Eugenio Montale

La bufera e altro

Da un lago svizzero

La poesia che segue, compresa nella sezione Madrigali privati, è indirizzata a Volpe «da un lago svizzero», il Lemàno (o lago di Ginevra). Più precisamente, la poesia è ambientata a Ouchy, quartiere della città di Losanna che sorge sulle sponde del Lemano. Il testo di Da un lago svizzero ha una particolarità quasi enigmistica: contiene infatti un “acrostico”, cioè quell’artificio per cui leggendo in colonna le prime lettere di ciascun verso si ottiene una parola o una frase di senso compiuto. In questo caso si legge il nome dell’ispiratrice: Maria Luisa Spaziani. Un gioco, dunque, che ci avverte indirettamente del cambiamento di tono: non siamo più nel contesto tragico di Finisterre e Silvae ma in una dimensione più leggera e confidenziale, che lascia spazio anche al divertimento letterario e a un’aperta rivelazione delle identità, non più manipolate e mitizzate.

    Mia volpe, un giorno fui anch’io il “poeta
    assassinato”:1 là nel noccioleto
    raso, dove fa grotta, da un falò;2
    in quella tana un tondo di zecchino3
5   accendeva il tuo viso, poi calava
    lento per la sua via fino a toccare
    un nimbo, ove stemprarsi; ed io ansioso
    invocavo la fine su quel fondo
    segno della tua vita aperta, amara,
10   atrocemente fragile e pur forte.4



    Sei tu che brilli al buio? Entro quel solco
    pulsante, in una pista arroventata,5
    àlacre6 sulla traccia del tuo lieve
    zampetto di predace7 (un’orma quasi
15   invisibile, a stella) io, straniero,
    ancora piombo; e a volo alzata un’anitra
    nera, dal fondolago, fino al nuovo
    incendio mi fa strada, per bruciarsi.8





Metro: due strofe, rispettivamente di dieci e otto versi tutti endecasillabi. Il numero e la divisione dei versi nelle due strofe dipende dall’acrostico: dieci sono le lettere che formano il nome “Maria Luisa”, otto quelle che formano il cognome “Spaziani”. Le rime sono assenti, ma ci sono alcune assonanze (ad esempio calava / amara, vv. 5, 9) e rime interne (tondo / fondo, vv. 4, 8).

UNA LETTERA EROTICA   Sotto la trama fittissima, quasi incomprensibile, delle immagini e delle metafore, questa è una poesia erotica: «la poesia più erotica che conosca», ha scritto lo stesso Montale. Il titolo informa sul luogo dal quale il poeta scrive (un lago svizzero che sappiamo essere, per più testimonianze, quello di Ginevra) e sul “genere” del testo: che è una lettera alla compagna lontana, citata sia per nome nell’acrostico formato dalle prime lettere di ciascun verso, sia per soprannome: Mia volpe (v. 1). Proprio come accade nelle lettere, il poeta fa riferimento a episodi e circostanze noti soltanto a lui e alla destinataria: un bosco di noccioli, una tana al suo interno (v. 4), e lì un amplesso consumato tempo prima dai due amanti (a questo rimandano le metafore della morte: il “poeta assassinato”, l’ansia nella voce, l’invocazione della fine: petite mort, si chiama, in francese, l’orgasmo). Ora di tutto è rimasto il ricordo, che splende nell’oscurità: Sei tu che brilli al buio? (v. 11). Il poeta ripete, mentalmente, l’atto sessuale, “piomba” ancora sulla donna: Entro quel solco ancora piombo (vv. 11-16): e a questo nuovo incendio (della passione, si direbbe, ma è chiara la simmetria con il falò del v. 3: anche quello va inteso simbolicamente, come “fuoco passionale” sprigionato dai due amanti?) lo scorta, apparizione enigmatica, quasi animale-guida, il volo di un’anatra, levatasi dalle acque del lago. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Riassumi il contenuto della poesia.



ANALIZZARE


2. Fai una breve ricerca sull’enciclopedia o in internet: qual è la storia dell’acrostico? In quale tradizione poetica lo si è usato con particolare frequenza? Quali altri poeti italiani lo hanno adoperato nei loro versi (prova a cominciare la verifica partendo da Boccaccio e da Boiardo).



CONTESTUALIZZARE


3. Chi è la destinataria del componimento? Trova sull’enciclopedia o in rete informazioni sulla sua vita e sulla sua carriera di poetessa.



INTERPRETARE


4. Come si è accennato nelle note, in una lettera datata 22 ottobre 1949 Montale ha scritto a proposito di questa poesia: "Non credo esista (in Italia) una poesia erotica così sublimata, con simboli altrettanto spontanei e puri, ma carnali, non stilnovistici". Partendo da questa considerazione metti a confronto l'immagine di Clizia con quella della ‘Volpe’ che è al centro di questa poesia.



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  1. “poeta assassinato”: Le Poète assassiné è il titolo di un racconto (e della raccolta che lo contiene, pubblicata nel 1916) del poeta e scrittore francese Guillaume Apollinaire. L’opera di Apollinaire contiene acrostici come quello qui usato da Montale, che si paragona al “poeta assassinato” per dare una chiave di lettura del testo (in una precedente stesura del testo si leggeva «anch’io fui il “poeta / Assassinato”: da te inconsapevole» – la donna è dunque identificata scherzosamente con l’omicida).
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  3. raso … falò: la zona del noccioleto consumata dal fuoco; dove fa grotta, cioè dove la macchia degli alberi è più fitta e scura.
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  5. zecchino: oro fino. Il tondo di zecchino è forse una macchia, un cerchio di luce che rischiara il volto di Volpe, per poi calare e affievolirsi in una zona d’ombra (nimbo, v. 7).
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  7. ed io … forte: serie di metafore che allude all’atto sessuale: la fine è l’orgasmo; il fondo (cioè cavo, profondo) segno della tua vita aperta è probabilmente l’organo sessuale della donna.
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  9. Entro … arroventata: altre metafore che si riferiscono al corpo della donna (sul quale il poeta, dirà più avanti, ancora piombo, v. 16), visto o ricordato durante l’amplesso: «Non credo esista (in Italia) – ha commentato lo stesso Montale – una poesia erotica così sublimata, con simboli altrettanto spontanei e puri, ma carnali, non stilnovistici».
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  11. àlacre: fervido, pronto.
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  13. zampetto di predace: l’orma della volpe, una predatrice (della quale il poeta segue le tracce, come imitando una scena di caccia).
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  15. incendio … bruciarsi: il nuovo incendio, dopo il falò nel noccioleto (vv. 2-3) che ha stanato la volpe; metaforicamente, si può pensare all’incendio anche come fuoco amoroso.
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