Lev Tolstòj

Guerra e pace

Colloquio tra il principe Andréj e suo padre

In procinto di partire per la guerra come ufficiale, il principe Andréj torna nella casa di famiglia per salutare il padre e la sorella (la principessina Marja), e per raccomandare loro la moglie Liza, incinta del primo figlio. Nel brano che segue, Tolstòj mette in scena un dialogo tesissimo tra Andréj e suo padre, il principe Nikolaj Bolkonskij. Il padre sta scrivendo per il figlio una lettera di raccomandazione rivolta al comandante generale dell’esercito russo, il suo vecchio amico Kutúzov. La scena ha luogo in un momento per molti versi decisivo del romanzo: la principessa Liza morirà di parto lasciando Andréj vedovo, e lui stesso, Andréj, più avanti morirà a causa di una ferita subita in guerra.

– Te ne vai? – E si mise di nuovo a scrivere.

– Son venuto a salutarvi.

– Baciami qui, – e gli offrì la guancia. – Grazie, grazie!

– Perché mi ringraziate?

– Perché non perdi il tempo e non ti attacchi alle sottane d’una donna. Il servizio prima di tutto. Grazie, grazie! – Ed egli continuò a scrivere, in modo che l’inchiostro schizzava via dalla penna che strideva. – Se hai qualcosa da dirmi, parla. Posso far tutt’e due le cose insieme, – aggiunse.

– Volevo parlarvi di mia moglie… Ho rimorso di lasciarvela così sulle braccia…

– Sciocchezze! Di’ quel che ti occorre.

– Quando verrà per mia moglie il momento del parto, fate venire un ostetrico da Mosca… Che sia già qui.

Il vecchio principe si fermò e, come se non capisse, fissò gli occhi severi sul figlio.

– Io so che nessuno può aiutare se la natura non aiuta, – disse il principe Andréj, evidentemente confuso. – Sono d’accordo che su un milione di casi uno soltanto è disgraziato, ma questo è il suo e il mio desiderio. Le hanno raccontato tante cose, ha fatto dei sogni, e ha paura.

– Ehm!… Ehm!… – disse fra sé il vecchio principe, seguitando a scrivere. – Lo farò – Egli tracciò la sua firma e a un tratto si volse rapidamente al figlio e si mise a ridere. – Cattivo affare, eh?

– Che cattivo affare, babbo?

– Tua moglie! – disse laconicamente e in modo significativo il vecchio principe.

– Non capisco, – disse Andréj.

– Ma non c’è niente da fare, amico mio, – disse il principe, – sono tutte così, non te ne liberi più. Non aver paura, non lo dirò a nessuno; ma lo sai anche tu.

Gli prese la mano nella sua, piccola e ossuta, la scosse, guardando dritto in viso al figlio coi suoi occhi acuti che sembravano vedere attraverso le persone, e rise di nuovo del suo riso freddo.

Il figlio sospirò, confessando con quel sospiro che il padre lo aveva capito.

Il vecchio, seguitando a piegare e a sigillare la lettera, con la sua solita vivacità prendeva e posava la ceralacca, il sigillo e la carta.

– Che farci? È bella! Farò ogni cosa. Tu sta’ tranquillo, – diceva, parlando a scatti, mentre sigillava la lettera.

Andréj taceva: gli faceva piacere e dispiacere insieme che suo padre lo avesse capito. Il vecchio si alzò e porse la lettera al figlio.

– Ascolta, – disse, – di tua moglie non ti dar pensiero: quello che sarà possibile fare sarà fatto. Ora ascolta: da’ questa lettera a Michaíl Ilariònovic. Gli scrivo che ti metta in buoni posti e non ti tenga a lungo come aiutante di campo: è una funzione maledetta! Digli che mi ricordo di lui e gli voglio bene. Scrivimi poi come t’avrà ricevuto. Se sarà buono, seguita a servire. Il figlio di Nicolàj Andréjevic Bolkonskij non servirà mai nessuno per grazia. Ora vieni qua.

Parlava così rapidamente che non finiva metà delle parole, ma il figlio era avvezzo a capirlo. Egli condusse il figlio alla scrivania, ne alzò il coperchio, prese una scatola e ne tirò fuori un quaderno coperto della sua scrittura forte, lunga e serrata.

– È probabile che io muoia prima di te. Sappi che queste sono le mie memorie: le darai all’imperatore dopo la mia morte. Ora, ecco una polizza della banca e una lettera: è un premio per chi scriverà la storia delle guerre di Suvòrov. Mandale all’Accademia. Qui ci sono le mie note: le leggerai quando non ci sarò più, ne trarrai profitto.

Andréj non disse al padre che certamente sarebbe ancora vissuto a lungo. Capiva che era inutile dirlo.

– Sarà fatto, babbo, – rispose.

– E ora, addio! – Diede la mano da baciare al figlio e lo abbracciò – Ricordati una cosa sola, principe Andréj, che se ti uccidono, per me, vecchio, sarà un gran dolore… – Tacque all’improvviso e poi, tutt’a un tratto, continuò con voce acuta: – Ma se apprendessi che non ti sei comportato come un figlio di Nikolàj Bolkonskij, io mi… vergognerei! – stridette.

– Questo avreste potuto far a meno di dirmelo, babbo, – disse sorridendo il figlio.

– Il vecchio tacque.

