Anonimo

Novellino

Il fantastico nel quotidiano: la novella di Federico II

Molte delle storie del Novellino sono, come si è detto, “racconti di parole”: un personaggio fa una battuta arguta, dà una risposta azzeccata che gli permette di cavarsela in una situazione spinosa. Ma nel Novellino ci sono anche i racconti di eventi. Alcuni (pochi) sono semplici racconti senza morale, scritti per il puro piacere di narrare, un po’ nello spirito che sarà tipico delle novelle rinascimentali. La novella 21 racconta per esempio della fantastica avventura del conte di San Bonifazio, braccio destro dell’imperatore Federico II; nelle novelle antiche capita infatti spesso che i protagonisti siano personaggi realmente esistiti: il racconto prende spunto da figure storiche e ci ricama sopra creando delle situazioni immaginarie.

Come tre maestri di nigromanzia*1 vennero alla corte dello ’mperadore Federigo.

Lo ’mperadore Federigo fue nobilissimo signore, e la gente ch’avea bontade2, venìa a lui da tutte parti, però che l’uomo3 donava volentieri e mostrava belli sembianti a chi avesse alcuna speziale bontà. A lui venieno sonatori, trovatori e belli favellatori, uomini d’arti4, giostratori5, schermitori, d’ogni maniera gente. Stando6 lo ’mperadore Federigo, e faccea dare l’acqua7, le tavole coverte8, sì giunsero a lui tre maestri di negromanzia con tre schiavine9. Salutârlo così di subito10, ed elli domandò: «Qual è il maestro11 di voi tre?». L’uno si trasse avanti, e disse: «Messere, io sono». E lo ’mperadore li pregò che giucasse cortesemente12. Ed elli gittaro loro incantamenti13, e fecero loro arti. Il tempo incominciò a turbare14; ecco una pioggia repente, e tuoni e folgori e baleni, e parea che fondesse una gragnuola15, che parea copelli16 d’acciaio: i cavalieri fuggendo per le camere, chi in una parte, chi in un’altra. Rischiarossi il tempo. Li maestri chiesero commiato e chiesero guiderdone17. Lo ’mperadore disse: «Domandate». Que’ domandaro il conte di San Bonifazio18, che era più presso allo ’mperadore. Que’ dissero: «Messere, comandate a costui che vegna in nostro soccorso contra li nostri nemici». Lo ’mperadore li le comandò molto teneramente19. Misesi il conte in via con loro. Menârlo20 in una bella cittade: cavalieri li mostraro di gran paraggio21, bel destriere e bell’arme li apprestaro22, e dissero al conte: «Questi sono a te ubbidire23». Li nemici vennero a battaglia. Il conte li sconfisse e francò24 lo paese. E poi ne fece tre delle battaglie ordinate in campo25. Vinse la terra. Diederli moglie. Ebbe figliuoli. Dopo, molto tempo tenne la signoria26. Lasciârlo grandissimo tempo; po’ ritornaro. Il figliuolo del conte avea già bene quaranta anni. Il conte era vecchio. Li maestri27 tornaro, e dissero che voleano andare a vedere lo ’mperadore e la corte. El conte rispuose: «Lo ’mperio fia28 ora più volte mutato; le genti fiano29 ora tutte nuove; dove ritornerei?». E’ maestri dissero: «Noi vi ti volemo al postutto menare30».
Misersi in via; camminaro gran tempo. Giunsero in corte. Trovaro lo ’mperadore e suoi baroni ch’ancor si dava l’acqua, la qual si dava quando il conte n’andò co’ maestri31. Lo ’mperadore li facea contare la novella32; que’ la contava: «I’ ho poi moglie; e figliuoli ch’hanno quaranta anni. Tre battaglie di campo ò poi fatte; il mondo è tutto rivolto33; come va questo fatto?». Lo ’mperadore li le fa ricontare con grandissima festa34 a’ baroni e a’ cavalieri.

