Giovanni Villani

Nuova Cronica

Il fallimento delle banche fiorentine

Da “tecnico”, Villani dedicò una particolare attenzione alle questioni economiche, e tra l’altro ai fallimenti delle principali banche fiorentine. Notevoli, da questo punto di vista, sono soprattutto le sue pagine sul fallimento dei Bardi e dei Peruzzi, grandi banchieri che vennero travolti dall’insolvenza del re d’Inghilterra Edoardo III, al quale avevano prestato ingenti somme di denaro, che erano servite al re per finanziare la guerra con la Francia (cominciava allora, infatti, quella che sarebbe passata alla storia come Guerra dei Cent’anni).

Capitolo LXXXVIII

Del male stato ch’ebbono la compagnia de’ Bardi e quella de’ Peruzzi per la detta guerra, e tutta la nostra città di Firenze.

Nel tempo ch’era la detta guerra da·rre di Francia con quello d’Inghilterra sì erano mercatanti del re d’Inghilterra la compagnia di Bardi e quella di Peruzzi di Firenze, e a·lloro mani venia tutte sue rendite, e·llane e cose1; ed ellino forniano tutte le sue spesarie, gaggi, e bisogne2; e sopramontarono3 tanto le spese e bisogne del re, oltre alle rendite e cose ricevute per lui4 che i Bardi si trovarono a ricevere da·rre, tornato dall’oste detta5, tra di capitale e provisioni6 e riguardi7 fatti loro per lo re più di CLXXXM8 di marchi di sterlini; e’ Peruzzi più di CXXXVM di marchi, e ogni marco valea fiorini IIII e terzo d’oro, che montarono9 più di MCCCLXV fiorini d’oro, che valeano un reame10. Ben avea in questa somma assai quantità di provisioni fatte a·lloro per lo detto re e per li tempi passati; ma come che si fosse11, fu la loro gran follia per covidigia di guadagno o per raquistrare il loro follemente prestato mettere così di grosso il loro e l’altrui inn·uno signore12. E nota che i detti danari non erano la maggiore parte delle dette compagnie, anzi gli aveano inn·accomanda13 e in diposito di più cittadini e forestieri. E di ciò fu il grande pericolo a·lloro e alla nostra città, poco apresso come si troverrà leggendo. E·cche n’avvenne che per cagione di ciò non potendo rispondere a cui dovieno dare14 in Inghilterra, e in Firenze, e in altre parti dove avieno a·ffare, e del tutto perderono la credenza15, e fallirono di pagare, ispezialmente i Peruzzi, con tutto che non si cessassono per le loro grandi possessioni16 ch’avieno in Firenze e nel contado, e per loro grande potenzia e stato17 ch’avieno in Comune. Ma per questa difalta18 e per le spese del Comune in Lombardia molto mancò la potenzia e stato di mercatanti di Firenze; e però19 di tutto il Comune e·lla mercatantia e ogni arte n’abbassò,20 e vennero in pessimo stato, come inanzi si farà menzione21; però che fallite le dette due colonne22, che per la loro potenzia, quando erano in buono stato, condivano23 colli loro traffichi gran parte del traffico della mercatantia di Cristiani, ed erano quasi uno alimento24, onde ogn’altro mercatante ne fu sospetto e male creduto25. E per le dette cagioni e per altre, come si dirà tosto, la nostra città di Firenze ricevette gran crollo e male stato universale non guari tempo apresso26. E per agiunta del male stato delle dette compagnie il re di Francia faccendo pigliare in Parigi e per tutto il reame i loro compagni27 e cose e mercatantie, e per di più Fiorentini per la detta cagione, e per li molti danari che ’l comune avea presi per forza in presto28 da’ cittadini e spesi nella ’mpresa di Lombardia e di Lucca, onde poi de’ rimbalzi e del mancamento della credenza29 più altre minori compagnie di Firenze poco tempo apresso ne fallirono, come inanzi si farà menzione. Lasceremo di questa matera, e torneremo a seguire il trattato della guerra con messere Mastino.

