Giovanni Boccaccio

Decameron

Dal tramonto all’alba: il racconto di formazione di Andreuccio da Perugia

Di notte capitano sempre le cose peggiori: come in un film dell’orrore o in un noir, nella novella di Andreuccio da Perugia accade tutto in una notte, e solo al mattino il protagonista riesce a mettersi in salvo. E proprio come nei film dell’orrore, d’azione o di avventura, Andreuccio è uno sprovveduto che però – messo alle strette – impara in fretta, e alla fine riesce in qualche modo a cavarsela: ingannato, scopre che per farla franca deve ingannare a sua volta gli altri.

Andreuccio da Perugia, venuto a Napoli a comperar cavalli, in una notte da tre gravi accidentisoprapreso2, da tutti scampato con un rubino si torna3 a casa sua.

Le pietre da Landolfo trovate4 – cominciò la Fiammetta, alla quale del novellare la volta toccava5 – m’hanno alla memoria tornata6 una novella non guari7 meno di pericoli in sé contenente che la8 narrata dalla Lauretta, ma in tanto differente da essa, in quanto quegli9 forse in più anni e questi nello spazio d’una sola notte addivennero10, come udirete.

Fu, secondo che io già intesi11, in Perugia un giovane il cui nome era Andreuccio di Pietro, cozzone12 di cavalli; il quale, avendo inteso che a Napoli era buon mercato di cavalli, messisi in borsa cinquecento fiorin13 d’oro, non essendo mai più14 fuori di casa stato, con altri mercatanti15 * là se n’andò. Dove giunto16 una domenica sera in sul vespro17, dall’oste suo informato la seguente mattina fu in sul Mercato18, e molti ne vide e assai ne gli19 piacquero e di più e più mercato20 tenne, né di niuno potendosi accordare, per mostrare che per comperar fosse, sì come rozzo e poco cauto più volte in presenza di chi andava e di chi veniva trasse fuori questa sua borsa de’ fiorini che aveva21.

E in questi trattati22 stando, avendo esso23 la sua borsa mostrata, avvenne che una giovane ciciliana24 bellissima, ma disposta per piccol pregio a compiacere a qualunque uomo25, senza vederla egli26, passò appresso di lui27 e la sua borsa vide e subito seco28 disse: «Chi starebbe meglio di me se quegli29 denari fosser miei?» e passò oltre. Era con questa giovane una vecchia similmente30 ciciliana, la quale, come vide Andreuccio, lasciata oltre la giovane andare, affettuosamente corse a abbracciarlo: il che la giovane veggendo31, senza dire alcuna cosa, da una delle parti la cominciò a attendere. Andreuccio, alla vecchia rivoltosi e conosciutala32, le fece gran festa, e promettendogli essa di venire a lui33 all’albergo, senza quivi34 tenere troppo lungo sermone35, si36 partì: e Andreuccio si tornò a mercatare ma niente comperò la mattina. La giovane, che prima la borsa d’Andreuccio e poi la contezza37 della sua vecchia con lui aveva veduta, per tentare se modo alcuno trovar potesse a dovere aver38 quelli denari, o tutti o parte, cautamente incominciò a domandare chi colui fosse o donde39 e che quivi facesse40 e come il conoscesse. La quale41 ogni cosa così particularmente de’ fatti d’Andreuccio le disse come avrebbe per poco detto egli stesso42, sì come colei che lungamente in Cicilia col padre di lui e poi a Perugia dimorata era43, e similmente le contò dove tornasse44 e perché venuto fosse.

La giovane, pienamente informata e del parentado45 di lui e de’ nomi, al suo appetito fornire con una sottil malizia, sopra questo fondò la sua intenzione46; e a casa tornatasi, mise la vecchia in faccenda47 per tutto il giorno acciò che48 a Andreuccio non potesse tornare; e presa una sua fanticella49, la quale essa assai bene a così fatti servigi aveva ammaestrata, in sul vespro la mandò all’albergo dove Andreuccio tornava.

La qual50, quivi venuta, per ventura51 lui medesimo e solo trovò in su la porta e di lui stesso il domandò. Alla quale dicendole egli che era desso52, essa, tiratolo da parte, disse: «Messere, una gentil donna di questa terra53, quando vi piacesse, vi parleria54 volentieri». Il quale udendola, tutto postosi mente55 e parendogli essere un bel fante della persona56, s’avvisò57 questa donna dover di lui essere innamorata, quasi altro bel giovane che egli non si trovasse allora in Napoli, e prestamente rispose che era apparecchiato58 e domandolla59 dove e quando questa donna parlar gli volesse.

A cui la fanticella rispose: «Messere, quando di venir vi piaccia, ella v’attende in casa sua».

Andreuccio presto, senza alcuna cosa dir nell’albergo60, disse: «Or via mettiti avanti, io ti verrò appresso».

Laonde61 la fanticella a casa di costei il condusse, la quale dimorava in una contrada chiamata Malpertugio, la quale quanto sia onesta contrada il nome medesimo il dimostra62. Ma esso63, niente di ciò sappiendo né suspicando64, credendosi in uno onestissimo luogo andare e a una cara donna, liberamente65, andata la fanticella avanti, se n’entrò nella sua casa; e salendo su per le scale, avendo la fanticella già la sua donna chiamata e detto «Ecco Andreuccio», la vide in capo della scala farsi a66 aspettarlo.

Ella era ancora assai giovane, di persona grande e con bellissimo viso, vestita e ornata assai orrevolmente67; alla quale68 come Andreuccio fu presso, essa incontrogli da tre gradi discese con le braccia aperte69, e avvinghiatogli70 il collo alquanto stette senza alcuna cosa dire, quasi da soperchia tenerezza impedita71; poi lagrimando gli basciò la fronte e con voce alquanto rotta disse: «O Andreuccio mio, tu sii il ben venuto!».

Esso, maravigliandosi di così tenere carezze, tutto stupefatto rispose: «Madonna, voi siate la ben trovata!».

Ella appresso, per la man presolo, suso72 nella sua sala il menò73 e di quella74, senza alcuna altra cosa parlare75, con lui nella sua camera76 se n’entrò, la quale di rose, di fiori d’aranci e d’altri odori tutta oliva77, là dove egli un bellissimo letto incortinato78 e molte robe su per le stanghe79, secondo il costume di là, e altri assai belli e ricchi arnesi80 vide; per le quali cose, sì come nuovo81, fermamente credette lei dovere essere non men che gran donna82.

