Carlo Goldoni

La locandiera

Il Conte, il Marchese, il Cavaliere

Il primo atto si apre sulla disputa tra i due pretendenti di Mirandolina, il Conte d’Albafiorita e il Marchese di Forlimpopoli.

SCENA PRIMA

Il Marchese di Forlimpopoli ed il Conte D’Albafiorita

Sala di locanda

MARCHESE Fra voi e me vi è qualche differenza.
CONTE Sulla1 locanda tanto vale il vostro denaro, quanto vale il mio.
MARCHESE Ma se la locandiera usa a me delle distinzioni2, mi si convengono più che a voi.
CONTE Per qual ragione?
MARCHESE Io sono il Marchese di Forlipopoli.
MARCHESE Sì, Conte! Contea comprata.
CONTE Io ho comprata la contea, quando voi avete venduto il marchesato.
MARCHESE Oh basta: son chi sono, e mi si deve portar rispetto.
CONTE Chi ve lo perde il rispetto? Voi siete quello, che con troppa libertà parlando…
MARCHESE Io sono in questa locanda, perché amo la locandiera. Tutti lo sanno, e tutti devono rispettare una giovane che piace a me.
CONTE Oh, questa è bella! Voi mi vorreste impedire ch’io amassi3 Mirandolina? Perché credete ch’io sia in Firenze? Perché credete ch’io sia in questa locanda?
MARCHESE Oh bene. Voi non farete niente.
CONTE Io no, e voi sì?
MARCHESE Io sì, e voi no. Io son chi sono. Mirandolina ha bisogno della mia protezione.
CONTE Mirandolina ha bisogno di denari, e non di protezione.
MARCHESE Denari?… non ne mancano.
CONTE Io spendo uno zecchino il giorno, signor Marchese, e la regalo4 continuamente.
MARCHESE Ed io quel che fo5 non lo dico.
CONTE Voi non lo dite, ma già si sa.
MARCHESE Non si sa tutto.
CONTE Sì! caro signor Marchese, si sa. I camerieri lo dicono. Tre paoletti6 il giorno.
MARCHESE A proposito di camerieri; vi è quel cameriere che ha nome Fabrizio, mi piace poco. Parmi7 che la locandiera lo guardi assai di buon occhio.
CONTE Può essere che lo voglia sposare. Non sarebbe cosa mal fatta. Sono sei mesi che è morto il di lei padre. Sola una giovane alla testa di una locanda si troverà imbrogliata8. Per me, se si marita, le ho promesso trecento scudi.
MARCHESE Se si mariterà, io sono il suo protettore, e farò io… E so io quello che farò.
CONTE Venite qui: facciamola da buoni amici. Diamole trecento scudi per uno.
MARCHESE Quel ch’io faccio, lo faccio segretamente, e non me ne vanto. Son chi sono. Chi è di là? (chiama)
CONTE (Spiantato! Povero e superbo!). (da sé9)

 

SCENA SECONDA

Fabrizio e detti

FABRIZIO Mi comandi, signore. (al Marchese)
MARCHESE Signore? Chi ti ha insegnato la creanza10?
FABRIZIO La perdoni.
CONTE Ditemi: come sta la padroncina? (a Fabrizio)
FABRIZIO Sta bene, illustrissimo.
MARCHESE È alzata dal letto?
FABRIZIO Illustrissimo sì.
MARCHESE Asino.
FABRIZIO Perché, illustrissimo signore?
MARCHESE Che cos’è questo illustrissimo?
FABRIZIO È il titolo che ho dato anche a quell’altro Cavaliere.
MARCHESE Tra lui e me vi è qualche differenza.
CONTE Sentite? (a Fabrizio)
FABRIZIO (Dice la verità. Ci è differenza: me ne accorgo nei conti). (piano al Conte)
MARCHESE Di’ alla padrona che venga da me, che le ho da parlare.
FABRIZIO Eccellenza sì. Ho fallato11 questa volta?
MARCHESE Va bene. Sono tre mesi che lo sai; ma sei un impertinente.
FABRIZIO Come comanda, Eccellenza.
CONTE Vuoi vedere la differenza che passa12 fra il Marchese e me?
MARCHESE Che vorreste dire?
CONTE Tieni. Ti dono uno zecchino. Fa che anch’egli te ne doni un altro.
FABRIZIO Grazie, illustrissimo. (al Conte) Eccellenza… (al Marchese)
MARCHESE Non getto il mio, come i pazzi. Vattene.
FABRIZIO Illustrissimo signore, il cielo la benedica. (al Conte) Eccellenza. (Rifinito13. Fuor14 del suo paese non vogliono esser15 titoli per farsi stimare, vogliono esser quattrini). (da sé, parte)

