Eugenio Montale

Ossi di seppia

Casa sul mare

Anche il protagonista di Casa sul mare, come Arsenio, va incontro a un fallimento. Nella poesia, collocata tra le ultime liriche degli Ossi di seppia, è il motivo ricorrente del viaggio a esprimere questo scacco: si tratta infatti di un viaggio che non raggiunge alcuna meta, finendo «nelle cure meschine che dividono l’anima». Ma, a differenza di ciò che accade in Arsenio, il soggetto può qui rivolgersi a un’interlocutrice (il “tu” della poesia), alla quale non è preclusa una possibilità di riuscita, una via di fuga e salvezza: «Il tuo cuore» dice il poeta alla donna «salpa già forse per l’eterno». Come nel finale di In limine, viene formulato un auspicio che non riguarda l’io, ma la figura femminile a cui i versi sono dedicati.

Il viaggio finisce qui1:
nelle cure2 meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora i minuti sono eguali e fissi
come i giri di ruota della pompa3.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi4.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
i soffi leni5: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta6
tra l’isole dell’aria migrabonde7
la Corsica dorsuta8 o la Capraia9.

Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie10;
se nell’ora che torpe11 o nel sospiro
del frangente12 si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo13;
forse solo chi vuole s’infinita14,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi15.
Vorrei prima di cedere segnarti16
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga17.
Ti dono anche l’avara18 mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla19:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi20.

Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno21.
Il tuo cuore vicino che non m’ode22
salpa già forse per l’eterno.

Metro: quattro strofe o lasse di lunghezza diseguale, composte per la maggior parte da versi endecasillabi; poche le rime. Solo la quartina finale presenta uno schema regolare ABAB, anche se, come spesso in Montale, conta soprattutto la presenza di rime nella parte finale delle strofe, a sottolineare la scansione tra un’unità e l’altra.

PAESAGGIO REALE, INTERPRETAZIONE SIMBOLICA La casa sul mare che dà il titolo alla poesia appartiene certamente a un paesaggio reale, quello consueto della Liguria in cui Montale è nato e cresciuto: sembrano garantirlo i riferimenti alle isole di Corsica e di Capraia, visibili in lontananza dalle coste di Monterosso. Ma è possibile anche un’interpretazione simbolica: la casa è un luogo chiuso, quasi una materializzazione di quella “prigione” da cui l’io non riesce a evadere.
La casa richiama inoltre i luoghi dove il poeta ha trascorso una parte significativa dell’infanzia e della giovinezza: se il viaggio, come si legge nella poesia, finisce lì, in quella casa, su quelle coste, vuol dire che è stato solo un ritorno, quasi un procedere lungo un perimetro chiuso. Ma in questo ritorno il poeta non è solo: una donna sta accanto a lui, ed è a lei – non a se stesso, ormai troppo stanco, ormai pronto a cedere (e Montale aveva trent’anni!) – che egli rivolge il suo augurio perché possa trovare una «via di fuga».

LE RIPETIZIONI Dal punto di vista strutturale, va notato che la poesia è costruita sulla ripetizione, all’inizio delle prime due lasse e dell’ultima, di una formula quasi identica: «Il viaggio finisce qui», «Il viaggio finisce a questa spiaggia», «Il cammino finisce a queste prode». Inoltre, una circolarità di moto, quello che in francese si chiamerebbe piétiner sur place (“muovere i piedi restando fermi”: l’«immoto andare» di Arsenio), è avvertibile in diverse delle immagini adoperate dal poeta: il vento, i lenti flussi delle onde, lo scendere e il salire della ruota che pompa l’acqua.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Indica i versi in cui il poeta parla del tempo.

2 Che cosa intende Montale quando dice che «l’anima che non sa dare più un grido»?

ANALIZZARE

3 A chi si rivolge il poeta? La poesia dà una precisa identità all’interlocutore?

4 Di che cos’è simbolo il varco?

5 Montale ha qui un atteggiamento scettico, dubbioso, perplesso; in particolare nella seconda parte (quella più riflessiva, dopo la prima parte dialogica) tale atteggiamento affiora attraverso varie espressioni: Tu chiedi se, Vorrei dirti. Trovane altre.

