Tommaso Campanella

Scelta di alcune poesie filosofiche

Anima immortale

Siamo abituati a pensare alla poesia lirica come a un genere adatto all’espressione di idee e sentimenti personali, anzi come al più personale e privato dei generi letterari: il Canzoniere di Petrarca, che rappresentò un modello per generazioni di poeti, non è appunto una lunga autoanalisi? Esiste però, sin dal Duecento, anche una tradizione di poesia filosofica, centrata sui concetti anziché sui sentimenti; questo sonetto di Campanella, dedicato all’anima e alla sua brama di conoscenza, ne è un esempio. 

    Di cervel dentro un pugno io sto, e divoro
    tanto, che quanti libri tiene il mondo
    non saziar1 l’appetito mio profondo:
4   quanto ho mangiato! e del digiun pur moro2.



    D’un gran mondo Aristarco e Metrodoro
    di più cibommi3, e più di fame abbondo;
    disïando e sentendo4, giro in tondo,
8   e quanto intendo più, tanto più ignoro5.



    Dunque immagin sono io del Padre immenso,
    che gli enti, come il mar li pesci, cinge,
11   e sol è oggetto dell’amante senso6;



    cui il sillogismo è stral che al segno attinge7;
    l’autorità è man d’altri8; donde penso
14   sol certo e lieto chi l’illuia e incinge9.







Metro: sonetto con schema ABBA ABBA CDC DCD.

LA FAME DI CONOSCENZA DELL'ANIMA  In margine alle sue Poesie filosofiche, Campanella inserì un breve autocommento in prosa, con lo scopo di spiegare il significato dei propri versi al lettore. Così inizia il paragrafo dedicato a questo testo:

«In questo sonetto parla l’anima, e riconosce se stessa immortale ed infinita, per non saziarsi mai di sapere e volere; onde riconosce non dalli elementi, ma da Dio stesso essa                procedere».

A dire io (v. 1) è dunque l’anima del filosofo, che sebbene occupi solo un pugno di cervello ha un’enorme fame di conoscenza. Questa fame è ribadita, simmetricamente, nelle due quartine: «divoro / tanto» (vv. 1-2) e cibommi (v. 6), ma entrambe le quartine si chiudono sulla constatazione che il sapere dei filosofi non è tale da saziare: la metafora del v. 4, «del digiun pur moro», corrisponde all’affermazione del v. 8: «quanto intendo più, tanto più ignoro». Le terzine risolvono la contraddizione dichiarando – con un’immagine fortemente icastica, quasi espressionistica – che solo chi riesce a illuiarsi (cioè a penetrare in lui) e a incingersi (cioè ingravidarsi, portare dentro di sé) del Padre immenso può dirsi davvero sazio e davvero lieto. L’intellettuale che ha studiato gli scienziati pagani, come Aristarco e Metrodoro, fa qui insomma la sua professione di ortodossia: per tutta la vita, anche durante i duri anni di carcere, Campanella ha studiato senza sosta; solo la conoscenza di Dio, però, saprà soddisfare e appagare il desiderio insaziabile della sua anima.  

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Che cosa significa la frase «Di cervel dentro un pugno io sto»?



2. Perché Campanella cita Aristarco e Metrodoro? Chi sono?



ANALIZZARE


3. Campanella è, prima ancora che un poeta, un filosofo. Quali sono i termini della poesia che appartengono al repertorio lessicale della filosofia e della teologia?



4. Che cos’è, esattamente, un sillogismo? Si tratta di un termine della logica medievale o le sue origini sono più remote?



CONTESTUALIZZARE


5. Ti sembra che un sonetto del genere possa essere inserito nella tradizione petrarchesca? O i versi di Campanella ricordano piuttosto Dante? Motiva la tua risposta.



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  1. saziar: saziarono.
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  3. moro: muoio.
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  5. D’un gran … cibommi: Aristarco mi diede da mangiare (cibommi) un gran mondo, Metrodoro più di un mondo. Aristarco e Metrodoro sono due filosofi greci del IV-III secolo a.C.: il primo sosteneva che la Terra si muovesse attorno al Sole, il secondo che vi fossero altri mondi nell’universo. Le loro ricerche anticiparono, dunque, i risultati di Galileo e di Bruno; ma per l’anima di Campanella questo tipo di conoscenza non è sufficiente (v. 6).
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  7. disïando e sentendo: desiderando e percependo.
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  9. quanto … ignoro: è il principio socratico del «so di non sapere»: chi studia scopre quanto numerose siano le cose che ancora non conosce, e così capisce, paradossalmente, di non avere mai studiato abbastanza.
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  11. sol… senso: (Dio, cioè il Padre, v. 9) è l’unico oggetto del senso, che lo ama.
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  13. stral ... attinge: la freccia che arriva al bersaglio; è, per metafora, il ragionamento filosofico (sillogismo) con cui l’anima arriva a Dio.
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  15. l’autorità ... d’altri: come scrive Campanella stesso nell’autocommento, «[a Dio] s’arriva con l’autorità [cioè in forza delle opinioni dei saggi], come per mano d’altri si tocca un oggetto, ancora che questo sapere sia lontano».
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  17. 14. chi ... incinge: “chi diventa lui (unendosi a Dio) e si impregna di lui”. Sono due verbi che Campanella riprende dalla Commedia di Dante, come egli stesso dichiara nell’autocommento: «Illuiare e incingersi son vocaboli di Dante, mirabili a questo proposito».
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