Niccolò Machiavelli

Lettere

L’impacciabottega. Un’altra lettera a Vettori

Un’altra lettera, di poco successiva (4 febbraio 1514), descrive in maniera ancora più viva – e anche piuttosto divertente – la vita che Machiavelli faceva, da disoccupato, dopo il ritorno dei Medici. Il destinatario è sempre Francesco Vettori.

A Francesco Vettori, Magnifico ambasciatore fiorentino presso il Sommo Pontefice, proprio benefattore.

Magnifico oratore1, io quando sono in Firenze mi sto fra la bottega di Donato del Corno et la Riccia2, et parmi a tutti a due essere venuto a noia, et l’uno mi chiama impacciabottega, et l’altra impacciacasa3. Pure con l’uno et con l’altro mi vaglio come huomo di consiglio4, et per insino a qui mi è tanto giovato questa reputazione, che Donato mi ha lasciato pigliare un caldo al suo focone5, et l’altra mi si lascia qualche volta baciare pure alla sfuggiasca6. Credo che questo favore mi durerà poco, perché io ho dato all’uno et all’altro certi consigli, et non mi sono mai apposto7, in modo che pure hoggi la Riccia mi disse in un certo ragionamento che la faceva vista di havere con la sua fante8: «Questi savi, questi savi, io non so dove si stanno a casa9; a me pare che ognuno pigli le cose al contrario». Oratore magnifico, vedete dove diavolo io mi truovo. Vorreimi pure mantenere costoro; et per me non ci ho rimedio: se a voi, o a Fi­lippo, o al Brancaccio ne occorresse alcuno10, mi sarebbe grato me lo scrivessi. Valete11.

UNO SCOCCIATORE GALANTE E IRONICO  Machiavelli è originale sia nelle cose che dice sia nel modo in cui le dice. Il ritratto che fa di se stesso è quello di uno scoccia­tore che, in cambio di qualche consiglio e qualche piccolo favore, riesce in qualche modo a tirare avanti concedendosi anche qualche piccolo piacere. Machiavelli era sposato con Marietta Corsini, che gli aveva dato sei figli: ma a quel tem­po – e in realtà per molto tempo ancora – l’infedeltà occa­sionale dei mariti era qualcosa che tutti più o meno accet­tavano, anche le mogli (mentre non valeva e non varrà mai il contrario: alle donne questa libertà non era concessa).

UMANISTI A CONFRONTO  Possiamo confrontare questo ritratto che Machiavelli fa di se stesso, molesto e infreddolito, con quello dell’umanista Niccolò Niccoli (1365- 1437) fatto da Vespasiano da Bisticci (1421-1498) un libraio-scrittore che ci ha lasciato varie biografie dei suoi contem­poranei.

Egli fu di bellissima presenza [...], vestiva sempre di bel­lissimi panni rosati, lunghi infino a terra. Non ebbe mai donna, a fine che non gli fusse impedimento a’ sua studi1. Teneva in casa una donna di tempo2, che lo provedeva nella sua necessità3. Era sopra tutti gli uomini pulitissimo, così nel mangiare come in tutte le cose. Quando era a tavola, mangiava in vasi antichi bellissimi, e così tutta la sua tavola era piena di vasi di porcellana [...]. Non era casa in Firenze che fusse più ornata che la sua, e dove fussino più gentili cose4 che erano in quella.

Oggi si parla di habitus per definire quell’insieme di abitu­dini, mentalità, gusti acquisiti o ereditati e diventati una seconda natura che fa di noi ciò che siamo, che ispira la nostra visione del mondo e il nostro comportamento. Machiavelli, decisamente, non ha l’habitus del puro umanista, del santo laico; è un uomo fatto di carne e sangue come tutti gli altri.

1. non ... studi:  perché non gli fosse d’ostacolo nei suoi studi. Una moglie e dei figli rappresentano infatti una distrazione per chi vuole dedicare tutta la sua vita allo studio.
2. una donna di tempo:  una signora anziana; che sbrigava le faccende per lui, una specie di governante o badante.
3. lo provedeva ... necessità:  lo assisteva nelle cose necessarie alla vita; come preparare i pasti, pulire, eccetera.
4. più gentili cose:  cose più raffinate.

Esercizio:

COMPRENDERE

1. Cosa si intende per bottega nella lingua del Cinquecento? È una parola ancora oggi in uso? E perché il termine bottegaio ha oggi una sfumatura di senso negativa?

ANALIZZARE

2. Il modo originale con cui Machiavelli adopera il linguaggio (volgare e latino, neologismi, parole dell’uso popolare) emerge anche da questo breve testo. In che modo?

CONTESTUALIZZARE

3. Nell’Analisi del testo si parla di habitus. Cerca in rete informazioni circa l’impiego di questo concetto negli studi sociologici, in particolare in relazione all’opera di Pierre Bourdieu (1930-2000).

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  1. oratore: ambasciatore.

  2. Donato del Corno et la Riccia: Donato era un ricco commerciante fiorentino; la Riccia era un’amica di Machiavelli.

  3. impacciabottega ... impacciacasa: cioè qualcuno che sta sempre in mezzo ai piedi, o nel negozio (la bottega è il nome con cui, specie a Firenze, si chiamano ancora oggi i piccoli negozi) o in casa.

  4. mi vaglio ... consiglio: mi faccio valere come consigliere; passo per uomo saggio. E dato che si tratta di un umile negoziante e di una popolana si capisce che il tono di Machiavelli è ironico: e lo conferma ciò che viene detto subito dopo.

  5. igliare ... focone: scaldarmi un po’ al suo focolare.

  6. baciare alla sfuggiasca: dunque Machiavelli riesce, grazie alla sua reputazione di consigliere, a scaldarsi un po’ e ad avere qualche avventura – si fa per dire – galante. Triste destino per chi era stato sino a qualche anno prima uno degli uomini-chiave del governo cittadino.

  7. non ... apposto: non ci ho mai azzeccato.

  8. in un ... fante: mentre faceva finta (faceva vista) di parlare (ragionare) con una delle sue serve (fante); e invece voleva che Machiavelli sentisse.

  9. io ... casa: io non so in che mondo vivono.

  10. Vorreimi ... alcuno: vorrei tanto tenermeli amici, ma non so come: se a voi, o a Filippo [Casavecchia] o a Giuliano Brancacci vi venisse in mente (occorresse) qualcosa...

  11. Valete: state bene; in latino.