Simone de Beauvoir

Il secondo sesso

Donne non si nasce, si diventa

Simone de Beauvoir è stata un’importante scrittrice e filosofa francese. Compagna di vita di Jean Paul Sartre, può essere considerata come una delle prime teoriche femministe del Novecento. Nella sua lunga vita (nasce a Parigi nel 1908; muore, nella stessa città, nel 1986) è stata insegnante, saggista, scrittrice, giornalista, intellettuale pubblico, attivista politico. Per capire il carattere e lo stile di questa donna coraggiosa, che ha vissuto una vita in anticipo sui tempi, può essere utile partire dalle fotografie che la ritraggono. Nella maggior parte delle immagini che possiamo trovare in rete, Simone de Beauvoir appare come una donna elegante, ma rigida; i capelli sempre raccolti all’indietro, gli abiti severi, la postura sobria, lo sguardo indagatore. “Sembro un’arcigna istitutrice di un collegio svizzero” dirà di sé con grande autoironia, ben sapendo, in realtà, che l’apparenza contraddice la sostanza: Simone è stata una donna libera, ribelle, anticonformista, gaudente. Pensiamo soltanto che nel 1943 verrà radiata dall’insegnamento per un amore lesbico, mai negato, con una sua studentessa di liceo, di soli 17 anni. Due anni dopo, in molti ricordano di averla vista ballare per le strade di Parigi completamente nuda e ubriaca sopra enormi botti di vino, per festeggiare la vittoria della Resistenza. Esiste una foto, datata 1952, che la ritrae bellissima, sensuale, di schiena, nuda con un paio di scarpe con i tacchi a spillo, in posa davanti ad uno specchio in un albergo a Chicago. Simone de Beauvoir è stata queste due cose: una donna autonoma e severa, che sfida il potere maschile da una posizione di parità; e, nello stesso tempo, una donna anticonformista e sensuale, che ha vissuto la propria vita con un’intensità non convenzionale. E come è difficile fissarla in un’immagine univoca, allo stesso modo non è semplice circoscrivere le varie forme cha ha assunto il suo lavoro di scrittrice e di intellettuale. Anzitutto perché la sua riflessione teorica è quasi sempre al servizio della sua esperienza vissuta: per lei, la scrittura è uno strumento di autoanalisi, serve a conoscere la vita. Ma la vera ragione che spinge Simone de Beauvoir a scrivere è in realtà liberare l’esistenza dalle forze politiche e dai pregiudizi morali che la mortificano. Così, diventa difficile circoscrivere i vari aspetti del suo lavoro anche per la ragione opposta: perché la sua esperienza vissuta completa la sua riflessione teorica. I suoi romanzi, la sua meravigliosa autobiografia in quattro atti - Memorie di una ragazza perbene (1958), L'età forte (1960), La forza delle cose (1963), A conti fatti (1972) – i suoi articoli di giornale valgono quanto le sue prese di posizione, quanto i suoi gesti politici, quanto la forma libera con cui ha amato per una vita Jean Paul Sartre, condividendo, senza mai sposarsi, intimità, lavoro, progetti, viaggi, relazioni d’amore, amanti occasionali. Riportiamo qui di seguito un brano tratto dal suo libro più famoso: Il secondo sesso. Pubblicato a Parigi nel 1949, può essere considerato come il primo grande saggio sull’emancipazione femminile. Resta a tutt’oggi un punto di riferimento imprescindibile tanto per il pensiero femminista quanto per la riflessione filosofica contemporanea.

La donna non è vittima di nessuna misteriosa fatalità1; le singolarità che la specificano, traggono importanza dal significato che rivestono2; potranno essere superate solo quando saranno viste da prospettive nuove; così abbiamo visto che attraverso l'esperienza erotica la donna sperimenta e spesso detesta la dominazione del maschio: non bisogna concludere che le sue ovaie la condannino a vivere eternamente in ginocchio. L'aggressività virile appare come un privilegio signorile solo in seno a un sistema tutto inteso ad affermare la sovranità maschile; e la donna nell'atto amoroso si sente così profondamente passiva solo perché già si pensa come tale. Molte donne moderne che vogliono rivendicare la loro dignità di esseri umani vedono ancora nella loro vita erotica una tradizione di schiavitù: perciò pare loro umiliante giacere sotto l'uomo, essere penetrate da lui, e si irrigidiscono nella frigidità; ma se la realtà fosse diversa, sarebbe anche diverso il senso che esprimono simbolicamente i gesti e le posizioni dell'amore: una donna che paga e domina il suo amante, per esempio, può sentirsi fiera della sua superba inerzia e pensare di assoggettare il maschio che si dà attivamente da fare; esistono già ai nostri giorni parecchie coppie sessualmente equilibrate in cui un'idea di reciprocità ha sostituito le nozioni di vittoria e sconfitta. In realtà, l'uomo come la donna, è fatto di carne, quindi di passività, schiavo dei suoi ormoni e della specie, preda inquieta del suo desiderio; e la donna, come l'uomo, nella febbre dei sensi è consenso, dono volontario, attività; ciascuno a suo modo, vivono lo strano equivoco dell'esistenza fatta corpo3. In queste lotte in cui credono di affrontarsi reciprocamente, ognuno lotta contro se stesso, proiettando sul suo compagno quella parte di se stesso che non vuol riconoscere; invece di vivere l'ambiguità della propria condizione, ognuno dei due si sforza di farne sopportare l'abiezione4 all'altro, e di riservarsene l'onore. Se invece ambedue l'accettassero con lucida modestia, correlativa di un autentico orgoglio, riconoscerebbero di essere simili e vivrebbero in amicizia il dramma erotico. Il fatto di essere un essere umano è infinitamente più importante di tutte le singolarità che distinguono gli esseri umani; ciò che è dato non conferisce superiorità: la «virtù», come la chiamavano gli antichi, si definisce al livello di «ciò che dipende da noi5».

