Ugo Foscolo

Ultime lettere di Jacopo Ortis

La Bellezza, l’amore, le illusioni

La lettera che segue appartiene a uno dei rari momenti di esaltazione amorosa: in uno scenario naturale splendido – la primavera è nel suo pieno rigoglio –, Jacopo ha baciato Teresa. La natura esplode di vitalità e Jacopo si sente pervaso dalla bellezza e dall’armonia; ma una bellezza ancora maggiore – l’idea assoluta di Bellezza (si noti la maiuscola in Beltà) – è nella sua immaginazione. La mente è capace di concepire la perfezione delle idee, dei concetti che impara a conoscere attraverso l’imperfetta realtà delle cose. 

15 Maggio

Dopo quel bacio io son fatto divino1. Le mie idee sono più alte e ridenti2, il mio aspetto più gajo, il mio cuore più compassionevole3. Mi pare che tutto s’abbellisca a’ miei sguardi; il lamentar degli augelli4, e il bisbiglio de’ zefiri5 fra le frondi son oggi più soavi che mai; le piante si fecondano, e i fiori si colorano sotto a’ miei piedi; non fuggo più gli uomini, e tutta la Natura mi sembra mia. Il mio ingegno è tutto bellezza e armonia. Se dovessi scolpire o dipingere la Beltà, io sdegnando ogni modello terreno la troverei nella mia immaginazione. O Amore! le arti belle sono tue figlie; tu primo hai guidato su la terra la sacra poesia, solo alimento degli animali generosi6 che tramandano dalla solitudine i loro canti sovrumani7 sino alle più tarde generazioni, spronandole con le voci e co’ pensieri spirati8 dal cielo ad altissime imprese: tu raccendi9 ne’ nostri petti la sola virtù utile a’ mortali, la Pietà10, per cui sorride alvolta il labbro dell’infelice condannato ai sospiri11: e per te rivive sempre il piacere fecondatore degli esseri12, senza del quale tutto sarebbe caos e morte. Se tu fuggissi, la Terra diverrebbe ingrata13; gli animali, nemici fra loro; il Sole, foco malefico; e il Mondo, pianto, terrore e distruzione universale14. Adesso che l’anima mia risplende di un tuo raggio, io dimentico le mie sventure; io rido delle minacce della fortuna15, e rinunzio alle lusinghe dell’avvenire. – O Lorenzo! sto spesso sdrajato su la riva del lago de’ cinque fonti16: mi sento vezzeggiare17 la faccia e le chiome dai venticelli che alitando sommovono18 l’erba, e allegrano19 i fiori, e increspano le limpide acque del lago. Lo credi tu? io delirando deliziosamente20 mi veggo dinanzi le Ninfe21 ignude, saltanti22, inghirlandate23 di rose, e invoco24 in lor compagnia le Muse e l’Amore; e fuor dei rivi25 che cascano sonanti e spumosi, vedo uscir sino al petto con le chiome stillanti sparse su le spalle rugiadose26 e con gli occhi ridenti le Najadi27, amabili custodi delle fontane. Illusioni! grida il filosofo. – Or non è tutto illusione? tutto! Beati gli antichi che si credeano degni de’ baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavano alla Bellezza e alle Grazie; che diffondeano lo splendore della divinità su le imperfezioni dell’uomo28, e che trovavano il BELLO ed il VERO accarezzando gli idoli della lor fantasia29! Illusioni! ma intanto senza di esse io non sentirei la vita30 che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e nojosa indolenza31: e se questo cuore non vorrà più sentire32, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele.

Esercizio:

LA FORZA PROPULSIVA DELL’AMORE

1 Jacopo ritorna più volte nel brano sul concetto di pietà. Chiariscine il significato, indicando anche se nell’accezione foscoliana si avvicini di più alla pietas latina o alla pietà cristiana.

2 In questa lettera l’amore viene descritto come un sentimento che cambia, trasfigura, e soprattutto migliora gli esseri umani: hai già trovato questo concetto in altri autori della letteratura occidentale? E qual è la tua opinione personale sull’argomento: l’amore umano rende “divini”, come dice Jacopo?

SENTIMENTO E SENSUALITÀ

3 Prova a suggerire una spiegazione per questo atteggiamento così diffuso tra gli scrittori.

4 A quale tradizione lirica si può ricondurre l’immagine finale del cuore servo infedele d’amore?

IL LOCUS AMOENUS E LE ILLUSIONI

5 Quale rapporto si instaura tra il paesaggio e lo stato d’animo di Jacopo? Di corrispondenza o di conflitto?

6 Rifletti sul ruolo giocato dalla Natura in questa lettera, confrontandolo con la concezione che emerge nella lettera del 19 gennaio.

7 «Illusioni!, grida il filosofo». Cosa intende Foscolo con “illusioni”? Qual è, secondo il poeta, la funzione delle illusioni nella vita umana e cosa sarebbe la vita senza di esse?