UN DANNO NON SOLO ECONOMICO  Uomo ben informato circa le dinamiche politiche ed economiche della sua epoca, Giovanni Villani individuò con lucidità l’errore principale commesso dai banchieri delle compagnie dei Bardi e dei Peruzzi: aver prestato una parte considerevole del patrimonio delle loro banche a un’unica persona, il re d’Inghilterra Edoardo III. Questa imprudenza si sarebbe sommata a un altro errore, economico e morale al contempo: non aver prestato denaro proprio ma, per lo più, quello ottenuto in deposito e custodia da parte di «cittadini e forestieri». Questa scelta “immorale” generò a Firenze una catena di fallimenti. Non solo: i mercanti fiorentini furono vittime di una rappresaglia economica da parte del re di Francia, indignato a causa dei finanziamenti che i Bardi e i Peruzzi avevano garantito al suo avversario, Edoardo III. Quest’ultimo – dopo aver fatto fallire per la sua insolvenza, nel 1343, le banche fiorentine – partì alla conquista del regno di Francia. Vi sbarcò nel 1346 e ottenne a Crécy una grande vittoria contro l’esercito francese guidato da re Filippo IV.  

Esercizio:

COMPRENDERE E ANALIZZARE


1. Qual è il ruolo di Edoardo III nel fallimento delle banche fiorentine?



2. Quali errori commettono i banchieri fiorentini?



3. Quali termini ed espressioni tecniche del gergo economico-finanziario si trovano in questa pagina?



CONTESTUALIZZARE


4. Quale rapporto c’è fra la storia europea e quella di Firenze e dell’Italia settentrionale nella cronaca di Giovanni Villani? E in questo brano in particolare?



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  1. e·llane e cose: e i tessuti in lana e altre cose.
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  3. ellino forniano tutte le sue spesarie, gaggi, e bisogne: essi provvedevano (con prestiti) a tutte le sue spese, ai suoi stipendi e ai suoi bisogni.
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  5. sopramontarono: aumentarono.
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  7. per lui: da parte sua.
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  9. dall’oste detta: dalla guerra sopra menzionata (nell’italiano antico l’oste è, letteralmente, l’esercito nemico, e anche solo l’esercito: ma qui vale “guerra”, per metonimia).
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  11. provisioni: provvigioni.
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  13. riguardi: interessi.
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  15. CLXXX(M) di marchi di sterlini: traduce probabilmente l’espressione pound sterling, che designava le monete inglesi (la “lira sterlina”): si tratta dunque di un credito di più di 180.000 sterline.
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  17. montarono: assommarono.
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  19. valeano un reame:v: la somma totale corrispondeva al valore di un regno.
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  21. come che si fosse: comunque stessero le cose.
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  23. fu la loro gran follia … inn·uno signore: fu un atto dissennato, dettato dalla sete di denaro o dalla volontà di rifarsi della somma prestata, affidare tanto denaro proprio e altrui a un solo signore. L’errore fu insomma non solo quello di prestare molto, ma di prestare a un solo debitore.
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  25. accomanda: custodia, deposito.
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  27. non potendo rispondere a cui dovieno dare: non potendo far fronte ai debiti che avevano.
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  29. del tutto … credenza: persero del tutto il loro credito.
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  31. con tutto che non si cessassono per le grandi possessioni: benché non smettessero l’attività, grazie ai loro grandi possessi.
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  33. stato: considerazione di cui godevano.
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  35. difalta: fallimento.
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  37. e però: e perciò (lat. per hoc).
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  39. la mercatantia e ogni arte n’abbassò: i mercanti e le arti (cioè le associazioni di mestiere) entrarono in crisi.
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  41. come inanzi si farà menzione: come si dirà più avanti.
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  43. le dette due colonne: le banche dei Bardi e dei Peruzzi, che sostenevano l’economia europea.
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  45. condivano: fornivano.
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  47. uno alimento: una fonte di approvvigionamento e di vita.
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  49. onde ogn’altro … male creduto: falliti i Bardi e i Peruzzi, ogni altro mercante italiano diventa sospetto e perde il suo credito.
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  51. non guari tempo appresso: non molto tempo dopo (guari, dal francese guaires, aveva in antico il significato di “molto”, ed era usato solo in frasi negative).
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  53. compagni: soci.
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  55. per forza in presto: attraverso un prestito forzoso (per sostenere le spese di guerra, i cittadini erano cioè costretti a prestare denaro allo Stato).
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  57. de’rimbalzi e del mancamento della credenza: a causa delle conseguenze (generate dal fallimento di Bardi e Peruzzi) e del venir meno del credito.
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