E postisi a sedere insieme sopra una cassa che appiè83 del suo letto era, così gli cominciò a parlare: «Andreuccio, io sono molto certa che tu ti maravigli e delle carezze le quali io ti fo e delle mie lagrime, sì come colui che non mi conosci84 e per avventura85 mai ricordar non m’udisti86. Ma tu udirai tosto cosa la quale più ti farà forse maravigliare, sì come è che io sia tua sorella87; e dicoti che, poi che Idio m’ha fatta tanta grazia che io anzi la mia morte ho veduto alcuno de’ miei fratelli, come che88 io disideri di vedervi tutti, io non morrò a quella ora che io consolata non muoia89. E se tu forse questo mai più non udisti90, io tel vo’ dire. Pietro, mio padre e tuo, come io credo che tu abbi91 potuto sapere, dimorò lungamente in Palermo, e per la sua bontà e piacevolezza vi fu e è ancora da quegli che il conobbero amato assai. Ma tra gli altri che molto l’amarono, mia madre, che gentil donna fu e allora era vedova, fu quella che più l’amò, tanto che, posta giù92 la paura del padre e de’ fratelli e il suo onore, in tal guisa93 con lui si dimesticò94, che io ne nacqui e sonne95 qual tu mi vedi. Poi, sopravenuta cagione a Pietro di partirsi96 di Palermo e tornare in Perugia, me con la mia madre piccola fanciulla lasciò, né mai, per quello che io sentissi, più né di me né di lei si ricordò: di che97 io, se mio padre stato non fosse, forte il riprenderei98 avendo riguardo alla ingratitudine di lui verso mia madre mostrata (lasciamo stare allo amore che a me come a sua figliuola non nata d’una fante né di vil femina dovea portare99), la quale le sue cose e sé parimente, senza sapere altrimenti chi egli si fosse, da fedelissimo amor mossa rimise nelle sue mani100. Ma che è? Le cose mal fatte e di gran tempo passate sono troppo più agevoli a riprendere che a emendare101: la cosa andò pur così. Egli mi lasciò piccola fanciulla in Palermo, dove, cresciuta quasi come io mi sono, mia madre, che ricca donna era, mi diede per moglie a uno da Gergenti102, gentile uomo e da bene, il quale per amor di mia madre e di me tornò a stare in Palermo; e quivi, come colui che è molto guelfo103, cominciò a avere alcuno trattato104 col nostro re Carlo105. Il quale106, sentito dal re Federigo107 prima che dare gli si potesse effetto108, fu cagione109 di farci fuggire di Cicilia quando io aspettava110 essere la maggior cavalleressa111 che mai in quella isola fosse; donde, prese quelle poche cose che prender potemmo (poche dico per rispetto alle molte le quali avavamo112), lasciate le terre e li palazzi, in questa terra113 ne rifuggimmo, dove il re Carlo verso di noi trovammo sì grato che, ristoratici114 in parte li danni li quali per lui ricevuti avavamo, e possessioni e case ci ha date, e dà continuamente al mio marito, e tuo cognato che è115, buona provisione116, sì come tu potrai ancor vedere. E in questa maniera son qui, dove io, la buona mercé di Dio e non tua117, fratel mio dolce, ti veggio118».

E così detto, da capo il rabbracciò e ancora teneramente lagrimando gli basciò la fronte.

Andreuccio, udendo questa favola119 così ordinatamente, così compostamente detta da costei, alla quale in niuno atto moriva la parola tra’ denti né balbettava la lingua120, e ricordandosi esser vero che il padre era stato in Palermo e per se medesimo de’ giovani conoscendo i costumi, che volentieri amano nella giovanezza, e veggendo le tenere lagrime, gli abbracciari121 e gli onesti basci122, ebbe ciò che ella diceva più che per vero123. E poscia124 che ella tacque, le rispose: «Madonna, egli non vi dee125 parer gran cosa se io mi maraviglio: per ciò che126 nel vero127, o che mio padre, per che che egli sel facesse, di vostra madre e di voi non ragionasse giammai, o che, se egli ne ragionò, a mia notizia venuto non sia, io per me niuna conscienza aveva di voi se non come se non foste128; e emmi129 tanto più caro l’avervi qui mia sorella trovata, quanto io ci sono più solo e meno questo sperava. E nel vero io non conosco uomo di sì alto affare130 al quale voi non doveste esser cara, non che131 a me che un picciolo mercatante sono. Ma d’una cosa vi priego mi facciate chiaro132: come sapeste voi che io qui fossi?».

Al quale ella rispose: «Questa mattina mel fé133 sapere una povera femina la qual molto meco si ritiene134, per ciò che con nostro padre, per quello che ella mi dica135, lungamente e in Palermo e in Perugia stette; e se non fosse che più onesta cosa mi parea che tu a me venissi in casa tua che io a te nell’altrui, egli ha gran pezza che io a te venuta sarei136».

Appresso queste parole ella cominciò distintamente137 a domandare di tutti i suoi parenti nominatamente138, alla quale di tutti Andreuccio rispose, per questo139 ancora più credendo quello che meno di creder gli bisognava140.

Essendo stati i ragionamenti lunghi e il caldo grande, ella fece venire greco141 e confetti142 e fé dar bere a Andreuccio; il quale dopo questo partir volendosi143, per ciò che ora di cena era, in niuna guisa il sostenne, ma sembiante fatto di forte turbarsi abbracciandol disse144: «Ahi lassa me145, ché assai chiaro conosco come io ti sia poco cara! Che è a pensare che tu sii con una tua sorella mai più da te non veduta, e in casa sua, dove, qui venendo, smontato esser dovresti, e vogli di quella uscire per andare a cenare all’albergo146? Di vero147 tu cenerai con esso meco148: e perché mio marito non ci sia, di che forte mi grava149, io ti saprò bene secondo donna150 fare un poco d’onore».

Alla quale Andreuccio, non sappiendo altro che rispondersi151, disse: «Io v’ho cara quanto sorella si dee avere, ma se io non ne vado, io sarò tutta sera aspettato a cena e farò villania152».

E ella allora disse: «Lodato sia Idio, se io non ho in casa per cui153 mandare a dire che tu non sii aspettato! benché tu faresti assai maggior cortesia, e tuo dovere, mandare a dire a’ tuoi compagni che qui venissero a cenare, e poi, se pure andare te ne volessi, ve ne potresti154 tutti andar di brigata155».

Andreuccio rispose che de’ suoi compagni non volea quella sera, ma, poi che pure a grado l’era156, di lui facesse il piacer suo157. Ella allora fé vista158 di mandare a dire all’albergo che egli non fosse atteso a cena; e poi, dopo molti altri ragionamenti159, postisi a cena e splendidamente di più vivande serviti, astutamente quella menò per lunga160 infino alla notte obscura; e essendo da tavola levati e Andreuccio partir volendosi, ella disse che ciò in niuna guisa sofferrebbe161, per ciò che Napoli non era terra da andarvi per entro162 di notte, e massimamente163 un forestiere; e che come che164 egli a cena non fosse atteso aveva mandato a dire, così aveva dello albergo fatto il somigliante165. Egli, questo credendo e dilettandogli, da falsa credenza ingannato, d’esser con costei, stette166. Furono adunque dopo cena i ragionamenti molti e lunghi non senza cagione tenuti; e essendo della notte una parte passata167, ella, lasciato Andreuccio a dormire nella sua camera con un piccol fanciullo che gli mostrasse se egli volesse nulla168, con le sue femine in un’altra camera se n’andò.

Era il caldo grande: per la qual cosa Andreuccio, veggendosi solo rimaso, subitamente si spogliò in farsetto169 e trassesi i panni di gamba170 e al capo del letto gli si171 pose. E richiedendo il naturale uso di dovere diporre il superfluo peso del ventre172, dove ciò si facesse domandò173 quel fanciullo, il quale nell’uno de’ canti174 della camera gli mostrò uno uscio175 e disse: «Andate là entro». Andreuccio dentro sicuramente passato, gli venne per ventura posto il piè sopra una tavola176, la quale dalla contraposta parte era sconfitta dal travicello sopra il quale era177, per la qual cosa capolevando178 questa tavola con lui insieme se n’andò quindi giuso: e di tanto l’amò Idio, che niuno male si fece nella caduta, quantunque alquanto cadesse da alto, ma tutto della bruttura, della quale il luogo era pieno, s’imbrattò179. Il quale luogo, acciò che meglio intendiate e quello che è detto e ciò che segue, come stesse vi mostrerò180. Egli era in un chiassetto181 stretto, come spesso tra due case veggiamo: sopra due travicelli182, tra l’una casa e l’altra posti, alcune tavole eran confitte183 e il luogo da seder posto, delle quali tavole quella che con lui cadde era l’una184.

