Cecco Angiolieri

Rime

Cecco Angiolieri scrive a Dante Alighieri (che non risponde)

I manoscritti antichi trasmettono tre sonetti che Cecco Angiolieri inviò a Dante Alighieri. Mandare le proprie poesie a un amico era una pratica normale, nel Medioevo, ma in genere si trattava di sonetti pieni di complimenti all’indirizzo del destinatario, un modo per “fare società”. I sonetti che scrive Cecco sono, invece, pieni di insulti e allusioni alla vita privata di Dante che noi non comprendiamo bene ma che al destinatario, Dante, saranno risultati chiarissimi, e così al piccolo pubblico che avrà letto questi testi. Testi ai quali Dante, apparentemente, non reagì: i manoscritti non ci conservano sonetti di risposta. Proponiamo uno dei tre, il più aggressivo.

 

   

 

    Dante Alighier, s’i’ so’ buon begolardo1,
    tu me ne tien’ ben la lancia a le reni2;
    s’i’ desno con altrui, e tu vi ceni;
4   s’io mordo ’l grasso, e tu vi sughi el lardo3;

 

 

    s’io cimo ’l panno, e tu vi freghi el cardo4;
    s’io so’ discorso, e tu poco t’affreni5;
    s’io gentileggio6, e tu misser t’avveni7;
8   sio so’ fatto romano, e tu lombardo.

 

 

    Sì che, laudato Idio, rimproverare
    poco può l’uno a l’altro di noi due:
11   sventura o poco senno cel fa fare8.

 

 

    E se di tal materia vo’ dir piùe9,
    Dante, risponde, ch’i’ t’avrò a stancare10:
14   ch’io so’ lo pugnerone11, e tu se’ ’l bue.

 


Metro: sonetto di schema ABBA ABBA CDC DCD.

 

 

IL LESSICO E LA SINTASSI  La struttura del testo, nei primi otto versi, è simile a quella di S’i’ fosse foco: una serie di periodi ipotetici che sono espressi però all’indicativo, non al congiuntivo e al condizionale («S’i’ fosse foco, ardere’ il mondo»); sono quindi periodi ipotetici della realtà, nei quali cioè l’ipotesi è presentata come un dato di fatto: se io faccio una cosa, tu ne fai un’altra, se io sono una cosa, tu sei un’altra cosa.

Su cosa vertono, di cosa parlano questi periodi ipotetici? Difficile dirlo. Il testo è molto arduo da comprendere per due ragioni. La prima è che Cecco usa termini e modi di dire che appartengono alla lingua popolare – begolardo, s’i’ mordo ’l grasso, pugnerone – e la lingua popolare, la lingua dell’uso, è sempre più difficile da capire di quella colta (per fare un esempio familiare a tutti: un conto è capire una trasmissione della BBC in inglese, un conto è capire una conversazione in un pub di Londra; la seconda è molto più difficile della prima).



UNA POSSIBILE DATAZIONE?  La seconda ragione è che Cecco fa riferimento a episodi di cui evidentemente sono al corrente il mittente (Cecco) e il destinatario (Dante), ma che il lettore (noi) ignora. È probabile che entrambi si trovassero in difficoltà, e dovessero contare sulla generosità dei loro ospiti, ma le allusioni restano (per noi) vaghe. Il verso «S’io so’ fatto romano, e tu lombardo» ci dà però una mano a datare il sonetto. Cecco dice infatti di essere andato a Roma, mentre Dante è andato nel nord Italia (il nome Lombardia a quel tempo designava l’area settentrionale della penisola), ed è probabile che qui si faccia riferimento al soggiorno di Dante a Verona nel 1303 (nello stesso anno è attestato un viaggio di Cecco a Roma).  

Esercizio:

COMPRENDERE

1. Fai la parafrasi del sonetto.

ANALIZZARE

2. La sintassi dei primi otto versi è retta da una figura retorica ricorrente: quale? Conosci altri testi (o brani) nei quali venga impiegata questa figura retorica?

INTERPRETARE

3. A tuo parere, Cecco è serio (cioè intende polemizzare davvero con il suo avversario Dante Alighieri) o sta scherzando?

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  1. begolardo: ciarlatano.
  2. me ... reni: tu mi stai bene dietro.
  3. s’io ... lardo: se io metto i denti nel grasso (della carne di una pietanza), tu succhi il lardo (cioè: ‘fai esattamente ciò che faccio io’).
  4. cimo ... cardo: cimare i panni significa tagliare il tessuto; il cardo è invece il pettine con i denti di ferro; sono le operazioni che si eseguivano sul panno grezzo: taglio e limatura. E può darsi che qui il senso sia quello della frase, ancora in uso, “tagliare i panni addosso”, cioè “parlare male di qualcuno”; oppure si allude al fatto che la povertà costringe Cecco e Dante a rubare i ritagli dei panni altrui per vestirsi.
  5. so’ discorso: sono andato troppo oltre con le parole; tu ... t’affreni: non è che tu ti trattenga.
  6. gentileggio: mi do arie da gentiluomo.
  7. misser t’avveni: ti atteggi a signore.
  8. cel fa fare: ci fa comportare in questo (sciocco) modo.
  9. vo’ dir piùe: vuoi dire di più (di questa faccenda).
  10. risponde ... stancare: rispondi, e ti stancherò.
  11. pugnerone: pungolo, che si usava per far camminare i buoi.