 

SCENA TERZA

Il Marchese ed il Conte

MARCHESE Voi credete di soverchiarmi16 con i regali, ma non farete niente. Il mio grado val più di tutte le vostre monete.
CONTE Io non apprezzo quel che vale, ma quello che si può spendere.
MARCHESE Spendete pure a rotta di collo. Mirandolina non fa stima di voi17.
CONTE Con tutta la vostra gran nobiltà, credete voi di essere da lei stimato? Vogliono esser denari.
MARCHESE Che denari? Vuol esser protezione. Esser buono in un incontro di far un piacere18.
CONTE Sì, esser buono in un incontro di prestar cento doppie19.
MARCHESE Farsi portar rispetto bisogna.
CONTE Quando non mancano denari, tutti rispettano.
MARCHESE Voi non sapete quel che vi dite20.
CONTE L’intendo21 meglio di voi.

 

SCENA QUARTA

Il Cavaliere di Ripafratta dalla sua camera, e detti

CAVALIERE Amici, che cos’è questo romore? Vi è qualche dissensione22 fra di voi altri?
CONTE Si disputava sopra un bellissimo punto23.
MARCHESE Il Conte disputa meco24 sul merito della nobiltà. (ironico)
CONTE Io non levo il merito alla nobiltà: ma sostengo, che per cavarsi25 dei capricci, vogliono esser denari.
CAVALIERE Veramente, Marchese mio…
MARCHESE Orsù, parliamo d’altro.
CAVALIERE Perché siete venuti a simil contesa?
CONTE Per un motivo il più ridicolo della terra.
MARCHESE Sì, bravo! il Conte mette tutto in ridicolo.
CONTE Il signor Marchese ama la nostra locandiera. Io l’amo ancor più di lui. Egli pretende corrispondenza26, come un tributo alla sua nobiltà. Io la spero, come una ricompensa alle mie attenzioni. Pare a voi che la questione non sia ridicola?
MARCHESE Bisogna sapere con quanto impegno io la proteggo.
CONTE Egli la protegge, ed io spendo. (al Cavaliere)
CAVALIERE In verità non si può contendere per ragione alcuna che lo meriti meno. Una donna vi altera27? vi scompone28? Una donna? che cosa mai mi convien29 sentire? Una donna? Io certamente non vi è pericolo che per le donne abbia che dir con nessuno30. Non le ho mai amate, non le ho mai stimate, e ho sempre creduto che sia la donna per l’uomo una infermità insopportabile.
MARCHESE In quanto a questo poi, Mirandolina ha un merito estraordinario31.
CONTE Sin qua il signor Marchese ha ragione. La nostra padroncina della locanda è veramente amabile.
MARCHESE Quando l’amo io, potete credere che in lei vi sia qualche cosa di grande.
CAVALIERE In verità mi fate ridere. Che mai può avere di stravagante32 costei, che non sia comune all’altre donne?
MARCHESE Ha un tratto nobile, che incatena.
CONTE È bella, parla bene, veste con pulizia, è di un ottimo gusto.
CAVALIERE Tutte cose che non vagliono33 un fico. Sono tre giorni ch’io sono in questa locanda, e non mi ha fatto specie veruna34.
CONTE Guardatela, e forse ci troverete del buono.
CAVALIERE Eh, pazzia! L’ho veduta benissimo. È una donna come l’altre.
MARCHESE Non è come l’altre, ha qualche cosa di più. Io che ho praticate35 le prime dame36, non ho trovato una donna che sappia unire, come questa, la gentilezza e il decoro37.
CONTE Cospetto di Bacco!38 Io son sempre stato solito trattar donne: ne conosco li difetti ed il loro debole. Pure con costei, non ostante il mio lungo corteggio39 e le tante spese per essa fatte, non ho potuto toccarle un dito.
CAVALIERE Arte, arte sopraffina. Poveri gonzi40! Le credete, eh? A me non la farebbe. Donne? Alla larga tutte quante elle41 sono.
CONTE Non siete mai stato innamorato?
CAVALIERE Mai, né mai lo sarò. Hanno fatto il diavolo42 per darmi moglie, né mai l’ho43 voluta.
MARCHESE Ma siete unico della vostra casa: non volete pensare alla successione?
CAVALIERE Ci ho pensato più volte ma quando considero che per aver figliuoli mi converrebbe soffrire44 una donna, mi passa subito la volontà45.
CONTE Che volete voi fare delle vostre ricchezze?
CAVALIERE Godermi quel poco che ho con i miei amici.
MARCHESE Bravo, Cavaliere, bravo; ci goderemo46.
CONTE E alle donne non volete dar nulla?
CAVALIERE Niente affatto. A me non ne mangiano47 sicuramente.
CONTE Ecco la nostra padrona. Guardatela, se non è adorabile.
CAVALIERE Oh la bella cosa! Per me stimo più di lei quattro volte48 un bravo cane da caccia.
MARCHESE Se non la stimate voi, la stimo io.
CAVALIERE Ve la lascio, se fosse49 più bella di Venere.