UN FINALE APERTO Un giorno, durante un pranzo, tre negromanti chiedono a Federico II di mandare il suo vassallo, il conte di San Bonifacio, in soccorso del loro popolo. Il conte parte subito e, nel corso di molti anni, sbaraglia gli eserciti nemici, prende moglie, genera dei figli. Dopo mezzo secolo i negro-manti lo riportano alla corte di Federico II e il conte ritrova tutto esattamente come lo aveva lasciato, i baroni e l’imperatore, per nulla invecchiati, ancora seduti alla stessa tavola. Racconta la sua storia e non si capacita di quello che gli è successo. La novella termina con questo bell’effetto di sospensione e mistero: «“I’ho poi moglie; e figliuoli ch’hanno quaranta anni. Tre battaglie di campo ò poi fatte; il mondo è tutto rivolto; come va questo fatto?”. Lo ’mperadore li le fa ricontare con grandissima festa a’ baroni e a’ cavalieri». Tutto qui. Il lettore rimane nel dubbio: che cosa è successo? Com’è possibile che il tempo sia passato per il conte e non per Federico II e per la sua corte? Il racconto non dà risposta, ed è precisamente questa incertezza, questa intuizione di qualcosa di magico e di fantastico, che rende piacevole la lettura: è una “storia del mistero” che non ha finale. 

TRACCE DI ORALITÀ Il testo è complesso dal punto di vista lessicale ma molto semplice dal punto di vista sintattico. Sono quasi tutte frasi brevissime, paratattiche, che per lo più elencano gesti e azioni: «Vinse la terra. Diederli moglie. Ebbe figliuoli»; oppure: «Misersi in via; camminaro gran tempo. Giunsero in corte». È la sintassi degli aneddoti o delle barzellette che si raccontano a voce; e lo stesso effetto di oralità scaturisce da ripetizioni come queste: «Lo ’mperadore li facea contare la novella; que’ la contava»; oppure da pleonasmi come questo: «E poi ne fece tre delle battaglie»; nel parlato si direbbe appunto «E poi ne ha fatte tre, di battaglie»: ma l’anticipazione del partitivo ne è superflua, e non si ammette nella lingua scritta); oppure dall’uso del discorso diretto là dove si poteva impiegare il discorso indiretto: «Lo ’mperadore disse: “Domandate”» (invece di «L’imperatore li pregò di domandare»,).

TRA FEDELTÀ ALLE FONTI E ORIGINALITÀ Quanto c’è di originale in un racconto del genere? Chi studia le fonti della letteratura si pone spesso domande come questa. Nel Medioevo non esisteva un concetto di “proprietà letteraria” paragonabile a quello attuale: si “prendeva ispirazione”, si copiava, si rimaneggiava. Nel caso della nostra novella, il motivo della sospensione temporale non è nuovo (e si ritroverà per esempio nel Canto di Natale di Dickens), ma lo svolgimento che di questo motivo dà l’autore del Novellino non sembra avere precedenti. Ecco come il rapporto con le fonti è stato descritto da Alberto Conte: è un ottimo esempio per capire “come si fa”, e per quali strade può portare, la critica delle fonti: 

Il motivo della lunga illusione temporale che si svolge, in realtà, in una frazione minima, ha vari precedenti: a) secondo una tradizione araba, la miracolosa ascensione di Maometto sarebbe durata oggettivamente così poco che l’acqua che alla sua partenza stava per rovesciarsi da un vaso non si era ancora versata al suo ritorno; b) tre versioni irlandesi sono più utilmente confrontabili con la novella, ma non possono esserne la fonte; c) nella letteratura “esemplare” è diffuso il racconto del mago che crea una dimensione illusoria per saggiare la riconoscenza del discepolo, facendogli credere di fare carriera ecclesiastica, o politica, e riportandolo infine alla realtà. Ma la novella [del Novellino] è diversa: il coinvolgimento dell’imperatore e del conte di San Bonifacio fa sembrare il racconto un fatto di cronaca [...]; l’illusione temporale è preceduta dal gioco del turbamento atmosferico, che è riconducibile a un tema diffuso nella letteratura romanza; solo al rientro del protagonista, con un colpo di scena, si scopre l’illusione e il suo racconto diventa una novella nella novella, che egli stesso racconterà «con grandissima festa a’ baroni e a’ cavalieri». La riscrittura novellistica, dunque, è il frutto di un’originale elaborazione: in una situazione narrativa nuova si inseriscono dei tasselli di varia provenienza, saldati in un unico racconto assai diverso dai modelli individuabili.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Suddividi la novella in sequenze e dai un titolo a ciascuna di esse.

