Lorenzo de’ Medici

Canti carnascialeschi

Canzone di Bacco

Pura gioia. Questo è, in sostanza, la canzone di Bacco (detta anche Trionfo di Bacco e Arianna) di Lorenzo de’ Medici. Dopo tanti poeti che meditano su se stessi, rimpiangono il passato, si lamentano per la crudeltà della donna amata, ecco finalmente qualcosa di completamente diverso. La poesia più famosa del Quattrocento è un inno alla giovinezza, un’esortazione ai ragazzi e alle ragazze perché vivano sempre contenti, godendosi questo momento magico della vita, e rimandando al domani le fatiche e i dolori che, senza dubbio, la maturità porterà con sé: «chi vuol essere lieto, sia, / di doman non c’è certezza». È un messaggio chiaro, solare, euforico: e non stupisce che piaccia oggi quanto dovette piacere ai lettori e, soprattutto, agli ascoltatori di allora. Si tratta infatti di una poesia concepita non per essere letta ma per essere recitata e ascoltata, e anche vista: per l’esattezza, si tratta di quella che si definisce una canzone a ballo, che Lorenzo compose per il carnevale del 1490, una canzone destinata a esser cantata dalle maschere che accompagnavano per le strade di Firenze il carro sul quale trionfava Bacco, il dio del vino, l’equivalente del Dioniso greco. Le fonti per la storia di Bacco e Arianna e di Sileno e re Mida sono classiche, e Lorenzo poteva trovarle, in particolare, nelle Metamorfosi di Ovidio (libri X e XI); ma lo stesso tema è poi presente anche in alcune ottave delle Stanze per la giostra di Poliziano (I, 110-112), dove si descrivono proprio gli amori di Arianna e Bacco, accompagnati dal corteo dei satiri. Era insomma una storia che circolava ampiamente, a Firenze, tra coloro che, come appunto Poliziano e Lorenzo, amavano leggere e riscrivere i miti classici. Leggiamo il testo, cercando dunque di immaginare il carro allegorico che passa trasportando le maschere.

Quant’è1 bella giovinezza
che si fugge tuttavia2:
chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.

Quest’è Bacco e Arïanna3,
belli, e l’un dell’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe4 e altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.

Questi lieti satiretti5,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia6.
Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate7;
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.

Questa8 soma9, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno10;
se non può star ritto11, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.

Mida vien drieto12 a costoro13:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altri14 poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi15;
oggi sian, giovani e vecchi,
lieto ognun, femmine e maschi.
Ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia16.
Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore17!
Ciascun suoni, balli e canti,
arda di dolcezza il core,
non fatica, non dolore!
Ciò c’ha a esser, convien sia18.
Chi vuol esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.

Metro: ballata di ottonari, di schema xyyx ababbyyx (xyyx è la ripresa, o ritornello).

I PROTAGONISTI DEL CORTEO CARNEVALESCO Le prime tre strofe introducono Bacco e Arianna, i protagonisti del carro, con il loro seguito di ninfe e satiri, e descrivono i giochi e gli scherzi che si fanno tra loro. Le strofe 4 e 5 presentano altre due figure del corteo, in coppia e in opposizione tra loro: Sileno, precettore di Bacco (i satiri sono mitiche creature boschive che simboleggiano le forze naturali), e re Mida. Sileno, perennemente ubria-, si gode la vita anche da vecchio; Mida è condannato a una fame e a una sete eterne, perché al piacere ha preposto l’avidità. Nelle ultime due strofe il poeta parla direttamente al pubblico del corteo: i motivi carnevaleschi del piacere e del tempo che passa vengono accostati all’esperienza personale di ciascuno, cioè di tutti gli spettatori.

UNA BALLATA DA MANDARE A MEMORIA Le strofe sono unite tra loro attraverso la ripetizione di alcune parole chiave. Per presentare le figure che compaiono man mano nel corteo, si trova quasi sempre l’aggettivo questo; e il motivo centrale della gioia, introdotto nel ritornello (lieto), compare poi più volte nel testo: contenti; allegre; lieti; (i satiretti), lieto; (Sileno) lieto ognun; (tutti i presenti). La ripetizione è una tecnica tipica della poesia popolare, e serve a far sì che il testo venga mandato a memoria con più facilità. Anche la forma metrica della ballata, con ottonari dal ritmo molto scandito e il ritornello introdotto quasi sempre dalla parola-rima tuttavia, aiuta l’apprendimento mnemonico, come accade oggi con le più semplici canzoni pop. Nella stessa direzione va la sintassi: piana e paratattica, con le frasi che, di solito, coincidono con il metro. Se è usata, come qui, con abili variazioni, questa tecnica retorica è molto efficace per coinvolgere gli ascoltatori-spettatori, perché mette in risalto alcuni motivi centrali, alcuni snodi del discorso, alcune immagini (tant’è vero che il ritornello «Chi vuol esser lieto, sia, / di doman non c’è certezza» è diventato proverbiale, e si sente citare ancor oggi).