 

SCENA QUINTA

Mirandolina e detti

MIRANDOLINA M’inchino a questi cavalieri. Chi mi domanda di lor signori?
MARCHESE Io vi domando, ma non qui.
MIRANDOLINA Dove mi vuole, Eccellenza?
MARCHESE Nella mia camera.
MIRANDOLINA Nella sua camera? Se ha bisogno di qualche cosa verrà il cameriere a servirla.
MARCHESE (Che dite di quel contegno50?). (al Cavaliere)
CAVALIERE (Quello che voi chiamate contegno, io lo chiamerei temerità51, impertinenza). (al Marchese)
CONTE Cara Mirandolina, io vi parlerò in pubblico, non vi darò l’incomodo di venire nella mia camera. Osservate questi orecchini. Vi piacciono?
MIRANDOLINA Belli.
CONTE Sono diamanti, sapete?
MIRANDOLINA Oh, li conosco. Me ne intendo anch’io dei diamanti52.
CONTE E sono al vostro comando.
CAVALIERE (Caro amico, voi li buttate via). (piano al Conte)
MIRANDOLINA Perché mi vuol ella donare quegli orecchini?
MARCHESE Veramente sarebbe un gran regalo! Ella ne ha de’ più belli al doppio53.
CONTE Questi sono legati54 alla moda. Vi prego riceverli per amor mio.
CAVALIERE (Oh che pazzo!). (da sé)
MIRANDOLINA No, davvero, signore…
CONTE Se non li prendete, mi disgustate55.
MIRANDOLINA Non so che dire… mi preme tenermi amici gli avventori della mia locanda. Per non disgustare il signor Conte, li prenderò.
CAVALIERE (Oh che forca56!). (da sé)
MIRANDOLINA (Che dite di quella prontezza di spirito?). (al Cavaliere)
CAVALIERE (Bella prontezza! Ve li mangia, e non vi ringrazia nemmeno). (al Conte)
MARCHESE Veramente, signor Conte, vi siete acquistato gran merito. Regalare a una donna in pubblico, per vanità! Mirandolina, vi ho da parlare a quattr’occhi, fra voi e me: son Cavaliere57.
MIRANDOLINA (Che arsura58! Non gliene cascano). (da sé) Se altro non mi comandano, io me n’anderò.
CAVALIERE Ehi! padrona. La biancheria che mi avete dato, non mi gusta59. Se non ne avete di meglio, mi provvederò60. (con disprezzo)
MIRANDOLINA Signore, ve ne sarà di meglio. Sarà servita, ma mi pare che la potrebbe chiedere con un poco di gentilezza.
CAVALIERE Dove spendo il mio denaro, non ho bisogno di far complimenti.
CONTE Compatitelo61. Egli è nemico capitale delle donne. (a Mirandolina)
CAVALIERE Eh, che non ho bisogno d’essere da lei compatito.
MIRANDOLINA Povere donne! che cosa le hanno fatto? Perché così crudele con noi, signor Cavaliere?
CAVALIERE Basta così. Con me non vi prendete maggior confidenza. Cambiatemi la biancheria. La manderò a prender pel62 servitore. Amici, vi sono schiavo63. (parte)

Il Marchese di Forlimpopoli chiede dunque a Mirandolina un colloquio privato e – pensando di lusingarla – le dice che potrebbe sposarla, se solo la differenza di classe che li separa non glielo impedisse. Questa maldestra dichiarazione dà spunto a Mirandolina per il seguente monologo.

