George Gordon Byron

Il corsaro

Chi è l’“eroe” romantico

Negli anni trascorsi a Londra (1811-1816), dopo il suo primo lungo viaggio europeo, Byron scrisse vari racconti in versi. «Il protagonista che si ripresenta sempre è […] l’uomo fatale, maledetto dalla culla, colmo di ogni vizio ma redento dalla consapevolezza del suo peccato, prode e forte amatore […], il padre di tutti i tenebrosi bei giovani che dovevano dopo di lui infestare il mondo» (Giuseppe Tomasi di Lampedusa). Quando parliamo di “eroe romantico”, abbiamo in mente un personaggio del genere, e uno dei primi scrittori a disegnare la fisionomia di questo personaggio è stato appunto Byron. Due dei suoi racconti, Il corsaro (1813) e Lara (1814), hanno per protagonista Conrad, un patriota greco. Ecco come viene descritto nel primo dei due poemetti. Il testo originale è in versi (in blank verses, equivalenti ai nostri endecasillabi), ma qui ne diamo una traduzione in prosa.

Il suo nome è famoso e temuto in ogni terra, loro1 non chiedono e non sanno nulla di più, non si unisce a loro se non per comandare. È di poche parole, ma pronto è il suo occhio e la sua mano. Non sparge sui loro pranzi il suo sorriso, e loro gli perdonano il silenzio per le vittorie che sa ottenere […]. Vicino a quella caverna laggiù quale guerriero solitario guarda le onde? In atteggiamento pensoso si appoggia alla spada, che non è mai un sostegno a quella mano guerriera. È lui, è Conrad, sempre solo […]. Quest’uomo di solitudine e mistero, che si vede poco sorridere e raramente lo si sente sospirare, il cui nome intimorisce il più coraggioso della sua ciurma2 e tinge ogni guancia abbronzata di una tinta pallida; e domina le loro anime con un’arte di comandare tale che confonde, guida e fa rabbrividire ogni cuore volgare. Quale magia è questa, che la sua masnada3 di senza legge gli riconosce, invidia e a cui si oppone invano? Che cosa può essere che lega la loro fedeltà a tal punto? il potere del pensiero, la magia della mente […]! A differenza degli eroi antichi, demoni nelle loro azioni, ma dèi per la bellezza del viso, nell’aspetto di Conrad sembra ci sia poco da ammirare, anche se le sue sopracciglia nere fanno ombra a uno sguardo di fuoco. […]. La sua voce è dolce e calmo il suo atteggiamento, eppure sembra ci sia qualcosa che non vuole mostrare: le rughe profonde del suo volto e il mutare frequente di colore attiravano l’attenzione e lasciavano perplessi, come se dentro l’oscurità della mente stessero lavorando sentimenti temibili e tuttavia indefiniti […]. Temuto, respinto, calunniato prima che la giovinezza avesse perso la sua forza, egli odiava troppo gli uomini per provarne rimorso, e pensava che la voce dell’ira fosse una sacra chiamata per far pagare a tutti le offese di qualcuno. Riconosceva di essere colpevole, ma sapeva che gli altri non erano migliori di ciò che egli sembrava. Scherniva i buoni come ipocriti che nascondono le azioni che uno spirito più coraggioso fa alla luce. Riconosceva di essere detestato, ma sapeva che i cuori che lo odiavano si piegavano davanti a lui e lo temevano. Solitario, selvaggio e strano egli viveva privo di qualsiasi affetto e di qualsiasi disprezzo. Il suo nome poteva spaventare e le sue azioni stupire, ma quelli che lo temevano non osavano disprezzarlo.

L’EROE ROMANTICO L’eroe byroniano è uno spirito solitario, tormentato da pensieri indefinibili, coraggioso, temuto ma ammirato, che non si mescola agli altri uomini perché si sente superiore a loro. Pur essendo un bandito, ha una sua dirittura morale, che gli permette di distinguere tra i virtuosi e gli ipocriti, che non hanno il coraggio di commettere le loro malefatte alla luce del sole. Giuseppe Tomasi di Lampedusa (che oltre a essere un romanziere era anche un eccezionale conoscitore della letteratura europea) individua come tipica di Byron «la tematica prettamente romantica dell’individuo disdegnoso, colpito da misteriose calamità, del ribelle ammirevole, del bandito sublime»: tale tematica «aveva avuto, per restare nell’ambito letterario inglese, un pre-echeggiamento illustre nel Castaway di William Cowper [1731-1800]. Ma in Byron per la prima volta questo tema non fu pura eccitazione letteraria, sfogo verbale non necessario (come i Räuber [Masnadieri] di Schiller) ma espressione di dolori reali, di sincera rivolta che tutta una vita [cioè la vita di Byron] doveva autenticare».

IL RAPPORTO TRA ARTISTA E PERSONAGGIO Nelle righe citate sopra, Tomasi di Lampedusa osserva che il tema dell’eroe ribelle e solitario, del grande uomo che dichiara guerra alla società e vive nel pericolo (il corsaro del racconto di Byron) non è del tutto originale: altri autori, inglesi come Cowper o tedeschi come Schiller, lo hanno trattato. Ma in Byron c’è un accento di verità molto più forte perché è evidente che, ritraendo il corsaro, Byron sta parlando di sé, cioè sta disegnando un personaggio nel quale si immedesima e al quale presta i suoi sentimenti e i suoi pensieri. Se l’ideale classico era quello dell’impassibilità e della totale distanza tra l’autore e la sua opera (l’ideale omerico: mai Omero dice io nei suoi poemi!), qui ci troviamo agli antipodi di quell’ideale: la personalità dell’artista si travasa interamente nel personaggio che l’artista crea.
Perché il tipo umano descritto da Byron ci interessa ancora oggi? Perché questo ideale di eroe romantico ribelle e misterioso non ha cessato di esistere nell’Ottocento. Al contrario, ha invaso la letteratura, i fumetti, il cinema, e oggi ne riconosciamo gli eredi quasi ovunque: tutti i cowboys solitari, tutti i pirati buoni e generosi (come il Sandokan di Salgari), tutti i super-eroi tormentati e problematici – tutti quei personaggi di fantasia, insomma, che hanno grandissime virtù ma che, per buone o cattive ragioni, dichiarano guerra alla società – sono figli o nipoti dei personaggi creati da Byron e dagli scrittori del suo tempo, sono anche loro, in un senso ampio, eroi romantici.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Chi è Conrad? Descrivi il suo aspetto e il suo carattere.

CONTESTUALIZZARE E INTERPRETARE

2 Chi è l’“eroe romantico”? Paragona quello descritto da Byron ad altri eroi romantici che conosci, e indica analogie e differenze.

3 Il mito dell’eroe è più che mai vivo nella letteratura e nel cinema dei nostri anni. Anzi, l’idea di eroismo si lega, oggi, anche ai protagonisti della scena pop (cantanti, attori, sportivi). Rifletti per iscritto, con un testo di 2-3 pagine protocollo, sul tema “Chi sono gli eroi dei nostri tempi?”.

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  1. loro: sottinteso “i pirati del suo equipaggio”.
  2. ciurma: equipaggio di una nave (ma il termine ha un senso spregiativo, e si riferisce di solito ai marinai di più basso livello).
  3. masnada: gruppo di uomini armati (dal latino mansio “casa”, “dimora”: in origine erano i servi che vivevano nella casa insieme al padrone).;