Eugenio Montale

Le occasioni

Buffalo

Il legame con le circostanze concrete dell’esistenza è anche una delle ragioni per le quali la raccolta Le occasioni è piena di riferimenti a luoghi e paesi realmente visitati dall’autore. Tra questi luoghi c’è anche Parigi, o meglio il suo velodromo (il circuito dove si svolgono le gare di ciclismo su pista); il nome del velodromo, Buffalo (dall’omonima città nello Stato di New York), viene ripreso da Montale come titolo della seconda poesia della prima sezione.

    Un dolce inferno a raffiche1 addensava
    nell’ansa risonante di megafoni2
    turbe3 d’ogni colore. Si vuotavano
    a fiotti nella sera gli autocarri.
5   Vaporava fumosa una calura4
    sul golfo brulicante;5 in basso un arco
    lucido figurava una corrente6
    e la folla era pronta al varco. Un negro
    sonnecchiava in un fascio luminoso
10   che tagliava la tenebra; da un palco
    attendevano donne ilari e molli7
    l’approdo d’una zattera.8 Mi dissi:
    Buffalo! – e il nome agì.9
    Precipitavo
    nel limbo dove assordano le voci
15   del sangue10 e i guizzi11 incendiano la vista
    come lampi di specchi.
    Udii gli schianti secchi,12 vidi attorno
    curve schiene striate mulinanti
    nella pista.13





Metro: una sola strofa di diciannove versi, con scalino al v. 13; versi quasi tutti endecasillabi, a eccezione di un settenario al v. 16 e di un quadrisillabo al v. 19. Numerose le rime grammaticali (tra cui l’ipermetra ai vv. 1, 3: addensava / vuotavano); altre rime tra i vv. 6, 8 (arco / varco), 15, 19 (vista / pista), 16, 17 (specchi / secchi). 

LA DESCRIZIONE OCCASIONALE   Buffalo è una delle poesie che meglio esprimono il senso dell’occasione come evento improvviso e inaspettato, e dietro il quale non occorre immaginare alcun significato simbolico. Il poeta si trova all’interno di un velodromo e sta aspettando la partenza della gara ciclistica. Intorno a lui la confusione degli spettatori, i colori e i suoni della festa. La descrizione è sommaria, scorciata e, appunto, occasionale: il poeta elenca a caso quello che vede (un nero che dorme, un gruppo di donne che ridono); ravviva l’elenco con allusioni abbastanza chiare alla scena di Caronte nel terzo canto dell’Inferno di Dante, e con un lessico che sembra prelevato da quella zona della Commedia: le raffiche (v. 1), le turbe (v. 3), i fiotti (v. 4), il golfo brulicante (v. 6), la zattera (v. 12), il limbo (v. 14), i guizzi (v. 15), gli schianti (v. 17) – più che la descrizione di un velodromo sembra, per l’appunto, la descrizione di un girone infernale.

L’IO POETICO DENTRO L’EVENTO   Poi, verso la fine del testo, ecco la svolta: il poeta evoca, anzi pronuncia ad alta voce il nome Buffalo: e il nome agì (v. 13). Il poeta non ci dice in che modo il nome agisca, né quale sia il significato di questa evocazione. Ma ora il panorama e l’atmosfera cambiano radicalmente: prima l’io poetico era uno spettatore, qualcuno che osservava e prendeva nota. Ora, dopo che il nome è stato pronunciato (e dopo che la gara è cominciata), l’io poetico non contempla più l’evento dal di fuori ma ne diventa parte precipitando nel limbo delle luci e dei suoni.

