Anonimo

Novellino

Il sultano e il ricco ebreo: solo Dio conosce la verità

Molti, tra i racconti del Novellino, mirano a far sorridere, ma non tutti. Alcuni contengono, in forma quasi epigrafica, degli insegnamenti di saggezza, anteponendo (per usare la classica distinzione latina) il docere (“insegnare”) al delectare (“dilettare”). È il caso del racconto che segue: 

Come il soldano, avendo bisogno di moneta, vuolle cogliere cagione a un giudeo1.

Il soldano2, avendo bisogno di moneta3, fo consigliato che cogliesse cagione a4 un ricco Giudeo ch’era in sua terra, e poi gli togliesse il mobile5 suo, ch’era grande oltre numero6. Il soldano mandò per7 questo giudeo, e domandolli qual fosse la migliore fede8, pensando: «S’elli dirà la giudea, io li dirò ch’elli pecca contra la mia9. E se dirà la saracina10, e io dirò: dunque, perché tieni11 la giudea?». 
El giudeo, udendo la domanda del signore, rispuose: «Messere, elli fu12 un padre ch’avea tre figliuoli, e avea un suo anello con una pietra preziosa la miglior del mondo. Ciascuno di costoro pregava il padre ch’alla sua fine13 li lasciasse questo anello. El padre, vedendo che catuno14 il volea, mandò per un fino orafo, e disse: “Maestro, fammi due anella così a punto come questo15, e metti in ciascuno una pietra che somigli questa”. Lo maestro fece l’anella così a punto, che niuno conoscea il fine16, altro che ’l padre. Mandò per li figliuoli ad uno ad uno17, e a catuno diede il suo in secretto. E catuno si credea avere il fine, e niuno ne sapea il vero altri che ’l padre loro. E così ti dico ch’è delle fedi che sono tre. Il Padre di sopra sa la migliore; e li figliuoli, ciò siamo noi18, ciascuno si crede avere la buona». Allora il soldano, udendo costui cosie riscuotersi19, non seppe che si dire di coglierli cagioni20, sì lo lasciò andare.

UNA BREVE LEZIONE SUL RISPETTO DEGLI ALTRI Qual è la religione migliore? Quale dice la verità? Sono domande che ancor oggi molti continuano a porsi, e che – soprattutto – continuano a creare dei problemi di convivenza e di buon vicinato: perché se una religione è l’unica vera, ne deriva che tutte le altre sono false, e non meritano rispetto né tolleranza. Proprio per esortare al rispetto e alla tolleranza, e stemperare i conflitti religiosi che a quell’epoca erano ancora più accesi che ai giorni nostri, l’autore del Novellino s’inventa un apologo molto acuto: il Sultano crede di mettere in difficoltà il ricco ebreo che convoca alla sua corte, ma questo si toglie dall’imbarazzo spiegandogli, attraverso un’allegoria, che solo Dio conosce la Verità, e che tutto ciò che gli uomini possiedono sono opinioni fondate sul nulla. «Ciascuno si crede di avere la buona»: che è come dire che tutto è relativo, e che il consiglio migliore consiste nel garantire a ciascuno la libertà di professare la propria fede (s’intende: scegliendola fra le tre grandi religioni monoteiste, il cristianesimo, l’ebraismo e l’islam; di altre non è questione; anche la tolleranza, nel Medioevo, ha un limite...). 

PERCHÉ IL DISCORSO DIRETTO Sotto il profilo espressivo, va notata la preferenza che il narratore ha per il discorso diretto anche là dove oggi preferibilmente adopereremmo il discorso indiretto, cioè nel riferire i pensieri del sultano («pensando: “S’elli dirà la giudea...”», anziché «pensando che se quello avesse detto...») e – all’interno del racconto del ricco ebreo – nel riferire le parole del padre («e disse: “Maestro, fammi due anella...”, anziché «e disse all’orafo di fargli due anelli...»). È un modo per semplificare la sintassi, ma è anche un modo per rendere più mosso lo stile del racconto, e più prossimo al registro del parlato (del resto, l’ascoltatore o il lettore a cui si rivolge l’autore del Novellino non è un dotto, e non sarebbe a suo agio con le complessità di una sintassi “alla latina”).

Esercizio:

Laboratorio

ANALIZZARE

1 Sulle personalità del soldano e del giudeo non abbiamo quasi informazioni, ma dai loro atteggiamenti e dalle loro parole è possibile imparare qualcosa circa i loro caratteri: che cosa?

2 Perché a proposito di questa novella si può parlare di “racconto nel racconto”? 

3 Quali sono le peculiarità sintattiche di questo breve apologo? 

CONTESTUALIZZARE 

4 Il racconto, diffuso nel Medioevo, è stato ripreso e rielaborato nel tempo da diversi scrittori: ispirandosi proprio a questo racconto, Giovanni Boccaccio ha scritto la terza novella della I giornata del Decameron, che ha per protagonisti Melchisedech e il Saladino, e secoli dopo (1779) Gotthold Ephraim Lessing ha composto il dramma Nathan il Saggio. Leggi uno di questi due testi (o entrambi) e mettine in luce analogie e differenze(la caratterizzazione dei personaggi, lo sviluppo della narrazione, il senso generale) rispetto al racconto del Novellino.

INTERPRETARE 

5 Nell’apologo del giudeo ti sembra che prevalgano il rispetto nei confronti delle altre religioni o, piuttosto, la posizione scettica di chi pensa che, in fin dei conti, nessuna di queste religioni conosce la verità?

Stampa
  1. giudeo: alla lettera “appartenente alla tribù di Giuda”; ma il termine era adoperato spesso come sinonimo di “ebreo” (oggi solo spregiativamente).
  2. soldano: era il nome del sovrano, nell’impero ottomano. 
  3. di moneta: di soldi.
  4. fo ... cagione a: gli fu consigliato di trovare un pretesto contro. 
  5. il mobile: i beni mobili, cioè il denaro.
  6. grande oltre numero: incalcolabile. 
  7. mandò per: mandò a chiamare, convocò.
  8. fede: religione.
  9. contra la mia: sottinteso, contro la mia religione.
  10. la saracina: la religione dei saraceni, cioè l’islam.
  11. tieni: segui, professi.
  12. elli fu: c’era una volta.
  13. alla sua fine: alla sua morte.
  14. catuno: ciascuno.
  15. così ... questo: perfettamente uguali a questo.
  16. il fine: l’anello originale, quello che aveva la pietra preziosa.
  17. ad uno ad uno: separatamente.
  18. ciò siamo noi: cioè noi.
  19. cosie riscuotersi: cavarsela così (bene).
  20. non seppe ... cagioni: non riuscì a pensare ad alcun pretesto per denunciarlo.