– Volevo ancora pregarvi, – continuò il principe Andréj, – se mi uccideranno e avrò un figlio, non lo fate allontanare da voi, come vi dicevo ieri: che cresca in casa vostra… ve ne prego.

– Non debbo darlo a tua moglie? – disse il vecchio e rise.

Essi stavano in silenzio uno di fronte all’altro. Gli occhi acuti del vecchio guardavano fisso e dritto negli occhi del figlio. Qualcosa tremò nella parte inferiore del viso del vecchio principe.

– Ci siamo salutati… Va’! – disse egli a un tratto. – Va’! – gridò con voce forte e rabbiosa, aprendo la porta.

– Che c’è, che c’è? – domandarono la principessa e la principessina, avendo veduto i principe Andréj, e poi per un momento la figura del vecchio che si era affacciato in veste da camera bianca, senza parrucca, coi suoi occhiali da vecchio, e gridava con voce irritata.

Il principe Andréj sospirò e non rispose nulla.

– Su, – disse poi rivolgendosi alla moglie. E questo «su» suonava come un freddo sarcasmo, come se avesse detto: «Ora fate le vostre commedie».

André, déjà!1 – disse la piccola principessa impallidendo e guardando con spavento il marito. Egli l’abbracciò. Ella mandò un grido e cadde senza conoscenza sulla spalla di lui. Cautamente egli ritrasse la spalla sulla quale ella era appoggiata, la guardò in viso e l’adagiò con cura su una poltrona.

Adieu, Marie2, – disse sottovoce alla sorella; essi si baciarono con la mano nella mano, poi a passi veloci egli uscì dalla stanza.

La principessa era abbandonata sulla poltrona, M.lle Bourienne3 le stropicciava le tempie. La principessa Marja, sorreggendo la cognata, coi suoi begli occhi lacrimosi guardava ancora la porta dalla quale era uscito il principe Andréj e gli faceva dietro il segno della croce. Dallo studio giungevano, come spari, i ripetuti suoni rabbiosi del vecchio che si soffiava il naso. Appena uscito il principe Andréj, la porta si aprì bruscamente e apparve la severa figura del vecchio in veste da camera.

– Se n’è andato? Va bene! – disse egli, guardando rabbiosamente la piccola principessa svenuta, scosse il capo con rimprovero e sbatté la porta.

COME ENTRARE NELL’ANIMA DEI PERSONAGGI  Nel colloquio il vecchio principe si mostra come sempre penetrante e diretto: il debole carattere della nuora (Liza) gli appare troppo lontano dalla sensibilità di Andréj. Tuttavia, in ciò che i due non si dicono e che è appena accennato, nello scarto fra il tono brusco delle parole del padre e la difficoltà con cui egli stesso si muove (con gesti che tradiscono il coinvolgimento e la comprensione per il figlio), Tolstòj riesce a esprimere tutta la tensione del momento.
Rivediamo alcuni dettagli: l’inchiostro che schizza a causa del movimento troppo rapido della penna; gli occhi acuti del vecchio che guarda il figlio; Andréj che conferma l’intuizione del padre con un sospiro; le disposizioni del padre per ciò che accadrà dopo la sua morte.
E infine due frasi che mettono ancora meglio in rilievo la capacità di penetrazione psicologica di Tolstòj (e quella, altrettanto grande, di tradurre in parole questo acume). La prima, verso la fine del colloquio: «Qualcosa tremò nella parte inferiore del viso del vecchio principe», con quel «qualcosa» che nella sua indeterminatezza rende con realismo ancora maggiore la reazione fisica del principe, che è brusca, incontrollata, perché egli non vuole cedere all’emozione. Poco più avanti, ecco un altro tocco magistrale: «Dallo studio giungevano, come spari, i ripetuti suoni rabbiosi del vecchio che si soffiava il naso». Andréj è uscito. Rimasto solo, non visto da nessuno, il vecchio principe ha pianto, ma Tolstoj non lo dice, lo suggerisce soltanto, lasciando che sia l’intelligenza del lettore a interpretare la sua allusione.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Il padre ringrazia Andréj perché non perde tempo e non “si attacca alle sottane” di una donna: che cosa intende con questa affermazione?



ANALIZZARE


2. Di fronte alla prospettiva della partenza di Andréj per il fronte, il padre sembra indifferente. In realtà alcune sue azioni rivelano quanto per lui sia emotivamente difficile il distacco. Quali?



3. Il dialogo tra padre e figlio verte a un certo punto sulla condizione femminile: i due sono d’accordo nel dire che le donne sono un male necessario. Quali sarebbero, in sostanza, i loro pregi e i loro difetti?



CONTESTUALIZZARE


4. In famiglia, con la madre e la sorella, Andréj parla francese. Francese è anche la dama di compagnia della principessa Marja. Che cosa ci suggerisce, questo, intorno alla buona società russa del tempo? Documentati ed esponi in classe i risultati della ricerca.



INTERPRETARE


5. Perché ad Andréj fa «piacere e dispiacere insieme che suo padre lo avesse capito»?



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  1. André, déjà!: André, già (cioè: “è già ora”).
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  3. Adieu, Marie: addio, Maria.
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  5. M.lle Bourienne: la signorina (mademoiselle, in francese, abbreviato con M.lle) Bourienne, dama di compagnia della principessa Marja.
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