 

SCENA NONA

Mirandolina sola

MIRANDOLINA (sola) Uh, che mai ha detto! L’eccellentissimo signor Marchese Arsura64 mi sposerebbe? Eppure, se mi volesse sposare, vi sarebbe una piccola difficoltà. Io non lo vorrei. Mi piace l’arrosto, e del fumo non so che farne. Se avessi sposati tutti quelli che hanno detto volermi, oh, avrei pure tanti mariti! Quanti arrivano a questa locanda, tutti di me s’innamorano, tutti mi fanno i cascamorti; e tanti e tanti mi esibiscono65 di sposarmi a dirittura66. E questo signor Cavaliere, rustico come un orso, mi tratta sì bruscamente? Questi è il primo forestiere67 capitato alla mia locanda, il quale non abbia avuto piacere di trattare con me. Non dico che tutti in un salto68 s’abbiano a innamorare: ma disprezzarmi così? È una cosa che mi muove la bile69 terribilmente. È nemico delle donne? Non le può vedere? Povero pazzo! Non avrà ancora trovato quella che sappia fare. Ma la troverà. La troverà. E chi sa che non l’abbia trovata? Con questi per l’appunto mi ci metto di picca70. Quei che mi corrono dietro, presto presto mi annoiano. La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata71, adorata. Questa è la mia debolezza, e questa è la debolezza di quasi tutte le donne. A maritarmi non ci penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente, e godo la mia libertà. Tratto con tutti, ma non m’innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimati72; e voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere e conquassare73 quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura.

NOBILTÀ E BORGHESIA In queste prime scene vengono tratteggiati con precisione i caratteri dei principali protagonisti della commedia. Da un lato il mondo dei nobili, dall’altro quello dei borghesi.
Il Conte e il Marchese, presi assieme, sono un campionario completo dei difetti dell’aristocrazia. Il Conte, che pure ha un buon carattere, è il perfetto parvenu (non è cioè nobile di nascita ma ha comprato il titolo e non se ne vergogna): vuoto, fatuo e capace solo di fare sfoggio della sua ricchezza, privo di vera eleganza e di vera intelligenza. Il Marchese, da parte sua, è il tipico esempio del nobile spiantato e senza un soldo, ma arrogante, vanesio, sicuro di sé per il solo fatto di esser nato nobile. «Son chi sono» è la frase che ripete in continuazione, come se tutto il mondo dovesse inchinarsi di fronte al suo titolo.
I borghesi sono invece ritratti positivamente. Il cameriere Fabrizio ha origini umili, ma è un uomo dignitoso e intelligente, e sa venire a patti con le manie del Marchese senza rinunciare a prenderlo in giro: prese in giro che Goldoni concentra in certi “a parte”, come quando Fabrizio commenta tra sé e sé che sì, tra il Conte e il Marchese «Ci è differenza: me ne accorgo nei conti» (il Marchese paga infatti di meno, essendo molto più povero); oppure in certe battute fintamente deferenti: «Eccellenza sì. Ho fallato questa volta?» (perché adesso ha usato il titolo giusto, quello che si conviene ai nobili: eccellenza e non illustrissimo).

