Giordano da Pisa

Quaresimale fiorentino

Come una nave in mezzo al mare: una predica

La predica seguente prende spunto da un versetto del Vangelo di Marco (6,47) che si trova nel passo in cui l’evangelista racconta di Gesù che cammina sulle acque; partendo di qui, Giordano sviluppa il paragone tra la nave e l’uomo.

Del vangelio della nave: Et erat navis in medio maris. Et era la nave in meçço1 del mare.

[...] Or che è a che dire2 questa nave che era in meçço del mare? Certo questa nave sono li homini et lo mare è questo mondo, lo quale è pieno di molte tempestadi [...]. Unde3 per la nave si prende4 l’omo in questo mondo. Or tu potresti dire: «Ecci altra ragione5 perché la nave significhi l’omo et l’umana creatura?». Frate sì, et questa è nobile ragione. Ciò che corporalmente è in della nave6, et sì come la nave è facta et di quelle cose che abbisogna la nave, così et di quelle medesme abbisogna l’omo et così è facto. Unde veggiamo della nave come ella sia facta et di che cose abbisogna et come si navichi: et così è spiritualmente quando ad noi, però che noi siamo come nave in questo mondo [...]. Unde se l’omo vuole navigare, cioè se l’anima sua vuole andare per mare et pervenire al porto di salute7, conviene8 ch’elli sia nave, cioè che esso homo, che è nave, ad andare sia facto come nave. [... Ma] dimmi: se uno fusse in uno legno ritondo come una tina potrebbe elli navigare9? No, ansi oggi li marinari usano galee10 che sono lunghe et ànno lo corpo stretto, et non le navi, perché navicano meglio però che le navi non sono così strette. Se l’omo, in questo mondo, delle cose del mondo desiderasse et volessene troppe, quante più ne desiderasse tanto più si sciampierebbe lo corpo della nave sua11 [...]. Unde veggiamo che li ’mperadori che desideraro tutto ’l mondo ed ebberlo12, che la loro nave crebbe tanto in del ventre13 che diventoe ritonda [...]; unde avendo tutto lo mondo, diventòno facti come tine14 et però non poterono navigare ad porto di salute. Unde quelli imperadori andòno15 allo ’nferno, però che la lor nave diventoe ritonda in tanto fue ampia.

IL VERSETTO COME PRETESTO  Ecco, in breve, un buon esempio del modo di procedere del predicatore. Il versetto evangelico offre soltanto un aggancio verbale. Giordano non mette il versetto in relazione con la storia di Gesù, non lo legge all’interno del suo contesto originario ma interpreta le parole e le metafore contenute nel versetto su un piano allegorico: sovrappone cioè alla lettera del testo (l’evangelista sta per narrare il miracolo di Gesù che cammina sulle acque) un’interpretazione spirituale che con il testo non ha alcun rapporto.

L'UOMO È UNA NAVE  Il Vangelo parla di una nave. Ma che cos’è la nave? La nave è l’uomo,
1. perché anche l’uomo, come la nave, deve resistere in mezzo alle tempeste;
2. perché anche l’uomo, come la nave, deve tener ferma la barra del timone in modo da approdare, alla fine del suo viaggio, al porto della salvezza;
3. perché anche all’uomo, come alla nave, conviene viaggiare leggero, cioè non accumulare troppe sostanze, troppi pesi che gli impediscano la navigazione (qui la similitudine è un po’ più peregrina: Giordano paragona l’uomo virtuoso a quelle imbarcazioni leggere che, con la loro forma affusolata, fendono meglio le onde).
La dimostrazione è incalzante, serrata: Giordano possiede sia una grande abilità nell’articolare la sua dimostrazione sia una grande fantasia.

L'ARTE DI CATTURARE L'ATTENZIONE  Ma è notevole soprattutto il fatto che, dalla trascrizione, emergano “marche di oralità” come quella che troviamo quasi all’inizio del brano: «Or tu potresti dire...» (e segue una domanda). È quella che in retorica si definisce sermocinatio: quando si introduce nel proprio discorso la voce di un altro personaggio. Qui però possiamo ben immaginare che, nel momento in cui diceva “tu”, Giordano si rivolgesse al suo pubblico, forse indicando uno degli astanti: bell’effetto oratorio grazie al quale il monologo si trasforma per un attimo in un dialogo, e la comunicazione si fa più coinvolgente e più tesa (di fatto, è un artificio che viene usato spesso anche oggi nei discorsi che vogliono riuscire persuasivi: in politica, nella pubblicità eccetera). 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Riassumi in una frase il contenuto della predica.



ANALIZZARE E INTERPRETARE


2. Di che cosa sono simbolo la nave e il mare?



3. Indica, nel brano, il punto in cui Giordano da Pisa spiega l’analogia tra la nave e l’uomo.



4. Di cosa sono metafora il «porto di salute», la tina, le galee?



5. Indica le espressioni con cui l’oratore si rivolge al suo uditorio.



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  1. meçço: qui e più avanti, la c cedigliata va letta come -z- (mezzo).
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  3. che ... dire: cosa vuol dire.
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  5. Unde: onde; di qui; perciò.
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  7. si prende: s’intende.
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  9. Ecci ... ragione: c’è un’altra ragione.
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  11. Ciò ... nave: ciò che c’è fisicamente nella nave.
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  13. porto di salute: porto in cui la nave (cioè l’anima dell’uomo) trova la salvezza.
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  15. conviene: è necessario.
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  17. se ... navigare?: se uno si trovasse in contenitore di legno rotondo come un tino, potrebbe navigare?
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  19. galee: imbarcazioni leggere. Come altri termini della navigazione, galea è una parola d’origine bizantina (nei primi secoli del Medioevo l’impero bizantino aveva la più grande flotta del Mediterraneo), che in greco voleva dire “donnola”, e che poi è passata a indicare un’imbarcazione leggera, affusolata (come il corpo di una donnola, appunto). Si trova più spesso la forma galera , che ha la stessa etimologia, e che viene adoperata – in contesti colloquiali – al posto di “prigione, carcere” (“finire in galera”, “uscire di galera”): perché nel Quattrocento e nel Cinquecento accadeva spesso che chi commetteva delitti particolarmente gravi venisse condannato non a morte o al carcere, ma al servizio sulle navi dello stato, come rematore (servizio che era assai più ingrato della detenzione in un carcere).
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  21. tanto ... sua: tanto più lo scafo della sua nave si allargherebbe (sciampierebbe , da ampio ).
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  23. che ... ebberlo: che desiderarono tutto il mondo, e lo ebbero.
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  25. crebbe ... che: lo scafo, la pancia della loro nave (e la loro stessa pancia) crebbe tanto che...
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  27. diventòno ... tine: diventarono tondi come tini.
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  29. andòno: andarono.
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