Denis Diderot e Jean-Baptiste d’Alembert

Enciclopedia

Contro le religioni rivelate. La voce Preti dell’Enciclopedia

Tra i temi ricorrenti della polemica illuministica in tutta Europa vi era la critica della religione. Da quando il filosofo olandese Baruch Spinoza aveva affermato nel Trattato teologico-politico (1670) che la Bibbia deve essere considerata alla stregua di qualunque altra testimonianza storica, lo studio delle religioni aveva ricevuto uno straordinario impulso anche tra gli intellettuali laici, che con le armi della critica intendevano smantellare il sistema di dominio sulle coscienze fondato sulla rivelazione cristiana. 
In quest’ottica va letto l’articolo Preti (Prêtres) uscito nel 1766 nel tomo XIII dell’Encyclopédie. L’articolo apparve senza firma, ma vi sono buone ragioni per attribuirlo al barone d’Holbach (Paul Henri Thiry), anzitutto in virtù dei suoi contenuti, che sono riconducibili a quelli delle opere che d’Holbach – una delle voce più ferme dell’ateismo settecentesco – avrebbe pubblicato negli anni immediatamente seguenti. Esiste poi una testimonianza del figlio di d’Holbach che assegna al padre alcuni articoli non scientifici – tra cui, appunto, quello sui preti – da aggiungere all’ampio numero di articoli sulla fisica, la metallurgia, la mineralogia e altri argomenti scientifici da lui composti, basandosi in particolare sulla letteratura pubblicata in Germania (d’Holbach era nato a Edesheim, nel Palatinato, nel 1723).

PRETI, s. m. pl. (Religione e Politica). Con questo termine si designano tutti coloro che attendono alle funzioni dei culti religiosi esistenti nei vari paesi della terra.
Il culto esteriore consiste in cerimonie intese a colpire i sensi degli uomini, e a inculcare loro venerazione per la divinità cui rendono omaggio. Poiché la superstizione aveva moltiplicato le cerimonie dei vari culti, le persone destinate a celebrarli costituirono ben presto una casta a sé1, che fu esclusivamente addetta al servizio degli altari; si credette che coloro che erano dediti a così alte cure si dessero anima e corpo alla divinità; da allora, condivisero con essa il rispetto degli esseri umani; fu ammessa la loro superiorità rispetto alle comuni occupazioni, e i popoli si credettero in obbligo di provvedere al mantenimento di coloro che erano investiti dell’ufficio più venerabile e importante; e costoro, chiusi nella cerchia dei loro santuari, avevano scarsi contatti con gli altri; ciò dovette accrescere ancor più il rispetto verso codesti solitari; gli uomini presero a considerarli come prediletti dagli dèi, depositari e interpreti delle loro volontà, mediatori fra gli dèi e i mortali.
È piacevole dominare i propri simili; i preti seppero mettere a profitto l’alta opinione che avevano suscitato nell’animo dei concittadini; sostennero2 che gli dèi si manifestavano loro; ne annunziarono i decreti; insegnarono dogmi; prescrissero quel che si doveva credere e quel che si doveva respingere; decisero quel che piaceva o dispiaceva alla divinità; emisero oracoli; predissero il futuro all’uomo inquieto e curioso, lo fecero tremare per il timore delle punizioni3, che gli dèi irritati minacciavano ai temerari che osassero dubitare della loro missione, o discutere la loro dottrina.
