Luigi Meneghello

I piccoli maestri

Arrivano gli Alleati!

Nelle pagine conclusive del romanzo I piccoli maestri, Meneghello trasmette ai suoi lettori l’incredulità, l’entusiasmo e l’euforia che gli italiani provarono all’arrivo degli Alleati. Padova è già stata liberata dai partigiani; Gigi e Simonetta vanno a dare il benvenuto all’ottava armata britannica che fa il suo ingresso in città. 

Andai io di persona a ricevere l’ottava armata1 alleata quando si decisero a entrare a Padova. Ero in pattuglia tra il Santo2 e il Bassanello3, un po’ prima di mezzanotte. Ai posti di blocco avvenivano scene curiose. Le parole d’ordine erano tutte diverse, a rigore avremmo dovuto spararci tra noi ogni trenta metri; solo l’euforia generica impedì, credo, una strage universale interna. Dicono che l’euforia promuove gli spari; ma è certo che non promuove la mira.4

Avevo passato l’ultimo posto di blocco con la mia pattuglia (c’era anche la Simonetta col mitra), e si camminava nel buio pesto della periferia oscurata, un lungo stradone fra le case, che porta fuori Padova, verso sud. Non c’era nessuno nella strada, naturalmente; si sapeva che gli alleati erano vicini, ma reparti tedeschi continuavano a passare nei dintorni, alcuni arrendevoli, altri compatti e feroci. Ecco dunque come finisce una guerra. Prima parte un esercito, poi ne arriva un altro; ma questa non è veramente la fine. La guerra finisce negli animi della gente, in uno un po’ prima, nell’altro un po’ dopo; è per questo che ci sono ancora queste sparatorie insensate. Da in fondo allo stradone cominciava ad arrivarci uno strepito di grossi motori; era una cosa compatta, intensa.

«Sono inglesi», dissi alla Simonetta per buon augurio; e mi domandavo quante probabilità c’erano che fosse invece l’ultima colonna tedesca. Decisi meno del trenta per cento.

«Sei sicuro?» disse lei.

«Sicurissimo», le dissi, e lei mormorò: «Sembra un sogno».

Sembrava infatti letteralmente un sogno. In fondo erano solo due anni che li aspettavamo, ma pareva una cosa lunga lunga. Io ho una certa esperienza di cose che pare non vogliano più finire, e a un certo punto si crede che non finiranno più, e poi quando finiscono tutto a un tratto, pare ancora impossibile, e si ha fortemente l’impressione di sognare.

Camminavamo in mezzo alla strada, andando incontro all’ottava armata, almeno al settanta per cento. Il rumore diventava sempre più grande, e noi in mezzo alla strada buia sempre più piccoli. S’incominciavano a distinguere confusamente i volumi scuri dei carri armati: erano enormi. Quando fummo a cinquanta metri feci fermare la pattuglia; avevamo due pile, e ci mettemmo a fare segnalazioni. Poi andai avanti un altro po’ con la Simonetta.

Com’è strana la vita, sono arrivati gli inglesi. Benvenuti. Questi carri sono i nostri alleati. Con queste loro gobbe, con questi orli di grandi borchie ribattute, questi sferragliamenti, queste canne5, vogliono quello che vogliamo noi. L’Europa è tutta piena di questi nostri enormi alleati; che figura da nulla dobbiamo fare noialtri visti da sopra uno di quei carri! Branchi di straccioni; bande. Banditi. Certo siamo ancora la cosa più decente che è restata in Italia; non lo hanno sempre pensato gli stranieri che questo è un paese di banditi?

Il primo carro si fermò; sopra c’era un ufficiale con un soldato. Avrei voluto dirgli qualcosa di storico.

«Non siete mica tedeschi, eh?» dissi.

«Not really6» disse l’ufficiale.

«Benvenuti» dissi. «La città è già nostra».

«Possiamo montare?» disse quell’irresponsabile della Simonetta. Ma ormai la pattuglia non occorreva più; la colonna si sentiva accumularsi dietro al primo carro per centinaia e centinaia di metri; il rombo dei motori era magnifico. Rientrammo in città seduti sul carro chiacchierando a urli con gli inglesi.

«E chi sareste voialtri» disse l’ufficiale a un certo punto. Io risposi senza pensare: «Fucking bandits7», ma subito mi venne in mente che c’era un risvolto irriguardoso nei confronti della Simonetta, e arrossii nel buio. L’ufficiale gridò: «I beg your pardon?8» e io gridai: «Ho detto che siamo i Volontari della Libertà9».

«Libertà?» gridò l’ufficiale, e io glielo confermai, e poi aggiunsi: «E adesso canto una canzone che vi riguarda, se non le dispiace».

«Sing away10» disse lui, e io attaccai:

Sono passati gli anni
sono passati i mesi
sono passati i giorni
e ze rivà i inglesi.

