Giacomo Leopardi

Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani

Il bisogno di una stretta società

Nelle nazioni civili come la Francia, l’Inghilterra e la Germania – osserva Leopardi – gli esseri umani si frequentano assiduamente e formano una «stretta società» che è di grande aiuto alla salvaguardia della “morale” pubblica e al benessere dei cittadini. Ebbene, proprio questa «stretta società» manca in Italia, e ciò ha gravi conseguenze sui costumi e sulle idee delle persone.

Coll’uso scambievole1 gli uomini naturalmente e immancabilmente prendono stima gli uni degli altri: cioè non già buona opinione, anzi questa è tanto minore in ciascuno verso gli altri generalmente, quanto il detto uso e quindi la cognizione degli uomini è maggiore2; ma la stretta società3 fa che ciascuno fa conto degli uomini4 e desidera di farsene stimare [...] e li considera per necessarii alla propria felicità [...]. Questo desiderio è quello che si chiama ambizione, vincolo e sostegno potentissimo della società che non d’altronde nasce che da essa società ridotta a forma stretta5, poiché fuor di essa l’ambizione non ha luogo alcuno nell’uomo, e l’amor proprio naturale non prenderebbe mai questo aspetto6, che pur sembra totalmente suo proprio ed essenziale e sommamente immediato. [...] L’uomo è animale imitativo e d’esempio7. Questa è cosa provata. Tale egli è sempre, anche dopo emancipato (se egli arriva mai ad esserlo) dal giogo delle credenze8 e del modo di pensare e di vedere altrui; anche filosofo: egli lo è men degli altri, ma pure in gran parte. Questa sua imitazione è volta principalmente a’ suoi simili, questo esempio ch’ei prende9, da loro principalmente lo piglia. Una parte maggiore o minore, ma sempre una qualche parte, non solo della sua condotta, non solo del suo carattere, de’ suoi costumi, non solo del suo animo generalmente, ma del suo stesso intelletto e del suo modo di pensare, dipende, imita, si regola, è modificata dall’esempio altrui, cioè precisamente e massimamente10 di quella parte de’ suoi simili colla quale ei convive, sia che ei vi conviva per mezzo della lettura11, sia specialmente colla lettura, sia come si voglia.

L’ASSENZA DI UNA «STRETTA SOCIETÀ» IN ITALIA Come fa spesso, Leopardi parte (in una pagina che qui non abbiamo riportato) dall’osservazione di ciò che accade nelle grandi nazioni straniere. In Francia, in Inghilterra e in Germania esiste il tipo di società che egli descrive in queste righe: una società stretta, nella quale le persone colte – quella che oggi chiameremmo élite o “classe dirigente” – hanno la possibilità di frequentarsi, di discutere, di confrontare le proprie idee. Proprio di questa «stretta società» Leopardi lamenta la mancanza in Italia. Reduce dai mesi trascorsi a Roma, egli constata che essa non è presente nemmeno nella più grande città della Penisola: «il passeggio, gli spettacoli e le Chiese sono le principali occasioni di società che hanno gl’italiani, e in essi consiste, si può dir, tutta la loro società […], perché gl’italiani non amano la vita domestica, né gustano la conversazione […]. Essi dunque passeggiano, vanno agli spettacoli e divertimenti, alla messa e alla predica, alle feste sacre e profane. Ecco tutta la vita e le occupazioni di tutte le classi non bisognose in Italia».

L’UOMO, «ANIMALE IMITATIVO» Ciò però non basta – come spiega Leopardi nel brano che abbiamo letto – per due motivi. Il primo è che se non si frequentano gli altri non si nutre ambizione, e se non si nutre ambizione non si è stimolati a eccellere, a fare grandi cose per mettersi in luce: perché impegnarsi, se non c’è nessuno che sia pronto a elogiarci se operiamo bene e a criticarci se operiamo male? Il secondo motivo è che gli uomini sono esseri imitativi, e per vivere bene hanno bisogno di buoni esempi: se non se li vedono intorno, se manca la «società stretta» in cui possano trovarli, il loro carattere si fa piccolo, si ripiega su se stesso. L’unica possibilità è allora trovare questa «società stretta» nei libri, nella conversazione con i grandi spiriti del passato. Ma questa è una via d’uscita che può bastare al singolo individuo (a Leopardi, prigioniero del suo non amato palazzo di Recanati), non a una nazione come l’Italia.

Esercizio:

Raccontare l’Italia

1 Individua cinque parole chiave (contenute nel testo o scelte da te) che riassumano il senso del brano; usando queste parole, fai poi una breve sintesi del contenuto.

2 Leopardi sostiene che in Italia manca una «stretta società», un’élite intellettuale in grado di dare l’esempio alla nazione, di difendere quei valori che fanno da collante al vivere civile. Per supplire a questa mancanza – sostiene – ci si può rivolgere alla grande letteratura italiana del passato. Rifletti sul ruolo della letteratura all’interno di una comunità considerando i seguenti punti:

a valore generale della cultura letteraria per una comunità;

b contesto storico-politico in cui vive Leopardi;

c contesto storico-politico contemporaneo: la situazione odierna, in Italia, è simile a quella descritta da Leopardi?

3 Leopardi non dice che frequentare altre persone sia necessario per stimarle. Al contrario, sostiene che la frequentazione diminuisca la stima reciproca. Perché allora, secondo Leopardi, gli uomini dovrebbero “riunirsi in società”, cioè appunto frequentarsi? E perché, secondo te?

Stampa
  1. uso scambievole: frequentazione reciproca.
  2. questa ... maggiore: questa (la buona opinione degli uomini) di solito è tanto più rara quanto più gli uomini si frequentano e si conoscono. Constatazione amarissima (e non necessariamente giusta): il disprezzo tra gli uomini cresce a mano a mano che gli uomini si avvicinano e si conoscono.
  3. la stretta società: la vita trascorsa a stretto contatto, in una città o in un luogo nel quale sia possibile incontrarsi spesso, e con persone diverse.
  4. fa conto degli uomini: prende in considerazione gli altri, si cura della loro opinione.
  5. che non ... stretta: la quale (riferito all’ambizione) non nasce se non dalla società ristretta, dalla vita comune. Il sintagma d’altronde significa “da un’altra parte”.
  6. l’amor ... aspetto: l’amor proprio, cioè l’amore che ognuno sente per se stesso, non prenderebbe mai – secondo Leopardi – questa forma, cioè i tratti dell’ambizione, se noi vivessimo da soli e non in mezzo agli altri, e se di questi altri non ci interessasse il giudizio.
  7. d’esempio: prende a modello la vita degli altri.
  8. dal giogo delle credenze: dal fardello (il giogo era l’arnese che, montato sulle corna o sul dorso dei buoi, li teneva legati al carro) delle opinioni sbagliate.
  9. ch’ei prende: che lui (ei) ricava.
  10. massimamente: soprattutto.
  11. per mezzo della lettura: Leopardi parla qui non solo della società degli uomini in carne e ossa, ma anche di quella ideale formata dagli scrittori del passato.