Francesco Petrarca

Canzoniere

Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese, e l ’anno: una pagina di diario

I poeti medievali non s’ispiravano soltanto ad altre poesie, ma potevano prendere spunto da tutta la letteratura e da tutta la realtà. Abbiamo quindi poesie scritte come testamenti, come lettere, o come confessioni. E abbiamo in questo caso una poesia scritta come una benedizione, a partire da un modello presente nel libro più letto e più noto della cristianità: la Bibbia. Il modello letterario viene tuttavia perfettamente integrato alle esigenze della rappresentazione autobiografica. Questo sonetto è infatti una celebrazione dell’anniversario dell’innamoramento di Petrarca per Laura. Occorre inoltre ricordare che ci troviamo ancora nella prima parte del Canzoniere, lontani dalla svolta determinata dalla morte della donna: Petrarca può ancora pensare che le cose più importanti per lui siano le poesie d’amore («le carte / ov’io fama l’acquisto») attraverso le quali cerca di rendere immortale il nome dell’amata.

Benedetto1 sia ’l giorno, e ’l mese, e l’anno,
e la stagione, e ’l tempo, e l’ora, e ’l punto2,
e ’l bel paese, e ’l loco3 ov’io4 fui giunto5
da’ duo6 begli occhi che legato m’hanno;

e benedetto7 il primo dolce affanno8
ch’i’ ebbi ad esser con Amor congiunto,
e l’arco, e le saette ond’i’ fui punto,
e le piaghe9 che ’nfin al cor mi vanno.

Benedette le voci tante10 ch’io
chiamando11 il nome de mia donna ho sparte12,
e i sospiri, e le lagrime13, e ’l desio14;

e benedette15 sian tutte le carte
ov’io16 fama17 l’acquisto18, e ’l pensier mio,
ch’è sol di lei, sì ch’altra non v’ha parte.

 

Metro: sonetto con schema ABBA ABBA CDC DCD.

IL DIO DELLE PICCOLE COSE Ecco il passo delle Benedizioni tratte dal libro biblico del profeta Daniele (3,52-56) al quale Petrarca si è ispirato (dalle stesse Benedizioni aveva preso spunto, più di un secolo prima, san Francesco per il suo Cantico delle creature):

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo,
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso,
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel trono del tuo regno,
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli
abissi e siedi sui cherubini,
degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo,
degno di lode e di gloria nei secoli.

Nei versi che seguono del libro di Daniele il tono cambia. Il profeta biblico, dopo essersi indirizzato a Dio e averlo ringraziato, si rivolge a tutto l’universo affinché benedica il Signore, sempre secondo questo schema: Benedite, sole e luna, il Signore... Benedite, monti e colline, il Signore... Benedite, sorgenti... Daniele elenca sorgenti, mari e fiumi, i mostri marini, tutti gli uccelli dell’aria, gli animali selvaggi e domestici, i figli dell’uomo, gli spiriti e le anime dei giusti e così via. Petrarca ha in un certo senso sintetizzato due diversi passi di Daniele: la benedizione del poeta non è per gli elementi celesti (Dio e il suo regno, gli angeli, il firmamento), ma per quelli terreni (il giorno, il mese, l’anno, il primo affanno d’amore, le carte nelle quali ha scritto le sue poesie d’amore). In Benedetto sia ’l giorno, come in Movesi il vecchierel, c’è una sintesi tra l’amore sacro e l’amore profano: l’amore per Laura è cantato come se fosse l’amore per Dio.