MIRANDOLINA: UN MODELLO DI BUON SENSO Positivo è anche, e soprattutto, almeno in questo inizio, il personaggio di Mirandolina, l’astuta locandiera che sa destreggiarsi tra i due spasimanti ricavandone tutto l’utile possibile (anche economico: Mirandolina respinge il loro corteggiamento, ma non li caccia dalla locanda, dove li tiene come clienti, e accetta il loro denaro). Mirandolina è un modello di buon senso: preferisce la sostanza all’apparenza («Mi piace l’arrosto, e del fumo non so che farne»), dà il giusto valore alla ricchezza («La ricchezza la stimo e non la stimo»), è animata da un fiero sentimento di libertà, di autonomia e di orgoglio femminile, ma è attenta a restare sempre entro i confini della rispettabilità («non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente, e godo la mia libertà»). Nel teatro di Goldoni le donne hanno spesso un ruolo di primo piano, e altrettanto spesso vengono viste sotto una luce positiva. Ciò dipende sia dalla propensione che Goldoni aveva per l’altro sesso sia dal fatto che l’opinione pubblica settecentesca cominciava ad avere a cuore il tema dell’emancipazione femminile: da questo punto di vista, Mirandolina è un perfetto esempio di “donna moderna”.

IL CAVALIERE Tra queste due coppie si colloca il Cavaliere di Ripafratta che, pur essendo nobile, non condivide i “vizi di classe” che rendono invece tanto sciocchi e ridicoli il Conte e il Marchese (e, significativamente, possiede un titolo nobiliare meno prestigioso degli altri due: occupa insomma una posizione intermedia tra i nobili e i borghesi). È lui il vero protagonista maschile della commedia, il vero oppositore di Mirandolina. I difetti che ha non sono legati alla sua classe sociale ma al suo carattere: è scontroso, diffidente e, soprattutto, misogino. Proprio per questo, Mirandolina deciderà di dargli una lezione, e farà di tutto per farlo innamorare, riuscendoci.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Analizza il lessico utilizzato nella prima scena, specificando qual è l’area semantica più ricorrente e i termini che la caratterizzano.

2 Qual è la battuta della scena quarta che più sottolinea la misoginia del Cavaliere? Com’è costruita sintatticamente? Quale stato d’animo rivela?

3 Nella scena nona, sono presenti due climax. Individuale e spiega perché rivestono, in bocca a Mirandolina, un significato tutto particolare.

CONTESTUALIZZARE

4 La locandiera è ambientata a Firenze, ma l’ottica di Goldoni è quella di un veneziano attento alle dinamiche sociali della sua terra d’origine. Prendendo spunto dai personaggi che agiscono in queste scene, prepara una breve relazione (sotto forma di saggio breve o di presentazione orale) sulle trasformazioni in atto nella società veneziana del Settecento, che preludono alla caduta della Serenissima Repubblica.

INTERPRETARE

5 Mirandolina e Don Giovanni di Molière: metti a confronto il monologo della locandiera con la “professione” di fede del personaggio di Molière. Quali sono le analogie e le differenze fra i due personaggi?

Stampa
  1. Sulla: in questa.
  2. distinzioni: riguardi, attenzioni particolari.
  3. ch’io amassi: di amare.
  4. la regalo: le faccio regali.
  5. fo: faccio.
  6. paoletti: il paolo era una moneta d’argento che valeva circa 3 lire venete; lo zecchino invece ne valeva circa 22. Il Marchese insomma spende meno della metà del Conte.
  7. Parmi: mi pare.
  8. Sola … imbrogliata: a una giovane donna che si trova a gestire da sola una locanda, capiterà senz’altro di essere imbrogliata. Per questo motivo, il Conte ritiene che Mirandolina debba prendere Fabrizio per marito: il Conte non vuole sposare Mirandolina, vuole solo avere una relazione con lei. Paradossalmente, anzi, il matrimonio con Fabrizio darebbe alla situazione una regolarità (solo di facciata) che non nuocerebbe al suo onore.
  9. da sé: tra sé e sé, nel moderno gergo teatrale si direbbe “a parte”.
  10. creanza: educazione. Il Marchese riprende Fabrizio che non lo ha interpellato usando il titolo nobiliare; per lo stesso motivo, poco dopo, lo accusa di aver usato il titolo di illustrissimo che si rivolgeva tipicamente ai borghesi, invece di eccellenza.

    *Creanza

    Il termine entra nell’italiano dallo spagnolo nel corso del Cinquecento: crianza significa sia “allevamento” sia “educazione”; e con creanza entrano anche creato, nel senso di “famiglio”, “uomo di fiducia” e creare nel senso di “educare” (ancor oggi si sente ogni tanto la parola “malcreato”, per definire una persona villana, maleducata; ed è invece comune l’aggettivo screanzato). 