Ritrovandosi adunque là giù nel chiassetto Andreuccio, dolente del caso185, cominciò a chiamare il fanciullo; ma il fanciullo, come sentito l’ebbe cadere, così corse a dirlo alla donna. La quale, corsa alla sua camera, prestamente186 cercò se i suoi panni v’erano; e trovati i panni e con essi i denari, li quali esso non fidandosi mattamente187 sempre portava addosso, avendo quello a che ella di Palermo, sirocchia d’un perugin faccendosi, aveva teso il lacciuolo, più di lui non curandosi prestamente andò a chiuder l’uscio del quale egli era uscito quando cadde188.

Andreuccio, non rispondendogli il fanciullo, cominciò più forte a chiamare: ma ciò era niente189. Per che egli, già sospettando e tardi dello inganno cominciandosi a accorgere, salito sopra un muretto che quello chiassolino190 dalla strada chiudea e nella via disceso, all’uscio della casa, il quale egli molto ben riconobbe, se n’andò, e quivi invano lungamente chiamò e molto il dimenò e percosse191. Di che egli piagnendo, come colui che chiara vedea la sua disaventura, cominciò a dire: «Oimè lasso, in come piccol tempo192 ho io perduti cinquecento fiorini e una sorella!».

E dopo molte altre parole, da capo cominciò a battere193 l’uscio e a gridare; e tanto fece così, che molti de’ circunstanti vicini, desti194, non potendo la noia sofferire195, si levarono; e una delle servigiali196 della donna, in vista tutta sonnocchiosa197, fattasi198 alla finestra proverbiosamente199 disse: «Chi picchia là giù?».

«Oh!» disse Andreuccio «o non mi conosci tu? Io sono Andreuccio, fratello di madama Fiordaliso.»

Al quale ella rispose: «Buono uomo, se tu hai troppo bevuto, va’ dormi200 e tornerai domattina; io non so che Andreuccio né che ciance201 son quelle che tu di’; va’ in buona ora202 e lasciaci dormir, se ti piace203».

«Come» disse Andreuccio «non sai che io mi dico? Certo sì sai; ma se pur son così fatti i parentadi di Cicilia, che in sì piccol termine204 si dimentichino, rendimi almeno i panni miei, li quali lasciati v’ho, e io m’andrò volentier con Dio.»

Al quale ella quasi ridendo disse: «Buono uomo, e’ mi par che tu sogni», e il dir questo e il tornarsi dentro e chiuder la finestra fu una cosa.

Di che Andreuccio, già certissimo de’ suoi danni, quasi per doglia205 fu presso206 a convertire in rabbia la sua grande ira, e per ingiuria propose di rivolere quello che per parole riaver non potea207; per che da capo, presa una gran pietra, con troppi maggior colpi che prima fieramente cominciò a percuoter la porta208. La qual cosa molti de’ vicini avanti destisi e levatisi209, credendo lui essere alcuno spiacevole210 il quale queste parole fingesse per noiare211 quella buona femina, recatosi a noia il212 picchiare il quale egli faceva, fattisi alle finestre, non altramenti che a un can forestiere tutti quegli della contrada abbaiano adosso213, cominciarono a dire: «Questa è una gran villania a venire a questa ora a casa le buone femine214 e dire queste ciance; deh! va’ con Dio, buono uomo; lasciaci dormir, se ti piace; e se tu hai nulla a far con lei, tornerai domane, e non ci dar questa seccaggine215 stanotte».

Dalle quali parole forse assicurato216 uno che dentro dalla casa era, ruffiano della buona femina217, il quale egli né veduto né sentito avea218, si fece alle finestre e con una boce219 grossa, orribile e fiera220 disse: «Chi è laggiù?».

Andreuccio, a quella voce levata la testa, vide uno il quale, per quel poco che comprender poté, mostrava di dovere essere un gran bacalare221, con una barba nera e folta al volto, e come se del letto o da alto sonno222 si levasse sbadigliava e stropicciavasi gli occhi: a cui egli, non senza paura, rispose: «Io sono un fratello della donna di là entro».

Ma colui non aspettò che Andreuccio finisse la risposta, anzi più rigido223 assai che prima disse: «Io non so a che io mi tegno che io non vegno là giù, e deati tante bastonate quante io ti vegga muovere224, asino fastidioso e ebriaco225 che tu dei essere, che questa notte non ci lascerai dormire persona»; e tornatosi dentro serrò la finestra.

Alcuni de’ vicini, che meglio conoscieno226 la condizion di colui, umilmente parlando a Andreuccio dissero: «Per Dio, buono uomo, vatti con Dio, non volere stanotte essere ucciso costì227: vattene per lo tuo migliore228».

Laonde Andreuccio, spaventato dalla voce di colui e dalla vista e sospinto da’ conforti di coloro li quali gli pareva che da carità mossi parlassero229, doloroso quanto mai alcuno altro230 e de’ suoi denar disperato231, verso quella parte onde il dì aveva la fanticella seguita, senza saper dove s’andasse, prese la via per tornarsi all’albergo. E a se medesimo dispiacendo per lo puzzo che a lui di lui veniva, disideroso di volgersi al mare per lavarsi, si torse a man sinistra e su per una via chiamata la Ruga Catalana si mise232. E verso l’alto233 della città andando, per ventura davanti si vide due che verso di lui con una lanterna in mano venieno234, li quali temendo non fosser della famiglia della corte o altri uomini a mal far disposti, per fuggirli, in un casolare, il qual si vide vicino, pianamente ricoverò235. Ma costoro, quasi come a quello proprio luogo inviati andassero236, in quel medesimo casolare se n’entrarono; e quivi l’un di loro, scaricati certi ferramenti che in collo avea237, con l’altro insieme gl’incominciò a guardare, varie cose sopra quegli ragionando238.

E mentre parlavano, disse l’uno: «Che vuol dir239 questo? Io sento il maggior puzzo che mai mi paresse sentire»; e questo detto alzata alquanto la lanterna, ebbe veduto il cattivel d’Andreuccio240, e stupefatti domandar: «Chi è là?».

Andreuccio taceva, ma essi avvicinatiglisi con lume il domandarono che quivi così brutto facesse241: alli quali Andreuccio ciò che avvenuto gli era narrò interamente. Costoro, imaginando dove ciò gli potesse essere avvenuto, dissero fra sé: «Veramente242 in casa lo scarabone Buttafuoco243 fia244 stato questo».

E a lui rivolti, disse l’uno: «Buono uomo, come che tu abbi perduti i tuoi denari, tu hai molto a lodare Idio che quel caso ti venne che tu cadesti né potesti poi in casa rientrare245: per ciò che, se caduto non fossi, vivi246 sicuro che, come prima247 adormentato ti fossi, saresti stato amazzato e co’ denari avresti la persona248 perduta. Ma che giova oggimai di piagnere249? Tu ne potresti così riavere un denaio come avere delle stelle del cielo250: ucciso ne potrai tu bene251 essere, se colui sente che tu mai ne facci252 parola».

E detto questo, consigliatisi alquanto, gli dissero: «Vedi, a noi è presa253 compassion254 di te: e per ciò, dove tu vogli con noi essere a fare alcuna cosa la quale a fare andiamo, egli ci pare esser molto certi che in parte ti toccherà il valere di troppo più che perduto non hai255».

Andreuccio, sì come disperato, rispuose ch’era presto256.

