Anonimo

Novellino

Il prologo

I racconti del Novellino non sono collegati tra loro. Nelle Mille e una notte, nel Decameron di Boccaccio e in altri libri di novelle esiste la cosiddetta “cornice”: uno spazio in cui parla l’autore e in cui si sviluppa una specie di “storia di collegamento” all’interno della quale vengono inserite le novelle. Nel Decameron la storia sarà quella dei dieci ragazzi che, per sfuggire al contagio della peste, si ritirano su una collina di Firenze. Nelle Mille e una notte la storia di collegamento è la vicenda di Sherazade, che per salvarsi la vita deve recitare ogni sera, al suo re e sposo, un racconto diverso. Nel Novellino, invece, l’autore non ha uno spazio suo, non prende la parola alla fine di ogni racconto o alla fine dei cento racconti, non li commenta come farà invece Boccaccio. L’unico luogo in cui l’autore-antologista parla in prima persona è il prologo che apre il libro. Eccolo.

Questo libro tratta d ’alquanti fiori di parlare1, di belle cortesie e di be’ risposi2 e di belle valentie e doni3, secondo che per lo tempo passato hanno fatti molti valenti uomini.

Quando lo Nostro Signore Gesù Cristo parlava umanamente4 con noi, infra l’altre sue parole, ne disse che dell’abondanza del cuore parla la lingua5. Voi ch’avete i cuori gentili e nobili infra li altri, acconciate6 le vostre menti e le vostre parole nel piacere di Dio, parlando, onorando e temendo e laudando quel Signore nostro che n’amò7 prima che elli ne criasse, e prima che noi medesimi ce amassimo. E se in alcuna parte8, non dispiacendo a lui, si può parlare, per rallegrare il corpo9 e sovenire10 e sostentare, facciasi con più onestade e con più cortesia che fare si puote.
E acciò che11 li nobili e gentili sono nel parlare e ne l’opere quasi com’uno specchio appo i minori12 acciò che il loro parlare è più gradito, però ch’esce di più dilicato stormento13, facciamo qui memoria d’alquanti fiori di parlare, di belle cortesie e di belli risposi14, e di belle valentie, di belli donari15 e di belli amori, secondo che per lo tempo passato hanno fatto già molti16. E chi avrà cuore*17 nobile e intelligenzia sottile sì li potrà simigliare per lo tempo che verrà per innanzi18, e argomentare19 e dire e raccontare in quelle parti dove avranno luogo20, a prode21 e a piacere di coloro che non sanno e disiderano di sapere.
E se i fiori che proporremo fossero misciati22 intra molte altre parole, non vi dispiaccia: ché ’l nero è ornamento dell’oro, e per un frutto nobile e dilicato piace talora tutto un orto, e per pochi belli fiori tutto un giardino. Non gravi23 a’ leggitori: ché sono stati molti che sono vivuti grande lunghezza di tempo, e in vita loro hanno appena tratto uno bel parlare, od alcuna cosa, da mettere in conto fra i buoni24

A QUALE PUBBLICO SI RIVOLGE L’AUTORE Il prologo del Novellino dice alcune cose interessanti soprattutto sul tipo di pubblico al quale l’opera si rivolge, sulle sue finalità e sui suoi contenuti. La dedica è ai «cuori gentili e nobili» e a chi ha «intelligenzia sottile»: sono loro che dovranno ascoltare e seguire i begli esempi illustrati nel libro. Potrebbero venire in mente i versi di poeti come Dante o Cavalcanti, dato che anche loro si augurano lettori di questo genere: di animo nobile e di alto ingegno. Ma a differenza delle poesie di Dante o Cavalcanti, la prosa del Novellino è scorrevole, facile da capire, perciò questa dedica è un artificio retorico, una mezza finzione, e non corrisponde ad alcuna reale selezione del pubblico. I destinatari del Novellino non sono tanto i dotti quanto le persone normali, la gente che sa leggere o che ha voglia e tempo di ascoltare delle storie spesso divertenti.

UN LIBRO LAICO Come gran parte dei testi in prosa del Medioevo, il Novellino non vuole soltanto divertire ma vuole anche insegnare. Che cosa? Soprattutto cose che appartengono alla sfera della vita pratica. Il Novellino è un libro laico. È vero, comincia sul nome di «Nostro Signore Gesù Cristo», ma è solo un luogo comune, l’ossequio a una consuetudine. Le poche novelle “cristiane” sono tra le meno felici della raccolta: o perché ricalcano in modo troppo passivo la traccia dell’exemplum (è il caso delle novelle 16 e 17, consacrate ai detti e ai fatti memorabili del «Beato Paulino vescovo» e di «Piero tavoliere [banchiere]»), o perché al racconto è applicata in maniera troppo meccanica una coda moralizzatrice (è il caso della novella 28, che dalle gesta di Lancillotto passa, senza ragione apparente, alla lode di Dio: «Ohi mondo errante e uomini sconoscenti [...], quanto fu maggiore il Signore Nostro che fece lo cielo e la terra, che non fu Lancialotto!»). Insomma, il prologo dice che il libro intende «rallegrare il corpo e sovenire e sostentare [...] a prode e a piacere di coloro che non sanno e disiderano di sapere», e questa promessa è mantenuta. Ma il profitto (prode) che il lettore ricava non è quello che si ricava leggendo o ascoltando una predica: il sapere del Novellino è un sapere del tutto mondano.