BENEDIRE LA SOFFERENZA Al di là delle differenze nel contenuto, tuttavia, è chiaro che la forma retorica del testo biblico di Daniele e di quello di Petrarca è la medesima, ed è estremamente semplice. All’inizio delle quattro parti in cui si divide il sonetto, Petrarca ripete l’aggettivo-participio Benedetto/e, dopodiché elenca le cose sulle quali deve cadere la benedizione, con una paratassi scandita da facili nessi coordinanti: e... e... e...; accade praticamente il contrario di quanto abbiamo letto nel madrigale Non al suo amante, dove prevalgono le proporzioni subordinate. C’è un ordine, in questa benedizione a trecentosessanta gradi? C’è senz’altro, perché nella prima quartina Petrarca benedice il luogo e il momento in cui ha incontrato Laura per la prima volta; nella seconda l’attimo dell’innamoramento; nella prima terzina la pena che quest’amore ha provocato; nella seconda le opere letterarie che, da Laura ispirato, Petrarca ha composto. Il paradosso sta nel fatto che l’innamoramento ha fruttato soltanto affanno, piaghe, sospiri, lagrime e desio: Petrarca benedice il suo destino, anche se questo destino non gli ha portato gioia, perché il suo è un amore che si appaga nel desiderio, nella semplice possibilità di amare e di celebrare il nome dell’amata (un po’ come accade nelle “poesie della lode” per Beatrice, nella Vita nova di Dante).

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Riassumi il sonetto in poche righe.

2 Descrivi lo stato d’animo di Petrarca.

ANALIZZARE

3 Quale figura retorica caratterizza con più evidenza il sonetto?

4 I primi due versi hanno una struttura chiastica in climax: di che cosa si tratta?

5 L’espressione «ch’è sol di lei» può essere interpretata in due modi diversi: chiarisci come. 

CONTESTUALIZZARE

6 Amore ha arco e frecce, e le scaglia sul poeta per farlo innamorare. Fai una ricerca su questo topos, già diffuso nella letteratura classica (cerca Cupido sull’enciclopedia).

7 Confronta con Benedetto sia il giorno (il sonetto 61 del Canzoniere che hai appena letto) il sonetto 62, Padre del ciel. Come il sonetto 61, anche il 62, collocato nel manoscritto di Petrarca proprio accanto al 61, è una poesia di anniversario. Individua le analogie e le differenze tematiche e formali tra i due sonetti.
 

Stampa
  1. Benedetto ... giunto: la stagione è la primavera, il paese è Avignone o la Provenza in generale, dove Petrarca ha incontrato per la prima volta Laura e i suoi occhi che lo hanno “imprigionato”. 
  2. punto: istante. In rima equivoca con punto. Utilizzando la figura retorica dell’enumerazione, Petrarca riesce, in questi due primi versi, a descrivere (con una “struttura a zoom”) un duplice percorso temporale: prima dal giorno all’anno, poi dalla stagione al singolo istante. 
  3. loco: luogo.
  4. ov’io: dove io.
  5. giunto: raggiunto.
  6. duo: due, nella forma diffusa in toscano (e anche nella lingua letteraria, per esempio nella Commedia).
  7. e benedetto ... mi vanno: Petrarca ha in mente l’immagine tipica di Amore rappresentato come un Cupido (il figlio di Venere) con l’arco e le frecce (saette) con le quali colpisce gli amanti. Benedice anche le ferite, perché quelle ferite, sebbene dolorose, sono il segno più tangibile del suo amore. In queste ferite c’è forse anche il ricordo delle stimmate dei santi.
  8. dolce affanno: si noti l’antitesi: l’affanno – che è una cosa negativa – è considerato dolce, piacevole.
  9. piaghe: ferite. Arrivano fino al cuore, cioè sono profonde. La freccia d’amore ha centrato il suo bersaglio.
  10. le voci tante: le molte parole.
  11. chiamando: forse nel senso di “invocando”.
  12. sparte: spese.
  13. lagrime: lacrime. 
  14. desio: desiderio, nella forma propria della lingua poetica medievale.
  15. e benedette ... mio: le carte cui fa riferimento sono le opere letterarie – in latino e in volgare – in cui Petrarca ha parlato di Laura; il pensier mio indica il continuo riflettere del poeta su se stesso, sul suo amore e sulla donna. 
  16. ov(e): dove.
  17. fama: celebrità. 
  18. l’acquisto: le acquisto, cioè “conquisto per lei”.