Francesco d’Assisi

Cantico delle creature

Il Cantico delle creature: lodare Dio attraverso le sue opere

Il più celebre, tra i testi in volgare attribuiti a Francesco, è certamente il testo noto come Cantico delle creature (o Cantico di frate Sole, o ancora, in latino, le Laudes creaturarum). Si tratta di una preghiera nella quale Dio viene lodato attraverso le sue opere: Francesco constata cioè la bellezza del creato, e da questa bellezza – che si riflette in cose ed esperienze diverse (il Sole, la Luna, le stelle, l’acqua, ma anche la morte) – deduce la magnificenza del Creatore.
Il nome “Cantico” è stato attribuito al testo nel corso dei secoli, ma non è detto che risalga all’autore. È comunque un nome che ha una doppia giustificazione, tematica e formale. Da un lato, il testo di Francesco s’ispira al Cantico dei tre fanciulli nella fornace, che si legge nel libro biblico di Daniele; dall’altro, il testo di Francesco – come altri “cantici” biblici (per esempio il Cantico dei Cantici) – sta a metà tra la prosa e la poesia, vale a dire che, senza avere una struttura metrica riconoscibile che lo identifichi chiaramente come “poesia”, presenta al suo interno alcuni tratti formali (assonanze, consonanze, simmetrie, parallelismi) che si trovano invece, di solito, all’interno di testi poetici e non in prosa. Insomma, dobbiamo immaginare che un componimento come questo venisse letto ad alta voce, salmodiato, cantato, anche con l’accompagnamento di strumenti musicali.

Altissimu1, onnipotente, bon Signore,
tue so’2 le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfano3,
et nullu omo ène4 dignu te mentovare5.

Laudato sie, mi’ Signore, cum6 tucte le tue creature,
spetialmente messor7 lo frate sole,
lo qual’è iorno8, et allumini noi per lui9.
Et ellu è bellu e radiante10 cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione11.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite12 et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo13,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’acqua,
la quale è multo utile et umile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini14 la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso15 et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa16,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo17 infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ’l sosterranno in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati18.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male19.

Laudate et benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli20 cum grande umilitate.

 

 

Metro: trentatré segmenti di lunghezza diseguale, con molte assonanze (Signore/benedictione), consonanze (rengratiate/umilitate) e un paio di rime (stelle/belle, vento/sustentamento). Si tratta, più che di poesia, di una prosa ritmica destinata a essere musicata e salmodiata (così com’era normale fare con gli inni latini).

PERCHÉ IL CANTICO È COSÌ FAMOSO? Questo è probabilmente il testo letterario religioso più famoso dell’intera letteratura italiana. Non lo è stato sempre: fino all’inizio del Novecento non erano molti i lettori che lo conoscevano (De Sanctis non lo cita nemmeno nella sua Storia della letteratura italiana), forse anche per le sue peculiari caratteristiche formali: si tratta di un testo ibrido, che non è vera e propria poesia ma non è neppure semplice prosa. Ma la fortuna che è toccata a questo componimento nel corso del Novecento va anche spiegata alla luce dell’enorme interesse che, nello stesso arco di tempo, la figura e l’opera di san Francesco hanno suscitato negli studiosi e anche tra i fedeli. A sua volta, questo interesse corrisponde a una sintonia tra la visione della vita che aveva Francesco e quella che hanno oggi molti cristiani. In una società ricca e incline agli sprechi come quella attuale, l’ideale della semplicità e della povertà ha un’attrattiva maggiore rispetto a quella che poteva avere nei secoli passati: le parole di Francesco, la sua predicazione, suonano strane, ma proprio per questo sono seducenti. 

IL MODELLO BIBLICO DEL LIBRO DI DANIELE Come si è accennato, il motivo della lode a Dio (più precisamente: della serie di lodi a Dio) si trova spesso nella Bibbia, ma il testo che certamente Francesco aveva in mente è il cosiddetto Cantico dei tre fanciulli nella fornace. Il profeta Daniele racconta di come il re Nabucodònosor avesse fatto gettare in una fornace tre ragazzi ebrei, colpevoli di non aver onorato gli idoli pagani. Ma Dio interviene e salva i ragazzi, che, in mezzo al fuoco, si mettono addirittura a cantare le lodi del Signore (Daniele 3,57-65):

Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, cieli, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, sole e luna, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, stelle del cielo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, piogge e rugiade, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, o venti tutti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

A questo modello Francesco s’ispira, evidentemente, per la costruzione del suo discorso di lode.

FORMULA DI LODE E PERSONIFICAZIONI La formula «Laudato si’» viene ripetuta per otto volte, dopodiché Francesco evoca altrettante creature di Dio che giudica intimamente buone: il Sole, la Luna e le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, la terra, gli uomini virtuosi, la stessa «morte corporale», tenuta distinta da quella «morte secunda», morte dell’anima, che non ha alcun potere su chi rispetta le «sanctissime voluntati» di Dio. I vari elementi naturali vengono personificati e introdotti dall’epiteto di fratello o di sorella, e ciascun elemento è poi definito attraverso una proposizione relativa («lo qual’è iorno ... la quale ne sustenta...»). 

