Alessandro Manzoni

Il conte di Carmagnola

La battaglia di Maclodio: i fratelli uccidono i fratelli

Nel Conte di Carmagnola Manzoni racconta gli ultimi sei anni della vita di Francesco di Bussone (1385 ca - 1432), il cui soprannome deriva dal suo paese natale, Carmagnola appunto, una trentina di chilometri da Torino in direzione sud-ovest. Il Bussone era un soldato di ventura, esercitava cioè il mestiere delle armi, combattendo dietro compenso. Per la sua abilità scalò i ranghi militari e divenne fidato consigliere del duca di Milano Filippo Maria Visconti. I rapporti tra i due si guastarono, perché il Visconti temeva che l’altro volesse succedergli nel Ducato. Il Bussone passò così al soldo della Repubblica veneta, che stava organizzando una coalizione con Firenze contro Milano (1425).
La tragedia inizia nel 1426 e racconta la vita del Carmagnola fino alla sua decapitazione, nel 1432. Il capitano, infatti, dopo aver sconfitto a Maclodio (12 ottobre 1427), vicino a Brescia, i milanesi, lascia liberi i prigionieri caduti nelle sue mani. Questo atto di generosità fa sorgere sospetti sulla sua fedeltà alla Repubblica. Quando, nel 1431, le ostilità tra i due stati riprendono, Bussone subisce alcune sconfitte: i veneziani lo richiamano, lo imprigionano e lo condannano a morte per tradimento. Secondo Manzoni, le accuse furono ingiuste, mentre gli storici moderni sono propensi a considerarle probabilmente fondate.
Il secondo atto della tragedia racconta i fatti immediatamente precedenti la battaglia di Maclodio, nella quale i veneziani registrano una brillante vittoria. La funzione del coro, che chiude l’atto, viene spiegata da Manzoni nella prefazione. A differenza del coro della tragedia greca, il coro è «indipendente dall’azione», ovvero non è «legato con l’orditura» delle vicende: si tratta di uno squarcio lirico, che riserba «al poeta un cantuccio dove egli possa parlare in persona propria» così che egli non abbia «la tentazione d’introdursi nell’azione, e di prestare ai personaggi i suoi propri sentimenti». Detto altrimenti, nel coro Manzoni si ritaglia lo spazio per esprimere le proprie idee, per commentare liricamente le vicende narrate.

    S’ode a destra uno squillo di tromba;
    a sinistra risponde uno squillo:
    d’ambo i lati calpesto rimbomba
    da cavalli e da fanti il terren1.
5   Quinci spunta per l’aria un vessillo;
    quindi2 un altro s’avanza spiegato:
    ecco appare un drappello3 schierato;
    ecco un altro che incontro gli vien.



    Già di mezzo sparito è il terreno4;
10   già le spade respingon le spade;
    l’un dell’altro le immerge nel seno5;
    gronda il sangue; raddoppia il ferir6.
    ‒ Chi son essi? Alle belle contrade
    qual ne venne straniero a far guerra?7



15   Qual è quei che ha giurato la terra
    dove nacque far salva, o morir?8
    ‒ D’una terra9 son tutti; un linguaggio
    parlan tutti: fratel li dice
    lo straniero; il comune lignaggio
20   a ognun d’essi dal volto traspar.10
    Questa terra fu a tutti nudrice,
    questa terra di sangue ora intrisa,
    che natura dall’altre ha divisa,
    e ricinta con l’alpe e col mar.11



25   ‒ Ahi! Qual d’essi il sacrilego brando
    trasse il primo il fratello a ferire?12
    Oh terror! Del conflitto esecrando
    la cagione esecranda qual è?13
    ‒ Non la sanno: a dar morte, a morire
30   qui senz’ira14 ognun d’essi è venuto;
    e venduto ad un duce venduto,
    con lui pugna e non chiede il perché.15



    ‒ Ahi sventura! Ma spose non hanno,
    non han madre gli stolti guerrieri?16
35   Perchè tutte i lor cari non vanno
    dall’ignobile campo17 a strappar?
    E i vegliardi che ai casti pensieri
    dalla tomba già schiudon la mente,
    che non tentan la turba furente
40   con prudenti parole placar?18



