Eugenio Montale

Le occasioni

Il balcone

Le quattro sezioni in cui la raccolta Le occasioni è ripartita sono precedute da un testo incipitario intitolato Il balcone (come una famosa poesia dei Fiori del male di Charles Baudelaire).

    Pareva facile giuoco
    mutare in nulla lo spazio
    che m'era aperto,1 in un tedio
    malcerto2 il certo tuo fuoco.



5   Ora a quel vuoto ho congiunto
    ogni mio tardo motivo,3
    sull'arduo nulla si spunta
    l'ansia di attenderti vivo.4



    La vita che dà barlumi5
10   è quella che sola tu scorgi
    a lei ti sporgi da questa
    finestra che non s'illumina.6





Metro: tre quartine di ottonari (a eccezione del v. 10, novenario), di cui l’ultimo sdrucciolo. È un componimento breve, parallelo anche nella forma al testo di apertura degli Ossi di seppia. Si osservi come Montale riprende anche in questo caso alcune caratteristiche del sonetto, ad esempio la quartina, e la distribuzione delle rime, incrociate (nella prima e nella terza strofa) e alternate (nella seconda strofa). Solo che, come già si è visto in altri casi, la tendenza classicistica determinata dall’“imitazione” del sonetto viene contraddetta dall’alterazione, dallo scarto rispetto alla norma tradizionale. In questo caso tale infrazione consiste nell’uso di rime interne (vv. 3, 4: aperto / malcerto; vv. 10-11: scorgi / sporgi), imperfette (ad esempio vv. 5, 7: congiunto / spunta) e ipermetre (vv. 9, 12: barlumi / illumina).

SIMBOLO E REALTÀ   Nella chiosa all’ultimo verso della poesia Montale sottolinea la natura reale e non soltanto simbolica della finestra che non s’illumina. Possiamo immaginare che si tratti di un balcone dal quale si scorge in lontananza la luce di un faro che getta barlumi intermittenti sull’orizzonte. Non importa tanto scoprire di quale faro possa trattarsi, quanto capire che per il Montale delle Occasioni la poesia nasce sempre da circostanze particolari, da eventi spesso banali: qui, la visione della donna affacciata a una finestra o a un balcone è, appunto, l’occasione che genera la riflessione sviluppata nei primi dieci versi. Gli ultimi due oppongono invece al fuoco della donna, alla sua propensione alla luce («La vita che dà barlumi / è quella che sola tu scorgi», vv. 9-10), il buio della stanza in cui si trova ora il poeta, da solo. Ma l’intera poesia si fonda sul contrasto tra un “io” assediato dal tedio (v. 3), dal vuoto (v. 5), dal nulla (v. 7) e infine dal buio, e un “tu” invece portatore di luce, ma ormai lontano, assente.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Spiega il titolo del testo: perché si parla di un balcone?



ANALIZZARE


2. Scegli una delle tre strofe e analizza tutti i procedimenti fonici (rime, paronomasie, allitterazioni…) e fonosimbolici.



3. Il ritmo è lento o veloce? Quale effetto produce in particolare la punteggiatura?



4. Individua le espressioni riconducibili al campo semantico della luce.



CONTESTUALIZZARE


5. Anche Il balcone farebbe parte della sezione dei "Mottetti". Cerca il significato del termine "mottetto" nel linguaggio speciale della musica (Montale era un esperto e un critico musicale). Quindi argomenta circa il legame tra a) la struttura e i contenuti tradizionali del mottetto, b) la struttura e i contenuti di questa poesia.



INTERPRETARE


6. Ci sono persone, nella nostra vita, che sanno riempirci di calore e vitalità. Descrivi una o più persone che hanno avuto o che hanno questo ruolo nella tua esperienza personale.



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  1. mutare … aperto: Montale stesso ha commentato questi versi con le seguenti parole: «annullare la possibilità di vita che m’era offerta» (Montale commenta Montale, risposte a un questionario sottoposto al poeta dal critico Silvio Guarnieri).
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  3. tedio malcerto: «noia incerta» (in contrapposizione al certo tuo fuoco vitale della donna a cui la poesia è rivolta).
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  5. ogni mio tardo motivo: «ogni superstite ragione di vita».
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  7. sull’arduo … vivo: sul nulla impenetrabile si smussa, si consuma l’ansia di continuare a vivere senza di te.
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  9. La vita … barlumi: «La vita interiore, quella che appare e dispare a tratti». L’espressione è emblematica della poesia delle Occasioni, intessuta di riferimenti a improvvise manifestazioni (qui i barlumi, i lampi di luce) colte dallo sguardo del poeta o della donna.
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  11. a lei … s’illumina: «ti sporgi nella mia memoria e fantasia»: a lei, cioè alla vita che dà barlumi. Quanto alla finestra, lo stesso Montale precisa che è «anche una finestra reale».
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