Anonimo

Fiori e vita di filosafi ed altri savi e imperadori

Giulio Cesare

Abbiamo visto come la prosa in volgare venga usata, nel Duecento, soprattutto per insegnare. Ebbene, se guardiamo alla produzione narrativa “laica”, constatiamo che anche qui, sul proposito di dilettare e intrattenere, sul gusto del racconto per il racconto, prevale a lungo il fine edificante: anche gli scrittori laici vogliono soprattutto educare moralmente i loro lettori.
Le più antiche raccolte di racconti in volgare, databili al secolo XIII, sono poco più che collezioni di exempla, di detti memorabili, niente insomma che possa far pensare a organismi complessi come saranno, un secolo dopo, le novelle di Boccaccio. E si tratta spesso non di opere originali ma di volgarizzamenti, cioè di traduzioni o adattamenti dal latino e dal francese. Questo sono, per esempio i quattordici Conti senesi, volgarizzamento di una raccolta di testi devozionali francesi, o i Conti di antichi cavalieri, scritti nell’ultimo quarto del Duecento forse ad Arezzo, che mirano a istruire non il buon cristiano ma l’uomo di governo.
Un’altra opera di questo genere sono i Fiori e vita di filosafi ed altri savi e imperadori, che traducono in parte una celebre opera erudita di Vincenzo di Beauvais (circa 1190-circa 1264), lo Speculum Historiale (“Specchio della storia”), e mettono insieme, come dice il titolo, pochi e incerti dati biografici relativi a grandi uomini dell’antichità (Socrate, Platone, Cesare eccetera) e i loro detti memorabili. Dato che lo scopo dell’opera è edificante, non storico, la parte biografica è ridotta all’osso («Epicurio fue uno filosafo, che non seppe lettera, né non seppe disputare», dopodiché seguono citazioni dalla sua opera), o si fonda su aneddoti quasi certamente falsi, scelti per le loro possibili applicazioni morali, mentre tutto l’interesse si concentra sui detti memorabili: più che le vite, insomma, allo scrivente e ai suoi lettori interessano quelli che nel titolo vengono chiamati fiori, cioè le frasi celebri, le battute che potevano essere usate nella conversazione (un po’ come oggi si fa con le citazioni dai libri o dai film).
Può essere interessante vedere, in estrema sintesi, come “funzionano” i Fiori e vita di filosafi, perché il modo in cui chi li ha scritti ha organizzato la materia ci dà delle informazioni interessanti su ciò che un lettore medievale si aspettava di trovare nelle biografie dei grandi uomini del passato. Questo è il paragrafo che parla di Giulio Cesare.

Iulio Cesar fue il primaio imperadore ch’ebbe solo la signoria del mondo. E fue sì benigno che quelli cui egli soggiogava con arme sì vincea con clemenzia e con benignità. E fue di tanto ingegno che neuno scrivea più tosto di lui, né leggeva più avaccio, né dittava più copiosamente.

E reggendo egli lo ’mperio e lo stato de Roma contra l’usanza de’ maggiorenti più benignamente e più clementemente che non era usato, fue morto nel quinto anno de lo ’mperio suo dai sanatori del Consiglio con gli stili de ventitré fedite. E quando andava al Consiglio dove sì fue morto, una lettera li fue data, che iscopria la morte sua; la quale li fue trovata in mano suggellata e non aperta, quando si portava a la sepoltura; che forse se l’avesse letta, sì si ne sarebbe guardato. E perciò non è senno tardare d’aprire lettera a cui è mandata.

SOLO L'OMBRA DEL PERSONAGGIO STORICO  Questo è tutto quello che l’autore-volgarizzatore dei Fiori e vita di filosafi sa o vuol dire a proposito della vita di Giulio Cesare. Manca, in queste righe, tutto ciò che oggi ci sta a cuore: la cronologia esatta (quando vive esattamente Cesare?), il resoconto delle sue imprese e delle sue opere (cosa significa «ebbe solo la signoria del mondo»), il giudizio sul suo operato. Ci sono solo aneddoti sulla sua intelligenza e sul suo carattere, aneddoti che potrebbero riferirsi a mille altri personaggi storici, e che hanno un tono iperbolico («neuno scriveva più tosto di lui») ben poco adatto a quella che per noi oggi è la “scienza storica”. Ma non è la storia che sta a cuore all’estensore dei Fiori; ciò che gli interessa è ricavare una lezione dai pochi dati di cui dispone, e in questo caso questa lezione non gli viene da ciò che Cesare ha detto ma da ciò che Cesare ha fatto, o meglio non ha fatto: non ha aperto una lettera che lo avrebbe potuto mettere in allarme, e così è stato ammazzato. Morale: aprire sempre le lettere che si ricevono! La storia è ridotta a una collezione di aneddoti, del resto probabilmente falsi; e gli aneddoti vengono piegati a una vaga significazione morale.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Dividi il testo in sequenze e dai loro un titolo.



2. Quale virtù è mancata a Cesare?



3. Quale consiglio pratico viene fornito dall’autore attraverso l’aneddoto?



ANALIZZARE


4. Indica le espressioni che descrivono la magnanimità e l’intelligenza di Cesare.



5. Perché, secondo l’autore del testo, Cesare sarebbe stato assassinato?



CONTESTUALIZZARE


6. Confronta le informazioni date su Cesare nel brano che hai letto con quelle che trovi sull’Enciclopedia Treccani, disponibile online (www.treccani.it). Quali sono le differenze?



INTERPRETARE


7. Immagina di essere l’autore dei Fiori e vita di filosofi e scrivi la biografia di un grande personaggio dell’età classica greca o romana, a tua scelta (massimo 25 righe).



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