Eugenio Montale

Ossi di seppia

In limine

I Movimenti sono preceduti da un testo esordiale (Godi se il vento ch’entra nel pomario), accolto in una microsezione d’apertura intitolata In limine (che in latino vuol dire appun­to “sulla soglia”). Alla metà dell’Ottocento era stato ancora Baudelaire a cominciare il suo maggiore libro di poesia, I fiori del male, con un testo programmatico, che anticipava cioè le linee concettuali dell’intera opera. Quella poesia, intitolata Au lecteur (“Al lettore”), era stata stampata in carattere corsivo, proprio per sottolinearne il ruolo particolare rispetto al resto del libro. Montale fa qualcosa di simile: anche i versi di Godi se il vento ch’entra nel pomario sono stampati in corsivo, per metterne in evidenza il carattere programmatico.

Godi se il vento ch’entra nel pomario1
vi rimena2 l’ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie
3,
orto non era, ma reliquiario
4.

Il frullo5 che tu senti non è un volo,
ma il commuoversi dell’eterno grembo
6;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo
7.

Un rovello è di qua dall’erto muro8.
Se procedi t’imbatti
tu forse nel fantasma
9 che ti salva:
si compongono qui le storie, gli atti
scancellati pel giuoco del futuro
10.

Cerca una maglia11 rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l’ho pregato, – ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine
12...

Metro: quattro strofe, la prima e la terza di cinque versi, la seconda e la quarta di quattro. La poesia è composta quasi esclu­sivamente da endecasillabi (l’unica altra misura è il settenario), il verso classico della poesia italiana. Canonico è anche il ricorso frequente alla rima, che distingue Montale da altri poeti nove­centeschi che adottano una metrica più libera, a cominciare dal primo Ungaretti. Da notare anche la rima interna (morto / orto) e quella ipermetra (fuggi / ruggi-ne).

UNA POESIA RIVOLTA A UN “TU” FEMMINILE Godi, cioè “sii felice”, così comincia la poesia. E il discorso a un “tu” continua nei versi successivi: «Il frullo che tu senti», «Se procedi», «Cerca una maglia rotta». Il poe­ta si rivolge a un’altra persona, a un’interlocutrice femminile. Poco importa qui identificarla con l’una o l’altra delle donne realmente conosciute da Montale: più rilevante è il fatto che già nel primo componimento di tutta la sua opera in versi il poeta si rivolga a un “tu”, a una destinataria più o meno lontana. Questa situazione, al tempo stesso tematica ed enunciativa, diventerà tipica dell’intera poesia montaliana.

IL POETA DESTINATO ALLA SETE In limine contie­ne per la prima volta alcuni motivi e alcune riflessioni che percorreranno l’intero libro. Lo spazio è quello – naturale e insieme antropizzato – del giardino chiuso, il frutteto: una folata di vento vi penetra e dà al poeta l’impressione che la vita si ravvivi. Fecondato da questo vento, il «lembo / di terra» sul quale si trova il poeta diventa il fertile crogiuolo nel quale le esperienze del passato («le storie, gli atti») possono fondersi per dare origine, vita, ad avve­nimenti futuri e salvifici. Ma questo futuro, questa possibili­tà di superare l’insoddisfazione del presente rinunciando a ricordi ormai inutili, reliquie di un passato già morto, non è per il poeta: il poeta è destinato alla sete e alla ruggine; è la donna a cui il poeta si rivolge quella che dovreb­be approfittare della «maglia rotta nella rete», cioè dell’inattesa possibilità di fuga, e così liberarsi. Come in altri testi degli Ossi di seppia – per esempio in Casa sul mare – il poeta spera, formula auguri di salvezza: ma per gli altri (per una donna), non per se stesso.

IL LESSICO AULICO Sul piano stilistico è da notare soprattutto il lessico aulico, colto della poesia. La cosa è evidente già nei primi due versi: pomario, rimena non sono parole di uso comune. Montale non è propriamente un “poeta dotto” come lo erano stati i suoi predecessori ot­tocenteschi, fino a Pascoli e d’Annunzio. Nonostante ciò, cerca spesso di sostenere il livello stilistico dei suoi versi, soprattutto negli Ossi di seppia: quando scrive, infatti, è an­cora giovane e imbevuto di letture di autori classici e mo­derni, non sempre ben “digeriti”. Talvolta, infatti, i latinismi e le forme auliche o letterarie si accumulano, e finiscono per conferire al testo una solennità un po’ datata, già fuori moda negli anni Venti del Novecento. Il vocabolario di que­sta poesia è, da tale punto di vista, esemplare: oltre a pomario e a rimena abbiamo infatti sostantivi come reliquiario e rovello, aggettivi come acre, preposizioni come pel (forma letteraria e toscaneggiante che equi­vale a “per il”).

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Riscrivi la poesia sostituendo sinonimi oggi più comuni alle parole letterarie e rare.

2 L’invito al “tu” a cui si rivolge la poesia è a uscire dal pomario: perché lo deve fare? Che cosa troverà “fuori”?

ANALIZZARE

3 La poesia è densa di metafore: orto, reliquiario, eterno grembo, fantasma, giuoco, maglia rotta, rete, ruggine. Sciogline il significato. Qual è l’effetto di questa scelta?

4 Analizza la metrica della poesia: ordine dei versi e delle strofe, tipi di versi, rime e assonanze/consonanze.

INTERPRETARE

5 La poesia si fonda su una serie di opposizioni: tra interno ed esterno, tra immobilità e movimento, tra suoni e silenzio. Commenta e riconduci a queste opposizioni i diversi destini dei protagonisti: la possibilità di “salvezza” della donna (tu) e il “rovello” dell’io.

Stampa
  1. pomario: frutteto (latinismo).
  2. vi rimena: riporta lì (nel pomario).
  3. morto ... memorie: groviglio di ri­cordi non più vitali.
  4. orto ... reliquiario: non un orto, un luo­go fertile, ma un contenitore di reliquie, di pezzi di passato ormai inerti, morti.
  5. Il frullo: il battito delle ali di un uccello, che il poeta trasfigura, nel verso successivo, nel «commuoversi dell’eterno grembo».
  6. il commuoversi ... grembo: il movi­mento della vita nel grembo della terra.
  7. crogiuolo: crogiolo, recipiente per fusio­ne (qui in senso metaforico: è il grembo vita­ le in cui si fondono gli elementi della natura).
  8. Un rovello ... muro: un tormento è di qua dal muro ripido (dove si trova l’io narrante).
  9. fantasma: apparizione miracolosa, da intendersi perciò in senso positivo (niente a che vedere con i fantasmi dei racconti o dei film horror!).
  10. si compongono ... futuro: versi di non facile interpretazione, perché si compongono può avere sia il significato di “si creano, si scrivono” sia quello di “si metto­no insieme, si armonizzano e trovano un senso comune”. L’idea è comunque quella che i ricordi dei passati avvenimenti vada­no rimossi, cancellati dalla memoria per far posto al lavorio del futuro.
  11. maglia: il significato che viene in mente per primo è “indumento di lana, o cotone, o altri tessuti, che copre la parte superiore del corpo”. Il significato della parola in questo verso di Montale è invece “elemento circolare o poligonale che, legato ad altri uguali, forma una rete metallica”. Ma la parola è la stessa e l’etimologia non c’entra né con il vestiario né con le catene o le reti: “maglia” viene infatti dal latino macula, “macchia”, perché i “vuoti”, i buchi in una maglia o in una rete assomigliano a tante macchie disposte l’una accanto all’altra.
  12. ruggine: corrosione, deperimento (qui metafora di una condizione esistenziale).