Guido Cavalcanti

Rime

Era in penser d’amor quand’i’ trovai: una trasferta (e un amore) a Tolosa

La ballata , genere metrico assente dalla poesia siciliana, viene introdotto in centro Italia, tra Emilia e Toscana, verso la metà del Duecento: ne scrivono, tra i primi, Guittone d’Arezzo e il lucchese Bonagiunta Orbicciani (e poi ne scrive Iacopone da Todi: ballate sacre, cioè laudi); ne scriveranno, un secolo più tardi, Petrarca e Boccaccio (che con una ballata conclude ogni giornata del Decameron), favorendo il successo di questo metro anche tra i poeti del tardo Trecento e del Quattrocento. Gli stilnovisti – Dante, Cavalcanti, Cino da Pistoia, ma anche autori meno grandi della loro cerchia, come Dino Frescobaldi – ne scrivono parecchie, alcune particolarmente belle e originali. Non è detto che fossero sempre testi musicati; ma erano sempre testi, per così dire, “cantabili”, leggeri, e dotati di una ripresa (la prima strofe, di schema metrico distinto da tutte le altre) che poteva essere letta, o recitata o cantata alla fine di ogni strofa, come una specie di ritornello. Questa ballata di Cavalcanti è molto interessante e originale perché parla non di una donna ma di due, e perché allude, un po’ misteriosamente, a un soggiorno del poeta nella città francese di Tolosa.

   



    Era in penser d’amor1 quand’ i’ trovai
    due foresette nove2.
    L’una cantava: «E’ piove
    gioco d’amore in noi3».



5   Era la vista lor tanto soave4
    e tanto queta, cortese e umìle,
    ch’i’ dissi lor: «Vo’, portate la chiave5
    di ciascuna vertù alta e gentile6.
    Deh, foresette, no m’abbiate a vile7
10   per lo colpo8 ch’io porto;
    questo cor mi fue morto
    poi che ’n Tolosa fui9



    Elle con gli occhi lor si volser tanto
    che vider come ’l cor era ferito
15   e come un spiritel nato di pianto
    era per mezzo de lo colpo uscito.
    Poi che mi vider così sbigottito,
    disse l’una, che rise10:
    «Guarda come conquise11
20   forza d’amor costui!»



    L’altra, pietosa, piena di mercede12,
    fatta di gioco in figura d’amore13,
    disse: «’L tuo colpo, che nel cor si vede,
    fu tratto d’occhi di troppo valore14,
25   che dentro vi lasciaro uno splendore
    ch’i’ nol posso mirare.
    Dimmi se ricordare
    di quegli occhi ti puoi».



    Alla dura questione e paurosa15
30   la qual mi fece questa foresetta,
    i’ dissi: «E’ mi ricorda16 che ’n Tolosa
    donna m’apparve, accordellata istretta17,
    Amor la qual chiamava la Mandetta18;
    giunse sì presta19 e forte,
35   che fin dentro, a la morte,
    mi colpir gli occhi suoi».



    Molto cortesemente mi rispuose
    quella che di me prima avea riso.
    Disse: «La donna che nel cor ti pose
40   co la forza d’amor tutto ’l su’ viso20,
    dentro per li occhi ti mirò sì fiso,
    ch’Amor fece apparire.
    Se t’è greve ’l soffrire21,
    raccomàndati a lui».



45   Vanne a Tolosa, ballatetta mia22,
    ed entra quetamente a la Dorata23,
    ed ivi chiama che per cortesia
    d’alcuna bella donna sie menata
    dinanzi a quella di cui t’ho pregata;
50   e s’ella ti riceve,
    dille con voce leve:
    «Per merzé24 vegno a voi».







Metro: ballata di sei strofe di schema ABABBccx, e ripresa di schema Abbx.

IL RACCONTO  Il poeta incontra due ragazze di campagna e si confessa: porta nel cuore una ferita che gli è stata inferta da un’altra giovane donna che ha trovato a Tolosa. Una delle due ragazze è addirittura abbagliata dalla luce che vede nel suo cuore, e gli chiede se può tornare con la memoria a quell’esperienza. E il poeta ricorda: la colpevole, quella che lo ha ferito a morte, è stata una donna vestita con un abito allacciato stretto, di nome Mandetta (diminutivo di Amanda). La ragazza gli suggerisce di raccomandarsi ad Amore, ma nell’ultima stanza il poeta prega invece la ballata di andare a chiedere pietà alla donna stessa, che troverà nella chiesa della Daurade.

TRE DAME SULLA SCENA  Questa poesia è tanto originale da apparire strana. Strana è, come abbiamo accennato, la presenza in scena non di una ma di due donne, e anzi di tre, perché oltre alle foresette c’è anche, evocata anche se non fisicamente presente, Mandetta, la donna vista a Tolosa della quale il poeta è innamorato. Non esistono casi simili in tutta la poesia duecentesca, casi cioè in cui, anziché dichiarare il proprio amore per o a una donna, il poeta parli di quella donna con due (immaginarie) interlocutrici.