    ‒ Come assiso talvolta il villano
    sulla porta del cheto abituro,
    segna il nembo che scende lontano
    sopra i campi che arati ei non ha;
45   cosi udresti ciascun che sicuro
    vede lungi le armate coorti,
    raccontar le migliaia de’ morti,
    e la pièta dell’arse città.19



    Là, pendenti dal labbro materno
50   vedi i figli che imparano intenti
    a distinguer con nomi di scherno
    quei che andranno ad uccidere un dì;
    qui le donne alle veglie lucenti
    de’ monili far pompa e de’ cinti,
55   che alle donne deserte de’ vinti
    il marito o l’amante rapì.20



    ‒ Ahi sventura! sventura! sventura!
    Già la terra è coperta d’uccisi;
    tutta è sangue la vasta pianura;
60   cresce il grido, raddoppia il furor.21
    Ma negli ordini manchi e divisi
    mal si regge, già cede una schiera;22
    già nel volgo che vincer dispera,
    della vita rinasce l’amor.23



65   Come il grano lanciato dal pieno
    ventilabro24 nell’aria si spande;
    tale intorno per l’ampio terreno
    si sparpagliano i vinti guerrier.
    Ma improvvise terribili bande
70   ai fuggenti s’affaccian sul calle;
    ma si senton più presso alle spalle
    anelare il temuto destrier.25



    Cadon trepidi26 a pie de’ nemici,
    gettan l’arme, si danno prigioni:27
75   il clamor delle turbe vittrici
    copre i lai del tapino che mor.28
    Un corriero è salito in arcioni;29
    prende un foglio, il ripone, s’avvia,
    sferza, sprona, divora la via;
80   ogni villa si desta al rumor.30



    Perché tutti sul pesto cammino31
    dalle case, dai campi accorrete?
    Ognun chiede con ansia al vicino,
    che gioconda novella recò?32
85   Donde ei venga infelici, il sapete,
    e sperate che gioia favelli?33
    I fratelli hanno uccisi i fratelli:
    questa orrenda novella vi do.



    Odo intorno festevoli gridi;
90   s’orna il tempio, e risona del canto;34
    già s’innalzan dai cori omicidi
    grazie ed inni che abbomina il ciel.35
    Giù dal cerchio dell’alpi frattanto
    lo straniero gli sguardi rivolve;36
95   vede i forti che mordon la polve,
    e li conta con gioia crudel.37



    Affrettatevi, empite le schiere.38
    Sospendete i trionfi ed i giochi,
    ritornate alle vostre bandiere:
100   lo straniero discende; egli è qui.
    Vincitori siete deboli e pochi?39
    Ma per questo a sfidarvi ei discende;
    e voglioso a quei campi v’attende
    dove il vostro fratello perì.40



105   Tu che angusta41 a’ tuoi figli parevi,
    tu che in pace nutrirli non sai,
    fatal terra, gli estrani ricevi:42
    tal giudizio comincia per te.
    Un nemico che offeso non hai,
110   a tue mense insultando s’asside;43
    degli stolti le spoglie divide;44
    toglie il brando di mano a’ tuoi re.45



    Stolto anch’esso! Beata fu mai
    gente alcuna per sangue ed oltraggio?
115   Solo al vinto non toccano i guai;
    torna in pianto dell’empio il gioir.46
    Ben talor nel superbo viaggio
    non l’abbatte l’eterna vendetta;
    ma lo segna; ma veglia ed aspetta;
120   ma lo coglie all’estremo sospir.47



    Tutti fatti a sembianza d’un Solo,
    figli tutti d’un solo Riscatto,48
    in qual ora, in qual parte del suolo,
    trascorriamo quest’aura vital,
125   siam fratelli; siam stretti ad un patto;49
    maledetto colui che l’infrange,
    che s’innalza sul fiacco che piange,
    che contrista uno spirto immortal!50





Metro: sedici strofe di decasillabi con schema ABACBDDC, con C tronco.

