Pier Paolo Pasolini

Empirismo eretico

Il Pci ai giovani!

Il Pci ai giovani! è una poesia in versi liberi scritta contro il movimento del ’68. Pubblicato nel 1968 sulla rivista «Nuovi Argomenti», il testo verrà poi inserito nella raccolta di saggi intitolata Empirismo eretico (1972). L’occasione sono gli scontri fra studenti e poliziotti avvenuti a Roma il primo marzo 1968 vicino alla facoltà di Architettura. Il giudizio di Pasolini fece scalpore per la sua unilateralità. Negli scontri fra studenti e polizia dichiarò infatti di stare dalla parte dei poliziotti, che erano per lo più figli di operai e di contadini, e di essere invece contro gli studenti, che erano per lo più figli di borghesi. Più in generale, Pasolini legge il movimento di contestazione del ’68 come uno degli effetti di quella modernizzazione accelerata che, in pochi anni, aveva devastato le forme elementari della vita quotidiana in Italia. Nel caso specifico, interpreta la contestazione degli studenti come una lotta politica “interna” alla borghesia stessa, come un conflitto fra padri conservatori e figli ribelli.

   
    Mi dispiace. La polemica contro
    il Pci andava fatta nella prima metà
    del decennio passato1. Siete in ritardo, cari.
    Non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati:
5   peggio per voi.
    Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
    quelli delle televisioni)
    vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio
    goliardico2) il culo. Io no, cari.
10   Avete facce di figli di papà.
    Vi odio come odio i vostri papà.
    Buona razza non mente.
    Avete lo stesso occhio cattivo.
    Siete pavidi, incerti, disperati
15   (benissimo!) ma sapete anche come essere
    prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
    prerogative piccolo-borghesi, cari.
    Quando ieri a Valle Giulia3 avete fatto a botte coi poliziotti,
    io simpatizzavo coi poliziotti.
20   Perché i poliziotti sono figli di poveri.
    Vengono da subtopie4, contadine o urbane che siano.
    Quanto a me, conosco assai bene
    il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
    le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
25   a causa della miseria, che non dà autorità.
    La madre incallita come un facchino, o tenera5
    per qualche malattia, come un uccellino;
    i tanti fratelli; la casupola
    tra gli orti con la salvia rossa
30   (in terreni altrui, lottizzati); i bassi
    sulle cloache6; o gli appartamenti nei grandi
    caseggiati popolari, ecc. ecc.
    E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
    con quella stoffa ruvida, che puzza di rancio7
35   furerie8 e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
    è lo stato psicologico cui sono ridotti
    (per una quarantina di mille lire al mese):
    senza più sorriso,
    senza più amicizia col mondo,
40   separati,
    esclusi (in un tipo d’esclusione che non ha uguali);
    umiliati dalla perdita della qualità di uomini
    per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
    Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
45   Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
    Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
    I ragazzi poliziotti
    che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale)
    di figli di papà, avete bastonato,
50   appartengono all’altra classe sociale.
    A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento
    di lotta di classe: e voi, cari (benché dalla parte
    della ragione) eravate i ricchi,
    mentre i poliziotti (che erano dalla parte
55   del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
    la vostra! In questi casi,
    ai poliziotti si danno i fiori, amici.





Metro: versi liberi.



 

UN «FRAMMENTO DI LOTTA DI CLASSE»    Pasolini parla direttamente agli studenti universitari che si sono scontrati con i poliziotti a Valle Giulia, a Roma. Certo, dice, gli studenti stavano dalla parte della ragione! Ma essere dalla parte della ragione non esime dal dovere di comprendere e rispettare i deboli, di fare causa comune con loro; e i deboli, per Pasolini, erano i poliziotti: loro i figli dei proletari (mentre gli studenti sono borghesi o piccolo-borghesi che non devono lavorare per vivere, ma sono assistiti dalle famiglie), loro quelli isolati, disprezzati, umiliati. Gli scontri sono stati, così, un frammento / di lotta di classe (vv. 51-52), e in questa lotta gli studenti hanno rappresentato i ricchi e i potenti: i poveri erano dall’altra parte.

UNA PROVOCAZIONE PER GLI STUDENTI    Alcuni estratti di questa poesia vennero pubblicati, subito dopo gli scontri, sul settimanale «L’Espresso» con il titolo redazionale: Vi odio, cari studenti. Com’era inevitabile, questo intervento fece molto scalpore; ma l’effetto era solo in parte voluto. La poesia ha infatti uno scopo preciso: vuole provocare gli studenti “comunisti”, anzitutto costringendoli a riflettere sulla loro condizione di piccolo-borghesi, e su chi sono i “veri” proletari. Il testo, invece, venne letto per lo più come una difesa incondizionata dell’operato della polizia, che avrebbe fatto bene a manganellare gli studenti.

