Giacomo Leopardi

Operette morali

Dialogo di un Venditore d’almanacchi e di un Passeggere

Abbiamo visto che Leopardi, in un paio di sue poesie – Ultimo canto di Saffo e Canto notturno –, non parla in prima persona ma inventa le parole di un personaggio: la poetessa Saffo e il pastore errante. Questa strategia retorica, rara nei Canti, è invece dominante nelle Operette morali, proprio perché la maggior parte di esse ha la forma di un dialogo. Nelle Operette, Leopardi indossa delle maschere, presta le sue parole a personaggi inventati che gli servono per mettere in scena, in forma quasi teatrale, le sue idee sull’esistenza. Cala cioè una materia che potrebbe sembrare più adatta a un saggio in prosa, a un trattato filosofico, dentro un’avvincente cornice narrativa. In questi dialoghi, il lettore vede come la verità venga a galla poco per volta attraverso una tecnica analoga a quella adoperata da Socrate (470/469-399 a.C.), la maieutica*: tante domande una in fila all’altra, grazie alle quali l’interlocutore afferra progressivamente una verità.
Il Dialogo di un Venditore d’almanacchi [calendari] e di un Passeggere [passante], composto nel 1832 e pubblicato nell’edizione delle Operette del 1834, è un buon esempio di questa maieutica.


* Maieutica
Alla lettera, in greco antico, è l’arte della levatrice, l’arte di chi fa nascere i bambini: maieutiké téchne, dove téchne significa “arte”, “pratica”, e maieutiké significa appunto “ostetricia” (da máia, “levatrice”). Secondo Platone, nel trattato intitolato Teeteto, era questa la tecnica che Socrate adoperava nei suoi dialoghi con le persone: li interrogava e, a poco a poco, faceva venir fuori dai suoi interlocutori la verità (come un neonato dalla mamma).

 

VENDITORE Almanacchi1, almanacchi nuovi; lunari2 nuovi. Bisognano3, signore, almanacchi?
PASSEGGERE Almanacchi per l’anno nuovo?
VENDITORE Sì signore.
PASSEGGERE Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
VENDITORE Oh illustrissimo sì, certo.
PASSEGGERE Come quest’anno passato?
VENDITORE Più più assai.
PASSEGGERE Come quello di là4?
VENDITORE Più più, illustrissimo.
PASSEGGERE Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli5 che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
VENDITORE Signor no, non mi piacerebbe.
PASSEGGERE Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
VENDITORE Saranno vent’anni, illustrissimo.
PASSEGGERE A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
VENDITORE Io? non saprei.
PASSEGGERE Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
VENDITORE No in verità, illustrissimo.
PASSEGGERE E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
VENDITORE Cotesto si sa.
PASSEGGERE Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste6?
VENDITORE Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
PASSEGGERE Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
VENDITORE Cotesto non vorrei.
PASSEGGERE Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe7, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
VENDITORE Lo credo cotesto.
PASSEGGERE Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo8?
VENDITORE Signor no davvero, non tornerei.
PASSEGGERE Oh che vita vorreste voi dunque?
VENDITORE Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti9.
PASSEGGERE Una vita a caso, e non saperne altro avanti10, come non si sa dell’anno nuovo?
VENDITORE Appunto.
PASSEGGERE Così vorrei ancor11 io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà12 la vita felice. Non è vero?
VENDITORE Speriamo.
PASSEGGERE Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
VENDITORE Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
PASSEGGERE Ecco trenta soldi.
VENDITORE Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

L’ILLUSIONE DELLA FELICITÀ FUTURA L’operetta è, come si è detto, un buon esempio di maieutica. La questione è “se la vita sia una cosa bella oppure no”. Questione di grande impegno filosofico, ma che Leopardi riesce a trattare con una leggerezza mirabile, senza solennità: il tono è quello di un dialogo cordiale e la sintassi è sciolta, rapida, non solo nelle battute di dialogo ma anche nelle parti più discorsive (scioltezza che qui si ottiene, per esempio, con il ricorso alle antitesi: «non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura».
Interrogato dal passante, il venditore non ha dubbi: che la vita sia una cosa bella «si sa», tutti sono d’accordo. Ma allora come si spiega il fatto che nessuno vorrebbe rivivere la vita che ha vissuto, con tutti i suoi dolori e le sue tribolazioni? Attraverso un serrato scambio di battute, il passante (che è l’alter ego di Leopardi) porta il dialogo all’unica conclusione possibile (che è la conclusione pessimistica di Leopardi): non è la vita a essere «una cosa bella», ma l’immagine che noi ci fabbrichiamo della vita futura. Solo che questa immagine è un’illusione. «Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?». No, non è vero, ma tanto vale stare al gioco e non togliere le illusioni a chi – come il venditore di almanacchi – ancora le ha: tanto vale comprare un bel calendario, e non pensarci più.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Sintetizza il contenuto del dialogo in 10 righe.

ANALIZZARE

2 Nel dialogo la parola vita ricorre con particolare frequenza. Individuane alcune occorrenze e spiegane con precisione il significato.

3 L’operetta ha una struttura circolare, e si conclude con le stesse parole che danno inizio al dialogo fra i due personaggi. Rifletti sul significato di tale circolarità. Niente è cambiato? Ognuno resta della sua opinione? Oppure no?

CONTESTUALIZZARE

4 Confronta l’operetta con questi versi del Sabato del villaggio:

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme1 e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato2
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

1. speme: speranza.

2. travaglio usato: fatica consueta.

5 Fai una ricerca, sull’enciclopedia o in rete, sulla maieutica: quale filosofo antico, soprattutto, è noto per l’uso di questa tecnica pedagogica?

INTERPRETARE

6 Fai finta di essere il venditore del dialogo: prova a ribattere al pessimismo del passante elencando, come contro-argomentazione, le cose belle della vita.

Stampa
  1. Almanacchi: calendari con notazioni astronomiche e astrologiche.
  2. lunari: calendari che registravano, tra l’altro, le fasi della luna (che, in una civiltà contadina, scandivano il lavoro nei campi).
  3. Bisognano: ha bisogno di.
  4. quello di là: quello precedente.
  5. Non vi piacerebb’egli: non vi piacerebbe; il pronome egli ha valore pleonastico.
  6. cominciando da che nasceste: a partire da quando siete nato. Andando a ritroso, il Passeggere arriva fino alla nascita del Venditore (e dell’uomo in generale), cioè al momento in cui le illusioni e le speranze nella vita futura sono più forti.
  7. principe: in senso generico, un potente, qualcuno che comanda.
  8. con … modo: a questa condizione, non potendo fare diversamente, cioè non potendo vivere una vita diversa.
  9. senz’altri patti: senza altre condizioni.
  10. altro avanti: nient’altro prima.
  11. ancor: anche.
  12. si principierà: si inizierà.