Lev Tolstòj

Anna Karenina

Dichiarazione di Lévin a Kitty

Poco oltre la metà del romanzo, nelle pagine che precedono quelle che qui proponiamo, Karenin ha raccontato alla cognata Dolly – moglie di Oblonskij – del tradimento di Anna e della sua confessione. Nel capitolo che segue, con grande senso del contrappunto, Tolstòj racconta la dichiarazione e la proposta di matrimonio di Lévin a Kitty, formulata di nascosto, giocosamente, nonostante avvenga in presenza di tutti i loro conoscenti. È uno dei momenti più felici dell’intero libro.
All’inizio del romanzo Lévin aveva già chiesto in sposa Kitty, che si era trovata nella condizione di dover rifiutare, credendosi impegnata con Vrònskij e sperando nel buon esito di quella unione. Dopo che Vrònskij si era legato ad Anna, Kitty era piombata in uno stato di prostrazione da cui si era ripresa a fatica, trascorrendo un lungo periodo all’estero. Tornato nelle sue terre, Lévin si era invece dedicato alla loro amministrazione e allo studio, cercando una sorta di rinascita spirituale (Lévin è il personaggio che forse Tolstòj preferisce, e senz’altro quello in cui siidentifica di più). Ecco dunque il brano in cui Lévin si dichiara a Kitty.

[Lévin] aveva sperimentato spesso che a volte durante una discussione tu capisci quel che piace all’avversario, e a un tratto questa stessa cosa ti comincia a piacere e subito sei d’accordo, e allora tutti gli argomenti cadono come cosa inutile; e a volte aveva sperimentato il contrario: esponi finalmente quello che a te stesso piace e per cui escogiti gli argomenti, e se accade che tu lo esponga bene e sinceramente, allora a un tratto l’avversario è d’accordo e cessa di discutere. Proprio questo egli voleva dire.

Ella corrugò la fronte cercando di capire, ma egli aveva appena cominciato a spiegare, che aveva già capito.

– Capisco: bisogna sapere per cosa egli discute, cosa gli piace, allora si può…

Ella aveva compiutamente capito ed espresso il pensiero mal espresso da lui. Lévin sorrise gioiosamente: tanto sorprendente era per lui il passaggio dalla imbrogliata verbosa discussione con Pestsòv e il fratello a questa comunicazione laconica e chiara, quasi senza parole, dei pensieri più complicati.

Scerbàtskij s’era allontanato da loro, e Kitty, avvicinatasi a una tavola da carte aperta, si sedette e, preso in mano il gessetto, cominciò a disegnare con esso dei cerchi divergenti sul panno nuovo.

Rinnovarono la conversazione che s’era fatta a tavola: sulla libertà e le occupazioni delle donne. Lévin era d’accordo con l’opinione di Dàrja Aleksàndrovna, che una ragazza che non si sia maritata può trovare un lavoro femminile in famiglia. Lo confermava col fatto che nessuna famiglia può fare a meno d’un aiuto, che in ogni famiglia povera o ricca ci sono e ci devono essere delle bambinaie, salariate o parenti.

– No, – disse Kitty, arrossendo, ma guardando tanto più coraggiosamente coi suoi occhi veritieri, – una ragazza può essere in una condizione tale da non poter senza umiliazione entrare in famiglia, e lei stessa…

Egli capì l’allusione.

– Oh, sì! – egli disse, – sì, sì, sì, avete ragione, avete ragione!

E capì tutto quello che aveva dimostrato a pranzo Pestsòv sulla libertà della donna per il solo fatto che vedeva nel cuore di Kitty il terrore dello stato nubile e dell’umiliazione e, amandola, sentì questo terrore e l’umiliazione e rinunciò d’un colpo solo ai suoi argomenti.

Venne un silenzio. Ella disegnava sempre col gesso sulla tavola. I suoi occhi scintillavano d’un calmo scintillio. Sottomettendosi allo stato d’animo di lei, egli sentiva in tutto il suo essere una tensione di felicità che si faceva sempre più forte.

– Ah, ho coperto di disegni tutta la tavola! – disse ella e, deposto il gessetto, fece un movimento come avesse voluto alzarsi.

