Dante Alighieri

Purgatorio

Arnaut Daniel

Ora però, il volgare che leggeva Dante non era soltanto volgare italiano. Nel De vulgari eloquentia cita anche poeti francesi e provenzali: segno che li sentiva parte di una stessa tradizione. Ebbene, proprio qui, accanto a Guinizelli, Dante incontra colui che a suo avvi­so è il più grande esponente di quella tradizione, il più grande dei trovatori, Arnaut Daniel. 

    «O frate», disse, «questi ch’io ti cerno
    col dito», e additò un spirto innanzi,
117   «fu miglior fabbro del parlar materno1.
    Versi d’amore e prose di romanzi
    soverchiò tutti2; e lascia dir li stolti
120   che quel di Lemosì credon ch’avanzi3.4
    A voce più ch’al ver drizzan li volti5,
    e così ferman sua oppinïone
123   prima ch’arte o ragion per lor6 s’ascolti7.
    Così fer molti antichi di Guittone8,
    di grido in grido pur lui dando pregio,
126   fin che l’ha vinto il ver con più persone9.10
    Or se tu hai sì ampio privilegio,
    che licito ti sia l’andare al chiostro11
129   nel quale è Cristo abate del collegio12,
    falli per me un dir d’un paternostro,
    quanto bisogna a noi di questo mondo13,
132   dove poter peccar non è più nostro14».15
    Poi, forse per dar luogo altrui secondo
    che presso avea, disparve per lo foco,
135   come per l’acqua il pesce andando al fondo16.17
    Io mi fei al mostrato18 innanzi un poco,
    e dissi ch’al suo nome il mio disire
138   apparecchiava grazïoso loco19.20
    El cominciò liberamente a dire:
    «Tan m’abellis vostre cortes deman, 
141     qu’ieu no me puesc ni voill a vos cobrire21.22
   
   
144     e vei jausen lo joi qu’esper, denan.24
 
   
147     sovenha vos a temps de ma dolor!».
    Poi s’ascose nel foco che li affina25.

QUELLO CHE DANTE PENSA DELLA POESIA IN VOLGARE PRIMA DI LUI  Questi pochi versi conten­gono un vero e proprio bilancio della poesia italiana e provenzale. Guinizelli indica a Dante colui che è stato, a suo parere, «miglior fabbro del parlar materno» (v. 117), cioè migliore artefice nella propria lingua. Sapremo solo più avanti, dopo circa venti versi, che si tratta di Arnaut Daniel, il trovatore provenzale vissuto nel XII secolo che Dante cita con onore anche nel De vulgari eloquentia, e al quale si ispira per le sue cosiddette rime “petrose”. Per ora sappiamo che è stato, secondo Guinizzelli (che qui è ovviamente il portavoce di Dante-autore), il massimo dei poeti in volgare, e che non è vero, come credono alcuni, che più grande di lui sia stato «quel di Lemosì», cioè Gi­raut de Bornelh, trovatore originario della regione france­se del Limosino. Allo stesso modo, dice Guinizelli, molti in passato hanno creduto che Guittone d’Arezzo fosse il più grande tra i poeti italiani, ma poi «l’ha vinto il ver con più persone» (v. 126): verso che può voler dire:
1. che sono venuti altri poeti migliori di lui; oppure
2. che molti uo­mini, che hanno giudicato meglio, hanno fatto trionfare la verità.
In ogni caso, è probabile (anche se non certo, perché il testo è piuttosto criptico) che qui Dante alluda a se stesso e ai poeti della sua cerchia, soprattutto Caval­canti e Cino da Pistoia, quelli che oggi raggruppiamo con lui sotto l’etichetta di “stilnovisti”.

ARNAUT DANIEL  Il canto non è finito, perché Dante cede la parola ad Arnaut. Lo fa in maniera molto compli­mentosa, come si conviene parlando con il massimo tra i poeti in volgare: «al suo nome il mio disire / apparecchia­va grazioso loco» (vv. 137-138), ovvero “il mio desiderio era pronto ad accogliere graziosamente il suo nome”. E Arnaut si presenta, ma lo fa parlando la sua lingua, il provenzale, nel più lungo brano alloglotto (dal greco allos, “altro” e glos­sa, “lingua”, perciò “di altra lingua”) di tutta la Commedia

Esercizio:

COMPRENDERE E ANALIZZARE


1. Riassumi il contenuto dei versi antologizzati in non più di 10 righe.



2. Considera il verso seguente: «[...] veggio qui colui che fore / trasse le nove rime [...]» (XXIV, vv. 49-50 [Bonagiunta Orbicciani]). In che cosa consistono le “nove rime”, secondo Bonagiunta?



3. E in cosa consiste questa novità, secondo Dante?



4. Perché Guinizelli è chiamato padre da Dante?



5. Considera il verso seguente: «però si parton “Soddoma” gridando» (XXVI, v. 79): qual è il significato di questo grido? Cosa significa, e a che cosa allude, il nome di Sodoma?



