Carlo Emilio Gadda

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

Il corpo di Liliana

Nel secondo capitolo del romanzo il commissario Ingravallo scopre il corpo massacrato di Liliana Balducci. La donna giace seminuda nel suo appartamento, con la gola squarciata: è l’inizio del giallo che impegnerà il commissario in un’indagine molto difficile. La descrizione del cadavere della donna è un saggio di grandissima letteratura. L’alternanza tra italiano e dialetto romanesco “mima” il continuo slittamento del punto di vista: da un narratore onnisciente in terza persona (che pensa in italiano) alle focalizzazioni sui pensieri di Ingravallo (che pensa anche in romanesco), sconvolto alla vista della donna massacrata. Come nel film Psycho di Alfred Hitchcock, la protagonista femminile scompare poco dopo l’inizio della vicenda, ma il suo ricordo ritornerà ossessivamente, come un Leitmotiv, nel corso del romanzo.

Il corpo della povera signora giaceva in una posizione infame, supino, con la gonna di lana grigia e una sottogonna bianca buttate all’indietro, fin quasi al petto: come se qualcuno avesse voluto scoprire il candore affascinante di quel dessous1, o indagarne lo stato di nettezza2. Aveva mutande bianche, di maglia a punto gentile, sottilissimo, che terminavano a metà coscia in una delicata orlatura. Tra l’orlatura e le calze, ch’erano in una lieve luce di seta, denudò se stessa la bianchezza estrema della carne, d’un pallore da clorosi3: quelle due cosce un po’ aperte, che i due elastici – in un tono di lilla – parevano distinguere in grado, avevano perduto il loro tiepido senso, già si adeguavano al gelo: al gelo del sarcofago, e delle taciturne dimore4. L’esatto officiare del punto a maglia, per lo sguardo di quei frequentatori di domestiche, modellò inutilmente le stanche proposte d’una voluttà il cui ardore, il cui fremito, pareva essersi appena esalato dalla dolce mollezza del monte, da quella riga, il segno carnale del mistero5...
[...]
Le giarrettiere tese, ondulate appena agli orli, d’una ondulazione chiara di lattuga: l’elastico di seta lilla, in quel tono che pareva dare un profumo, significava a momenti la frale6 gentilezza e della donna e del ceto, l’eleganza spenta degli indumenti, degli atti, il secreto modo della sommissione, tramutata ora nella immobilità di un oggetto, o come d’uno sfigurato manichino.
[...]
Le calze incorticavano7 di quel velo di lor luce il modellato delle gambe, dei meravigliosi ginocchi: delle gambe un po’ divaricate, come ad un invito orribile8.
Oh, gli occhi! dove, chi guardavano? Il volto! ... Oh, era sgraffiata, poverina! Fin sotto un occhio, sur naso! ... Oh, quel viso! Com’era stanco, stanco, povera Liliana, quel capo, nel nimbo9, che l’avvolgeva, dei capelli, fili tuttavia10 operosi della carità. Affilato nel pallore, il volto: sfinito, emaciato11 dalla suzione12 atroce della Morte.
Un profondo, un terribile taglio rosso le apriva la gola, ferocemente. Aveva preso metà il collo, dal davanti verso destra, cioè verso sinistra, per lei, destra per loro che guardavano: sfrangiato ai due margini come da un reiterarsi dei colpi, lama o punta: un orrore! da nun potesse vede. Palesava come delle filacce rosse, all’interno, tra quella spumiccia nera der sangue, già raggrumato, a momenti; un pasticcio! con delle bollicine rimaste a mezzo. Curiose forme, agli agenti: parevano buchi, al novizio, come dei maccheroncini color rosso, o rosa. «La trachea,» mormorò Ingravallo chinandosi, «la carotide! la iugulare ... Dio!».

UN GENIALE DESCRITTORE Sia nella Cognizione del dolore sia in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana c’è una pagina in cui viene descritto, magistralmente, il corpo di una donna che ha subito violenza. La differenza è che nella Cognizione del dolore l’immagine della madre ferita alla testa chiude il racconto, mentre nel Pasticciaccio – più aderente alla tipologia narrativa del “giallo” – l’omicidio cade a poche decine di pagine dall’inizio.
Gadda è un geniale descrittore. Qualcuno ha detto che è soltanto un geniale descrittore, cioè che il racconto, la narrazione distesa non lo interessa: opinione sensata, ma che così formulata è troppo unilaterale, e dunque ingiusta. È un geniale descrittore perché è un osservatore attentissimo, e in questa attenzione non è fuori luogo vedere un riflesso della sua anima di ingegnere, della sua professionale vocazione all’esattezza. «L’ordine, lo spirito meticolosamente analitico di un organizzatore di servizi tecnici, la catastrofica precisione del nevrastenico»: è questo – sono parole dello stesso Gadda – il tratto dominante del suo carattere.