Era quel dì sepellito257 uno arcivescovo di Napoli, chiamato messer Filippo Minutolo258, e era stato sepellito con ricchissimi ornamenti e con uno rubino in259 dito il quale valeva oltre cinquecento fiorin d’oro, il quale costoro volevano andare a spogliare260; e così a Andreuccio fecer veduto261.

Laonde262 Andreuccio, più cupido che consigliato263, con loro si mise in via; e andando verso la chiesa maggiore264, e Andreuccio putendo forte265, disse l’uno: «Non potremmo noi trovar modo che costui si lavasse un poco dove che sia, che egli non putisse così fieramente?».

Disse l’altro: «Sì, noi siam qui presso266 a un pozzo al quale suole267 sempre esser la carrucola e un gran secchione; andianne268 là e laverenlo269 spacciatamente270».

Giunti a questo pozzo trovarono che la fune v’era ma il secchione n’era stato levato: per che insieme diliberarono271 di legarlo alla fune e di collarlo272 nel pozzo, e egli là giù si lavasse e, come lavato fosse, crollasse273 la fune e essi il tirerebber suso; e così fecero.

Avvenne che, avendol costor nel pozzo collato274, alcuni della famiglia della signoria275, li quali e per lo caldo e perché corsi erano dietro a alcuno avendo sete, a quel pozzo venieno276 a bere: li quali come quegli due videro, incontanente277 cominciarono a fuggire, li famigliari che quivi venivano a bere non avendogli veduti278. Essendo già nel fondo del pozzo Andreuccio lavato, dimenò279 la fune. Costoro assetati280, posti giù lor tavolacci281 e loro armi e lor gonnelle282, cominciarono la fune a tirare credendo a quella il secchion pien d’acqua essere appicato283. Come Andreuccio si vide alla sponda del pozzo vicino, così, lasciata la fune, con le mani si gittò sopra quella. La qual cosa costor vedendo, da subita paura presi284, senza altro dir lasciaron la fune e cominciarono quanto più poterono a fuggire: di che Andreuccio si maravigliò forte, e se egli non si fosse bene attenuto285, egli sarebbe infin nel fondo caduto forse non senza suo gran danno o morte; ma pure uscitone e queste arme trovate, le quali egli sapeva che i suoi compagni non avean portate, ancora più s’incominciò a maravigliare.

Ma dubitando e non sappiendo che286, della sua fortuna dolendosi, senza alcuna cosa toccar quindi diliberò287 di partirsi: e andava senza saper dove. Così andando si venne scontrato288 in que’ due suoi compagni, li quali a trarlo289 del pozzo venivano; e come il videro, maravigliandosi forte, il domandarono290 chi del pozzo l’avesse tratto. Andreuccio rispose che non sapea, e loro ordinatamente disse come era avvenuto e quello che trovato aveva fuori del pozzo. Di che costoro, avvisatisi come stato era291, ridendo gli contarono292 perché s’eran fuggiti e chi stati eran coloro che su l’avean tirato. E senza più parole fare, essendo già mezzanotte, n’andarono293 alla chiesa maggiore, e in quella assai leggiermente294 entrarono e furono all’arca295, la quale era di marmo e molto grande; e con lor ferro il coperchio, ch’era gravissimo, sollevaron tanto quanto uno uomo vi potesse entrare, e puntellaronlo296.

E fatto questo, cominciò l’uno a dire: «Chi entrerà dentro?».

A cui l’altro rispose: «Non io».

«Né io» disse colui «ma entrivi297 Andreuccio».

«Questo non farò io» disse Andreuccio.

Verso il quale ammenduni298 costoro rivolti dissero: «Come non v’enterrai299? In fé di Dio, se tu non v’entri, noi ti darem300 tante d’uno301 di questi pali di ferro sopra la testa, che noi ti farem cader morto».

Andreuccio temendo v’entrò, e entrandovi pensò seco: «Costoro mi ci fanno entrare per ingannarmi, per ciò che, come302 io avrò loro ogni cosa dato, mentre che io penerò303 a uscir dall’arca, essi se ne andranno pe’ fatti loro e io rimarrò senza cosa alcuna». E per ciò s’avisò di farsi innanzi tratto la parte sua304; e ricordatosi del caro anello che305 aveva loro udito dire, come fu giù disceso così di dito il trasse all’arcivescovo e miselo a sé306; e poi dato il pasturale307 e la mitra308 e’ guanti e spogliatolo infino alla camiscia309, ogni cosa diè310 loro dicendo che più niente v’avea311. Costoro, affermando che esser vi doveva l’anello, gli dissero che cercasse per tutto312: ma esso rispondendo che non trovava e sembiante facendo di cercarne313, alquanto li tenne in aspettare. Costoro che d’altra parte eran sì come lui maliziosi314, dicendo pur che ben cercasse, preso tempo, tiraron via il puntello che il coperchio dell’arca sostenea, e fuggendosi lui dentro dall’arca lasciaron racchiuso. La qual cosa sentendo Andreuccio, qual egli allor divenisse ciascun sel può pensare315.

Egli tentò più volte e col capo e con le spalle se alzare potesse il coperchio, ma invano si faticava316: per che da grave dolor vinto, venendo meno317 cadde sopra il morto corpo dell’arcivescovo; e chi allora veduti gli avesse malagevolmente318 avrebbe conosciuto319 chi più si fosse morto, o l’arcivescovo o egli. Ma poi che in sé fu ritornato, dirottissimamente320 cominciò a piagnere, veggendosi quivi senza dubbio all’un de’ due fini dover pervenire321: o in quella arca, non venendovi alcuni più a aprirla, di fame e di puzzo tra’ vermini del morto corpo convenirlo morire, o vegnendovi alcuni e trovandovi lui dentro, sì come ladro dovere essere appiccato322.

E in così fatti pensieri e doloroso323 molto stando, sentì per la chiesa andar genti e parlar molte persone, le quali, sì come gli avvisava, quello andavano a fare che esso co’ suoi compagni avean già fatto324: di che la paura gli crebbe forte. Ma poi che costoro ebbero l’arca aperta e puntellata, in quistion caddero chi vi dovesse entrare325, e niuno il voleva fare; pur dopo lunga tencione326 un prete disse: «Che paura avete voi? credete voi che egli vi manuchi327? Li morti non mangian gli uomini: io v’entrerò dentro io». E così detto, posto il petto sopra l’orlo dell’arca, volse il capo in fuori e dentro mandò le gambe per doversi giuso328 calare. Andreuccio, questo vedendo, in piè levatosi329 prese il prete per l’una delle gambe e fé sembiante330 di volerlo giù tirare. La qual cosa sentendo il prete mise uno strido331 grandissimo e presto dell’arca si gittò332fuori; della qual cosa tutti gli altri spaventati, lasciata l’arca aperta, non altramente a fuggir cominciarono che se da centomilia diavoli fosser perseguitati333.

La qual cosa veggendo Andreuccio, lieto oltre a quello che sperava, subito si gittò fuori e per quella via onde era venuto se ne uscì dalla chiesa; e già avvicinandosi al giorno, con quello anello in dito andando all’avventura, pervenne334 alla marina e quindi al suo albergo si abbatté335; dove li suoi compagni e l’albergatore trovò tutta la notte stati in sollecitudine de’ fatti suoi336. A’ quali ciò che avvenuto gli era raccontato337, parve per lo consiglio dell’oste loro che costui incontanente338 si dovesse di Napoli partire; la qual cosa egli fece prestamente339 e a Perugia tornossi340, avendo il suo341 investito in uno anello, dove342 per comperare cavalli era andato. 

