Giosuè Carducci

Rime nuove

Funere mersit acerbo

Il Carducci privato non è, per il lettore di oggi, meno solenne del Carducci poeta della storia e della politica. Ma, benché distanti dal nostro gusto, certe sue poesie restano memorabili. Generazioni di studenti hanno mandato a memoria Funere mersit acerbo e Pianto antico, due poesie di Rime nuove (1887) che cantano la morte, ad appena tre anni, dell’unico figlio maschio di Carducci, Dante. Anche quando canta affetti intimi e delicati, Carducci ha la voce impostata, ovvero non dimentica che la poesia è tale se il lessico, la sintassi, l’aggettivazione, le immagini sono di un livello più elevato rispetto alla prosa.
Funere mersit acerbo è un sonetto indirizzato al fratello Dante, morto suicida a vent’anni (Carducci aveva dato al figlio il suo nome). Carducci gli annuncia che il nipote sta per giungere nel regno dei morti.

O tu che dormi là su la fiorita
Collina tósca1, e ti sta il padre a canto2;
Non hai tra l’erbe del sepolcro udita
Pur ora una gentil voce di pianto?

È il fanciulletto mio, che a la romita
Tua porta batte3: ei che nel grande e santo
Nome te rinnovava4, anch’ei la vita
Fugge, o fratel, che a te fu amara tanto.

Ahi no! giocava per le pinte5 aiole,
E arriso pur di visïon leggiadre
L’ombra l’avvolse6, ed a le fredde e sole

Vostre rive lo spinse. Oh, giú ne l’adre
Sedi7 accoglilo tu, ché al dolce sole
Ei volge il capo ed a chiamar la madre.

Metro: sonetto con schema ABAB ABAB CDC DCD.

LA CITAZIONE VIRGILIANA E L’IDEALE UMANISTICO Il titolo latino del sonetto è tratto da un verso dell’Eneide (VI, 429): nella sua discesa agli inferi, Enea viene subito colpito da «piangenti anime d’infanti […] che un giorno nero ha rapito e ha sommerso in una morte prematura, sottraendoli così alla dolce vita, rapendoli al seno delle madri».
La morte del figlio Dante fu per Carducci un evento terribile: «Avevo avviticchiato intorno a quel bambino tutte le mie gioie e tutte le mie speranze […]; quando mi veniva dinanzi era come se mi si levasse il sole nell’anima». Per la nostra concezione della poesia, una citazione dotta è quasi incompatibile con l’espressione sincera di un dolore. In realtà, nella concezione carducciana della poesia, il riferimento colto – che allora era meno lontano dalla cultura dei lettori di quanto non lo sia oggi – si armonizza perfettamente con il pathos del testo.

LA CONTINUITÀ DELL’HUMANITAS Carducci dimostra come la poesia classica sia un paradigma, cioè un quadro di riferimento, all’interno del quale possiamo ritrovare le nostre emozioni e i nostri sentimenti: Carducci crede nella continuità della poesia attraverso i secoli, che è, prima di tutto, una continuità dell’humanitas (cioè dell’essere uomini).

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Individua i nuclei tematici del sonetto.

ANALIZZARE

2 Il sonetto è caratterizzato dall’antitesi vita/morte. Individua i termini legati all’una o all’altra sfera semantica.

3 Che cosa significa l’espressione «gentil voce di pianto»?

4 Nell’invocazione iniziale «O tu che dormi», perché Carducci sceglie il verbo “dormire”?

CONTESTUALIZZARE 

5 Nella prima quartina ci sono alcune immagini, espressioni, stilemi, che Carducci riprende dal celebre carme Dei sepolcri e dal sonetto In morte del fratello Giovanni di Ugo Foscolo. Prova a riconoscerli.

INTERPRETARE

6 Il sonetto canta la tragedia della morte prematura. Prova a confrontarlo con altri esempi letterari e/o cinematografici. Come esempio ti proponiamo di andare a cercare la sequenza del “Signore, perché” tratta dal film Il grande cocomero del 1993 di Francesca Archibugi.

Stampa
  1. tósca: toscana.
  2. ti sta … canto: il fratello e il padre di Carducci muoiono a pochi mesi di distanza e sono seppelliti nello stesso cimitero.
  3. a … batte: batte alla porta della tua tomba separata dal mondo dei vivi.
  4. nel … rinnovava: aveva il tuo stesso nome grande e sacro, perché è quello di Alighieri. 
  5. pinte: variopinte.
  6. arriso … avvolse: l’ombra della morte l’ha circondato, proprio quando a lui sorridevano i sogni delicati dell’infanzia.
  7. adre Sedi: luoghi oscuri, neri dell’oltretomba.