Dante Alighieri

De vulgari eloquentia

Babele

Che cosa accadde a Babele? Racconta la Genesi che gli abitanti di Babilonia vollero costruire una torre tanto alta da raggiungere il cielo. Un gran numero di persone si riunì per l’impresa, ma Dio, offeso per quest’atto di superbia, inflisse agli uomini una punizione esemplare: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua [...]. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro» (Genesi 11,6-7). In seguito a questa punizione divina, gli uomini si dispersero su tutta la terra parlando lingue differenti, che poi a loro volta si diversificarono sempre di più. Prima ci fu una divisione in tre grandi idiomi, che si diffusero in Europa settentrionale, in Grecia e in Europa sud-occidentale. In quest’ultima zona c’è stata una frammentazione ulteriore, e si sono sviluppate tre lingue che Dante chiama (adoperando il termine con cui ciascuna lingua esprime l’avverbio affermativo) lingua di (il volgare italiano), lingua d’oc (il provenzale) e lingua d’oïl (il francese).

[…] riteniamo che fu allora, in seguito alla già ricordata confusione delle lingue1, che per la prima volta gli uomini furono dispersi ai quattro angoli del mondo, per tutte le regioni da abitare e tutti i recessi. E, poiché la radice originaria dell’umana propaggine era stata piantata sulle spiagge d’Oriente2, e la nostra propaggine, da quel punto in cui avvenne la confusione in poi, si estese da una parte e dall’altra moltiplicando a distesa i suoi tralci, e da ultimo si spinse fino ai confini occidentali, fu forse allora per la prima volta che gole di esseri razionali bevvero ai fiumi di tutta Europa3, o almeno ad alcuni.

Ma, sia che vi arrivassero allora per la prima volta da stranieri, sia che ritornassero in Europa da indigeni, quegli uomini portarono con sé tre idiomi: e di essi alcuni ottennero per sé la zona meridionale dell’Europa, altri la zona settentrionale, e i terzi, che ora chiamiamo Greci, occuparono un po’ d’Europa un po’ d’Asia.

Da un solo e medesimo idioma ricevuto nella confusione castigatrice4, poi, trassero origine diversi volgari, come mostreremo più sotto. Infatti, tutto il territorio che dalle foci del Danubio, ovvero dalle paludi della Meotide5, fino ai confini occidentali dell’Inghilterra è delimitato dai confini dell’Italia e della Francia e dall’Oceano, lo tenne tutto un solo idioma, anche se più tardi si ramificò in diversi volgari fra gli Slavi, gli Ungheresi, i Teutoni, i Sassoni, gli Inglesi e molte altre nazioni; rimanendo quasi un solo elemento, a quasi tutti costoro, come segno dell’origine comune, e cioè che quasi tutti i popoli suddetti, per rispondere affermativamente, dicono 6.

A partire da questo idioma, cioè dai confini degli Ungheresi verso oriente, un altro idioma occupò tutto ciò che da lì continua a chiamarsi Europa, spingendosi anche più oltre.

Infine, tutto quanto resta in Europa al di fuori di questi due domini, lo tenne un terzo idioma, benché oggi esso appaia diviso in tre: infatti alcuni per affermare dicono oc, altri oïl, altri , come gli Ispani, i Francesi e gli Italiani. E il segno che i volgari di queste tre genti derivano da un solo e medesimo idioma è evidente, dato che essi denominano molti concetti con le stesse parole, come “Dio”, “cielo”, “amore”, “mare”, “terra”, “è”, “vive”, “muore”, “ama”, e quasi tutti gli altri.

Di questi, quelli che dicono oc occupano la parte occidentale dell’Europa meridionale, a partire dai confini dei Genovesi. Quelli invece che dicono occupano, a partire dagli stessi confini, la parte orientale, precisamente fino a quel promontorio dell’Italia da cui inizia il golfo del mare Adriatico, e fino alla Sicilia. Ma quelli che dicono oïl sono in qualche modo più a nord rispetto a questi: infatti a oriente hanno gli Alemanni e a occidente e a settentrione sono circondati dal mare d’Inghilterra e delimitati dai monti d’Aragona; a mezzogiorno poi sono chiusi dai Provenzali e dal declivio delle Alpi Pennine.