UN’AVVENTURA COMPLICATA   “Rocambolesco(1)” è il termine che si attaglia meglio a questa novella: in poche pagine avvengono infatti molte cose, e il destino si diverte a giocare con Andreuccio in molti modi. La struttura di questa novella, tuttavia, può essere ridotta a poche unità fondamentali, in virtù della sua compattezza e dei parallelismi interni.

UNA NOVELLA DI FORMAZIONE   Fra i temi prediletti della letteratura c’è il passaggio dalla giovinezza all’età adulta. Gli scrittori hanno spesso scelto di descrivere gli eventi o il singolo evento che segnano il coming of age del protagonista, cioè il suo ingresso nel mondo degli adulti. A partire dal Settecento, questo tipo di narrazione si chiamerà Bildungsroman, una parola tedesca che significa “romanzo di formazione”: alcuni grandi capolavori della letteratura europea appartengono a questo genere, come Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister di Wolfgang Goethe (1796), Il rosso e il nero di Stendhal (1830), L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert (1869), La linea d’ombra di Joseph Conrad (1917), Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio (1968). Anche Andreuccio vive un percorso di trasformazione e maturazione di questo tipo.

AUTOBIOGRAFIA   Quanto a Boccaccio, è particolarmente significativo che una novella come questa sia ambientata a Napoli, dove l’autore aveva trascorso la giovinezza. Boccaccio conosceva bene la città e i suoi vicoli e la novella è infatti molto dettagliata sotto questo punto di vista. La precisione dei dettagli è ancor più significativa se si pensa che la narratrice è Fiammetta, sotto il cui nome si cela probabilmente la fanciulla napoletana amata da Boccaccio.

LE STRUTTURE DELLA FIABA   La novella non è una semplice collana di avventure: il personaggio principale evolve, cresce, in un percorso che segue le strutture tipiche della fiaba. Per esempio, lo schema che si ripete tre volte è quello del “pericolo scampato”: Andreuccio cade nella fogna ma, così facendo, evita che i ladri lo uccidano nel sonno; finisce nel pozzo, ma qualcuno per un colpo di fortuna lo tira su; viene chiuso in un sarcofago, ma i ladri di tombe, involontariamente, lo salvano.

UN’EVOLUZIONE AMARA   Abbiamo notato che nel corso della novella Andreuccio evolve, cresce. Ma, questo è l’aspetto più amaro della novella, la sua evoluzione non è all’insegna della correttezza e della civiltà. Quasi nessuno dei personaggi che incontra, infatti, si comporta in maniera, per così dire, umana; quasi tutti sono dei mascalzoni. La ragazza siciliana vuole derubare Andreuccio e forse ucciderlo. I due temporanei alleati di Andreuccio sono dei balordi che rubano nelle tombe. E ladri sono anche coloro che provano a entrare nel sarcofago dell’arcivescovo quando i due balordi se ne sono andati.



(1) rocambolesco: l’aggettivo deriva dal nome di Rocambole, il protagonista di un ciclo di romanzi d’avventura scritti a metà Ottocento dal francese Pierre- Alexis Ponson du Terrail (1829-1871), romanzi ricchi di colpi di scena e vicende strabilianti.

Esercizio:

UN’AVVENTURA COMPLICATA

1 Individua le sequenze fondamentali della novella, poi, partendo dalle sequenze che hai individuato, riassumi per punti l’avventura di Andreuccio.

2 «ricordandosi esser vero che il padre era stato in Palermo e per se medesimo de’ giovani conoscendo i costumi» (rr. 108-109): questo è il momento in cui Andreuccio “abbocca all’amo”: che cosa lo induce a credere al racconto della siciliana?

UNA NOVELLA DI FORMAZIONE

3 «sì come rozzo e poco cauto più volte in presenza di chi andava e di chi veniva trasse fuori questa sua borsa de’ fiorini che aveva» (rr. 13-14). Questo è il “primo Andreuccio”. Spiega quali sono le caratteristiche del protagonista all’inizio della storia.

4 Proseguendo nel racconto, tuttavia, Andreuccio impara dai suoi sbagli e diventa furbo e intraprendente: in quali momenti e passaggi narrativi Boccaccio mette in evidenza questa aumentata consapevolezza?

5 Le avventure si svolgono in poche ore, in un momento preciso della giornata: quale? Perché, a tuo parere, Boccaccio ha scelto questo tipo di ambientazione?

6 Scegli una metafora che restituisca con un’immagine che cosa rappresenta la città di Napoli per Andreuccio.

AUTOBIOGRAFIA

7 Individua nel testo tutte le indicazioni topografiche e toponomastiche che testimoniano la conoscenza che Boccaccio aveva di Napoli.

8 Sono molti gli elementi che avvicinano Boccaccio e Andreuccio: si può, quindi, ritenere Andreuccio un “doppio” dell’autore? Esponi la tua opinione, richiamando le analogie tra autore e personaggio.

LE STRUTTURE DELLA FIABA

9 Nello schema del “pericolo scampato” è presente anche un percorso di discesa e di risalita. Individualo e indicane i possibili significati.

10 «Gli venne per ventura»: trova i passi in cui Boccaccio assegna alla fortuna un ruolo cruciale nell’intreccio.

UN’EVOLUZIONE AMARA

11 Quale lezione di vita impara Andreuccio? Quale morale sembra, quindi, trionfare in questa novella?

12 La novella di Andreuccio è una di quelle che Pier Paolo Pasolini ha sceneggiato nel suo Decameron cinematografico. Dopo aver visto le scene dedicate alla novella (le trovi su YouTube), evidenzia analogie e differenze.

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  1. accidenti: eventi.
  2. soprapreso: preso alla sprovvista.
  3. si torna: se ne torna.
  4. Riferimento alla novella precedente, che narra il ritrovamento di alcune pietre preziose da parte di Landolfo Rufolo.
  5. la volta toccava: toccava il turno.
  6. tornata: riportata.
  7. non guari: non molto.
  8. la: quella.
  9. quegli: i pericoli della novella narrata da Lauretta.
  10. addivennero: accaddero.
  11. secondo … intesi: secondo quanto sentii dire.
  12. cozzone: venditore.
  13. fiorin: il fiorino era la moneta in uso in Toscana.
  14. mai più: mai.
  15. mercatanti: mercanti.
  16. mercatante: Boccaccio usa sempre la parola mercatante per riferirsi a chi svolge l’attività di mercante (anche se quest’ultimo termine è già attestato all’inizio del Trecento); nel Proemio del Decameron, mercatare, cioè commerciare, è una delle occupazioni che gli uomini, a differenza delle donne, possono svolgere per distrarsi e per scacciare la malinconia. Molti dei personaggi delle novelle sono dei mercanti: lo è Andreuccio da Perugia (che si definisce «picciolo mercatante») e lo è anche Musciatto Franzesi, che invia in Borgogna ser Ciappelletto. La figura del mercante nel Decameron non è sempre positiva, ma non è certamente un caso se l’opera è stata definita una “epopea dei mercatanti”: Boccaccio è infatti il primo dei grandi scrittori italiani che pone al centro dei suoi scritti, accanto ai nobili e ai cavalieri, il ceto borghese che si dedicava prevalentemente al commercio. Per capire come cambia la percezione del mercante tra Duecento e Trecento possiamo leggere un brano del Convivio, nel quale Dante discute gli aspetti negativi della ricchezza:

    “Quanta paura è quella di colui che appo [accanto a] sé sente ricchezza, in camminando, in soggiornando, non pur vegghiando ma dormendo, non pur di perdere l’avere ma la persona per l’avere! Ben lo sanno li miseri mercatanti che per lo mondo vanno, che le foglie che ’l vento fa menare, li fa[n] tremare quando seco ricchezze portano; e quando sanza esse sono, pieni di sicurtade, cantando e ragionando fanno loro cammino più brieve.”