  11. fallato: sbagliato.
  12. passa: c’è.
  13. rifinito: rovinato economicamente.
  14. Fuor: al di fuori, lontano.
  15. vogliono esser: occorrono, ci vogliono.
  16. soverchiarmi: sopraffarmi, superarmi, nell’amore di Mirandolina.
  17. non fa stima di voi: non vi stima.
  18. Esser … piacere: essere capace, essere in grado di soddisfare i desideri di una donna.
  19. doppie: la doppia era una moneta d’oro che valeva circa 37 lire venete.
  20. quel che vi dite: quel che state dicendo.
  21. L’intendo: lo capisco.
  22. dissensione: dissenso, lite.
  23. punto: argomento.
  24. meco: con me, dal latino mecum.
  25. cavarsi: togliersi.
  26. corrispondenza: di essere corrisposto.
  27. altera: turba.
  28. scompone: fa perdere la ragione.
  29. convien: tocca.
  30. Io certamente … nessuno: di certo non c’è pericolo che io per una donna debba litigare («abbia che dir») con qualcuno.
  31. estraordinario: la e è etimologica, dal latino extraordinarium.
  32. stravagante: particolare, speciale.
  33. vagliono: valgono.
  34. specie veruna: nessun effetto particolare.
  35. praticate: frequentate.
  36. prime dame: le dame più nobili.
  37. decoro: decenza, dignità.
  38. Cospetto di Bacco!: esclamazione equivalente a “Corpo di Bacco!”.
  39. corteggio: corteggiamento.
  40. gonzi: sciocchi, creduloni.
  41. elle: esse.
  42. il diavolo: il diavolo a quattro, le hanno provate tutte.
  43. né mai l’ho: ma non l’ho mai.
  44. mi converrebbe soffrire: dovrei sopportare.
  45. volontà: voglia.
  46. ci goderemo: godremo assieme.
  47. non ne mangiano: sottointeso “di soldi”.
  48. Per me … volte: quanto a me, preferisco quattro volte di più.
  49. se fosse: se anche fosse.
  50. contegno: atteggiamento, condotta.
  51. temerità: audacia.
  52. Me ne … diamanti: ne capisco anch’io di diamanti.
  53. Ella … doppio: lei ne ha di belli il doppio.
  54. legati: incastonati.
  55. mi disgustate: mi fate un dispiacere.
  56. forca: astuta, scaltra, con una sfumatura negativa, è lo stesso ambito semantico di “pendaglio da forca”.



    *Forca

    Dal latino furca (“forcone”) – che indica l’attrezzo agricolo composto da un lungo bastone su cui è innestato un ferro munito di tre o più denti metallici – è derivato il diminutivo “forchetta”; ma anche, per analogia di forma, la “forca” intesa come patibolo, luogo in cui venivano impiccati i condannati, formata anch’essa da due pali fissati a terra che sostenevano una traversa alla quale veniva appeso un cappio. Ma qui Goldoni usa questo termine come ingiuria: “che mascalzona”, “che faccia da galera!”.

     
  57. Cavaliere: nobile.
  58. arsura: avarizia, nel senso che in tasca al Marchese non crescono soldi e quindi da lì non ne possono uscire (cascare).
  59. gusta: piace.
  60. mi provvederò: mi arrangerò da solo.
  61. Compatitelo: scusatelo.
  62. pel: per il, nel senso di “per mezzo del, dal”.
  63. vi sono schiavo: formula di commiato, come “servo vostro”. È proprio dal veneziano sciavo (schiavo) che deriva il nostro ciao.
  64. Marchese Arsura: come già nella scena quinta, il soprannome allude alla mancanza di denari del Marchese.
  65. mi esibiscono: mi offrono, si propongono.
  66. a dirittura: addirittura.
  67. forestiere: forestiero.
  68. in un salto: in un momento, a prima vista.
  69. move la bile: fa arrabbiare.
  70. mi ci metto di picca: mi ci intestardisco, ne faccio una questione di principio.
  71. vagheggiata: desiderata.
  72. spasimati: eccessivamente innamorati.
  73. conquassare: sconquassare, scuotere.