Per rafforzare il proprio dominio raffigurarono gli dèi crudeli, vendicativi, implacabili; introdussero cerimonie, iniziazioni, misteri, la cui atrocità poté fomentare negli uomini quello spirito di cupa malinconia ch’è tanto favorevole al dominio del fanatismo4; allora il sangue umano sgorgò a fiotti sugli altari; i popoli, soggiogati dalla paura, ebbri di superstizione, ritennero di non pagare mai abbastanza cara la benevolenza celeste: le madri, a ciglio asciutto, gittarono nelle fiamme ruggenti i loro teneri figli; migliaia di vittime umane caddero sotto la lama dei sacrificanti; i popoli si sottoposero a una quantità di pratiche frivole e ripugnanti ma utili ai preti, e le più assurde superstizioni accrebbero e confermarono la loro potenza.
Esenti da obblighi e sicuri del loro imperio, i preti, per alleviare la noia della solitudine, studiarono i segreti della natura, misteri sconosciuti all’uomo comune; donde la scienza tanto vantata dei preti egiziani. In generale si può notare che presso tutti i popoli selvaggi e ignoranti medicina e sacerdozio5 sono esercitati dalle stesse persone. I preti erano utili al popolo, e ciò non mancò di rafforzarne il potere. Alcuni di essi andarono oltre; lo studio della fisica procurò loro mezzi atti a sbalordire con gesta strepitose; furono considerate azioni soprannaturali perché se ne ignoravano le cause; donde un’infinità di prodigi, d’incantesimi, di miracoli; gli esseri umani, stupiti, credettero che i loro sacrificatori comandassero agli elementi, disponessero a loro piacimento delle vendette e dei favori del cielo, e meritassero di condividere con gli dèi la venerazione e il timore dei mortali.
Era difficile che uomini così venerati si mantenessero a lungo nei limiti della subordinazione necessaria al buon ordine della società: il sacerdozio, inorgoglito dal proprio potere6, mise spesso in discussione i diritti della monarchia; i sovrani, sottomessi anch’essi come i sudditi alle leggi della religione, non furono abbastanza forti per ribellarsi alle usurpazioni e alla tirannide dei ministri; il fanatismo e la superstizione tennero il coltello sospeso sul capo dei monarchi; il trono vacillò quando questi tentarono di punire o respingere uomini sacri, i cui interessi erano solidali con quelli della divinità; resistere loro fu come ribellarsi al cielo. Toccarne gli interessi fu sacrilegio; volerne limitare il potere fu come voler scalzare le fondamenta della religione. […] I popoli sarebbero stati fin troppo fortunati, se i preti impostori avessero soltanto abusato del potere che il loro ministero conferiva loro sugli uomini; nonostante la sottomissione e la dolcezza tanto raccomandate dal Vangelo, nei secoli tenebrosi si sono visti preti del dio della pace inalberare lo stendardo della rivolta, armar la mano dei sudditi contro i sovrani, ordinare con insolenza ai re di scender dal trono, arrogarsi il diritto di rompere i sacri legami che stringono i popoli ai loro capi, trattare da tiranni i prìncipi che si opponevano alle loro audaci imprese, pretendere per se stessi una chimerica7 indipendenza dalle leggi8, fatte per obbligare egualmente tutti i cittadini. Queste vane pretese sono state cementate a volte da fiumi di sangue: si sono affermate in ragione dell’ignoranza dei popoli, della debolezza dei sovrani e dell’abilità dei preti; i quali spesso sono riusciti a conservare i loro diritti usurpati; nei paesi ove domina l’orribile inquisizione9, essa fornisce frequenti esempi di sacrifici umani, che non sono affatto inferiori, per barbarie, a quelli dei preti messicani. Non è così nei paesi rischiarati dai lumi della ragione e della filosofia; qui il prete non dimentica mai che è uomo, suddito, cittadino.