COME SI POPOLÒ L'EUROPA?  Crollata la Torre di Babele, scrive Dante fondandosi sul libro della Genesi, gli esseri umani si dispersero per il pianeta: «gli uomini furono dispersi ai quattro angoli del mondo, per tutte le regioni da abitare e tutti i recessi». L’immagine adoperata da Dante («la radice originaria dell’umana propaggine era stata piantata sulle spiagge d’Oriente») fa riferimento alla tecnica agricola della propagginazione della vite: il primo ramo della pianta, dopo essere sufficientemente cresciuto, viene propagginato, cioè interrato, a distanza dalla radice, e da lì emette nuove radici che diventano nuove propaggini. E questa «radice originaria» è la prima coppia umana, Adamo ed Eva, da cui discesero gli uomini e le donne che si insediarono a Babilonia. «Fu forse allora», aggiunge Dante, che esseri razionali «bevvero ai fiumi di tutta Europa»: il che vuol dire che prima di Babele l’Europa era spopolata. Opinione che Dante deduce dal libro della Genesi: ma conserva un dubbio (forse), che esplicita subito sotto dicendo che forse questi uomini arrivavano in Europa «allora per la prima volta da stranieri» oppure al contrario tornavano in Europa «da indigeni» (cioè come gente che era nata lì).

NASCONO I TRE IDIOMI  I discendenti di Adamo ed Eva portarono in Europa tre idiomi distinti, e cioè l’idioma “germanico”, che occupa la regione settentrionale dell’Europa; l’idioma “romanzo”, che occupa la regione meridionale; e l’idioma “greco” che occupa la regione orientale, tra Europa e Asia. La divisione linguistica proposta da Dante è ovviamente approssimativa, ma non sbagliata: per lui l’area “germanica” (che include le lingue slave) sta tutta a nord dell’area romanza, e l’area “greca” sta a est di entrambe, e comprende non solo l’attuale Grecia ma anche i paesi balcanici e le regioni appartenenti all’impero bizantino.

L'IDIOMA GERMANICO E QUELLO GRECO  Il primo idioma è appunto quello “germanico”, poi diversificatosi in volgari “più piccoli” come l’ungherese, il tedesco, l’inglese: «Tutto il territorio che dalle foci del Danubio [...] fino ai confini occidentali dell’Inghilterra è delimitato dai confini dell’Italia e della Francia e dall’Oceano, lo tenne tutto un solo idioma». Per spiegare in breve di che idioma si tratta, Dante aggiunge che «quasi tutti i popoli suddetti, per rispondere affermativamente, dicono ». Come farà più avanti con le lingue d’oc, d’oïl e di , Dante definisce cioè le lingue e le famiglie linguistiche in base al modo in cui esse esprimono l’avverbio affermativo. Qui è la pronuncia dialettale del tedesco ja, e Dante può averla sentita a Firenze o, più verosimilmente, durante i suoi soggiorni nel nord Italia.
«Un altro idioma occupò tutto ciò che da lì continua a chiamarsi Europa»: l’idioma (e il territorio) che Dante definisce “greco”.

