William Shakespeare

Amleto

Essere o non essere?

Il fantasma del vecchio re informa il figlio Amleto delle circostanze della propria morte e gli chiede di vendicarlo. Per farlo, Amleto si finge pazzo, provocando sconcerto nel ciambellano di corte, Polonio, e nella figlia di questi, Ofelia, che ama Amleto. Per smascherare Claudio, Amleto decide di far rappresentare alla presenza dei cortigiani la tragedia di Gonzago, una vicenda del tutto analoga al delitto del quale Claudio si è macchiato. La macchina della vendetta si mette dunque in movimento attraverso una performance teatrale: Amleto spera infatti che il patrigno, osservando il fratricidio sulla scena, si tradisca davanti a tutta la corte e venga smascherato. Nell’attesa di vedere la reazione del re, Amleto medita sulla possibilità di una vita oltre la morte e su quel sentimento di paura che trattiene ogni uomo dal suicidio.

AMLETO Essere o non essere: questo è il problema. Se sia più nobile soffrire nell’animo i colpi e le frecce della fortuna oltraggiosa o impugnare le armi contro un mare di guai e affrontandoli porre fine ad essi. Morire… dormire… nient’altro. E con un sonno porre fine agli strazi del cuore e alle mille naturali battaglie che eredita la carne. È una fine da desiderarsi devotamente. Morire, dormire: dormire, sognare forse. Sì, l’ostacolo è questo: perché quali sogni possano sopraggiungere nel sonno della morte, dopo che ci siamo sbarazzati degli affanni della vita mortale, è cosa che deve farci riflettere. È questa la considerazione che dà così lunga vita alla sventura1. Chi, infatti, sopporterebbe le frustate e gli spregi del mondo, le ingiustizie degli oppressori, le contumelie2 dei superbi, gli spasimi dell’amore sprezzato, i ritardi della legge, l’insolenza del potere e gli scherni che il merito paziente subisce dagli indegni, quando egli stesso potrebbe saldare il tutto con un semplice stiletto3? Chi vorrebbe portare fardelli, imprecando e sudando sotto il peso logorante della vita, se il terrore di qualcosa dopo la morte, il paese inesplorato dai cui confini nessun viaggiatore ritorna, non disorientasse la volontà e ci facesse sopportare i mali che patiamo piuttosto che volare incontro ad altri che non conosciamo. Così la coscienza ci rende tutti codardi e così il colore naturale della risolutezza è reso malsano dal pallore del pensiero4, e imprese di grande altezza momento5 per questa ragione deviano dal loro corso e perdono così di azione il nome.

IL DUBBIO AMLETICO È senz’altro il più famoso di tutti i monologhi teatrali, e forse la pagina più celebre dell’intera letteratura occidentale, probabilmente perché, con una sintesi ammirevole, esprime il problema cruciale dell’esistenza umana, quello relativo alla conservazione o al rifiuto dell’esistenza stessa. Vivere, oppure rinunciare alla vita uccidendosi? Questo è il dilemma. Che si complica ulteriormente con un’altra domanda: meglio vivere passivamente, tollerando il destino, oppure combattere contro il destino, ribellarsi, ben sapendo che sarà comunque la morte a trionfare? Amleto non ha dubbi, la morte è senz’altro il partito migliore, perché la morte, il sonno eterno, porta con sé la pace e salva l’individuo da tutti i dolori di cui Amleto fa l’elenco: l’ingiustizia, l’arroganza degli uomini, l’amore non ricambiato… Ma qualcosa lo trattiene, qualcosa ferma la mano che sta afferrando il pugnale: è il timore di ciò che ci sarà dopo la morte (Shakespeare lo dice adoperando la metafora del sonno: è il timore dei sogni che potrebbero venire a visitarci), di ciò che ci aspetta nel «paese inesplorato dai cui confini nessun viaggiatore ritorna». Non per amore della vita, dice Amleto, continuiamo a vivere: ma perché abbiamo paura di ciò che verrà dopo.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 A che cosa viene paragonata la morte e perché?

2 Che cosa trattiene Amleto e gli uomini dal «saldare il tutto con un semplice stiletto»?

3 Il monologo si regge su un’alternanza di domande (dirette, con il punto di domanda, e indirette), dubbi e affermazioni perentorie e sicure. Sottolineale con colori e tratti diversi e analizza questa strategia espressiva.

INTERPRETARE

4 Quale visione del mondo affiora nelle parole di Amleto?

5 Esercitati nella lettura recitata o nella recitazione a memoria di un brano del monologo, e proponila alla classe.

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  1. che dà … sventura: cioè “che fa prolungare tanto una vita sventurata”, dissuadendo insomma dal suicidio.
  2. contumelie: offese, affronti.
  3. stiletto: pugnale (che verrebbe adoperato per saldare i conti, cioè per uccidersi).
  4. il colore … pensiero: alla risolutezza, alla determinazione ad agire, Shakespeare attribuisce un colore sano, vivo, mentre il pensiero che ritarda il gesto, e lo copre o lo annulla, è pallido, smorto.
  5. di grande … momento: di grande importanza (il sostantivo momento assume questo significato in espressioni come “di poco momento”, “di un certo momento,” e simili).