«E come rimarrò senza di lei?» egli pensò con terrore e prese il gessetto. – Aspettate, – disse egli, sedendosi alla tavola.

– Da lungo tempo volevo domandarvi una cosa.

Egli la guardava dritto negli occhi carezzevoli, sebbene spaventati.

– Domandate, per favore.

– Ecco, – disse egli e scrisse le iniziali: q, m, a, r: q, n, p, e, q, s, m, o, a? Queste lettere significavano: «quando mi avete risposto: questo non può essere, questo significava mai o allora?» Non c’era alcuna probabilità che ella potesse capire questa frase complicata; ma egli la guardò con un’aria come la sua vita dipendesse dal fatto se ella avrebbe capite quelle parole.

Ella lo guardò con serietà, poi appoggiò la fronte aggrondata sulla mano e cominciò a leggere. Qualche rara volta dava un’occhiata a lui, domandandogli con lo sguardo: «è quello che penso?».

– Ho capito, – disse ella arrossendo.

– Che parola è questa? – egli disse, indicando l’m, con cui era significata la parola mai.

– Questa parola significa mai, – disse ella, – ma non è vero!

Egli cancellò in fretta quel che c’era scritto, le tese il gesso e s’alzò. Ella scrisse: a, n, p, r, i, a, m.

Dolly si consolò completamente dal dolore arrecatole dalla conversazione con Aleksjéj Aleksandrovic quando vide queste due figure: Kitty col gessetto in mano e con un sorriso timido e felice che guardava in su Lévin, e la bella figura di lui, chinatasi sopra la tavola, con gli occhi infocati fissi ora sulla tavola, ora su di lei. A un tratto egli si fece raggiante: aveva capito. Significava: «allora non potevo rispondere in altro modo».

Egli la guardò interrogativamente con timidezza.

– Soltanto allora?

– Sì, – rispose il sorriso di lei.

– E o… e ora? – egli domandò.

– Ebbene, allora leggete qui. Dirò quel che desidererei molto!

Ella scrisse le iniziali: c, p, d, e, p, l, a. Significava: «che poteste dimenticare e perdonare l’accaduto».

Egli agguantò il gesso con le dita tese tremanti e, spezzatolo, scrisse le iniziali di quel che segue: «non ho da dimenticare e perdonare, non ho cessato di amarvi».

Ella lo guardò con un sorriso che s’era fermato sul suo volto.

– Ho capito, – disse ella sottovoce.

Egli si sedette e scrisse una lunga frase. Ella capì tutto e, senza domandargli se era così, prese il gesso e rispose immediatamente.

Egli per lungo tempo non poté capire quel che aveva scritto e la guardava spesso negli occhi. La sua ragione si oscurò per la felicità. Non poteva in nessun modo sostituire alle lettere le parole che ella intendeva; ma nei suoi occhi deliziosi, raggianti di felicità, capì tutto quel che aveva bisogno di sapere. E scrisse tre lettere. Non aveva ancora finito di scrivere, e lei leggeva già dietro il suo braccio e terminò lei stessa e scrisse la risposta: Sì.

– Giocate al secrétaire1? – disse il vecchio principe avvicinandosi. – Su però, andiamo, se vuoi arrivare a tempo al teatro.

Lévin si alzò e accompagnò Kitty alla porta.

Nella loro conversazione era stato detto tutto; era stato detto che ella lo amava e che avrebbe avvertito il padre e la madre che egli sarebbe venuto l’indomani mattina.

VOCE DELLO SCRITTORE, PUNTO DI VISTA DEL PERSONAGGIO  L’episodio della dichiarazione di Lévin è uno dei momenti più memorabili e commoventi dell’opera di Tolstòj. La narrazione è condotta in terza persona, vale a dire che quella che ascoltiamo è la voce dello scrittore, non quella del personaggio; tuttavia, il punto di vista attraverso il quale “vediamo” le cose è indubbiamente quello di Lévin: «una sola cosa era importante. E questa sola cosa dapprincipio era là, nel salotto, e poi cominciò a muoversi e si fermò sulla porta». «Una sola cosa era importante»: importante, vitale, non in sé ma, appunto, per Lévin; è con i suoi occhi (gli occhi di un uomo innamorato) che osserviamo la scena, il salotto, Kitty accanto alla porta. È lei la «cosa» (ancora l’uso dell’indeterminato, come per una progressiva messa a fuoco dell’oggetto) su cui l’attenzione di Lévin (e la nostra) si concentra.

