Anonimo

Il compianto di Rutebeuf

Il compianto di Rutebeuf

Leggendo questo compianto ci rendiamo conto che più il poeta insiste nello sciorinare le sue sventure, più esagera il suo risentimento, più noi lettori reagiamo increduli e divertiti di fronte a un disgraziato che in un solo colpo è finito sul lastrico, ha sposato una donna vecchia e malata, ha perso un occhio, è stato abbandonato dagli amici, e proprio non sa a che santo votarsi fin quando non si decide a elemosinare la protezione del ricco conte di Poitiers.

    Inutile che io vi racconti
    come sono sprofondato nella vergogna,
    poiché la storia l’avete già sentita:
    di come
5   ho preso moglie da qualche tempo,    
    e lei non è né bella né cortese.
    Da lì sono nati tutti i miei dolori
    che sono durati più di una settimana,
    poiché son cominciati con la luna piena1.
10   Ascoltate, dunque,
    voi che mi chiedete versi,
    come mi ha giovato
    prendere moglie!
    Non ho più niente da dare in pegno o da vendere,
15   ho dovuto affrontare tante rogne,
    e tante cose ho avuto da sbrigare,
    tante noie e seccature,
    che, se volessi raccontarvele tutte,
    sarebbe veramente troppo lungo.
20   Dio ha fatto di me un altro Giobbe2:
    mi ha tolto d’un sol colpo
    tutto ciò che avevo.
    Dall’occhio destro, con cui vedevo meglio,
    non ci vedo nemmeno quel tanto
25   per riconoscere la mia strada e camminare.
    Ho un dolore forte e costante,
    tanto che, da quest’occhio,
    in pieno giorno è notte fonda.
    Di certo non sono al colmo della speranza,
30   ma sono annegato nell’infelicità,
    senza scampo,
    giacché sono al fondo di un fosso,
    se non vengono a tirarmi fuori
    quelli che finora
35   mi hanno soccorso (gli sono sempre grato).
    Ho il cuore molto triste e scoraggiato
    da questa infermità,
    e non vedo nessuna via d’uscita.
    Niente va come io voglio:
40   che scontento!





    […]



    Io prego dunque Colui
    che si divise in tre persone,
150   che non sa respingere nessuno
    di quelli che l’invocano,
    l’adorano e lo chiamano loro Signore,
    che mette alla prova quelli che lo amano,
    che mi ha messo alla prova,
155   io Lo prego di donarmi la salvezza,
    ché io possa adempiere la sua volontà.
    Al mio signore3, che è figlio del re,
    mando il mio racconto e il mio compianto,
    giacché ho bisogno di lui,
160   che mi ha sempre aiutato di buon grado:
    è l’eccellente conte di Poitiers
    e di Tolosa.
    Saprà bene ciò che desidero
    chi, come me, annega in simili angosce.





Metro: brevi strofe composte da una coppia di octosyllabes (in cui l’accento principale cade sull’ottava sillaba) rimanti tra loro, seguiti da un quadrisyllabe (accento sulla quarta sillaba), che rima con l’octosyllabe successivo. Lo schema delle rime è: AAbBBcCCd.    

I primi 10 versi del testo originale



    Ne convient pas que vous raconte,
    comment je me suis mis à honte,
    car bien avez ouï le conte
    en quelle manière
5   je pris ma femme derrenière,
    qui belle ni gente n’ière.
    Lors naquit peine
    qui dura plus d’une semaine,
    qu’elle commença en lune pleine.
10   Or, entendez […]

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  1. 1. con la luna piena: nel Medioevo i giorni di luna piena erano considerati nefasti, e si riteneva che i matrimoni contratti in questi giorni sarebbero stati sfortunati e infelici.
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  3. 2. un altro Giobbe: Giobbe è il protagonista dell’omonimo libro dell’Antico Testamento, spesso indicato nel Medioevo come figura esemplare di virtù e pazienza. La Bibbia racconta che Dio consentì a Satana di metterlo alla prova, sebbene egli vivesse da uomo giusto. Satana lo privò dei beni e della famiglia, per poi colpirlo con una terribile malattia. Sarà poi Dio stesso a intervenire per ricondurlo alla salute e alla fortuna. Qui Rutebeuf allude alle tante sciagure che, proprio come Giobbe, anche lui è costretto a sopportare.
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  5. 3. Al mio signore: si tratta di Alfonso, conte di Poitiers e di Tolosa (1220-1271), figlio di Luigi VIII re di Francia, e protettore di Rutebeuf durante il suo soggiorno parigino.
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