LE FASI DEL RACCONTO   Il coro è suddiviso in due parti, che non si giustappongono ma si incastrano l’una nell’altra: il punto di passaggio è infatti a metà strofa, al v. 93.
La prima parte (vv. 1-92) mescola la descrizione delle fasi del combattimento alle riflessioni dell’autore. Le schiere si avvicinano e scoppia la battaglia: ma chi sono i soldati? Sono tutti italiani, sono dunque fratelli che combattono fra loro. Ciò che li spinge non è una qualsivoglia ragione, seppure esecranda (v. 28), ma il denaro. Il combattimento prosegue, e le sorti della battaglia si decidono. I milanesi iniziano a cedere terreno e, per non morire, si danno alla fuga; intercettati dai veneziani, si arrendono. Un messo parte a cavallo per annunciare la vittoria veneziana, ma non è un annuncio di gioia: i fratelli hanno ucciso i fratelli. I vincitori lodano Dio, che rifiuta le preghiere che si innalzano «dai cori omicidi».
La seconda parte (vv. 93-128) inizia con un cambio di prospettiva, letteralmente: c’è qualcuno che guarda da lontano a questi scontri fra italiani. Si tratta dell’invasore straniero, che sorprende i popoli italiani decimati dalle guerre intestine. L’Italia, che non sa nutrire in pace i suoi popoli, subisce la punizione di essere invasa per pura brama di conquista. Ma il vincitore non può attendersi nulla di buono dal sangue che sta versando e dall’oltraggio che sta perpetrando contro i popoli italiani: presto o tardi la giustizia divina lo colpirà.

POLITICA E RELIGIONE Il coro dimostra perfettamente che Manzoni, pur traendo la materia della tragedia dalla Storia delle repubbliche italiane del Medioevo dello svizzero Jean-Charles de Sismondi, non fa un’operazione archeologica. La battaglia di Maclodio, antica di quattrocento anni, fa intravedere l’Italia di fine Settecento e inizio Ottocento, un’Italia che si aspettava, grazie a Napoleone, l’unificazione politica e la libertà dagli stranieri.
Nella storia d’Italia, Manzoni rintraccia un episodio dell’atavica suddivisione dei suoi abitanti: veneziani e milanesi si affrontano in battaglia. Al di là di chi riesce temporaneamente vincitore, ciò che più importa è l’indebolimento reciproco dei contendenti: la morte di uomini valorosi su entrambi i fronti, così come le divisioni politiche, apre la strada all’invasione straniera. È una facile previsione post eventum (fatta cioè dopo che si sono verificati i fatti): nel 1494, una sessantina d’anni dopo la battaglia di Maclodio, Carlo VIII scenderà in Italia per conquistarla.
Pur preparata dagli ultimi versi (vv. 117-120), l’ultima stanza si distingue piuttosto nettamente dal resto del coro. Manzoni si allontana dal terreno politico per addentrarsi in quello religioso: tutti gli uomini sono fratelli perché figli di Dio, tutti sono creati a sua immagine e somiglianza. Pertanto, chi infrange questo patto, facendo soffrire i deboli, deve essere maledetto.
È una conclusione ineccepibile sotto vari punti di vista, che però si armonizza male con quanto precede. Fino a quel momento, infatti, Manzoni aveva fatto un discorso politico, teso a biasimare la cecità politica degli italiani e la loro conseguente debolezza militare. Il richiamo conclusivo alla fratellanza universale non sembra molto pertinente.

LA FORMA  Dal punto di vista formale, balza agli occhi la cantabilità del testo, alla quale concorrono vari elementi: il metro parisillabo; gli accenti dei versi, sempre sulla terza e la sesta posizione; la presenza della rima tronca che suddivide in due parti uguali la strofa.
La sintassi è coerente con la scioltezza del metro: periodi brevi e poche subordinate. In particolare, si noti che gli otto versi della strofa tendono a suddividersi in una successione di quattro distici. Queste caratteristiche nascono da una precisa scelta dell’autore: Manzoni vuole che il testo sia immediatamente comprensibile e, di più, memorizzabile. Proprio come sarà per Marzo 1821, anche questo coro vuole essere un testo militante, una scelta di campo politica.

Esercizio:

COMPRENDERE


1. Riformula con la parafrasi i vv. 91-92 («già s’innalzan dai cori omicidi / grazie ed inni che abbomina il ciel») e spiega perché Dio rifiuta le preghiere: i motivi sono sia “storici” sia etici universali.



2. Che cosa fa lo straniero nella seconda parte del coro (dal v. 93)? Che cosa lo caratterizza, che intenzioni ha e quali azioni compie?



