Pietro Bembo

Rime

Crin d ’oro crespo e d ’ambra tersa e pura

In questo sonetto , risalente con ogni probabilità al periodo dell’amore tormentato per Lucrezia Borgia (1502-1503), Bembo descrive le bellezze della donna amata seguendo fedelmente il modello petrarchesco. La ripresa puntuale del lessico usato da Petrarca nel Canzoniere ha fatto sì che questo testo diventasse, nel Cinquecento, un vero e proprio paradigma per la descrizione della bellezza femminile, tanto da essere stato scelto da Berni per confezionare una dissacrante parodia del petrarchismo. Anni dopo, anche Tasso riprende il sonetto di Bembo, rielaborando però in maniera originale il tema della ferita d’amore procurata dalla bellezza della donna.

Crin d’oro crespo1 e d’ambra2 tersa e pura,
ch’a l’aura3 su la neve4 ondeggi e vole5,
occhi soavi e più chiari che ’l sole6,
da far giorno seren la notte oscura7,

riso, ch’acqueta8 ogni aspra pena e dura9,
rubini10 e perle, ond’escono11 parole 
sì dolci, ch’altro ben l’alma non vòle12,
man d’avorio, che i cor distringe e fura13,
 
cantar14, che sembra d’armonia divina,
senno maturo a la più verde etade15,
leggiadria16 non veduta unqua fra noi,

giunta a somma beltà somma onestade17
fur l’esca del mio foco18, e sono in voi
grazie, ch’a poche il ciel largo destina19.

 

Metro: sonetto con schema ABBA ABBA CDE DEC.

UN LUNGO ELENCO Il sonetto, a ben guardare, non è che un elenco, una specie di catalogo, di immagini e concetti che servono a lodare le bellezze della donna amata. Tale catalogo è una ripresa quasi letterale di sintagmi e stilemi utilizzati da Petrarca nel Canzoniere, come se Bembo volesse raccogliere qui una sorta di repertorio lessicale dal quale i petrarchisti potranno attingere ampiamente. Il valore paradigmatico che assume il sonetto di Bembo è del resto dimostrato da due celebri riprese: quella di Berni che, rovesciando il canone classico, realizza una vera e propria parodia della descrizione delle bellezze femminili, e quella di Tasso, che dal modello si discosta per l’originale rielaborazione formale e soprattutto per la conclusione inaspettata.

L’ATTESA Il procedimento elencativo, per accumulo di elementi, utilizzato da Bembo genera nel lettore una sorta di sospensione, il senso di un’attesa, in quanto differisce, cioè rimanda continuamente, la conclusione. Gli ultimi due versi costituiscono in questo senso una sorta di rivelazione finale: tutte le caratteristiche elencate precedentemente sono i soggetti dei due predicati nominali («fuor l’esca» e «sono in voi / grazie»). Nella conclusione, tanto attesa dal lettore, Bembo non solo rende un ulteriore omaggio al modello petrarchesco, attraverso una ripresa quasi letterale dal sonetto 213 del Canzoniere, ma sottolinea anche come le qualità della donna siano una concessione celeste destinata a poche elette.

L’ASPETTO FORMALE Come si è osservato già nelle note, la descrizione idealizzata della figura femminile riprende puntualmente espressioni usate da Petrarca in diversi testi del Canzoniere. Inoltre, l’incipit ricorda immediatamente uno dei più famosi sonetti petrarcheschi, Erano i capei d’oro a l’aura sparsi (Canzoniere, 90), da cui Bembo ricava anche l’ordine nella successione delle immagini. La fedeltà a Petrarca è evidente anche nell’uso delle metafore con cui si descrivono le qualità della donna accostandole a oggetti o materiali preziosi, così come nell’uso delle dittologie («d’oro [...] e d’ambra, tersa e pura», «ondeggi e vole», «soavi e [...] chiari», «aspra pena e dura», «rubini e perle», «distringe e fura») e dell’iperbole («occhi [...] più chiari che ’l sole»). Da notare che l’unico enjambement si trova («sono in voi / grazie») quasi a interrompere la cadenza musicale del testo per sottolineare con decisione ancora maggiore l’unicità delle bellezze dell’amata.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Qual è l’intento perseguito dal poeta in questo sonetto e attraverso quale procedimento stilistico esso viene raggiunto? 

2 Attraverso quali elementi – concreti e astratti – viene descritta la donna? 

ANALIZZARE

3 Analizza la struttura sintattica del sonetto, spiegando tra l’altro lo iato che si crea tra la lunga parte preliminare e i due versi conclusivi.

4 Individua e spiega le metafore e le similitudini presenti nel testo.

5 Individua i contrasti e le antitesi e spiegane la funzione.

6 Nel sonetto puoi trovare uno o più riferimenti a un altro autore da te studiato? Se sì, in quali passaggi del testo?

INTEPRETARE

7 Confronta il testo di Bembo con il sonetto di Petrarca Erano i capei d’oro a l’aura sparsi e metti in rilievo analogie e differenze.

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  1. crin ... crespo: capelli biondi e ricci. È una formula già petrarchesca.
  2. d’ambra ... pura: lucenti come l’ambra.
  3. a l’aura: al vento.
  4. neve: metafora che si riferisce al candore del viso della donna.
  5. vole: riferito al singolare crin: voli.
  6. occhi ... sole: anche questa iperbole riprende una immagine già adoperata da Petrarca nel Canzoniere.
  7. da ... oscura: tanto da trasformare la notte in un giorno sereno; fuor di metafora, in grado di rasserenare l’anima.
  8. acqueta: placa.
  9. ogni ... dura: la dittologia, ossia l’accostamento, in questo caso, di due aggettivi di significato simile, ricalca un’espressione petrarchesca.
  10. rubini e perle: già in Petrarca questi termini vengono utilizzati per indicare metaforicamente le labbra rosse e i denti bianchi dell’amata.
  11. ond’escono: da cui provengono.
  12. ch’altro ... vòle: che l’anima non desidera altro bene.
  13. man ... fura: mano bianca come l’avorio, che incatena e ruba i cuori (degli uomini). Anche in questo caso la metafora man d’avorio si trova già in Petrarca.
  14. cantar: canto.
  15. senno ... etade: matura saggezza pur nella giovane età. All’esaltazione delle caratteristiche fisiche della donna Bembo aggiunge quella delle sue qualità morali.
  16. leggiadria ... noi: grazia, eleganza mai (unqua è latinismo) vista prima tra noi mortali.
  17. giunta ... onestade: straordinaria dignità unita a una straordinaria bellezza.
  18. fur ... foco: furono la miccia che accese in me il fuoco d’amore. Il sostantivo esca, propriamente una materia facilmente infiammabile, è impiegato già da Petrarca per indicare la causa dell’amore.
  19. grazie ... destina: doni che il cielo concede così generosamente (largo, aggettivo predicativo del soggetto, qui reso come un avverbio) solo a poche donne. Citando quasi letteralmente Petrarca, Bembo rende una sorta di omaggio, nella conclusione, al suo modello.