirituali o intellettuali ma soltanto di bellezza e del piacimento che quella bellezza produce in chi guarda. Per un’idea meno carnale dell’amore dovremo aspettare i poeti dello Stilnovo, e Dante in particolare.

UNA STRUTTURA LIMPIDA Dal punto di vista strutturale va notato il modo molto chiaro in cui è svolta l’argomentazione. La prima quartina risponde alla domanda (formulata da Iacopo Mostacci nel suo testo missivo) «che cos’è l’amore?», dopodiché il resto del sonetto non fa che precisare questa risposta: la seconda quartina introduce (e risolve) una possibile obiezione (“esistono anche amori nati senza che l’amante vedesse l’amata”); e le terzine spiegano più in dettaglio la dinamica della passione: gli occhi riproducono gli oggetti e il cuore (oggi diremmo piuttosto il cervello) se ne appropria e “li pensa”, e di qui nasce l’amore. Dal punto di vista formale, infine, è notevole la ripresa continua, martellante, della parola amore (e suoi derivati) nel corso di tutto il testo: Amore, amore, amatore, ’namoramento, amor, amore. 

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Riassumi in poche righe il contenuto del sonetto. 

2 Sintetizza, in uno schema o in una mappa, la struttura argomentativa del sonetto. 

ANALIZZARE

3 Quando, per Giacomo, sboccia la passione? Con quali parole è descritto questo sbocciare? 

CONTESTUALIZZARE

4 Nel verso «Ben è alcuna fiata om amatore»  che cosa significa il termine om? È da mettere in relazione con il francese on

INTERPRETARE

5 Il sonetto ci dà la risposta di Giacomo alla domanda “Che cos’è l’amore?”. E se questa domanda fosse rivolta a te, come risponderesti (in un breve testo)?

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  1. * Le parti del testo racchiuse tra parentesi quadra sono integrazioni fatte dall’editore del testo, integrazioni che rimediano a lacune dei manoscritti.



    desio: desiderio; desio e disio sono termini che si usano quasi soltanto in poesia.
  2. per ... piacimento: per un eccesso di piacere (suscitato dalla vista della persona amata).
  3. in prima: per primi.
  4. li dà nutricamento: nutre, fa crescere l’amore.
  5. Ben ... (i)namoramento: è vero che accade talvolta che qualcuno s’innamori senza vedere l’oggetto del suo amore. È l’amore che viene definito per audita, che nasce cioè perché si è sentito magnificare la bellezza o la virtù di una donna o di un uomo.
  6. che ... furore: che fa impazzire, diremmo oggi.
  7. rapresenta[n]: presentano; mostrano.
  8. d’onni ... natural[e]mente: tutto il buono e il cattivo (rio) di ciò che vedono, per come è fatta secondo natura.
  9. zo: la forma zo per “ciò” è comune nei testi siciliani delle origini.
  10. di ... concepitore: accoglie in sé questa immagine (di bene o di male), e medita su di essa.
  11. imagina: pensa intensamente. 
  12. e ...desio: e all’uomo innamorato piace quel desiderio (generato dall’immaginazione del cuore).
  13. regna: da parafrasare non come “regna, ha il potere”, bensì come “vive, sta, risiede”.