ANALIZZARE


3. Nella prima strofa ci sono molti procedimenti fonosimbolici: analizzala sotto questo aspetto.



4. Quali procedimenti stilistici danno “cantabilità” al coro? Quale scopo si prefigge Manzoni con questa scelta?



INTERPRETARE


5. Il testo parla anche al presente storico, all’Italia contemporanea di Manzoni: quale ideologia storica e politica esprime l’autore nel coro?



6. L’ultima strofa del coro segna un cambio di passo, già peraltro annunciato in punti precedenti, e introduce una componente metastorica e universale. Spiega e commenta questa conclusione.



Stampa
\r
    \r
  1. vv. 2-4. d’ambo ... terren: il terreno, calpestato da cavalli e fanti, rimbomba da entrambi i lati, quello milanese e quello veneziano. Nella prima strofa si descrivono, nell’ordine, il rumore delle trombe, il rimbombo degli eserciti che si avvicinano, la comparsa delle bandiere, l’avvicinamento delle schiere.
  2. \r
  3. vv. 5-6. Quinci ... quindi: da questa parte... da quella; vessillo: bandiera.
  4. \r
  5. drappello: un gruppo di soldati.
  6. \r
  7. Già ... terreno: il terreno che separa le schiere non esiste più, perché è in atto lo scontro.
  8. \r
  9. seno: petto.
  10. \r
  11. raddoppia il ferir: intensifica i colpi che infligge agli avversari.
  12. \r
  13. vv. 13-14. Alle ... guerra: quale straniero è venuto a combattere in questi bei luoghi (contrade); la particella ne è intensiva come nella frase «se ne viene bel bello» (I promessi sposi, cap. I). Manzoni intreccia alla descrizione della battaglia i suoi commenti.
  14. \r
  15. vv. 15-16. Qual ... morir: delle due schiere di combattenti quale è formata da coloro che hanno giurato di difendere (far salva) la patria a costo della morte?
  16. \r
  17. D’una terra: di un’unica terra.
  18. \r
  19. vv. 19-20. il comune ... traspar: i tratti simili dei visi evidenziano che i contendenti appartengono a uno stesso ceppo etnico (comune lignaggio). In questa battaglia non si affrontano, per esempio, biondi tedeschi e mori siciliani: hanno tutti un aspetto simile, come capita ai fratelli.
  20. \r
  21. vv. 23-24. natura ... mar: l’Italia ha confini naturali: le Alpi a nord e il mare tutto intorno. Un territorio che la natura ha così ben delimitato non può che riunirsi politicamente in un unico Stato.
  22. \r
  23. vv. 25-26. Qual ... ferire: chi è stato di loro il primo a estrarre la spada (brando) sacrilega (perché fratricida) per colpire il fratello?
  24. \r
  25. vv. 27-28. Del ... qual è: qual è la ragione maledetta di questa guerra maledetta? Da notare il poliptoto esecrando/esecranda, che sottolinea il concetto: l’etimologia di questa parola è sacer “sacro”, come sacrilego (v. 25). Manzoni sottolinea che non c’è ragione per questa guerra che spezza i legami più sacri, quelli di sangue: i soldati combattono per denaro.
  26. \r
  27. senz’ira: i soldati non combattono perché hanno ragioni di rabbia e di inimicizia reciproca, ma solo per denaro.
  28. \r
  29. vv. 31-32. venduto ... perché: ciascuno di essi si è venduto a un comandante (duce), anch’egli venduto, e combatte (pugna, latinismo) con lui, senza chiedersi il motivo. Si tratta di soldati mercenari che combattono sotto un comandante anch’egli mercenario: esercitano cioè “il mestiere delle armi”.
  30. \r
  31. vv. 33-34. spose ... guerrieri: la domanda rivela quanto Manzoni contasse sulla capacità delle donne di persuadere gli uomini, di riportarli alla ragione. Sono le madri e le spose di questi guerrieri stupidi (stolti) a poterli fare rinsavire.
  32. \r
  33. ignobile campo: il campo di battaglia è vergognoso (ignobile) perché su di esso si affrontano uomini che, pur appartenendo alla stessa stirpe, combattono per denaro.
  34. \r
