Friedrich Schiller

Sulla poesia ingenua e sentimentale

Ciò che abbiamo perso rispetto ai Greci antichi

Ecco un brano del saggio in cui l’idea-guida di Schiller viene espressa con molta chiarezza:

Il sentimento che ci spinge ad amare la natura è […] simile al sentimento con cui rimpiangiamo la perduta età dell’infanzia e l’innocenza infantile. Essendo la nostra infanzia la sola natura integra che ancora sia possibile incontrare nell’umanità civilizzata, non c’è da stupirsi se ogni traccia della natura al di fuori di noi ci riconduce alla nostra infanzia.
Per gli antichi Greci tutto era diverso. Presso di loro la cultura non degenerò al punto da far abbandonare per essa la natura. L’intero edificio della loro vita sociale era fondato sulle sensazioni e non sul lavoro composito dell’arte; la loro stessa teoria degli dei era l’ispirazione di un sentimento ingenuo, il parto di un’immaginazione gioiosa, non di una ragione tortuosa come accade per la fede delle moderne nazioni. Poiché dunque il Greco non aveva smarrito la natura dell’umanità, poteva anche al di fuori di essa non sentirsene sorpreso e non avere un così impellente1 bisogno di oggetti nei quali ritrovarla. In unità con se stesso e felice nel sentimento della sua umanità, egli doveva fermarsi a questa come al suo massimo, cercando di armonizzare ad essa ogni altra, mentre noi, scissi in noi stessi e infelici nelle nostre esperienze riguardo l’umanità, non abbiamo interesse più urgente che di fuggire da essa e allontanare dai nostri occhi una forma così imperfetta.
Il sentimento di cui qui si parla non è dunque quello degli antichi: è piuttosto simile a quello che noi nutriamo per gli antichi. Essi sentivano in modo naturale, noi sentiamo il naturale. Senza dubbio il sentimento che colmava l’anima di Omero quando fece ospitare Ulisse dal suo divino porcaro era totalmente diverso da quello che agitava l’anima del giovane Werther quando lesse questo canto dopo essere stato in una compagnia molesta. Il nostro sentimento per la natura è simile a quello che il malato prova per la salute […]. Da ciò hanno origine due generi poetici totalmente diversi, da cui l’intero campo della poesia viene esaurito e misurato. Tutti i poeti che siano realmente tali apparterranno, a seconda delle caratteristiche dell’età in cui fioriscono, o delle circostanze casuali che influenzano la loro formazione generale e la loro momentanea disposizione d’animo, o al genere ingenuo o a quello sentimentale.

L’INGENUITÀ DEI GRECI ANTICHI Gli antichi Greci, argomenta Schiller, hanno vissuto all’alba dell’umanità, quando era possibile avere un contatto con la natura autentico, non mediato dalla ragione o dalla cultura: in ciò consiste l’ingenuità di questo popolo e delle sue manifestazioni artistiche (che da pochi anni gli archeologi e gli storici dell’arte, soprattutto tedeschi, avevano preso a studiare con metodo filologico). Noi, invece, gli uomini “civilizzati” dell’età moderna, abbiamo perduto la capacità di vivere serenamente nel mondo naturale, e arriviamo a conoscerlo solo attraverso la mediazione della ragione. I Greci, scrive Schiller, «sentivano in modo naturale, noi sentiamo il naturale». E in un altra pagina del saggio osserva: «[I Greci antichi] sono ciò che noi dovremo tornare ad essere. Come loro, noi eravamo natura, e ad essa la nostra cultura deve ricondurci attraverso la via della ragione e della libertà».

L’INGENUITÀ DEGLI ARTISTI MODERNI Ma è davvero possibile questo “ritorno all’antico”? È possibile, ma soltanto sulle vette più alte dell’arte. Ingenui erano i Greci, sentimentali i popoli e gli artisti venuti dopo di loro. Ma ingenui, secondo Schiller, possono essere anche quegli artisti moderni che hanno con la natura un rapporto diretto, immediato, e che non usano l’arte per parlare di sé ma per rispecchiare il mondo intorno a loro: gli artisti come Shakespeare, per esempio, che Schiller considera un moderno Omero («Due nature del tutto dissimili, separate dalla smisurata distanza delle epoche, ma assolutamente identiche in questa caratteristica»). Naturalmente si tratta di una distinzione molto schematica, che più che illuminare la storia dell’arte illumina la mentalità di Schiller. È però una distinzione che da un lato fissa con grande efficacia quel senso di alterità che noi proviamo quando leggiamo i capolavori della letteratura greca, dall’altro dà conto di quella sorta di “aria di famiglia” che, nonostante i quasi due millenni che le separano, si respira leggendo, le une accanto alle altre, le tragedie di Sofocle e quelle di Shakespeare.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Spiega con parole tue che cosa intende Schiller quando parla di poesia ingenua e di poesia sentimentale.

2 Quali similitudini vengono utilizzate nel brano per chiarire i concetti proposti?

3 In che modo l’idea di poesia di Schiller è riconducibile alle teorie del filosofo Herder?

INTERPRETARE

4 La distinzione di Schiller tra poesia ingenua e poesia sentimentale arieggia la teoria delle età di Vico, in particolare il passaggio dall’età degli eroi all’età degli uomini. Evidenzia analogie e differenze tra la teoria di Vico e le idee di Schiller.

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  1. impellente: urgente, tale da non poter essere evitato o rinviato.