Paul Verlaine

Romanze senza parole

Ariette dimenticate

Nel 1873 la relazione tra Verlaine e Rimbaud finisce drammaticamente: dopo aver abbandonato la moglie per seguire il giovane amante prima a Londra e poi a Bruxelles, durante un litigio Verlaine spara alcuni colpi di pistola contro Rimbaud. Rimbaud lo denuncia, e Verlaine viene condannato a due anni di prigione.
La poesia che stiamo per leggere, la terza della sezione Ariette dimenticate (Ariettes oubliées), nella raccolta Romanze senza parole (Romances sans paroles), è stata scritta nel 1874, alla fine dunque del rapporto con Rimbaud, e descrive un sentimento di sconforto a cui il poeta non sa attribuire una causa precisa: il suo cuore ha finito di amare e di odiare, e tuttavia è solcato dalle lacrime: «Mi lacrima nel cuore / Come sulla città piove».
Verlaine sceglie di far precedere il testo da una citazione che attribuisce a Rimbaud. Di fatto, però, la frase «Piove dolcemente sulla città» non si trova in nessuna delle opere di Rimbaud che ci sono pervenute: potrebbe venire da un testo perduto, ma potrebbe anche essere un’invenzione dello stesso Verlaine. È probabile che egli l’abbia inserita per rendere evidente lo spunto autobiografico del testo. 

    Piove dolcemente sulla città
    (Arthur Rimbaud)



    Mi lacrima nel cuore
    Come sulla città piove;
    Qual è questo languore
    Che penetra il mio cuore?



5   Oh brusio dolce di pioggia
    Sui tetti e sul selciato!
    Per un cuore annoiato
    Oh il canto della pioggia!



    Lacrima senza ragione
10   Nel mio cuore scorato.
    Come! non sono ingannato?…
    È un lutto senza ragione.



    Ed è la peggior pena
    Non sapere perché
15   Senza odio e senza amore
    Ho tanta pena in cuore!

     Il pleut doucement sur la ville
    (Arthur Rimbaud)



    Il pleure dans mon cœur
    Comme il pleut sur la ville;
    Quelle est cette langueur
    Qui pénètre mon cœur?



5   Ô bruit doux de la pluie
    Par terre et sur les toits!
    Pour un cœur qui s’ennuie
    Ô le chant de la pluie!



    Il pleure sans raison
10   Dans ce cœur qui s’écœure.
    Quoi! nulle trahison?…
    Ce deuil est sans raison.



    C’est bien la pire peine
    De ne savoir pourquoi,
15   Sans amour et sans haine,
    Mon cœur a tant de peine!

ANALISI DEL TESTO

PIOGGIA DI LACRIME   Se all’origine della poesia c’è un evento autobiografico (il dolore per la fine della relazione con Rimbaud), Verlaine cerca però di superare la sua prospettiva personale per farla diventare universale. La poesia comincia in francese con il verbo «Il pleure» (terza persona singolare di pleurer, “piangere”), usato in modo impersonale come il successivo «il pleut» («piove»), anche se grammaticalmente il verbo pleurer non ammette tale uso (la traduzione italiana mantiene solo parzialmente questo gioco linguistico, scegliendo di tradurre «Il pleure» con «Mi lacrima»).

IL CUORE   Il «mio cuore» della prima strofa («mon cœur», v. 1) diventa nella seconda strofa «un cuore» («un cœur», v. 7) e nella terza strofa “questo cuore” («Dans ce cœur», v. 10, che in italiano è stato tradotto «Nel mio cuore»): la poesia parla di un sentimento personale, ma questo sentimento è poi lo spunto per descrivere una condizione genericamente umana, che tutti hanno vissuto o possono vivere.

LA COMUNE TRISTEZZA PER UN AMORE FINITO   La poesia descrive dunque uno stato d’animo molto comune, quello della tristezza per una relazione amorosa che è finita, e lo fa attraverso paragoni piuttosto banali (come quello tra la pioggia e il pianto) e attraverso sostantivi e aggettivi generici: languore (v. 3), brusio dolce (v. 5), cuore annoiato (v. 7), pena (v. 13) – sono tutte formulazioni vaghe che, più che comunicare un significato preciso, traducibile in prosa, evocano una sensazione, un indistinto languore.

POESIA ANTIEROICA IN TONO MODESTO   L’origine stessa del dolore del poeta ci resta ignota. I poeti romantici esaltavano l’eroismo e la forza della passione: nelle poesie di Byron, ad esempio, il tono era magniloquente, lo scenario grandioso (pensiamo a una poesia come Ondeggia, oceano: «Ondeggia, oceano nella tua cupa / E azzurra immensità / A migliaia le navi ti percorrono invano; / L’uomo traccia sulla terra i confini, / Apportatori di sventure, / Ma il suo potere ha termine sulle coste»), e lo stesso vale per i versi di Foscolo (Alla sera, vv. 13-14: «e mentre io guardo la tua pace, dorme / quello spirto guerrier ch’entro mi rugge»).
Verlaine preferisce invece la confessione intima, modesta, in tono minore. La sua poesia è sempre antieroica: i versi sono brevi, le rime facili e molto frequenti (solo il secondo verso di ogni stanza non rima con gli altri), il tono disteso, le parole provengono dal linguaggio ordinario – più che una poesia, si ha l’impressione di leggere il testo di una canzonetta, che aspetta soltanto di essere musicato.
Quando leggeremo i poeti italiani che verranno chiamati “crepuscolari” (Guido Gozzano, Marino Moretti, ma soprattutto Sergio Corazzini), ritroveremo in loro la stessa propensione per i toni sommessi, per i ritmi cantabili, per le atmosfere rarefatte: il nome “decadenti”, che è stato usato per definire poeti come Verlaine, o come appunto i nostri crepuscolari, riflette il sentimento di stanchezza, di mancanza di forza vitale che si respira in molte delle loro liriche.

Esercizio:

ANALIZZARE


1. La poesia ha un tono di cantilena soprattutto a causa del fatto che alcune parole si ripetono nelle stesse sedi metriche. Quali?



INTERPRETARE


2. Ti sembra che la pena e il languore di cui parla Verlaine si possano avvicinare allo spleen di Baudelaire? Individua eventuali somiglianze e differenze.



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