Guido Guinizelli

Rime

Io voglio del ver la mia donna laudare: la donna è un fiore

Nel sonetto che segue, il suo più celebre, Guinizelli mette insieme due motivi che saranno caratteristici dello Stilnovo: il paragone tra la donna e i più meravigliosi elementi della natura secondo il modello del plazer provenzale; e gli effetti quasi miracolosi che la donna ha su chi la contempla.

Io voglio del ver la mia donna laudare1
ed asembrarli2 la rosa e lo giglio:
più che stella dïana3 splende e pare4,
e ciò ch’è lassù5 bello a lei somiglio.

Verde river’ a lei rasembro e l’are6,
tutti color di fior’, giano e vermiglio7,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare8:
medesmo Amor per lei rafina meglio9.

Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute10,
e fa ’l de nostra fé se non la crede11;

e’ non le pò apressare om che sia vile12;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute13:
null’ om pò mal pensar14 fin che la vede.

 

 

Metro: sonetto di schema ABAB ABAB CDE CDE (si chiamano terzine a rime “replicate”).

UN SONETTO BIPARTITO Il sonetto è articolato in due parti. In entrambe Guinizelli loda la donna amata (e per questa ragione si tratta di una delle poesie che senz’altro Dante terrà presente quando inaugurerà nella Vita nova il suo “stile della lode”), ma nella prima la lode è concepita secondo il modulo “la mia donna assomiglia a...”, nella seconda è concepita secondo il modulo “al cospetto della mia donna accade questo”: i primi otto versi tentano di dare un’idea di com’è la donna amata; i successivi sei versi dicono che cosa essa fa. Questa frattura nella costruzione del discorso è evidente anche sul piano del lessico. Nella fronte del sonetto ci sono quasi soltanto oggetti concreti: fiori, gioielli, colori, elementi naturali; nella sirma ci sono invece quasi solo sostantivi astratti: gentile, , orgoglio, vile, vertute, mal pensar. A rendere compatte le due parti è semmai la sintassi: perché in entrambe prevale la paratassi, l’accumulo di frasi coordinate (unica eccezione, la consecutiva: «sì gentile / ch’abassa orgoglio»). 

EVOCAZIONE, NON DESCRIZIONE Leggendo con più attenzione ci accorgiamo che entrambe le parti del sonetto sono costruite in maniera molto peculiare. Nella letteratura latina (e poi in quella romanza) era ben diffuso il motivo della descriptio puellae, cioè della descrizione della fanciulla. Qui però non si può certo dire che Guinizelli descriva il personaggio che ci presenta. Dopo aver letto questi primi otto versi noi non sappiamo veramente com’è fatta la donna amata dal poeta (bionda o bruna? Alta o bassa?). Tutti i paragoni (con la rosa, il giglio, le pietre preziose...) servono non a fissare un’immagine ma a esprimere un concetto come “la donna che amo è bella come le più belle cose che esistono in natura”. La poesia di Guinizelli, in altri termini (così come gran parte della poesia stilnovista, del resto), non ha l’obiettivo di rappresentare, bensì quello di evocare, non mira a fare un ritratto ma a suscitare nel lettore una forte impressione, quasi la sensazione di un miracolo, non cerca il realismo ma il sublime: vedremo che queste considerazioni potranno valere anche per il modo in cui Dante parlerà di Beatrice. 

NASCE LA “DONNA ANGELO” Anche la descrizione di ciò che la donna fa è (proprio come la sua caratterizzazione fisica) indiretta, trasversale: Guinizelli non ci dice in che cosa consistano esattamente le sue azioni, i suoi gesti, ci dice invece quali sono i loro effetti sulle persone che la incontrano. E sono effetti molto interessanti. In primo luogo la donna, passando per la strada e salutando, rende umili («abassa orgoglio») le persone che si sentono importanti. Può accadere: la visione della bellezza a volte rende timidi. Ma con gli effetti successivi entriamo decisamente nel campo del miracoloso, perché Guinizelli dice che la donna:

  1. ha il potere di convertire alla fede cristiana chi viene salutato da lei; 
  2. ha il potere di allontanare da lei i vili, cioè le persone che non sono moralmente nobili; 
  3. spegne ogni pensiero cattivo nella mente di chi la osserva.

Se insomma la “descrizione” dei primi otto versi ci portava in un mondo di squisita cortesia (un mondo che perdura ancor oggi, perché paragonare la donna a un fiore o a un gioiello è tuttora una pratica galante in voga), le terzine ci mettono di fronte a qualcosa di quasi soprannaturale, a una donna, cioè, che modifica, che migliora lo spirito delle persone che la circondano. L’idea della donna come “miracolo” o come “angelo”, che ispirerà tanta poesia stilnovista, ha le sue radici in testi come questo.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Che effetto provoca sugli astanti l’apparizione della donna? 

ANALIZZARE

2 Nella premessa al testo si accenna al genere del plazer. Fai una ricerca in proposito, sull’enciclopedia o in rete.

3 Chiarisci il doppio significato del termine salute nel verso «cui dona salute».

4 Il sonetto è costruito sulle analogie. Esplicitane alcune.

INTERPRETARE

5 Ti sembra che la donna abbia virtù o caratteristiche miracolose, sovrumane? Quali?

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  1. del ver ... laudare: lodare la mia donna in modo veritiero.
  2. asembrarli: paragonarle.
  3. stella dïana: la stella del mattino (dal latino dies, “giorno”), che è in realtà non una stella ma il pianeta Venere.
  4. pare: appare.
  5. lassù: nel cielo.
  6. Verde ... l’are: paragono lei a un prato verde (dal provenzale ribeira) e all’aria (are).
  7. tutti ... vermiglio: tutti i colori dei fiori, il giallo (giano) e il rosso.
  8. oro ... dare: l’oro, il lapislazzulo (che è una pietra preziosa di colore blu) e tutti gli altri gioielli che si possano regalare.
  9. medesmo ... meglio: l’Amore stesso, grazie a lei, diventa perfetto.
  10. Passa ... salute: passa per strada, bella (adorna) e altera (gentile), tanto che rende umili le persone che saluta. Ma qui salute ha un senso più pregnante, che tornerà anche nel Dante della Vita nova: la donna, salutando, dà salus, “salvezza”, cioè beneficio spirituale a colui che riceve il saluto.
  11. e ... crede: la visione della donna ha anche l’effetto, davvero miracoloso, di convertire alla fede cristiana i pagani. 
  12. e’ ... vile: una persona che non abbia in sé nobiltà non può andarle vicino (apressare).
  13. c’ha ... vertute: che ha un potere maggiore.
  14. mal pensar: nutrire pensieri malvagi o vili.