LA SPIEGAZIONE DI PASOLINI    Dopo aver scritto un’Apologia del testo (cioè un’autodifesa), Pasolini torna a spiegare la sua posizione, intervenendo il 17 maggio 1969, quindi a un anno di distanza dagli scontri, sulle colonne del settimanale «Tempo», nella rubrica Il caos:
Nella mia poesia dicevo, in due versi, di simpatizzare per i poliziotti, figli di poveri, piuttosto che per i signorini della facoltà di architettura di Roma […]; nessuno dei consumatori si è accorto che questa non era che una boutade [battuta di spirito], una piccola furberia oratoria paradossale, per richiamare l’attenzione del lettore, e dirigerla su ciò che veniva dopo, in una dozzina di versi, dove i poliziotti erano visti come oggetti di un odio razziale a rovescio, in quanto il potere oltre che additare all’odio razziale i poveri – gli spossessati del mondo – ha la possibilità anche di fare di questi poveri degli strumenti, creando verso di loro un’altra specie di odio razziale; le caserme dei poliziotti vi erano dunque viste come “ghetti” particolari, in cui la “qualità di vita” è ingiusta, più gravemente ingiusta ancora che nelle università.

RISPONDERE ALLA VIOLENZA CON I FIORI    La posizione di Pasolini a questo punto diventa ancora più chiara. La provocazione contenuta nella poesia non aveva lo scopo di giustificare l’operato della polizia, bensì di mostrare come il potere usi i poveri, trasformandoli in strumenti dell’oppressione generalizzata: compito degli studenti sarebbe stato, allora, non quello di combattere contro i poliziotti, bensì quello di “capire le loro cattive ragioni”, rispondendo alla loro violenza non con altra violenza ma con i fiori (v. 57) e indirizzando la propria rabbia contro i veri responsabili “tanto” del malessere degli studenti “quanto” del malessere dei poliziotti – la magistratura, il potere politico. 

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Quando viene pubblicata, e il fenomeno dura ancora oggi, questa poesia viene usata per argomentare contro la contestazione studentesca e a favore della sua repressione. Pasolini intendeva questo oppure il significato vero del testo è un altro? Quale?



ANALIZZARE


2. Questa poesia assomiglia a un discorso in prosa. Ma non è prosa: individua gli elementi formali, linguistici, poetici, stilistici e di contenuto che fanno di questo testo una poesia (non bastano gli “a capo”!).



CONTESTUALIZZARE


3. Fai una breve ricerca e spiega che cosa avvenne a Valle Giulia e a quali avvenimenti si riferisce Pasolini.



4. Perché un anno dopo la pubblicazione della poesia sul settimanale «L’Espresso» Pasolini deve intervenire per spiegare la propria posizione?



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  1. nella prima … passato: all’inizio degli anni Cinquanta, quando il Partito comunista italiano era in tutto e per tutto allineato al Partito comunista sovietico (e avrebbe ad esempio, nel 1956, avallato l’invasione dell’Ungheria).
  2. \r
  3. linguaggio goliardico: il linguaggio dei goliardi (nome che designava un tempo gli studenti, soprattutto in quanto giovani benestanti, inclini al piacere e al divertimento).
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  5. Valle Giulia: area del centro di Roma in cui è situata la facoltà di Architettura dell’università.
  6. \r
  7. subtopie: se un’utopia (dal titolo di un trattato di Thomas More del 1516, in cui si immagina l’esistenza di un’isola chiamata appunto Utopia) è un ideale positivo, un luogo nel quale gli esseri umani vivono in pace e concordia, una subtopia (un termine che in italiano non esiste, ma che Pasolini conia liberamente) è un’antiutopia, un “sottoluogo” arretrato, ai margini della civiltà, come quelli dai quali provengono – sostiene Pasolini – i poliziotti che gli studenti hanno bastonato a Valle Giulia.
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  9. tenera: indebolita, fragile.
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  11. i bassi sulle cloache: i minuscoli appartamenti seminterrati, costruiti sopra o accanto alle fogne.
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  13. rancio: il cibo (di solito di qualità scadente) che viene servito ai soldati (e ai poliziotti) in caserma.
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  15. furerie: i locali delle caserme in cui vengono gestite l’amministrazione e la contabilità (il termine deriva da fourrage, “foraggio”).
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