    Se leggiamo la novella di Andreuccio da Perugia alla luce di questo passo, notiamo che le avventure del giovane mercatante sembrano mettere in scena il senso di continuo timore e di precarietà che secondo Dante accompagna sempre chi porta con sé delle grandi ricchezze (e Andreuccio corre dei rischi proprio perché va in giro con una borsa piena di fiorini). Ma la distanza tra Dante e Boccaccio si misura quando si giunge al lieto fine della novella: Andreuccio, dopo una notte spericolata, perde i suoi fiorini ma guadagna un prezioso gioiello. Insomma, il mercante di Boccaccio può passare un brutto quarto d’ora, poiché è sempre soggetto ai colpi della fortuna, ma il più delle volte riesce a cavarsela se dà prova di ingegno e di coraggio.
  17. giunto: arrivato.
  18. in sul vespro: verso il crepuscolo, verso sera.
  19. Mercato: oggi piazza Mercato.
  20. ne gli: gliene.
  21. mercato: nel senso di “trattativa”. Andreuccio contratta, ma non si decide a comprare. Anche questo è un indizio della sua inesperienza.
  22. né … aveva: e non potendosi accordare su nessun cavallo, per far vedere che era venuto per comprare, come persona inesperta e incauta tirò fuori più volte la sua borsa piena di fiorini davanti alla gente che andava e veniva.
  23. trattati: trattative.
  24. esso: lui.
  25. ciciliana: siciliana.
  26. ma … uomo: ma disposta a compiacere chiunque per pochi soldi.
  27. senza vederla egli: senza che lui la vedesse.
  28. appresso di lui: vicino a lui.
  29. seco: tra sé.
  30. quegli: quei.
  31. similmente: ugualmente.
  32. veggendo: vedendo.
  33. conosciutala: riconosciutala.
  34. a lui: da lui.
  35. quivi: qui.
  36. sermone: discorso.
  37. si: se ne.
  38. contezza: familiarità; più esplicitamente: la giovane vede prima la borsa coi soldi e poi vede che la donna anziana che l’accompagna conosce Andreuccio, e lo tratta affettuosamente.
  39. a dovere aver: di riuscire a ottenere.
  40. o donde: o da dove provenisse.
  41. che quivi facesse: che cosa (Andreuccio) facesse a Napoli.
  42. La quale: l’anziana donna.
  43. come … stesso: pressappoco (per poco) come l’avrebbe raccontata lui stesso.
  44. come … era: dal momento che aveva a lungo soggiornato in Sicilia e poi a Perugia con suo padre.
  45. le … tornasse: le raccontò da dove veniva.
  46. parentado: l’insieme dei parenti.
  47. al suo … intenzione: per dare soddisfazione alla sua cupidigia con una ingegnosa malizia, fondò il suo piano (volto a derubare Andreuccio) su queste informazioni.
  48. in faccenda: a sbrigare faccende domestiche.
  49. acciò che: affinché.
  50. fanticella: servetta.
  51. La qual: la servetta.
  52. per ventura: per caso.
  53. desso: proprio la persona che lei stava cercando.
  54. terra: città.
  55. parleria: parlerebbe.
  56. tutto … mente: si mise a pensare intensamente.
  57. un … persona: un giovane di bell’aspetto.
  58. s’avvisò: si convinse.
  59. apparecchiato: pronto.
  60. domandolla: le domandò.
  61. senza … albergo: senza dire niente all’oste dell’albergo che lo ospitava.
  62. Laonde: cosicché.
  63. Malpertugio … dimostra: un antico quartiere di Napoli, così detto per un varco situato nelle mura. Il nome stesso, precisa Boccaccio, dimostra quanto poco sia onesta questa contrada.
  64. esso: Andreuccio.
  65. sappiendo né suspicando: sapendo né sospettando.
  66. liberamente: senza indugi.
  67. farsi a: mettersi a.
  68. orrevolmente: onorevolmente, elegantemente.
  69. alla quale: si riferisce alla donna.
  70. essa … aperte: essa discese tre gradini verso di lui con le braccia aperte.
  71. avvinghiatogli: abbracciatogli stretto.
  72. quasi … impedita: come se fosse impedita a parlare da un eccesso di commozione.
  73. suso: di sopra.
  74. il menò: lo condusse.
  75. di quella: da quella sala di soggiorno.
  76. parlare: dire.
  77. camera: camera da letto.
  78. oliva: profumava.
  79. incortinato: circondato da tende.
  80. e … stanghe: e molti abiti appesi a supporti di legno.
  81. arnesi: accessori.
  82. sì come nuovo: dato che era giovane e inesperto.
  83. non … donna: perlomeno una donna molto ricca.
  84. appiè: ai piedi.
  85. sì come … conosci: dato che non sai chi sono.
  86. per avventura: (neanche) per caso.
  87. mai … m’udisti: non mi hai mai sentita nominare.
  88. sì … sorella: cioè che io sono tua sorella.
  89. come che: benché.
  90. io … muoia: non morirò nell’ora che mi è destinata, senza essere serena (per essere riuscita a rivedere uno dei suoi fratelli, Andreuccio).
  91. E … udisti: e se forse non hai mai udito nulla di questo (che ti dico).
  92. abbi: abbia.
  93. posta giù: deposta, abbandonata.
  94. tal guisa: tal modo.
  95. si dimesticò: divenne intima, familiare.
  96. sonne: ne sono, sono diventata.
  97. sopravenuta … partirsi: sopraggiunto un motivo per il quale Pietro doveva partire.
  98. di che: per la qual cosa.
  99. forte il riprenderei: lo rimprovererei aspramente.
  100. lasciamo … portare: lasciando da parte l’amore che doveva avere nei miei confronti in quanto figlia nata non da una serva né da una donna volgare.
  101. la quale … mani: la quale, spinta da un amore fedelissimo, mise nelle sue mani tutte le sue cose e se stessa, senza sapere affatto chi egli fosse.
  102. emendare: correggere.
  103. Gergenti: Agrigento.
  104. guelfo: di parte guelfa. Quindi, in quel periodo storico, partigiano degli angioini (che nel 1282, dopo la rivolta dei Vespri siciliani, avevano ceduto la Sicilia agli Aragonesi).
  105. alcun trattato: alcune trattative, alcuni accordi. La donna s’inventa un marito potente, capace di intavolare trattative addirittura col re di Napoli!
  106. re Carlo: il re di Napoli Carlo II d’Angiò, che regnò dal 1285 al 1306.
  107. Il quale: si riferisce a trattato.
  108. re Federigo: Federico II d’Aragona, re di Sicilia (e nemico degli Angioini con cui il marito della giovane siciliana si stava accordando).
  109. prima … effetto: prima che lo si potesse realizzare (oggetto è sempre il trattato).
  110. cagione: ragione.
  111. quando io aspettava: quando invece io mi aspettavo.
  112. cavalleressa: moglie di cavaliere, nobildonna.
  113. avavamo: avevamo.
  114. in questa terra: a Napoli.
  115. ristoratici: risarcitici.
  116. tuo cognato che è: perché marito della (sedicente) sorella.
  117. provisione: provvigione di denaro (è oggetto di ).
  118. la buona … tua: per la pietà di Dio e non per la tua (perché, nel racconto immaginario della siciliana, l’incontro è avvenuto per caso e non perché Andreuccio l’abbia cercata).
  119. veggio: vedo.
  120. favola: racconto inventato.
  121. alla quale … lingua: in nessun momento interrompeva il discorso o balbettava. Il racconto menzognero della siciliana fila liscio, senza esitazioni.