VOCE ESTERNA OGGETTIVA, FOCALIZZAZIONI SUL COMMISSARIO A osservare il corpo della madre morente erano, nella Cognizione del dolore, i personaggi, e noi guardavamo la scena attraverso i loro occhi. E qui? Che cosa accade di fronte a questo cadavere? Qui il procedimento è ancora più sottile. Il grosso della descrizione è a carico di una voce esterna oggettiva, la voce del narratore che contempla la scena dall’alto. Ma a questa voce principale si alternano focalizzazioni sul commissario, che è distrutto per la morte di una donna che conosceva e della quale era invaghito. Sono sue le domande retoriche e le esclamazioni di pena, che Gadda volge al discorso indiretto libero: «Oh, gli occhi! dove, chi guardavano? Il volto!»; mentre appartengono a un’immaginaria “voce popolare” che racconta la scena gli intarsi in dialetto romanesco: «un orrore! da nun potesse vede». Alla neutralità dell’occhio del narratore si somma, così, il pathos del commissario, che non è soltanto un osservatore ma partecipa emotivamente alla scena; e si somma la voce (dialettale) di un indistinto “coro” di testimoni.

IL MACABRO Molto diverso, rispetto alla Cognizione del dolore, è anche il modo in cui vengono mostrati gli effetti della violenza. La descrizione è molto più macabra di quella “velata” che si legge nelle ultime pagine della Cognizione, e il corpo della Balducci è osservato con un interesse quasi morboso (basta rileggere la digressione sulla giarrettiera e gli altri indumenti intimi della donna). Le ferite, viste come sotto una lente d’ingrandimento, diventano un «pasticcio», addirittura dei «maccheroncini color rosso, o rosa». E, più ancora che nella scena finale della Cognizione, qui Gadda usa il suo talento di descrittore per miscelare sapientemente i colori: il bianco pallido dell’incarnato di Liliana e il bianco delle mutandine fanno risaltare il sangue, che ha – come nella realtà – gradazioni multicolori: il rosso del taglio alla gola, il rosa chiaro della trachea, il nero delle ferite in cui il sangue si è già raggrumato.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Nel brano si alternano il punto di vista del narratore e quello del commissario. Quali espressioni, e quali pensieri e parole, si possono con certezza attribuire a quest’ultimo?

ANALIZZARE

2 Sottolinea le frasi formulate in discorso indiretto libero.

3 «Le calze incorticavano»: il verbo incorticare (inventato da Gadda) è un verbo parasintetico. Che cosa significa?

INTERPRETARE

4 La descrizione del corpo della donna ricorda la scena di un film giallo. Te ne viene in mente uno in particolare?

5 Hai mai letto un romanzo giallo? Scegline uno e riassumine la trama.

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  1. dessous: in francese “sotto”, cioè il corpo dalla vita in giù.
  2. nettezza: pulizia.
  3. clorosi: forma di anemia che provoca pallore.
  4. taciturne dimore: il cimitero.
  5. L’esatto ... mistero: la decorazione (a punto a maglia) della biancheria intima, che si offriva allo sguardo di quegli uomini, abituati a frequentare donne di basso rango (le domestiche), modellò inutilmente le forme più intime della signora, prive ormai di qualsiasi fremito di desiderio che poteva provenire dal dolce rigonfiamento del pube, dalla sua linea, misterioso segno fattosi carne.
  6. frale: fragile.
  7. incorticavano: mettevano una corteccia sopra (ma è un verbo inventato da Gadda, e ricavato da corteccia, cioè “buccia”).
  8. orribile: perché l’invito, sessuale, sembra venire da un cadavere.
  9. nimbo: nuvola.
  10. tuttavia: ancora.
  11. emaciato: reso pallido.
  12. suzione: l’atto di suggere, di succhiare.