  35. vv. 37-40. i vegliardi ... placar: e i vecchi (vegliardi), che già aprono (schiudon) la mente alle considerazioni pure (non macchiate da interessi terreni) sulla morte (imminente), perché non cercano di placare questa massa furiosa con le parole sagge e previdenti? Anche i nonni, che osservano il mondo da una prospettiva diversa, quella della morte prossima, hanno il dovere di far rinsavire i soldati.
  36. \r
  37. vv. 41-48. Come ... città: come talvolta il contadino, seduto sulla porta della sua tranquilla e modesta capanna (cheto abituro), guarda la tempesta (nembo), che in lontananza si abbatte sui campi che lui non ha arato, così si possono ascoltare tutti quelli che, disinteressati (sicuro è predicativo), vedendo lontani gli eserciti (armate coorti), raccontano le migliaia di morti e l’angoscia che suscitano le città date alle fiamme. Gli altri italiani guardano a questi scontri fratricidi con lo stesso disinteresse di un contadino che vede andare in malora un raccolto non suo. La parola pièta è sicuramente un dantismo, perché si legge in un verso dell’Inferno (I, 21 «la notte ch’i passai con tanta pièta»), memorabile non per il suo contenuto ma perché si trova nel primo canto. Pièta ha la stessa etimologia di pietà, ma la ritrazione dell’accento (il fenomeno si chiama “sistole”) si accompagna a una specializzazione semantica, cioè a un significato almeno in parte differente da quello di pietà: la pièta è un dolore, un fatto, una situazione che muova a pietà.
  38. \r
  39. vv. 49-56. Là ... rapì: tra gli sconfitti (Là) puoi vedere i figli piccoli, che ascoltano e ripetono le parole (labbro) materne, imparare a chiamare con nomi ingiuriosi i futuri nemici; tra i vincitori (qui), nelle sere illuminate di festa (veglie lucenti), le donne esibiscono gioielli (monili) e cinture (cinti) che il marito o l’amante ha sottratto (rapì), come bottino di guerra, alle donne vedove (deserte, con allitterazione) dei vinti. La battaglia sta volgendo al termine, e Manzoni fa un balzo cronologico in avanti, delineando ciò che accadrà una volta terminata.
  40. \r
  41. raddoppia il furor: la furia omicida cresce sempre più.
  42. \r
  43. vv. 61-62. negli ... schiera: tra i due eserciti già decimati (manchi) e dispersi, una schiera (quella dei milanesi) a fatica tiene la posizione: sta soccombendo.
  44. \r
  45. vv. 63-64. nel volgo ... l’amor: l’amore per la propria vita riprende forza in quegli uomini che non hanno speranza di vincere. I soldati, che si accorgono di essere vicini alla sconfitta, vogliono almeno salvare la pelle, anche a scapito dell’onore: questo pensiero vile li fa qualificare come volgo.
  46. \r
  47. ventilabro: latinismo; è una sorta di pala con cui si lancia in aria il grano per separare il chicco dalla pula, che è più leggera e dunque vola via. La vocale tonica a compare sette volte in quattro versi (vv. 65-68): è un bell’esempio di assonanza.
  48. \r
  49. vv. 69-72. Ma ... destrier: paurose bande di soldati arrivano improvvisamente (improvvise è predicativo) sulla strada (calle) dei fuggitivi, che sentono il respiro affannato (anelare) dei cavalli (destrier) lanciati all’inseguimento. I vincitori vanno all’inseguimento di chi scappa.
  50. \r
  51. trepidi: affannati, impauriti.
  52. \r
  53. gettan ... prigioni: consegnano le armi, si consegnano come prigionieri.
  54. \r
  55. vv. 75-76. il clamor ... mor: le urla di festa della massa dei soldati vittoriosi coprono i lamenti (lai) del misero (tapino) che muore.
  56. \r
  57. Un corriero ... arcioni: un soldato che ha il compito di consegnare i dispacci (foglio v. 78) salta in sella.
  58. \r
  59. vv. 78-80. ogni ... rumor: ogni paese accorre al rumore del soldato che arriva al galoppo, annuncia la vittoria e riparte. La rapidità del cavallo ha un corrispettivo nel ritmo incalzante dei vv. 78-80: parole brevi, soprattutto verbi, coordinati per asindeto.
  60. \r