La Simonetta si mise ad accompagnarmi al ritornello. Io sono stonato, lei invece no. Il fracasso confondeva tutto.

La nostra patria è il mondo intèr…
solo pensiero ‒ salvar l’umanità!

«Cosa dicono le parole?» disse l’ufficiale.

«Che finisce la guerra», dissi, e poi aggiunsi: «E che ci interessa molto la salvezza dell’umanità».

«You a poet?11» disse l’ufficiale.

Io gli circondai l’orecchio con le mani, e gridai dentro: «Just a fucking bandit».

Così accompagnammo a Padova l’ottava armata, e poi io e la Simonetta andammo a dormire, e loro li lasciammo lì in una piazza.

Scritto gennaio 1963-gennaio 1964
Riveduto settembre 1974-aprile 1975; e giugno 1986

UNA PROSA MOSSA E VIVACE   Il brano è esemplare dell’estrema varietà stilistica della scrittura di Luigi Meneghello. La prosa di Meneghello – che in altri momenti del romanzo, come nel primo testo che abbiamo letto [vedi Perché si diventa partigiani], ha un andamento analitico e non disdegna l’uso di termini filosofici («crisi metafisica») – assume qui un carattere più mosso e vivace, specialmente nei brevi dialoghi in inglese costruiti sullo schema del botta e risposta. Essa si arricchisce, inoltre, della lingua delle canzonette popolari, del gergo militare e di un’espressione scurrile come quella che Gigi rivolge all’ufficiale per presentarsi: «Fucking bandits». Si tratta di un altro esempio dell’understatement caratteristico dello stile di Meneghello (ma prima ancora della sua mentalità poco incline alla retorica). Gigi nega a se stesso il ruolo di partigiano, e preferisce definirsi un semplice bandito.

PARTIGIANI BANDITI   Il termine “banditi” era il nome con cui i nazifascisti chiamavano i partigiani sia nei documenti ufficiali sia rivolgendosi direttamente alla popolazione civile. Ne sono un esempio i cartelli disseminati nelle campagne che così ammonivano: «Achtung Banditen!» (“Attenzione ai banditi!”; questo è anche il titolo di un noto film-documentario di Carlo Lizzani del 1951, che puoi trovare su YouTube). La battuta di Gigi è dunque provocatoria, poiché ci costringe a riflettere sulla differenza tra un bandito e un partigiano. Da un lato, i partigiani erano effettivamente dei fuorilegge, ricercati dalle forze nazifasciste che governarono l’Italia settentrionale tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945; ma, dall’altro, essi lottavano in nome di ideali di giustizia, democrazia e libertà che, in quel frangente storico, risultavano inconciliabili con astratti principi legalitari. Obbedire alla legge o comportarsi secondo giustizia? È questo il bivio di fronte al quale i personaggi di Meneghello – come, nella realtà, tanti italiani di allora – si trovano di fronte. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. «Ecco dunque come finisce una guerra». Meneghello racconta in pochi tratti i momenti finali del conflitto, e distingue tra i fatti e gli «animi della gente»: riassumili.



ANALIZZARE


2. Meneghello racconta questo momento storico (la fine della guerra) adoperando un registro ironico. In quali passaggi del testo, a tuo avviso, questa ironia affiora in maniera più evidente?



INTERPRETARE


3. Qui, come spesso nel libro, la Storia dei popoli e delle nazioni si confonde con la storia individuale. In che modo le due prospettive convivono? Ti pare che fra le due dimensioni ci sia armonia o che l’una prenda il sopravvento sull’altra?



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  1. ottava armata: l’ottava armata britannica entra a Padova il 29 aprile 1945.
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  3. Santo: La basilica di Sant’Antonio, nel centro di Padova: per i padovani è, semplicemente, «il Santo».
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  5. Bassanello: quartiere della città.
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  7. Ai posti … mira: ironia del narratore, che sottolinea la disorganizzazione dei partigiani.
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  9. Questi carri … queste loro gobbe … questi orli … questi sferragliamenti, queste canne: uso anaforico dell’aggettivo dimostrativo con funzione deittica, attraverso il quale il narratore azzera la distanza temporale e spaziale tra sé e gli eventi narrati, come se li stesse rivivendo nel momento stesso in cui scrive.
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  11. Not really: Non proprio (in inglese, come le battute successive).
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  13. Fucking bandits: fottuti banditi.
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  15. I beg your pardon?: Come dice prego?; l’ufficiale è spiazzato dalla risposta di Gigi.
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  17. Volontari della Libertà: il Corpo volontari della libertà (Cvl) è stato la prima struttura di coordinamento generale della Resistenza italiana durante la seconda guerra mondiale, riconosciuta sia dagli Alleati sia dal governo Badoglio.
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  19. Sing away: canta pure.
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  21. You a poet?: Sei un poeta?
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