Nell'uno e nell'altro sesso si svolge lo stesso dramma della carne e dello spirito, del finito e del trascendente6; ambedue sono rosi dal tempo, spiati dalla morte, hanno uno stesso essenziale bisogno l'uno dell'altro; e possono trarre dalla loro libertà la stessa gloria; se sapessero goderne non sarebbero più tentati di disputarsi falsi privilegi; e la fraternità potrebbe nascere tra loro7.

Si potrebbe obiettare che queste considerazioni sono del tutto utopistiche, perché, per «rifare la donna», bisognerebbe che la società ne avesse già fatto realmente l'eguale dell'uomo; i conservatori non hanno mai mancato di denunciare questo circolo vizioso: ma la storia non può seguirlo. Certamente, se si mantiene una casta in stato d'inferiorità, essa rimane inferiore: ma la libertà può spezzare il cerchio: si lascino votare i negri, essi diventano degni del voto; si affidino alla donna delle responsabilità, essa sa assumerle; ma non si può aspettarsi dagli oppressori un movimento gratuito di generosità; talora la rivolta degli oppressi, talora la stessa evoluzione della casta privilegiata crea situazioni nuove; così gli uomini si sono indotti, nel loro stesso interesse, a emancipare parzialmente le donne: esse non devono fare altro che seguire la loro ascesa, e i successi che ottengono le incoraggiano in questo senso; sembra più o meno certo che prima o poi raggiungeranno una perfetta eguaglianza economica e sociale che porterà con sé una metamorfosi interiore. In ogni caso, obietteranno alcuni, se un mondo così fatto è possibile, non è desiderabile. Quando la donna sarà «eguale» al maschio, la vita perderà «il suo sapore». Neanche questo argomento è nuovo: chi ha interesse a perpetuare il presente, versa sempre qualche lacrima sul magnifico passato che sta per scomparire, senza accordare un sorriso al giovane avvenire. È vero che sopprimendo i mercati di schiavi si sono assassinate le grandi piantagioni così magnificamente adorne di azalee e di camelie, si è rovinata tutta la delicata civiltà sudista, i vecchi merletti sono andati a raggiunge nei granai del tempo i timbri dei castrati della Sistina; e c'è un certo «fascino femminile» che minaccia pure di andare in polvere.

(S. de Beauvoir, Il secondo sesso, Il Saggiatore, Milano 2011, pp. 696-697)

Il secondo sesso di Simone de Beauvoir è stato un libro fondamentale per generazioni intere di femministe. Uscito in Francia nel 1949 e tradotto in italiano solo undici anni dopo, è un testo di chiara impostazione esistenzialista e femminista. La condizione femminile viene osservata attraverso un punto di vista precisa, il punto di vista della sua emancipazione. Il controllo delle nascite e la carriera lavorativa sono i due fattori storici che stanno iniziando a modificare radicalmente la vita delle donne. Due fattori storici necessari, ma non sufficienti. Resta ancora da scardinare l’immagine comune della donna come essere naturalmente sottomesso al genere maschile. Questo è lo scopo primario del libro:

Tutti sono d’accordo nel riconoscere che nella specie umana sono comprese le femmine, le quali costituiscono oggi come in passato circa mezza umanità del genere umano; e tuttavia ci dicono che “la femminilità è in pericolo”; ci esortano “siate donne, restate donne, divenite donne”. Dunque non è detto che ogni essere umano di genere femminile sia una donna; bisogna che partecipi di quell’essenza velata dal mistero e dal dubbio che è la femminilità.

