Galeazzo di Tarsia

Rime

Che cos’è l’amore?

Questo sonetto di Galeazzo di Tarsia (1520-1553), un poeta meridionale su cui si hanno poche notizie, presenta alcune caratteristiche tipiche della poesia del pieno e del secondo Cinquecento.

   



    Amor è una virtù che né per onda
    pesce guizza, né crud’angue è in sentero,
    né fende l’aria augel rapace e fero,
4   né cresce erbetta in riva o in ramo fronda,  



    né vento questa o quella agita e sfronda,
    né stende corso umor1, né s’erge al vero
    angel puro là su, qua giù pensero,
8   né fuoco o stella spiega chioma bionda,



    che non scaldi, addolcisca, prenda a volo2,
    rinverda, nutra, a mezzo corso affrene3,
11   guidi, volga, risvegli, allume, indore.



    Per sé si move ed un oggetto ha solo:
    bellezza e natural desio di bene4;
14   nasce in noi di ragion, vive d’errore.







Metro: sonetto con schema ABBAABBA CDECDE.

UN TOUR DE FORCE RETORICO  Il senso del sonetto si può riassumere nel modo seguente: “amore è una virtù tale che nessun pesce che guizza nell’acqua non è scaldato dall’amore”, ovvero “l’amore è un sentimento tale che anche tutti i pesci lo provano”. Il poeta moltiplica questa affermazione per una serie di undici elementi (vv. 1-8), a cui corrisponde una serie di altrettanti verbi (vv. 9-12). Tra le due serie si ha un rapporto verticale, secondo la figura retorica chiamata rapportatio:

pesce > scaldi
angue > addolcisca
augel  > prenda a volo
erbetta > rinverda
fronda > nutra
vento > affrene
umor > guidi
angel > volga
pensero > risvegli
fuoco > allume
stella > indore

Per capire il sonetto, il lettore deve comprendere e risolvere questo facile gioco enigmistico, che ha il duplice obiettivo di mostrare la bravura del poeta e di rendere interessante un’affermazione piuttosto banale: l’amore riguarda l’intero creato.

IL CONCETTO  Alcuni dei collegamenti verticali tra sostantivo e verbo danno vita a quello che si chiama, con termine tecnico, concetto: l’amore scalda il pesce, addolcisce il serpente, frena il vento. Il luogo privilegiato del concetto è la conclusione del componimento. I testi brevi (sonetti e soprattutto madrigali) del tardo Cinquecento e del Seicento saranno spesso costruiti in funzione della loro conclusione paradossale. La fine del sonetto di Galeazzo di Tarsia è un buon esempio di questa tendenza: l’amore nasce dalla ragione ma vive grazie all’errore, cioè a qualcosa di irragionevole (v. 14).

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Come viene descritto l’amore in questo sonetto? Quali effetti produce sulla natura e sull’uomo?



ANALIZZARE


2. Il testo ha una struttura nettamente bipartita: dove cade la cesura tra la prima e la seconda parte?



3. «guidi, volga, risvegli, allume, indore». Qual è il modo e il tempo di questi verbi?



INTERPRETARE


4. Il sonetto presenta l’amore come una forza vivificante, diffusa in tutto il mondo naturale, qualcosa di simile a ciò che i filosofi medievali chiamavano l’anima del mondo. Di che si tratta? Fai una ricerca in rete.



Stampa
\r
    \r
  1. stende ... umor: acqua distende il suo corso.
  2. \r
  3. prenda a volo: si innalzi in volo.
  4. \r
  5. a ... affrene: freni il suo scorrere.
  6. \r
  7. un oggetto ... bene: l’ oggetto dell’amore è uno solo, ma viene descritto con una coppia di sostantivi: «bellezza e natural desio di bene». Ciò significa che bello e bene coincidono: la tensione verso la bellezza coincide con la tensione, connaturata nell’uomo, verso il bene. È uno dei capisaldi della cultura greca, che si esprime attraverso il termine kalokagathìa , che deriva dall’unione di tre parole “bello” (kalòs ) “e” (kài ) “buono” (agathòs )”.
  8. \r
\r