LA CASTA DEI SACERDOTI L’articolo non ha una struttura strettamente storica, e solo in alcuni passaggi della trattazione la funzione sacerdotale viene inserita in un contesto definito, in realtà più geografico che storico (a un certo punto si allude ai preti egiziani, ai druidi in Gallia, ai Messicani e ai loro «barbari preti»). Sacrificando le differenze storiche e riportando la figura del prete a un tipo universale, d’Holbach individuava un obiettivo polemico che andava descritto non tanto storicamente quanto politicamente. Il ruolo sociale del prete è presentato come svincolato da ogni dimensione spirituale, consistendo in ultima istanza nella creazione di una «casta a sé», capace di imporre la propria presunta superiorità sui popoli (che infatti devono occuparsi anche del loro mantenimento). La reputazione dei preti risiede anzitutto nella loro capacità di presentarsi come intermediari tra il divino e l’umano; perché questa impostura non venisse messa in discussione, i preti introdussero cerimonie e misteri, alimentando la paura con la superstizione, e costringendo le loro vittime a pratiche insieme inutili e ripugnanti.

IL CONTROLLO SULLA MONARCHIA Se è vero che «è piacevole dominare i propri simili», è altrettanto vero che l’ambizione sfrenata della casta sacerdotale non si limitò al dominio del popolo, ma si mise in conflitto addirittura con la suprema autorità politica: «il fanatismo e la superstizione tennero il coltello sospeso sul capo dei monarchi». Tra gli strumenti principali di questo progetto destabilizzante ci sono stati la censura e l’inquisizione, su cui si è fondato l’abuso dei preti impostori, poco sensibili agli appelli alla sottomissione e alla dolcezza contenuti nel Vangelo. Gli abusi, e i fiumi di sangue che ne sono spesso seguiti, sono stati possibili non solo grazie all’abilità dei preti, ma anche in virtù della debolezza dei sovrani e dell’ignoranza dei popoli. Per questo motivo la riflessione finale di d’Holbach – in sintesi: nei paesi dove la ragione ha preso il sopravvento sulla superstizione religiosa i sacerdoti sono finalmente ridotti a sudditi e cittadini – vale tanto come motivo filosofico-educativo quanto come programma politico.

DALLA PAGINA ALLA REALTÀ Un programma che di lì a pochi anni passerà dalla pagina alla realtà dello scontro politico e sociale: anzitutto con la soppressione dell’ordine dei gesuiti, a lungo principale obiettivo della polemica anti-cattolica in Europa; poi con l’attacco sferrato in Francia dalla Rivoluzione contro le concessioni al clero, le immunità fiscali e tutta la serie di esenzioni, prerogative, diritti, insomma privilegi acquisiti nel corso dei secoli, e ora revocati in nome dei valori di uguaglianza che gli illuministi di tutta Europa avevano proclamato durante tutto il Settecento, e che nell’Enciclopedia di Diderot e d’Alembert avevano trovato un formidabile strumento di diffusione.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 «È piacevole dominare i propri simili»: in quali modi, secondo l’autore, i preti hanno messo in pratica questa massima?

2 Perché nel testo si dice che «medicina e sacerdozio sono esercitati dalle stesse persone»?

3 A quale destino, secondo d’Holbach, va incontro chi non si conforma ai dettami dell’autorità religiosa?

ANALIZZARE

4 Quali accezioni hanno, in questa pagina, i termini religione e superstizione? Hanno lo stesso significato?

CONTESTUALIZZARE

5 «Non è così nei paesi rischiarati dai lumi della ragione e della filosofia; qui il prete non dimentica mai che è uomo, suddito, cittadino»: a quali paesi e a quale programma culturale allude questa riflessione conclusiva di d’Holbach?

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  1. casta a sé: inizialmente la casta si era costituita per evitare la moltiplicazione dei culti indotta dalla diffusa superstizione.
  2. sostennero: dopo aver illustrato l’ascesa della casta sacerdotale, d’Holbach esamina la fase in cui i preti trasformano la reputazione guadagnata in potere e dominio, costruendo un sistema di dogmi e verità da loro stessi stabilito e del quale si presentano come custodi. Questo preciso passaggio – il sostenere qualcosa di non vero ed essere creduti – è visto da d’Holbach come uno dei momenti tipici dell’impostura religiosa.
  3. tremare … punizioni: tema classico della critica libertina alle religioni positive basate sul meccanismo punizione/premio, condiviso anche da altre correnti dell’Illuminismo europeo, non necessariamente ateistiche. Notoriamente, il tema della funzione civile della religione era stato sviluppato all’inizio del Cinquecento da Machiavelli.
  4. fanatismo: d’Holbach non esita a spingere ancora oltre la sua critica alle religioni, di cui in questo passo sottolinea la natura intrinsecamente violenta, in nome della quale i seguaci di una religione finiscono per compiere “liberamente” atti di sacrificio e auto-mutilazione.
  5. medicina e sacerdozio: qui d’Holbach mette in risalto un altro elemento del dominio esercitato dalla classe sacerdotale, che si fonda sul presunto accesso da parte dei preti a conoscenze segrete altrimenti inaccessibili al volgo ignorante, per non dire di tecniche e poteri miracolosi.
  6. inorgoglito … potere: la casta sacerdotale è presentata come un potere dentro il potere, un partito capace di porsi come alternativa, ovviamente destabilizzante, al legittimo sovrano.
  7. chimerica: immaginaria, irreale.
  8. indipendenza dalle leggi: nella voce Teocrazia, uscita nel tomo XVI dell’Encyclopédie, d’Holbach rincarerà la dose affermando che «i preti hanno accettato di sottomettersi soltanto a Dio … hanno voluto formare, all’interno degli Stati, uno Stato distinto e indipendente dal potere civile».
  9. l’orribile inquisizione: la violenza in questione ora non è più quella del sacrificio accettato dai seguaci, ma quella della repressione imposta dall’autorità religiosa a chiunque nella società si rifiuti di sottostare ai dettami della casta.