FOSCOLO E LEOPARDI

8 Confronta la lettera di Foscolo con i due testi di Leopardi e mostra se i due autori, in qualche modo, abbiano maturato una sensibilità e una riflessione simili rispetto allo stesso motivo.

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  1. fatto divino: diventato di natura divina.

  2. ridenti: liete.

  3. compassionevole: pronto alla compassione, alla Pietà (r. 12), che è il più nobile sentimento umano, perché dimostra che riconosciamo noi stessi negli altri.

  4. il lamentar degli augelli: il canto degli uccelli.

  5. zefiri: venti di primavera.

  6. animali generosi: esseri viventi nobili (latinismi: generoso viene da genus, “stirpe”; animale da animal, “dotato di soffio vitale”).

  7. sovrumani: dunque di natura divina.

  8. spirati: ispirati.

  9. raccendi: accendi nuovamente.

  10. Pietà: riprende il motivo della compassione introdotto alla r. 2

  11. sorride ... sospiri: l’infelice trova sollievo nelle sue sofferenze grazie alle parole di conforto che gli amici gli dicono.

  12. piacere ... esseri: piacere che spinge gli esseri a riprodursi.

  13. ingrata: sgradevole, intollerabile.

  14. il Mondo ... universale: senza il sentimento dell’amore, che genera la Pietà, nell’uomo si scatenerebbero gli istinti più feroci.

  15. fortuna: destino.

  16. lago ... fonti: lago formato dall’acqua che proviene da cinque fonti.

  17. vezzeggiare: accarezzare.

  18. sommovono: scuotono.

  19. allegrano: rallegrano.

  20. delirando deliziosamente: come se subissi un attacco di dolcissima pazzia; si noti l’allitterazione deli-/deli-.

  21. Ninfe: divinità dei boschi.

  22. saltanti: danzanti.

  23. inghirlandate: incoronate.

  24. invoco: prego che giungano.

  25. rivi: ruscelli.

  26. stillanti ... rugiadose: gocciolanti sulle spalle bagnate.

  27. Najadi: dee delle fonti e delle acque.

  28. diffondeano ... uomo: adornavano di luce divina i difetti morali e intellettuali dell’uomo.

  29. trovavano ... fantasia: riuscivano a trovare la Bellezza e la Verità contemplando le aspirazioni della loro immaginazione.

  30. sentirei la vita: percepirei di essere vivo.

  31. rigida ... indolenza: inattività insopportabile, noia.

  32. sentire: provare emozioni, sentimenti.

  33. raggio: La parola raggio ha un’etimologia curiosa. In latino, radius indicava semplicemente una bacchetta, un oggetto lungo e stretto; poi, per metafora, è passato a indicare il raggio della ruota, che collega il mozzo al cerchione, il raggio luminoso (che, come il raggio della ruota, si genera in un “centro”, la fonte di luce, e si proietta verso l’esterno), il segmento che collega il centro del cerchio alla circonferenza, l’osso dell’avambraccio ecc. Ma non solo: anche il razzo (che ha anch’esso forma lunga e stretta) ha la medesima etimologia, e anche la radio (dall’elemento chimico chiamato appunto radio – in quanto emana, irradia energia – dai suoi scopritori, Marie e Pierre Curie). Nella tradizione poetica italiana, la parola raggio ha avuto grande fortuna perché, sin dalla lirica delle origini, i raggi sono quelli che partono dagli occhi della donna amata e “feriscono” quelli del poetae il suo cuore, facendolo insomma innamorare; scrive per esempio Dante: «Entrano i raggi di questi occhi belli / ne’ miei innamorati» (Io sento sì d’Amor, vv. 17-18); e Petrarca scrive che Laura muove verso di lui «de’ begli occhi i rai» (Canzoniere, 9, v. 11). Quest’ultima forma, rai, è interessante perché sopravvive a lungo, accanto a raggi, nella tradizione poetica (e analoghi plurali “doppi” si trovano del resto comunemente nei testi: per esempio cavalli/cavai, fratelli/fratei, capelli/capei ecc.).

  34. Illusioni: L’unica consolazione concessa all’uomo sono le illusioni (cioè le aspirazioni, gli ideali) che abbelliscono la vita: l’uomo continua a vagheggiarle, nonostante esse vengano smentite dalla realtà e dalla ragione. Si tratta della Bellezza, della Verità, dell’Amore, dell’Immortalità della Poesia, dell’Eroismo, della Patria. Senza queste illusioni la vita sarebbe solo dolore o, ancora peggio, «rigida e nojosa indolenza» (Ortis). Come ha scritto Mario Fubini, «sorge, col mito delle illusioni,il mito dell’antichità: un’antichità che non è tanto nella storia, quanto nell’animo del poeta, il simbolo di un desiderio». Ovvero Foscolo sogna (si illude) che il mondo classico fosse, in essenza, un mondo differente da quello attuale: un mondo in cui le illusioni erano reali, e non immaginazioni, speranze, aspirazioni, nostalgie.