Eugenio Montale

Satura

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Nello xenion che segue il poeta scrive che la donna – nonostante la sua miopia – era tra loro due quella dotata delle «sole vere pupille», che solo lei sapeva davvero vedere il mondo.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio1.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni2 di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi3 forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Metro: due strofe di sette e cinque versi, di misura variabile (ma con tre endecasillabi di fila).
Le rime sottolineano il finale delle due strofe: crede / vede e due / tue.

VEDERE DAVVERO La poesia è articolata in due tempi, che si aprono con versi praticamente uguali: «Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale» e «Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio». Si tratta ovviamente di un’iperbole, che sottolinea la lunga consuetudine tra il poeta e la donna, la vita passata insieme, rievocata attraverso il ricordo di questo gesto d’intimità – darsi il braccio, scendere le scale insieme – che era usuale tra coniugi, specie se anziani (Drusilla Tanzi era di undici anni più vecchia di Montale e morì a 78 anni).
Il motivo del “vedere” connette le due parti della poesia. Ma l’atto del vedere va inteso qui, evidentemente, in senso metaforico. Proprio perché la realtà non è «quella che si vede», proprio perché chi guarda soltanto con gli occhi deve arrestarsi alla superficie delle cose, non è importante che Mosca fosse miope, che la sua vista fosse offuscata: le pupille vere erano le sue, lei sola sapeva vedere davvero, cioè sapeva comprendere la realtà. L’opera di Montale, l’abbiamo visto, è piena di donne che, attraverso la loro presenza o il loro ricordo, alludono a mondi “più veri” del mondo che cade sotto i nostri sensi; qui questo motivo è riportato a una dimensione quotidiana, quasi casalinga: né angelo né miracolo, la vecchia moglie era semplicemente una compagna indispensabile nel «lungo viaggio» della vita.

LA FORMA L’inizio della poesia è prosastico, narrativo, ha un andamento quasi provocatorio e parodistico, da non-poesia. Ma i primi tre versi si concludono, comunque, con endecasillabi («il braccio … scale», «non ci sei … gradino» e soprattutto «è stato breve il nostro lungo viaggio»). La strofa si trasforma rapidamente in “poesia” perfino cantabile con i due endecasillabi legati dalla rima baciata (crede / vede); in più c’è l’endecasillabo nascosto che scavalca il quartultimo e il terzultimo verso «né più mi occorrono / le coincidenze».
Ancora un inizio prosastico ha la seconda strofa, ma meno marcato, e la conclusione è epigrammatica, con la sorpresa del brevissimo verso finale denso di significato nella sua semplice essenzialità lessicale: «erano le tue».
La ripetizione dei versi introduttivi delle strofe, il calcolo dei gradini in crescere (da un milione a milioni) creano un effetto atemporale e soprattutto rievocano vividamente l’esperienza, quasi la richiamano alla presenza, come se si potesse con le parole esorcizzare la morte, ridurla a un accidente, mentre a sopravvivere sono il ricordo e il desiderio.
La donna scomparsa è una sorta di angelo in minore, parodizzato (la “Mosca”), ma non per questo forse meno forte e patetico come figura poetica, sebbene la moglie, rispetto ad altre figure femminili (soprattutto Irma Brandeis), abbia una dimensione più terrena e razionale, per nulla metafisica. La metafora della vita come viaggio, o quella dei lunghi viaggi tra le nebulose e le tempeste della donna-angelo Irma Brandeis, è qui ridotta alla discesa delle scale di casa. Non si tratta solo di racconto di diverse esperienze esistenziali o amorose, ma della stessa linea della poesia di Montale, da Satura in poi sempre più “bassa”, disillusa e satirica.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 A che cosa rimanda la metafora della discesa delle scale?

2 Come definiresti il lessico adoperato da Montale in questa poesia?

CONTESTUALIZZARE E INTERPRETARE

3 In che modo è descritta la moglie di Montale?

4 Come può essere interpretata la contrapposizione tra breve e lungo viaggio?

5 In un testo argomentativo, destinato a un blog letterario, sostieni le tue personali ipotesi circa i motivi per cui Montale ha scelto uno stile che tende alla prosa in Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale. Per la destinazione, cerca in rete i blog “Nazione indiana” o “Minima et moralia” o “La poesia e lo spirito”.

6 In un blog letterario alcuni lettori sostengono che il Montale davvero grande è quello di La primavera hitleriana mentre altri preferiscono il Montale di Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale. Argomenta la tua opinione immaginando un interlocutore che sostenga la tesi opposta.

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  1. breve … viaggio: l’ossimoro esprime il rimpianto per la fine del lungo viaggio della vita compiuto fin lì insieme.
  2. coincidenze … scorni: la serie di incombenze pratiche di cui Mosca si occupava e che per il poeta erano trappole, ragioni di frustrazione (scorni). Le coincidenze e le prenotazioni riprendono il motivo del viaggio della vita.
  3. quattr’occhi: quelli di Mosca e quelli del poeta.