6. Quale figura retorica rende memorabile il verso 87 del canto XXVI [Guido Guinizelli]?



CONTESTUALIZZARE


7. Sintetizza, in una mappa concettuale, le tappe salienti della poesia duecentesca italiana (nomi, correnti, generi metrici, temi, epoche).



8. In quali altre sue opere Dante riflette sulla poesia in volgare del suo tempo? Le sue idee cambiano nel tempo o restano in sostanza le stesse?



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  1. fu ... materno: fu più nobile artefice nella (sua) lingua volgare; perifrasi per indicare Arnaut Daniel, trovatore provenzale attivo nella seconda metà del XII secolo e maestro (specie per Dante) nello stile “oscuro e difficile” (il trobar clus ) usato in particolare nelle rime “petrose” dantesche.
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  3. Versi ... tutti: superò tutti i lirici che hanno scritto d’amore; prose di romanzi: e tutti i romanzieri in prosa; specie della letteratura in lingua d’ oïl . Per le prose di romanzi va ricordato che in Italia numerosi erano i liberi volgarizzamenti in prosa dei poemi cavallereschi francesi.
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  5. che quel ... ch’avanzi: che gli antepongono Giraut de Bornelh, un altro trovatore originario della regione del Limosino, vissuto fino al secondo decennio del XIII secolo. Si noti l’antonomasia: Giraut è, semplicemente, “quello del Limosino”; Lemosì: la regione del Limosino, nel cuore della Francia meridionale.
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  7. vv. 115-120: Egli disse: «O fratello, questo che ti indico (cerno )», e additò uno spirito lì davanti, «fu più nobile artefice nella sua lingua materna. Superò tutti i poeti d’amore e tutti i romanzieri in prosa; e lascia parlare gli ignoranti, i quali ritengono che sia superiore il poeta del Limosino.
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  9. drizzan li volti: rivolgono lo sguardo; la polemica contro gli stolti è analoga a quella, contro i “seguaci dell’ignoranza” (ignorantiae sectatores ) che esaltano Guittone, sviluppata da Dante nel De vulgari eloquentia (II VI, 8).
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  11. per lor: da parte loro.
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  13. vv. 121-123: Questi guardano alla fama corrente piuttosto che alla verità, e così fissano (ferman ) la loro opinione prima di ascoltare le leggi dell’arte o il giudizio della ragione.
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  15. Guittone: d’Arezzo, già ricordato da Bonagiunta (cfr. Purgatorio XXIV, 56).
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  17. più persone: numerosi altri poeti (della generazione successiva, tanto migliori di lui). Altri intendono «con più persone»: “nel giudizio di un maggior numero di uomini”.
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  19. vv. 124-126: Così fecero (fer ) molti uomini della vecchia generazione (antichi ) nei confronti di Guittone, continuando a tributargli lode di bocca in bocca, finché [su quella fama usurpata] ha prevalso la verità per merito di numerosi poeti.
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  21. chiostro: giardino del convento.
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  23. collegio: comunità; convento. La perifrasi, nel suo insieme, indica il paradiso come luogo di preghiera e di grazia, nel quale Cristo è come il superiore dei beati.
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  25. quanto ... mondo: quanto serve a noi anime del purgatorio; quindi senza la parte finale di questa preghiera, dove si dice «non c’indurre in tentazione, ma liberaci dal male»: la tentazione non è più possibile, per le anime del purgatorio, né esse possono ormai essere perseguitate dal Maligno.
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  27. non è più nostro: non è più possibile per noi.
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  29. vv. 127-132: Ora, dato che (se) tu hai un così grande privilegio, per cui ti è lecito andare alla comunità di cui Cristo è abate, recita per me davanti a Cristo un Padre nostro , quel tanto che serve a noi anime del purgatorio, dove non è più possibile peccare».
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  31. disparve ... fondo: similitudine tra il ritorno di Guinizelli nel fuoco e il pesce che sprofonda nell’acqua, con antitesi fuoco / acqua.
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  33. vv. 133-135: Poi, forse per lasciare il posto a un altro dopo di sé che gli era vicino (presso ), sparì nel fuoco, come un pesce che sparisce nelle profondità dell’acqua.
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  35. al mostrato: a colui che mi era stato additato.
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  37. al ... loco: il mio desiderio preparava al suo nome un’accoglienza grata.
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  39. vv. 136-138: Mi accostai un poco all’ombra che mi era stata additata, e dissi che desideravo ardentemente conoscere la sua identità.
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  41. «Tan … cobrire: questi e i seguenti sono i soli versi scritti da Dante in provenzale.
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  43. vv. 139-141: Egli cominciò volentieri a dire: «Tanto mi piace la vostra cortese domanda, che io non mi posso né voglio a voi celare.
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  45. Folor: in provenzale “follia”, metafora che indica il peccato.
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  47. vv. 142-144: Io sono Arnaldo, che piango e vado cantando; afflitto vedo la passata follia, e lieto vedo davanti a me la gioia che spero.
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  49. vv. 145-148: Ora vi prego, in nome di quel valore che vi guida alla sommità della scala, ricordatevi al tempo opportuno del mio dolore!». Poi si nascose nel fuoco che li purifica (affina ).
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