L'USO DI "NEGRO"   Non deve sorprendere il fatto che Montale, che scrive negli anni Trenta del XX secolo, usi la parola “negro” per designare una persona di colore. È la forma etimologica (dal latino niger) ed è la forma che si è sempre usata (da “negro” è derivato ad esempio “negriero”, il mercante di schiavi neri), senza che venisse ritenuta offensiva o razzista. Poi, a partire dagli anni Sessanta, qualcosa (per fortuna) è cambiato sia nella condizione sociale della popolazione nera in America sia nei termini usati per designarla. In inglese i termini negro (pron. nigro) e lo spregiativo nigger sono stati banditi dall’uso delle persone educate, e sostituiti dai termini black (“nero”), coloured (“colorato”) e Afro-American. L’esempio dell’inglese è stato seguito anche in Italia: “negro” è adesso sentito come spregiativo e razzista e va evitato, mentre si adoperano comunemente le parole “nero”, “di colore” e “afro-americano”.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Spiega il titolo.



2. Qual è l’occasione, l’evento che genera la poesia?



3. A quale ansa (v.2) fa riferimento il poeta?



4. In alcuni versi della poesia, Montale accumula termini che contengono le consonanti f e s. Trascrivi le parole che sono coinvolte in questa trama sonora.



ANALIZZARE


5. Al v. 1 si legge dolce inferno: di quale figura retorica si tratta?



6. Ciò che rende la scena opaca, poco visibile (vv. 5-6 e 10) può avere una connotazione simbolica? Argomenta la risposta in 10 righe.



7. Ciò che rende l’ambiente poco visibile (cfr. esercizio 4) può avere una connotazione simbolica? Argomenta la risposta in 10 righe.



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  1. Un dolce … raffiche: l’ossimoro (cioè l’accostamento di parole di significato opposto: qui dolce e inferno) definisce la situazione paragonandola a un inferno che ha risonanze quasi dantesche, per la promiscua confusione che l’evento sportivo provoca e per l’affluenza delle schiere di persone che scendono da affollati autocarri (così come le anime infernali scendono in massa dalla barca del traghettatore Caronte). Ma qui si tratta appunto di un inferno inoffensivo (dolce), percorso da raffiche – forse quelle dei mezzi che trasportano gli spettatori, o forse quelle dei ciclisti lanciati a tutta velocità sulla pista.
  2. \r
  3. ansa… megafoni: la curva dove risuonano le voci amplificate dal megafoni.
  4. \r
  5. turbe: la folla degli spettatori, che è scesa dagli autocarri.
  6. \r
  7. Vaporava … calura: Esalava una nebbia, una nuvola d’afa, forse a causa dei tubi di scappamento delle automobili.
  8. \r
  9. golfo brulicante: sulla riva del fiume (la Senna, ai cui bordi sorge il velodromo), che brulica di gente in attesa di entrare per assistere alla manifestazione (cfr. v. 8: la folla era pronta al varco).
  10. \r
  11. figurava una corrente: prendeva figura di corrente d’acqua: è l’arco (v. 6) in leggero rilievo formato dalla curva del velodromo.
  12. \r
  13. ilari e molli: allegre e flessuose.
  14. \r
  15. una zattera: torna l’immagine del traghettamento all’inferno: evidentemente le donne si agitano dal loro palco e somigliano alle anime dannate che – nel racconto di Dante – attendevano l’arrivo di Caronte per passare lo Stige.
  16. \r
  17. Buffalo … agì: il nome del velodromo (da pronunciare accentando la prima vocale, bàffalo) agisce come una formula magica, resa efficace dal suono più che dal senso. Sedotto dall’incantamento della parola, l’io narrante “precipita nel limbo”.
  18. \r
  19. assordano … sangue: le grida della folla eccitata sono così alte da risultare assordanti. Non chiarissimo il senso della specificazione del sangue: forse semplicemente “della gente”, consanguinea del poeta perché, come lui, umana.
  20. \r
  21. i guizzi: forse le luci dei fari accesi nel velodromo, forse i flash delle macchine fotografiche.
  22. \r
  23. schianti secchi: forse i colpi di pistola che danno avvio alla gara.
  24. \r
  25. curve … pista: le schiene degli atleti, su cui risaltano maglie a strisce (striate), sono piegate sui manubri delle biciclette e girano vorticosamente (mulinanti) sulla pista da corsa.
  26. \r
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