IL SIGNIFICATO DELLA PREPOSIZIONE PER Che cosa significa esattamente la preposizione per, in sintagmi come «per sora luna»? Gli studiosi hanno avanzato varie ipotesi, e tre sono le più accreditate. Secondo la prima, si tratta di un per che indica agente: Dio verrebbe lodato da parte del fuoco, dell’acqua, della terra eccetera, vale a dire che sarebbero questi elementi naturali a dover cantare le lodi del loro creatore: “Ti lodino il fuoco, l’acqua, la terra, eccetera”. Stando alla seconda interpretazione, il per esprime un complemento di mezzo: Dio verrebbe lodato attraverso gli elementi naturali elencati da Francesco. Stando alla terza interpretazione, infine, il per è, più semplicemente, una preposizione causale: Francesco sta dicendo perché Dio dev’essere lodato, ed elenca per questo le sue creature: “Sii lodato perché hai creato il fuoco, l’acqua, eccetera”. Tutto considerato, sembra quest’ultima l’interpretazione più probabile.

UNA GIOIA RIVOLUZIONARIA Francesco benedice il mondo. È una cosa che può sembrare banale, ma non lo è. Una parte del pensiero cristiano considerava il mondo come una tentazione da evitare: Iacopone da Todi la pensa così. E soprattutto: erano esistite prima di Francesco, e continuavano a esistere nel primo Duecento, eresie come quella catara, che credevano che la creazione fosse opera non di Dio ma di un “demiurgo” malvagio. A fronte a questi “odiatori del mondo”, Francesco oppone un amore incondizionato: per tutto, dalle stelle nel cielo ai quattro elementi che formano il creato (l’aria, l’acqua, il fuoco, la terra), agli esseri umani, alla stessa «morte corporale». Il Cantico delle creature è insomma un canto di gioia: dato che il registro prevalente nella letteratura antica è il lamento, è un’eccezione che va assaporata...

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Che cosa deve fare il buon cristiano, secondo il Cantico, stando alla sua conclusione?

2 «et nullu omo ène dignu te mentovare»: a quale comandamento allude qui Francesco?

3 Il Cantico presenta assonanze, consonanze, simmetrie, parallelismi ecc. Indicali nel testo.


CONTESTUALIZZARE

4 Trova le formule di lode e benedizione più frequenti nella Bibbia (servendoti di siti web come Bibbia.net, Bibbiaedu.it, laparola.net che consentono interrogazioni simili) e raccogli quelle che ti sembrano più vicine al testo di Francesco. Prova per esempio a cercare benedetto e lodato

5 Francesco d’Assisi è protagonista anche del canto XI del Paradiso di Dante (leggilo)e del ciclo di affreschi realizzati da Giotto nella Basilica superiore di Assisi. Confronta queste rappresentazioni con la personalità e le idee di Francesco, così come esse emergono dal Cantico.

INTERPRETARE

6 Quale idea della natura mostra di avere l’autore del Cantico?

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  1. Altissimu: altissimo; la desinenza in -u (qui e in nullu e in bellu) è un tratto caratterizzante del dialetto umbro.
  2. tue so’: spettano a te.
  3. se konfano: si confanno, si addicono.
  4. ène: è; con epitesi (cioè “aggiunta”) sillabica, tipica dei dialetti umbri.
  5. nullu ... mentovare: nessuno è degno di menzionare il tuo nome.
  6. cum: è la proposizione latina con, e può significare, appunto, “con, insieme a”, oppure “così come”.
  7. messor: messere; cioè “mio sire”, secondo la fonetica dei dialetti umbri.
  8. iorno: giorno (con i semiconsonante, tratto tipico dei dialetti meridionali).
  9. lo qual’è ... lui: che è luce del giorno, e tu illumini noi attraverso di lui (con un anacoluto, perché il verbo è è retto da lo qual, mentre allumini è retto da tu sottinteso).
  10. radiante: raggiante, splendente.
  11. porta significatione: simboleggia, parla di te. Dallo splendore e dal calore del Sole si deducono, cioè, lo splendore e la magnificenza di Dio.
  12. clarite: splendenti.
  13. per aere ... tempo: per l’aria e il cielo nuvoloso, e il cielo sereno, e ogni condizione atmosferica.
  14. ennallumini: illumini.
  15. robustoso: vigoroso.
  16. ne ... governa: ci nutre e ci fa vivere.
  17. sostengo: è plurale: sostengono, sopportano.
  18. sirano incoronati: porteranno la corona della beatitudine, saranno beati.
  19. la morte ... male: la dannazione (morte secunda) non farà loro del male.
  20. serviateli: servitelo.