  61. pesto cammino: il sentiero calpestato dal cavallo.
  62. \r
  63. che ... recò: quale bella notizia ha portato? Chi non fa in tempo ad ascoltare il soldato, che dopo aver letto il comunicato riparte subito, chiede agli altri che cosa abbia annunciato.
  64. \r
  65. vv. 85-86. Donde ... favelli: da dove il soldato sia giunto, lo sapete: come fate a sperare che annunci notizie liete? Da notare l’efficace metonimia per cui il termine astratto gioia sostituisce quello concreto “notizia gioiosa”.
  66. \r
  67. s’orna ... canto: si addobba a festa la chiesa, che risuona dei canti di ringraziamento.
  68. \r
  69. vv. 91-92. già ... ciel: dal cuore di quei soldati omicidi s’innalzano ringraziamenti e inni, che però Dio rifiuta con orrore (abbomina il ciel). Dio non accoglie le parole e i sentimenti di chi ha ucciso i propri fratelli.
  70. \r
  71. rivolve: rivolge.
  72. \r
  73. vv. 95-96. vede ... crudel: gli stranieri guardano con gioia spietata alla carneficina fratricida, che ha lasciato sul campo uomini di valore (i forti). Pensa, infatti, che la sua conquista sarà più semplice.
  74. \r
  75. empite le schiere: rafforzate con altri uomini le vostre schiere, decimate dalla scontro appena avvenuto.
  76. \r
  77. Vincitor ... pochi: voi che siete appena risultati vincitori (ma di quale vittoria), ora siete deboli e pochi? Vincitor è plurale (il troncamento degli aggettivi e dei sostantivi plurali non è ammesso nell’italiano corrente: ma era ammesso nella poesia ottocentesca).
  78. \r
  79. vv. 103-104. e voglioso ... perì: il nemico invasore vi aspetta, desideroso di rapina (voglioso), su quei campi dove morirono (uccisi da voi) i vostri fratelli.
  80. \r
  81. angusta: troppo piccola. Manzoni si rivolge all’Italia: giudicata piccola dai suoi figli, che volevano farsi fuori a vicenda, ora deve accogliere altri popoli.
  82. \r
  83. fatal ... ricevi: tu, che sei la terra assegnataci dal destino, accogli gli stranieri: questo è l’inizio della punizione divina (giudicio) che ti è assegnata.
  84. \r
  85. a tue ... s’asside: si siede alla tua tavola insultandoti. Lo straniero è un commensale che si è autoinvitato e che, per di più, insulta il padrone di casa.
  86. \r
  87. degli ... divide: si spartisce le ricchezze di quegli stolti che si sono indeboliti combattendo tra loro, lasciando a lui campo libero.
  88. \r
  89. toglie... re: lo straniero toglie ai re italiani il potere militare e, di conseguenza, quello politico.
  90. \r
  91. vv. 113-116. Stolto ... gioir: anche lo straniero è uno stolto! Quale popolo è mai stato felice dopo aver subito stragi e offese? Non soltanto chi viene sconfitto ha in sorte le sventure: la gioia di chi è empio diventerà pianto.
  92. \r
  93. vv. 117-118. Ben ... sospir: non sempre la giusta punizione di Dio, che dura in eterno, si abbatte su di lui durante la sua vita terrena, superba per le vittorie: ma (la vendetta) prende nota, sta attenta e aspetta; poi sorprende il vincitore iniquo nell’ultimo sospiro della sua vita. Da notare l’anafora di ma: vedendo il successo degli iniqui, non si deve credere che la passeranno liscia.
  94. \r
  95. vv. 121-122. Tutti ... Riscatto: come si dice nella Genesi, l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio; e il suo peccato originale è stato redento da Cristo, morto in croce per tutti gli uomini. Nell’ultima strofa Manzoni passa dal piano politico a quello religioso: tutti gli uomini sono fratelli perché figli di Dio.
  96. \r
  97. vv. 123-125. in qual ... patto: in qualsiasi periodo storico, in qualsiasi luogo trascorriamo la vita, siamo fratelli: siamo tutti legati da un patto (quello cristiano di fratellanza).
  98. \r
  99. vv. 127-128. che s’innalza ... immortal: che affligge il misero, l’oppresso che piange, che tormenta quell’anima immortale che è presente in ogni uomo.
  100. \r
\r