Scopo della Beauvoir è mostrare l’aspetto culturale del dominio maschile e la sua introiezione nel senso comune, soprattutto femminile. Il libro discute, attraverso un’analisi di testi eterogenei (romanzi, saggi filosofici, testi psicanalitici, studi storici), come l’immagine del femminile è stata pensata e costruita culturalmente nei secoli; e mostra, nello stesso tempo, come quest’essenza “velata dal mistero e dal dubbio” venga continuamente confermata e riprodotta nel presente attraverso l’educazione familiare, facendo passare come dato naturale ciò che è in realtà frutto di una precisa imposizione culturale. Il secondo sesso è un libro straordinario perché descrive, con una lucidità analitica pari a quella del Capitale di Karl Marx, di cosa ha realmente bisogno il potere per funzionare. E cioè di camuffarsi, di nascondersi, di far passare il proprio arbitrio e la propria violenza per una necessità naturale, per un destino inevitabile, per una fatalità contro cui non si può far niente se non accettarla. Nel brano che abbiamo riportato, la Beauvoir mostra molto bene come lo spazio intimo della sessualità sia uno spazio plasmato da logiche culturali sedimentate nel senso comune e nell’inconscio. In una società dominata dal maschile come aggressività, il sesso non si dà come libera condivisione di gioia e di piacere, ma come lotta per una supremazia che ha lo scopo di subordinare maschile a femminile, eterosessualità a omosessualità, attività a passività, fatalità naturale a libertà di scelta.





 

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  1. La donna non è vittima di nessuna fatalità: “Donna non si nasce, lo si diventa”: questa è una delle frasi più famose del Secondo sesso di Simone de Beauvoir. Il saggio analizza il modello di femminilità tradizionale (ma lo stesso discorso vale per il maschile tradizionale) come una costruzione culturale e non come una fatalità naturale. Esistono molti modi possibili di essere moglie, amante, madre, lavoratrice, compagna, amica. Oggi quest’idea ci appare ovvia, ma negli anni in cui questo libro venne scritto, la tesi sembrava quasi folle. Le donne per lo più non lavoravano e si realizzavano solo nell’accudimento del marito e dei figli. Il Vaticano mise subito il libro all’Indice; in Italia fu tradotto solo nel 1961.
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  3. Le singolarità che la specificano traggono importanza dal significato che rivestono: i vari aspetti (le singolarità) della vita in cui una donna si realizza (la sessualità, il lavoro, la maternità, etc…) vanno osservati da un punto di vista culturale e non naturale: questo significa che ognuno di questi aspetti può assumere significati diversi, se inseriti in un nuovo contesto. Simone de Beuavoir fa l’esempio di come il rapporto rapporto maschile/femminile viene tradizionalmente interpretato nella sfera sessuale: vale a dire come rapporto di attività (maschio) e passività (femmina) e quindi come un rapporto di dominazione (maschio) e sottomissione (femmina). La Beauvoir sostiene che il rapporto fra passività femminile e attività maschile può essere pensato e vissuto in tanti modi diversi: se prendiamo il caso, per esempio, di una donna che sceglie di andare con un escort a pagamento, in questo caso l’attività sessuale maschile non ha certo un valore simbolico di dominazione, ma è un’attività sottomessa al piacere e al potere della donna. Attività e passività possono insomma assumere significati diversi. L’obiettivo di questo ragionamento è quello di ristabilire un’uguaglianza naturale fra uomo e donna come premessa per una uguaglianza culturale.
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  5. Ciascuno a suo modo vive l’equivoco dell’esistenza fatta corpo: tanto la donna quanto l’uomo subiscono, come ogni altro animale, il potere della natura (istinti, squilibri ormonali, desideri). Sono entrambi passivi rispetto a questa fatalità. E invece di riconoscere questa passività comune, ognuno dei due proietta sull’altro la propria paura di non poter controllare la vita, trasformando una condizione comune (la passività rispetto alle forze naturali) in una condizione asimmetrica (il rapporto di subordinazione maschio/femmina).
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  7. Abiezione: avvilimento
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  9. La virtù si definisce al livello di ciò che dipende da noi: per Simone de Beauvoir la virtù non dipende da ciò che uno eredita dalla natura; ma da come riesce a trasformare ciò che ha avuto in eredità. Questa posizione è tipicamente esistenzialista. Una frase famosa di Jean Paul Sartre suona pressappoco così: non mi importa cosa è stato fatto ad un uomo, ma quello che lui fa di ciò che gli è stato fatto.
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  11. Trascendente: ciò che supera il limite, il finito, il comprensibile.
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  13. La fraternità potrebbe nascere tra loro: se entrambi i sessi riuscissero a riconoscere la comune condizione di dipendenza dalla natura, potrebbero forse riuscire a liberare la sessualità dal sovraccarico di simboli, di paure e di potere nella quale è imprigionata, e a trasformarla in uno spazio condiviso di libertà e di piacere.
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