2 Chi sono i protagonisti del racconto? Quali relazioni li legano? 

3 Indica le espressioni che mettono in rilievo le qualità di Federico II. 

4 Come viene descritta la corte? 

INTERPRETARE 

5 Quale effetto produce sul lettore il finale aperto? 

6 Conosci altre opere che non si concludono, che restano aperte all’interpretazione del lettore? Possono essere libri, film, serie televisive.

7 Scrivi un finale per questa novella: un finale che concluda davvero il racconto.

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  1. *Negromanzia

    La negromanzia (nigromanzia) è la pratica magica che permetteva, secondo gli antichi, di prevedere il futuro, e non ha niente a che fare con l’aggettivo “nero” o “negro”. Il termine deriva infatti dal greco mantéia (“predizione”), e nekrós, (“morto”); il negromante evocava gli spiriti dei defunti per conoscere da loro il futuro. Il termine negromanziaè poi passato a indicare qualsiasi tipo di magia.



    maestri di nigromanzia: maghi, indovini.
  2. bontade: qualche abilità particolare.
  3. l’uomo: Federico II.
  4. favellatori ... d’arti: gente che raccontava storie, maghi.
  5. giostratori: le giostre erano combattimenti tra cavalieri che avevano luogo nelle corti signorili del Medioevo.
  6. Stando: mentre era a tavola.
  7. dare l’acqua: ci si lavava le mani, prima del pranzo.
  8. le tavole coverte: le tavole (erano) apparecchiate.
  9. schiavine: mantelli da viaggio; il che significa che i tre maghi vengono da molto lontano: ed è un primo elemento di esotismo.
  10. Salutârlo ... subito: lo salutarono senza cerimonie; segno che hanno fretta di comunicare qualcosa. L’accento circonflesso su Salutârlo segnala la scrittura contratta: salutaronlo. Lo stesso vale, più avanti, per menârlo (menaronlo) e lasciârlo (lasciaronlo).
  11. maestro: il più autorevole, il capo.
  12. giucasse cortesemente: per cortesia si esibisse, facesse i suoi giochi di prestigio.
  13. gittaro ... incantamenti: fecero i loro incantesimi.
  14. a turbare: a guastarsi. 
  15. fondesse una gragnuola: scendesse una grandinata.
  16. copelli: schegge.
  17. guiderdone: un compenso per la loro magia (che ha scatenato una tempesta).
  18. conte di San Bonifazio: i San Bonifacio erano un’importante famiglia veronese, storicamente alleata con gli imperatori tedeschi (e qui con Federico II). 
  19. teneramente: caldamente.
  20. Menârlo: lo condussero.
  21. di gran paraggio: di razza nobile. 
  22. li apprestaro: gli fornirono. 
  23. a te ubbidire: ai tuoi ordini. 
  24. francò: liberò (da cui affrancare, “liberare”)
  25. fece ... campo: fece tre battaglie campali.
  26. tenne la signoria: governò il paese conquistato.
  27. Li maestri: i tre negromanti. 
  28. fia: sarà.
  29. fiano: saranno. 
  30. al postutto menare: tornare con te a corte a tutti i costi.
  31. n’andò co’ maestri: partì insieme ai maghi, decenni prima. Insomma, il conte torna alla corte di Federico e si ritrova nel preciso istante in cui l’aveva lasciata.  
  32. la novella: la sua avventura.
  33. tutto rivolto: tutto al contrario. 
  34. grandissima festa: grande allegria.