DI CHE COSA PARLA IL NOVELLINO? Quanto agli argomenti delle novelle, ecco quel che dice l’autore: «facciamo qui memoria d’alquanti fiori di parlare, di belle cortesie e di belli risposi, e di belle valentie, di belli donari e di belli amori». Ma se si legge tutto il libro si capisce che quelli che contano sono soprattutto i motti riusciti, le “belle risposte”. Questo vuol dire che nel Novellino si cercherebbero invano l’indugio sui particolari, l’elaborazione dell’intreccio, e insomma quel puro piacere della narrazione che sarà così tipico della prosa italiana dopo Boccaccio. Nel Novellino i fatti sono al servizio delle parole e gli scarni, essenziali elementi che formano la trama corrono rapidamente verso il colpo di scena che chiude la novella. Il colpo di scena è una battuta arguta e spiritosa che risolve la situazione (è il caso della novella 87 che si può leggere nell’approfondimento a pagina seguente), un po’ come nelle odierne barzellette.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 In base a ciò che dice il prologo, chi sono i destinatari dell’opera? 

2 Qual è l’obiettivo che si prefigge il suo autore?

3 Quali contenuti vengono anticipati nel prologo? 

ANALIZZARE

4 Il buon uso delle parole è molto importante nel sistema di valori del Novellino: in che modo è sottolineata tale importanza? 

5 Trova e spiega le metafore. 

6 Fai la parafrasi del seguente periodo: «E se in alcuna parte, non dispiacendo a lui, si può parlare, per rallegrare il corpo e sovenire e sostentare, facciasi con più onestade e con più cortesia che fare si puote».

INTERPRETARE

7 Che cosa possiamo ricavare, dal prologo, circa la personalità dell’anonimo autore? È una persona intelligente, ironica, dotta... oppure?

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  1. fiori di parlare: esempi (fiori) di bei discorsi.
  2. be’ risposi: risposte ben congegnate, brillanti.
  3. belle ... doni: belle azioni di valore e atti di generosità.
  4. umanamente: come uomo tra gli uomini.
  5. dell’abondanza ... lingua: cita il Vangelo di Matteo 12,34: «Ex abundantia enim cordis os loquitur» (“La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”).
  6. acconciate: disponete.
  7. n’amò: amò noi.
  8. se ... parte: se in qualche modo, in qualche misura.
  9. il corpo: la persona, l’animo.
  10. sovenire: aiutare, dare sollievo.
  11. acciò che: dal momento che. 
  12. uno specchio ... minori: un modello per le persone più umili. 
  13. di più ... stormento: da uno strumento più raffinato; e lo strumento sono il corpo e la voce dell’uomo nobile.  
  14. risposi: risposte.
  15. donari: doni. 
  16. secondo ... molti: come in passato hanno già fatto molti. 
  17. *Cuore

    Tutti sanno che cos’è il cuore, e tutti sanno che il termine deriva dal latino cor (da cui cordiale, cordialità, precordi, che sono gli organi che stanno nel torace, intorno al cuore; mentre val la pena di notare che in medicina si usa invece il termine greco kardía: cardiologia). Ma sin dall’antichità il cuore è stato considerato anche la sede degli affetti e dei pensieri, e insomma il “centro” del corpo umano; di qui un gran numero di usi metaforici, che hanno generato parole come scordare e ricordare (perché la memoria esce o entra nel cuore: il verso famoso che chiude Corno inglese di Eugenio Montale – 1896-1981 – «suonasse te pure stasera / scordato strumento, / cuore»! contiene dunque una figura etimologica), e hanno generato soprattutto modi di dire come “parlare col cuore”, “stare a cuore”, avere “un cuore di pietra”, “cuor di leone”, “lontano dagli occhi lontano dal cuore” eccetera. Non c’entra il cuore come organo che pompa il sangue al corpo, c’entra il cuore come luogo in cui (secondo la fisiologia antica) nascono i sentimenti.
  18. simigliare ... innanzi: imitare, copiare per usarli in future occasioni.  
  19. argomentare: esporre.
  20. dove ... luogo: dove saranno opportuni, pertinenti. 
  21. prode: vantaggio.
  22. misciati: mescolati. 
  23. gravi: pesi, dispiaccia.  
  24. e in vita ... buoni: e in una vita così lunga hanno a malapena detto qualcosa di bello o fatto qualcosa di buono; vale a dire che il lettore non deve irritarsi se non tutte le storie raccontate nel Novellino saranno belle o buone: vite intere trascorrono senza che chi le vive dica o faccia qualcosa di buono!