IL PROBABILE RIFERIMENTO A UN FATTO REALE  Strano è anche il riferimento a Tolosa. È un riferimento a un fatto reale o è un’invenzione letteraria? È probabilmente un riferimento a un fatto reale: perché sappiamo che Cavalcanti andò in pellegrinaggio a Santiago di Compostela, dove si credeva che fossero custodite le ossa di san Giacomo, e Tolosa, vicino ai Pirenei, è appunto sulla strada che porta a Santiago. Dunque questi versi contengono un frammento di realtà biografica, commemorano un’esperienza che Cavalcanti ha davvero vissuto: un “colpo di fulmine” che lo ha colto, inaspettatamente, nella chiesa della Daurade (ricordiamo sempre che le funzioni religiose erano una delle rare occasioni in cui ragazzi e ragazze potevano vedersi liberamente). E potremmo immaginare (senza però averne le prove) che la ballata sia stata effettivamente mandata alla giovane donna tolosana, come pegno d’amore da parte di quel pellegrino fiorentino visto o intravisto alla Daurade, e già ripartito.

UN DIALOGO A PIÙ VOCI  Dal punto di vista retorico è molto notevole il fatto che la gran parte del testo sia dialogata: accade spesso nei testi degli stilnovisti e particolarmente in Dante, si veda per esempio Un dì si venne a me Malinconia o Tre donne intorno al cor mi son venute. Ma qui le voci che si alternano sono addirittura tre (quella quasi irridente della prima ragazza, quella invece pietosa della seconda, quella del poeta), e l’incrocio delle battute è così fitto da far pensare, più che a una poesia, a un brano di teatro “leggero”. Dal punto di vista lessicale, affiorano i termini e le metafore caratteristiche del Cavalcanti “doloroso” (l’amante sbigottito, la ferita nel cuore, il pianto, la paura, il soffrire), ma il contesto campestre e l’atmosfera solare stemperano questo dolore, e parole o locuzioni di segno opposto – come soave, queta, cortese, umile, pietosa, mercede, cortesemente, quetamente, voce leve – danno alla “pena d’amore” cantata nella ballata un tono quasi pacificato.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. I tre personaggi che compaiono sulla scena (Cavalcanti, le due foresette) hanno dei ruoli precisi: quali? Descrivili, racconta cosa fanno e cosa dicono.



ANALIZZARE


2. Da quali parole, sintagmi, immagini viene il tono leggero, cantabile di questa ballata, insomma la sua grazia?



INTERPRETARE


3. Nominare la donna di cui si è innamorati (Mandetta) all’interno di un testo è una cosa piuttosto originale, nella poesia dell’età di Cavalcanti. Conosci altri nomi di donne celebrate nella lirica medievale? O nella lirica classica? O in quella moderna?



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  1. Era ... d’amor: Ero rapito in pensieri d’amore.
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  3. due ... nove: due giovani ragazze di campagna; foresette viene dal latino forensis, che è la stessa parola da cui deriva l’italiano fuori: il forese è “chi sta fuori”.
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  5. «E’ piove ... noi»: Noi due siamo piene dell’allegria che l’amore porta con sé.
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  7. soave: dolce.
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  9. portate la chiave: siete le depositarie.
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  11. gentile: nobile.
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  13. non ... vile: non mi ignorate, non mi trattate con disprezzo.
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  15. colpo: ferita d’amore, che il poeta porta nel cuore.
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  17. poi ... fui: dopo essere stato a Tolosa; dove evidentemente il poeta ha trovato una donna che gli ha ferito il cuore.
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  19. rise: sorrise.
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  21. conquise: conquistò.
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  23. mercede: pietà; misericordia.
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  25. fatta ... d’amore: che sembrava la personificazione stessa dell’amore.
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  27. di ... valore: troppo potenti.
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  29. dura… paurosa: alla domanda difficile, che genera paura e angoscia.
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  31. E’ mi ricorda: mi ricordo.
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  33. accordellata istretta: stretta nel corpetto dai cordoncini (cioè con un corpetto attillato).
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  35. Amor ... Mandetta: (una ragazza) che Amore chiamava «Mandetta»; Mandetta è diminutivo di Amanda, e in francese sarà stato Amandette: nessun altro testo cavalcantiano ci parla di lei.
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  37. presta: rapida.
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  39. tutto ... viso: la luce dei suoi occhi.
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  41. Se ... soffrire: se ti pesa, ti è insopportabile la sofferenza.
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  43. Vanne… ballatetta: vattene a Tolosa, piccola ballata.
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  45. Dorata: è il nome della più celebre chiesa di Tolosa, la Daurade, che si trova tuttora sulla riva della Garonna.
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  47. Per merzé: Perché abbiate pietà di me.
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