LA DICHIARAZIONE VERA E PROPRIA   Spostiamo ora lo sguardo sulla transizione tra la prima parte del dialogo – in cui sentiamo gli echi della conversazione che ha avuto luogo poco prima, una conversazione dedicata al tema del lavoro femminile – alla vera e propria dichiarazione di Lévin. Tolstòj mostra come i due giovani si comprendano senza aver neppure bisogno di parlarsi. Lévin sostiene che una donna non sposata ha diritto ad avere un’occupazione «in famiglia», ad esempio come bambinaia. Kitty obietta che questo può essere motivo d’imbarazzo per una ragazza, e la sua non è un’obiezione astratta: Kitty allude alla sua stessa condizione: per questo Lévin si corregge subito, e lo fa con la simpatica foga degli innamorati: «sì, sì, sì, avete ragione, avete ragione!». E qui comincia il gioco delle iniziali, un’invenzione che rende ancora più memorabile questo momento. Tolstòj ha la finezza di far notare alla voce narrante: «Non c’era alcuna probabilità che ella potesse capire questa frase complicata; ma egli la guardò con un’aria come la sua vita dipendesse dal fatto se ella avrebbe capite quelle parole». E Kitty incredibilmente capisce, e il gioco diventa serio, e la pagina di Tolstòj tanto più commovente quanto più ci avviciniamo alla conclusione del dialogo, al termine del quale Lévin e Kitty sono fidanzati.

LA TECNICA DEL “CRESCENDO”   È difficile immaginare una pagina di romanzo nella quale sia usata meglio che in questa la tecnica che nella musica si chiama crescendo. Una finezza ulteriore dell’arte di Tolstòj si coglie nelle ultime righe: il padre di lei, che ignora che cosa sia successo, interpreta tutto l’episodio come il protrarsi di un gioco fatto per ingannare il tempo, un gioco che rischia di far arrivare tardi Kitty a teatro. Invece i due giovani si sono detti, senza quasi dirselo, che si amano: il padre non l’ha capito, ma l’ha capito il lettore, che grazie all’abilità di Tostòj ha potuto vedere ciò che a tutti i personaggi è sfuggito.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Perché Kitty è tanto turbata dal discorso sull’occupazione delle donne nubili?



2. Verso la fine del gioco tra Kitty e Lévin, l’uomo scrive tre lettere che corrispondono a una frase composta da tre parole: entra nella logica del gioco e ipotizza che cosa può averle scritto.



ANALIZZARE


3. Kitty e Lévin mostrano subito di avere una speciale sintonia, che si manifesta qui nella perfetta comprensione di quello che l’altro intende dire a partire da minimi indizi («ma egli aveva appena cominciato a spiegare, che aveva già capito»). Cita i passi del brano che ti sembrano convalidare questa tesi.



4. Anche gli occhi di Kitty, come quelli di Anna al primo incontro con Vrònskji, scintillano. Tuttavia, tra le due donne c’è una notevole differenza. Prova a confrontarle.



5. Che cosa avviene attorno ai due ragazzi durante il loro gioco? L’autore sorvola sulle attività degli altri ospiti o si occupa anche di loro? E chi, tra questi ospiti, si accorge di ciò che sta succedendo tra Kitty e Lévin?



CONTESTUALIZZARE E INTERPRETARE


6. Lévin è il personaggio con cui Tolstòj si identifica di più. Prova a spiegare perché, dopo aver abbozzato una descrizione del personaggio (anche a partire dai dati che puoi evincere dalla trama del romanzo) e dopo esserti documentato circa la biografia di Tolstòj.



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  1. secrétaire: gioco che consisteva nello scrivere frasi sopra dei fogli bianchi che venivano messi in un recipiente coperto e poi estratti dai giocatori, i quali dovevano indovinare chi avesse scritto le varie frasi.
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