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  1. qui: nella casa sul mare citata nel titolo; il viaggio sarà un viaggio reale, ma vale sempre, per tutta la poesia, la tradizionale similitudine della “vita come viaggio”.
  2. cure: preoccupazioni (latinismo). Sono le banali preoccupazioni che feriscono l’anima (dividono / l’anima), rendendola incapace di reagire con vigore («che non sa più dare un grido»).
  3. i giri … pompa: il meccanismo che estrae l’acqua; vedi anche Cigola la carrucola del pozzo.
  4. che tentano … flussi: che le onde del mare lente e continue colpiscono. Il soggetto della frase è flussi, mentre che è complemento oggetto riferito a spiaggia.
  5. Nulla … leni: il mare non rivela altro che fumi quasi immobili (forse vapori di nebbia), che i deboli (leni) soffi del vento disegnano di ondulazioni.
  6. bonaccia muta: silenziosa assenza di vento.
  7. isole … migrabonde: metafora per “nuvole”, immaginate come isole che si muovono nell’aria. Si possono confrontare questi versi con quelli della poesia Meriggio di d’Annunzio, certamente nota a Montale: «e piú lontane, / forme d’aria nell’aria / l’isole del tuo sdegno, / o padre Dante, / la Capraia e la Gorgona».
  8. dorsuta: montagnosa.
  9. Capraia: piccola isola dell’arcipelago toscano, a nord-ovest dell’Elba.
  10. vanisce … memorie: svanisce nel ricordo vago e annebbiato.
  11. nell’ora che torpe: nell’ora in cui tutto è immobile (il verbo latino torpere significa “essere incapace di muoversi”).
  12. nel sospiro del frangente: nel leggero rumore delle onde che si frangono sulla riva. Nella lingua d’uso, “frangente” si usa ormai soltanto nel senso figurato di “brutto momento”: trovarsi in un frangente difficile, arrivare in un cattivo frangente. «Ma cosa dovevo fare, in un frangente di quella sorte?», dice il pavido don Abbondio di Manzoni a colloquio con il cardinale Borromeo. È bene ricordare, però, che la parola “frangente” viene da frangere, “spezzare, rompere”, e significa in primo luogo “onda che si abbatte, si rompe sulla costa”, e in questo senso la usa Montale sia in Casa sul mare (il «sospiro del frangente») sia nella Casa dei doganieri («Ripullula il frangente»). Dunque frangente nella prima accezione è il “momento che si abbatte” sulla vittima, la metaforica onda che la travolge.
  13. ti s’appressa … tempo: si avvicina per te il momento in cui supererai le leggi del tempo. È opposta all’ora che torpe, nell’auspicio che all’interlocutrice tocchi un destino che possa liberarla dai rigidi vincoli dell’esistenza.
  14. s’infinita: proietta oltre il tempo, nell’infinito, la propria esistenza. È un verbo “parasintetico” (che risulta formato cioè dall’unione di un prefisso e di un sostantivo); formazioni parasintetiche sono molto comuni nella lingua contemporanea, ma è probabile che Montale avesse in mente forme più letterarie come quelle coniate da Dante nella Commedia: «s’infutura», «s’immilla» e simili.
  15. ma taluno … ritrovi: ma qualcuno (penso che) riesca a sfuggire a ciò che prevedeva il destino, passi oltre i confini imposti e si ritrovi a essere quel che ha voluto diventare.
  16. Vorrei … segnarti: prima di arrendermi vorrei indicarti.
  17. via … ruga: una possibilità di evasione dalla costrizione dell’esistenza più sfuggente della schiuma o dell’increspatura sulla distesa agitata del mare (i sommossi campi).
  18. avara: scarsa, debole.
  19. A’ nuovi … crescerla: essendo stanco, non ho la forza di nutrirla (la speranza) per il futuro.
  20. l’offro … scampi: la do come compenso al tuo destino, perché ti salvi.
  21. prode … alterno: rive che la marea erode con il suo movimento alterno (di flussi e riflussi).
  22. Il tuo … m’ode: la tua anima che, pur essendo affine alla mia, si distacca (partendo verso un altro destino).