  122. abbracciari: abbracci.
  123. basci: baci; è la forma fiorentina.
  124. ebbe … vero: considerò più che vero quello che ella diceva.
  125. poscia: dopo.
  126. dee: deve.
  127. per ciò che: poiché.
  128. nel vero: in verità.
  129. o che mio padre … foste: o perché mio padre, per un motivo o per l’altro, non parlò mai di vostra madre e di voi, o perché, se l’ha fatto, io non ne ho saputo nulla, io non sapevo della vostra esistenza.
  130. emmi: mi è.
  131. affare: condizione sociale.
  132. non che: oltre che.
  133. Ma … chiaro: ma vi prego che mi spieghiate chiaramente una cosa.
  134. mel fé: me lo fece.
  135. molto … ritiene: sta spesso insieme a me.
  136. per … dica: da quanto mi dice.
  137. e se … sarei: e se non mi fosse sembrato più opportuno che tu venissi a casa mia piuttosto che il contrario, sarei venuta da te già da tempo.
  138. distintamente: precisamente.
  139. nominatamente: chiamandoli per nome.
  140. per questo: per questo motivo.
  141. ancora … bisognava: credendo ancora di più in quello che meno avrebbe dovuto credere.
  142. greco: vino bianco tipicamente meridionale.
  143. confetti: dolci.
  144. dopo … volendosi: volendo andarsene via, dopo questo banchetto.
  145. in niuna … disse: non accettò in alcun modo che se ne andasse, ma fingendo di turbarsi molto, abbracciandolo, disse.
  146. lassa me: povera me.
  147. Che … albergo: che cosa si deve pensare del fatto che tu ti trovi con una sorella che non hai mai visto, in casa sua, dove, venendo qui a Napoli, dovresti aver preso alloggio, e vuoi uscire da quella casa per andare a cenare in albergo?
  148. Di vero: in realtà, nei fatti.
  149. con esso meco: con me.
  150. di che … grava: cosa che mi dispiace molto (la donna previene l’obiezione di Andreuccio, che avrebbe potuto stupirsi non trovando il marito in casa: ma purtroppo l’uomo, dice la truffatrice, è partito…).
  151. secondo donna: come si conviene a una donna.
  152. non sappiendo … rispondersi: non sapendo che altro rispondere.
  153. villania: atto scortese.
  154. per cui: qualcuno attraverso il quale.
  155. potresti: potreste.
  156. di brigata: in compagnia.
  157. poi che pure a grado l’era: dato che questo era il suo desiderio.
  158. di lui … suo: facesse di lui quello che voleva.
  159. fé vista: finse.
  160. ragionamenti: chiacchiere.
  161. menò per lunga: la menò per le lunghe, fece passare il tempo.
  162. ciò … sofferrebbe: non gli avrebbe permesso in alcun modo di andarsene.
  163. per entro: attraverso.
  164. massimamente: specialmente.
  165. come che: come del fatto che.
  166. così aveva … somigliante: allo stesso modo aveva fatto avvisare che lui non sarebbe tornato a dormire.
  167. dilettandogli … stette: facendogli piacere restare con lei, ingannato dalla sua credulità, rimase.
  168. essendo … passata: trascorsa una parte della notte.
  169. mostrasse … nulla: che gli indicasse quello di cui aveva bisogno.
  170. farsetto: l’indumento che si indossava sotto le altre vesti per coprire il busto; in pratica Andreuccio resta in camicia.
  171. i panni di gamba: pantaloni, mutande e calze.
  172. gli si: se li.
  173. E richiedendo … ventre: e poiché lo stimolo naturale impone di deporre il peso superfluo del ventre. È una perifrasi elegante.
  174. domandò: chiese a. Il verbo domandare si usava transitivamente (domandò «quel fanciullo» invece che “a quel fanciullo”), come oggi in inglese (ask him).
  175. canti: angoli.
  176. uscio: porta. I bagni erano normalmente dei piccoli vani, sporgenti rispetto agli edifici, con un buco per lasciar cadere gli escrementi.
  177. gli venne … tavola: mise per caso il piede sopra una tavola.
  178. la quale … era: che dalla parte opposta era schiodata dalla trave sopra la quale era poggiata.
  179. capolevando: capovolgendosi.
  180. quantunque … s’imbrattò: benché cadesse da un’altezza considerevole, ma si sporcò tutto con le schifezze di cui quel luogo era pieno.
  181. Il quale … mostrerò: affinché comprendiate meglio sia quello che è stato già detto sia quello che segue, vi descriverò meglio quel luogo.
  182. chiassetto: vicolo.
  183. travicelli: piccole travi.
  184. confitte: conficcate.
  185. delle quali … una: delle quali una era quella che cadde assieme a lui.
  186. dolente del caso: sofferente per quello che era successo.
  187. prestamente: immediatamente.
  188. mattamente: follemente.
  189. avendo … cadde: avendo ottenuto quello per cui aveva teso la trappola (teso il lacciuolo), [facendo finta di essere] lei che era di Palermo, sorella di un perugino, non preoccupandosi più di lui andò a chiudere la porta dalla quale era uscito quando cadde.
  190. niente: inutile.
  191. chiassolino: viottolo.
  192. dimenò e percosse: scosse e colpì.
  193. come piccol tempo: quanto poco tempo.
  194. battere: colpire.
  195. desti: svegliatisi (per il rumore).
  196. noia sofferire: sopportare il fastidio.
  197. servigiali: servitrici.
  198. in vista … sonnocchiosa: apparentemente tutta insonnolita.
  199. fattasi: venuta.
  200. proverbiosamente: con tono di rimprovero.
  201. va’ dormi: vai a dormire.
  202. ciance: chiacchiere.
  203. in buona ora: presto, adesso.
  204. se ti piace: per favore (come il francese s’il te plaît).
  205. piccol termine: breve periodo.
  206. per doglia: per il dolore.
  207. presso: prossimo, vicino.
  208. e … potea: e si ripropose di riprendersi con la forza quello che non poteva riavere con le parole.
  209. con … porta: con colpi molto più forti di prima, violentemente cominciò a percuotere la porta.
  210. avanti … levatisi: che prima si erano svegliati e alzati dal letto.
  211. spiacevole: un seccatore.
  212. fingesse per noiare: dicesse per finta per infastidire.
  213. recatosi a noia il: infastiditi dal.
  214. non … adosso: non diversamente da come abbaiano contro un cane forestiero tutti i cani della contrada.
  215. a casa le buone femine: a casa delle donne rispettabili (in italiano antico era comune, in casi come questi, il cosiddetto “genitivo apreposizionale”: «in casa il conte» – scrive per esempio Dante – anziché «in casa del conte»).
  216. seccaggine: seccatura.
  217. assicurato: rassicurato, reso coraggioso.
  218. ruffiano … femina: ed era il ruffiano della giovane donna.
  219. il quale … avea: che Andreuccio non aveva visto né udito (quando era stato in casa).
  220. boce: voce.
  221. fiera: feroce.
  222. bacalare: un sapientone, un uomo di grande autorità (ma solo perché ha una grossa barba!).
  223. alto sonno: sonno profondo (l’espressione è dantesca: «Ruppemi l’alto sonno ne la testa»: Inferno, IV, 1).
  224. rigido: duro.