IL TERZO IDIOMA: LA LINGUA D'OC, D'OIL, E DI SÌ  «Un terzo idioma, benché oggi esso appaia diviso in tre: infatti alcuni per affermare dicono oc, altri oïl, altri , come gli Ispani, i Francesi e gli Italiani»:  si tratta dell’idioma “romanzo” che si diversifica in lingua provenzale (lingua d’oc), francese (lingua d’oïl) e italiano (lingua di ). Mentre la designazione di “francesi” e “italiani” è ovvia, quella di “ispani” è più problematica, perché con questo nome Dante si riferisce non solo a quelli che oggi chiamiamo “spagnoli” ma anche alle popolazioni che vivevano nel sud della Francia (e si esprimevano, appunto, in lingua d’oc): cioè a coloro, come dice più avanti, che occupano «la parte occidentale dell’Europa meridionale». I trovatori (i poeti in lingua d’oc), in ogni caso, erano effettivamente nativi sia del sud della Francia sia della zona nord-orientale dell’attuale Spagna. Dante constata questa unità, ma fa diventare (arbitrariamente) tutti quanti “spagnoli”.
«Essi denominano molti concetti con le stesse parole, come “Dio”, “cielo”, “amore”, “mare”, “terra”, “è”, “vive”, “muore”, “ama”, e quasi tutti gli altri». La prova dell’origine comune delle tre lingue “romanze” si dimostra osservando come esse abbiano moltissimi vocaboli uguali o simili, sia nel settore nominale sia in quello verbale. Noi oggi sappiamo che queste analogie si devono al fatto che tutte e tre queste lingue derivano dal latino, ma Dante non possedeva questo concetto: Dante e i suoi contemporanei pensavano che il latino fosse una lingua artificiale, una lingua inventata dai dotti di diverse nazioni per capirsi tra loro, una specie di esperanto composto sulla base delle diverse lingue nazionali.
Per completare il quadro, Dante distingue ulteriormente i popoli che parlano queste lingue gemelle. Quelli che dicono oc stanno nella parte occidentale dell’Europa del sud, e cioè nell’attuale Francia meridionale e in Catalogna. Quelli che dicono stanno tra le Alpi e «quel promontorio dell’Italia da cui inizia il golfo del mare Adriatico» (probabilmente si tratta del capo d’Otranto, in Puglia). E quelli che dicono oïl sono coloro che occupano il territorio dell’odierna Francia settentrionale.

Ricapitolando. Dopo la distruzione della torre di Babele solo gli Ebrei conservarono la lingua di Adamo: ed è la lingua parlata da Gesù. Gli altri uomini si dispersero per il mondo, e le genti che colonizzarono l’Europa si distinsero in tre gruppi linguistici: un gruppo “germanico”, un gruppo “greco” e un terzo gruppo frazionato a sua volta in tre idiomi: quello che oggi si chiama provenzale, quello che oggi si chiama italiano e quello che oggi si chiama francese.

 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Leggi il passo della Bibbia relativo all’episodio della torre di Babele (Genesi 11). Perché Dio decide di punire gli uomini? Quali conseguenze ha tale decisione (non solo linguistiche)?



CONTESTUALIZZARE


2. Indica su una carta geografica le zone di diffusione dei tre idiomi secondo Dante. Confrontale poi con le conoscenze moderne in merito alla classificazione delle lingue indoeuropee. Quale affidabilità ha la ricostruzione di Dante? Confronta le tue conoscenze in merito alla nascita delle lingue romanze con le teorie dantesche. Esponi la tua ricerca in una presentazione orale di 5-10 minuti.



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  1. già … lingue: quella successiva al tentativo, da parte dei babilonesi, di costruire la torre di Babele.
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  3. la radice ... d’Oriente: i primi esseri umani erano vissuti in Oriente (per il significato esatto dell’immagine si veda più avanti nell’Analisi del testo).
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  5. bevvero ai fiumi di tutta Europa: cioè “s’insediarono nel territorio europeo”, sino ad allora disabitato.
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  7. Da un solo ... castigatrice: da uno solo degli idiomi nati dopo Babele; si tratta dell’idioma che possiamo chiamare “germanico”, che sta all’origine sia delle lingue germaniche sia di quelle slave.
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  9. dalle paludi della Meotide: dalle foci del fiume Don, nel mar d’Azov (dunque molto più a oriente rispetto alle foci del Danubio: Dante non è ben certo del confine orientale di questa famiglia linguistica).
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  11. iò: Dante raggruppa le lingue a seconda del modo in cui esse esprimono l’avverbio affermativo (così l’italiano sarà detto, poco più avanti, lingua di sì): si avvicina allo yes inglese e allo ja tedesco (che però di fatto suona nei dialetti tedeschi meridionali).
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