Angelo Poliziano

Rime

Che fa’ tu, Ecco, mentre io ti chiamo? Amo

Questo strambotto è celebre, perché è una prova del virtuosismo poetico di Poliziano. In ogni verso compaiono due voci in dialogo: il primo a parlare è il dio dei boschi Pan (fino al punto di domanda, o al punto fermo); la seconda è la ninfa Eco. Secondo il mito, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi, Eco s’innamora di Narciso ma, non riuscendo a confessargli il suo amore, si limita a ripetere le ultime sillabe delle parole che lui pronuncia. Respinta da Narciso, Eco si lascia morire di fame, e di lei non resta altro che la voce, fluttuante nell’aria. Poliziano riprende questo mito, facendo in modo che le brevi battute di Eco ripetano le sillabe immediatamente precedenti, che acquistano così un significato malizioso e allusivo, opposto a quello che il suo interlocutore, Pan, si augurerebbe. Poliziano prende l’idea per questa poesia ecoica da un epigramma greco del poeta Gaurada (che poteva leggere nell’Antologia Palatina), e cerca di ricreare la stessa impressione poetica, non con una traduzione letterale ma con un libero rifacimento di quell’antico modello.

    Che fa’ tu, Ecco, mentre io ti chiamo? Amo.
    Ami tu dua o pure un solo? Un solo1.
    E io te sola e non altri amo. Altri amo.
4   Dunque non ami tu un solo? Un solo.
    Questo è un dirmi: i’ non t’amo. I’ non t’amo.
    Quel che tu ami, amil tu solo?2 Solo.
    Chi t’ha levata dal mio amore? Amore.
8   Che fa quello a chi porti amore?3 Ah, more!





Metro: strambotto formato da un ottava con schema ABABABCC.

RIME MUSICATE Come si vede, il testo è giocato sulla ripetizione ossessiva di alcuni termini e di alcuni suoni, ribaditi dalle rime: amore (e il verbo amare), che alla fine si confonde con il verbo morire e l’unicità dell’amore (solo). Nella parafrasi, naturalmente, il gioco dell’eco si perde.
Poliziano era perfettamente consapevole dell’originalità di questo suo esercizio, e probabilmente ne era orgoglioso, visto che proprio questo strambotto è l’unica poesia in volgare che egli stesso cita nella sua opera latina Miscellanea. Il testo fu anche musicato da un compositore fiammingo, Heinrich Isaac (1450-1517), che lavorava alla corte di Lorenzo de’ Medici.

AMORI SFORTUNATI Come abbiamo accennato, nella versione più famosa del mito, la ninfa Eco era innamorata di Narciso. Qui al posto di Narciso c’è Pan, innamorato a sua volta di Eco. Il dialogo procede con una sottile ambiguità: Pan interroga Eco, che nelle sue risposte rivela il suo amore infelice per Narciso. Tutto lo strambotto ruota quindi attorno a due amori non corrisposti e fatali: Eco muore consumata, ridotta alla sola voce; Narciso muore consumato dall’amore per la sua stessa immagine riflessa nell’acqua. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Fai l’analisi grammaticale del verbo amil, al v. 6.



2. Nel commento al testo si parla di un compositore fiammingo: quali sono i paesi fiamminghi? Indicali sulla carta geografica.



CONTESTUALIZZARE


3. Quello che hai letto è uno strambotto. Che cos’è? Quando questa forma metrica comincia ad essere adoperata dai poeti italiani?



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  1. dua ... un solo?: ami due persone, o una sola?
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  3. amil tu solo?: lo ami solamente tu? (o anch’egli ti ama?).
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  5. Che fa ... amore?: che cosa fa colui al quale tu porti amore (che ami)?
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