  225. Io … muovere: non so perché mi trattengo dal venire laggiù e dal darti tante bastonate fino a che ti veda muoverti.
  226. ebriaco: ubriaco.
  227. conoscieno: conoscevano.
  228. costì: in questo luogo.
  229. per lo tuo migliore: per il tuo bene.
  230. li quali … parlassero: i quali gli sembrava che parlassero mossi da carità.
  231. altro: addolorato quanto nessun altro mai.
  232. e … disperato: e disperato (di poter recupere) i suoi soldi.
  233. E a se … mise: e provando fastidio di se stesso per il puzzo che emanava e desiderando andare verso il mare per lavarsi, girò a sinistra e si incamminò per una via chiamata Ruga Catalana, che non conduce verso il mare ma verso l’interno della città. Quindi Andreuccio sbaglia direzione.
  234. l’alto: la parte alta.
  235. venieno: venivano.
  236. li quali … ricoverò: temendo che fossero delle guardie («della famiglia della corte») o persone di malaffare, per sfuggire loro si rifugiò agevolmente in un casolare vicino al quale si trovava.
  237. quasi … andassero: quasi come se si stessero recando espressamente in quel luogo.
  238. avea: aveva.
  239. con … ragionando: assieme all’altro cominciò a osservarli, discutendo di varie cose a proposito di essi.
  240. dir: significare.
  241. cattivel d’Andreuccio: quel poveraccio di Andreuccio.
  242. ma … facesse: ma, avvicinatisi a lui con una lanterna, gli chiesero che cosa facesse là conciato tanto malamente (brutto).
  243. Veramente: certamente.
  244. in casa … Buttafuoco: a casa di quel parassita di Buttafuoco. Lo scarabone è lo scarafone, voce meridionale per “scarafaggio”. L’espressione «in casa lo scarabone» è un genitivo apreposizionale (vedi nota 214).
  245. fia: sarà.
  246. Buono … rientrare: buon uomo, benché tu abbia perduto i tuoi soldi, devi ringraziare Dio di essere caduto e di non essere riuscito a rientrare.
  247. vivi: stai.
  248. come prima: non appena.
  249. la persona: cioè la vita.
  250. Ma … piagnere: ma ora a che serve lamentarsi?
  251. Tu ne … cielo: le tue probabilità di recuperare anche solo un soldo sono le stesse che hai di procurarti le stelle del cielo. Ovvero: non hai alcuna probabilità di recuperare quello che hai perso.
  252. bene: certamente.
  253. facci: faccia.
  254. presa: venuta.
  255. compassion: compassione, pietà.
  256. e per … hai: perciò, se vuoi restare con noi a fare la cosa che stiamo andando a fare, siamo certi che ti spetterà una parte di guadagno maggiore di quello che hai perduto.
  257. presto: pronto.
  258. sepellito: stato seppellito.
  259. Filippo Minutolo: arcivescovo di Napoli, morto nel 1301.
  260. in: al.
  261. spogliare: trafugare.
  262. e così … veduto: e così gli spiegarono.
  263. Laonde: per cui.
  264. più … consigliato: più avido (cupido) che avveduto.
  265. chiesa maggiore: il Duomo di Santa Maria Assunta.
  266. putendo forte: puzzando molto.
  267. presso: vicino.
  268. suole: c’è di solito.
  269. andianne: andiamocene.
  270. laverenlo: lo laveremo.
  271. spacciatamente: in fretta.
  272. diliberarono: stabilirono.
  273. collarlo: calarlo.
  274. crollasse: desse un tiro.
  275. avendol … collato: dopo che quelli l’avevano calato.
  276. della … signoria: delle guardie del podestà.
  277. li quali … a bere: i quali (sbirri) venivano a bere a quel pozzo perché avevano sete, sia per il caldo sia perché avevano inseguito qualcuno.
  278. incontanente: immediatamente.
  279. li famigliari … veduti: senza che gli sbirri che stavano arrivando li avessero visti.
  280. dimenò: scosse.
  281. assetati: essendo assetati.
  282. tavolacci: scudi di legno.
  283. gonnelle: vesti corte, adatte a chi debba muoversi rapidamente, e a volte inseguire.
  284. appicato: attaccato.
  285. da … presi: colti da una paura improvvisa.
  286. attenuto: tenuto (al bordo del pozzo).
  287. Ma … che: ma assalito dal dubbio, e ignorando che cosa fosse successo.
  288. diliberò: stabilì.
  289. si venne scontrato: s’imbatté.
  290. trarlo: tirarlo fuori.
  291. il domandarono: gli chiesero.
  292. avvisatisi … era: capito che cosa era successo.
  293. contarono: raccontarono.
  294. n’andarono: se ne andarono.
  295. leggiermente: facilmente.
  296. arca: un grande sarcofago, come quelli della novella di Cavalcanti.
  297. e con … puntellaronlo: e con il loro strumento di ferro sollevarono il coperchio, che era pesantissimo (gravissimo), tanto quanto bastava a far entrare un uomo, e lo bloccarono.
  298. entrivi: vi entri.
  299. ammenduni: entrambi.
  300. enterrai: entrerai.
  301. noi ti darem: te ne daremo.
  302. d’uno: con uno.
  303. come: non appena, così come.
  304. penerò: avrò difficoltà.
  305. E … sua: e per questo decise di mettere subito da parte quanto gli spettava.
  306. che: di cui.
  307. miselo a sé: se lo mise.
  308. pasturale: il bastone ricurvo dell’arcivescovo.
  309. mitra: il tipico copricapo liturgico, spesso preziosamente decorato.
  310. camiscia: camicia; nella forma con sc, normale in Toscana.
  311. diè: diede.
  312. v’avea: vi era.
  313. per tutto: dappertutto.
  314. sembiante … cercarne: facendo finta di cercarlo.
  315. maliziosi: sospettosi.
  316. qual … pensare: chiunque si può immaginare che cosa provò.
  317. si faticava: affaticava.
  318. venendo meno: svenendo.
  319. malagevolmente: difficilmente.
  320. conosciuto: riconosciuto.
  321. dirottissimamente: copiosamente.
  322. veggendosi … pervenire: vedendo che qui necessariamente sarebbe finita in uno di questi due modi.
  323. o in quella … appiccato: o, se nessuno veniva ad aprirla, gli toccava morire dentro quell’arca di fame e del puzzo tra i vermi del morto o, venendo qualcuno e trovandolo dentro, essere impiccato come un ladro.
  324. doloroso: sofferente.
  325. le quali … fatto: le quali, gli sembrava, andavano a fare quello che lui aveva già fatto con i suoi compagni; cioè depredare la tomba.
  326. in quistion … entrare: cominciarono a discutere su chi vi dovesse entrare.
  327. tencione: discussione.
  328. vi manuchi: vi mangi.
  329. giuso: giù.
  330. in piè levatosi: alzatosi in piedi.
  331. fé sembiante: fece finta.
  332. strido: grido.
  333. gittò: gettò.
  334. della qual … perseguitati: tutti gli altri, spaventati da questo fatto, lasciato aperto il sarcofago, cominciarono a fuggire come se fossero inseguiti da centomila diavoli.
  335. pervenne: arrivò.
  336. si abbatté: capitò.
  337. dove … suoi: dove trovò i suoi compagni e l’albergatore che tutta la notte erano stati preoccupati per lui.
  338. A’ quali … raccontato: avendo raccontato a costoro che cosa gli era accaduto.
  339. incontanente: immediatamente.
  340. prestamente: in fretta.
  341. tornossi: se ne tornò.
  342. il suo: il suo denaro.
  343. dove: laddove, mentre.