COGLIERE L’ATTIMO Il tema di fondo è quello classico del carpe diem: il passare del tempo, il veloce sfiorire della giovinezza, l’incertezza di fronte al futuro, e di conseguenza l’invito a vivere il presente senza curarsi del domani. Sono motivi popolari che Lorenzo nobilita, per così dire, da un lato attraverso il travestimento mitologico e dall’altro attraverso il recupero di espressioni colte: il celebre motto Chi vuol esser lieto sia è infatti la traduzione di un passo di Marsilio Ficino, vivite laeti, che si legge nel trattato De vita, un’opera che, come questa canzone, celebra la divinità di Bacco.  Se l’atmosfera è dunque classica e pagana (con Bacco, Arianna, le ninfe, i satiri), non va dimenticato che il motivo del “cogliere l’attimo”, e dell’usare con intelligenza il tempo che si trascorre sulla terra, si trova già in uno dei libri della Bibbia, il Qoelet: la saggezza classica e quella cristiana vanno, almeno in questo caso, nella medesima direzione. Anche l’asino su cui siede Sileno si trova nei Vangeli: Gesù entra a Gerusalemme proprio a dorso d’asino, che è quindi un animale connotato in senso positivo. Infine, della ballata è stata data un’interpretazione in chiave neoplatonica (una tradizione che era nata a nuova vita proprio alla corte dei Medici, grazie a Marsilio Ficino) che attribuisce a tutti i personagggi un significato allegorico di rigenerazione spirituale e mistica: l’unione tra un dio (Dioniso) e una donna mortale (Arianna) rappresenta, secondo i filosofi neoplatonici, il ricongiungimento dell’anima umana alla divinità che l’ha originata.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Spiega il modo in cui si succedono i protagonisti del trionfo e cerca di capire se c’è un ordine, nella loro comparsa in scena. Si tratta di figure allegoriche?

2 Spiega il significato dell’espressione: «non può fare a Amor riparo, / se non gente rozze e ingrate».

3 «Ciascun apra ben gli orecchi»: che cos’è che tutti devono ascoltare?

CONTESTUALIZZARE

4 La Canzone di Bacco svolge un motivo simile a quello che ispira testi come Qoelet 1,14; Orazio, Odi, I, 11; Seneca, De brevitate vitae (“Sulla brevità della vita”), 9. Cerca questi passi e confrontali con il testo di Lorenzo, evidenziando analogie e differenze.

INTERPRETARE

5 Rileggi il ritornello: «Chi vuol essere lieto, sia, / di doman non c’è certezza». È, a tuo avviso, una giusta filosofia di vita?

6 Quale concezione del tempo, della vita e dell’amore esprime Lorenzo in questa “canzone a ballo”? 

7 Immagina di dipingere un quadro: riproponi la scena e caratterizza i vari personaggi. Puoi scrivere un testo nel quale progetti l’opera, o fare un disegno, o un collage.

Stampa
  1. Quant’è ... certezza: il ritornello fissa subito alcuni motivi e alcune parole chiave: l’affinità tra bellezza e giovinezza (anche il primo aggettivo che descrive Bacco e Arianna, è proprio belli), la rapidità con cui passa la giovinezza, l’invito a vivere pienamente il momento presente.
  2. tuttavia: qui e tutte le altre volte che appare significa “continuamente”.
  3. Quest’è ... Arïanna: ecco qui Bacco e Arianna; se immaginiamo il corteo come un carro carnevalesco, capiamo che l’indicazione con cui si apre la canzone, l’aggettivo Quest(o), che ritorna anche nelle strofe seguenti, serve proprio per sottolineare la concreta apparizione delle maschere.

    *Arïanna
    Figlia di Minosse, Arianna era stata abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso, dove era stata raggiunta, rapita, sposata e resa immortale da Dioniso, il dio greco del vino, corrispettivo del dio romano Bacco.

  4. ninfe: divinità minori che evocano giovinezza e bellezza. Qui costituiscono il seguito di Bacco e Arianna.
  5. satiretti ... agguati: oltre alle ninfe, nel corteo ci sono anche i satiri, innamorati delle ninfe, che nel loro ambiente naturale (caverne e boschetti) hanno teso loro degli agguati (amorosi). 
  6. or ... tuttavia: ora, riscaldati da Bacco, cioè dal vino che hanno bevuto, ballano e saltano.
  7. Queste ... ingrate: ritornano le ninfe, e si completa il quadro: i satiri tendono agguati, ma alle ninfe piace venire ingannate dai satiri, essere cioè vittime di questi attacchi amorosi. E solo le persone volgari e incapaci di amare possono ostacolare Amore: è il concetto, di origine stilnovista, secondo il quale solo i cuori gentili possono capire e provare il vero amore.
  8. Questa ... pieno: dopo i satiri e le ninfe, il corteo prosegue con un altro personaggio tipico dei baccanali: Sileno. 

    *Sileno e Mida
    Racconta Ovidio nelle Metamorfosi che Sileno, precettore di Bacco, si perde nei boschi, ubriaco; viene ritrovato dai servitori di re Mida, che dopo averlo ospitato per dieci giorni lo riporta da Bacco. Riconoscente, il dio concede a re Mida di esprimere un desiderio, e il re chiede che tutto quello che tocca diventi oro. Ben presto, però, si rende conto della sua follia: anche il cibo, infatti, si trasforma in metallo e lui è condannato a morire di fame. Pentito, chiede a Bacco di liberarlo dal dono fatale.

  9. soma: peso, carico; Sileno arriva a dorso di asino.
  10. di carne ... pieno: grasso e vecchio.
  11. se ... ritto: Sileno barcolla, perché è vecchio e ubriaco, anche nella fonte ovidiana.
  12. vien drieto: è la stessa formula che introduceva Sileno.
  13. costoro: la rima in -oro sottolinea il motivo centrale del mito (l’oro, per l’appunto). 
  14. s’altri: se uno; impersonale.
  15. si paschi: si nutra.
  16. Ciascun ... tuttavia: il Chi generico del ritornello si precisa: prima ciascun (ciascuno dei presenti) poi, (facciam), un noi che unisce tutti, le maschere che cantano e il pubblico. 
  17. viva Amore: entra in scena, all’improvviso, anche il dio Amore.
  18. Ciò ... sia: succeda quello che deve succedere; nel finale cambia la parola rima: non più tuttavia ma sia, in un verso che esprime un invito ad abbandonarsi al destino.