Eugenio Montale

La bufera e altro

La bufera

Il titolo della prima poesia, La bufera, è anche quello del libro, e la ragione di questa coincidenza è che nel componimento iniziale convivono i due grandi temi dell’intera opera, cioè la guerra (il secondo conflitto mondiale, certo, ma anche la guerra «cosmica» e «di sempre», cioè svincolata da un preciso riferimento storico, come Montale stesso ha affermato a proposito del titolo) e la donna.

La bufera che sgronda1 sulle foglie
dure della magnolia2 i lunghi tuoni
marzolini3 e la grandine,

(i suoni di cristallo4 nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell’oro
che s’è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre5)

il lampo6 che candisce7
alberi e muri e li sorprende in quella
eternità d’istante8 – marmo manna
e distruzione9 – ch’entro te scolpita
porti per tua condanna10 e che ti lega
più che l’amore a me, strana sorella, –

e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango11, e sopra
qualche gesto che annaspa12
Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra13
la fronte dalla nube dei capelli,

mi salutasti – per entrar nel buio14.

Metro: tre strofe di sei versi, precedute da una terzina e seguite da un verso finale. Prevalenza di endecasillabi, inframmezzati da settenari (vv. 3, sdrucciolo, 10) e un quinario (v. 9, sdrucciolo). Una sola rima (quella / sorella, vv. 11, 15), ma numerose rime interne e imperfette.

DA DONNA-ANGELO A SALVATRICE DELL’UMANITÀ In questa poesia il personaggio femminile che già avevamo visto al fianco del poeta in Nuove stanze si allontana «per entrar nel buio». Da un punto di vista puramente biografico possiamo interpretare quel distacco come conseguenza del definitivo ritorno di Irma Brandeis in America nel 1938. Ma da un punto di vista tematico l’allontanamento – descritto quasi come una morte terrena: l’ingresso nel buio – è una condizione necessaria perché il personaggio di Clizia possa completare l’itinerario che da donna-angelo sul modello stilnovistico la conduce fino al rango di salvatrice dell’umanità (a imitazione della stessa figura di Cristo).
La separazione tra il poeta e la donna coincide con il precipitare degli eventi verso una guerra ormai non più solo annunciata; a richiamare il contesto storico-politico è anche l’epigrafe che Montale appose al testo, tratta da un’opera del poeta francese Agrippa d’Aubigné (1552-1630): «I prìncipi non hanno occhi per vedere queste grandi meraviglie, le loro mani non servono ad altro che a perseguitarci». In queste parole bisogna leggere una condanna contro i tiranni e dunque, nell’ottica novecentesca di Montale, contro i dittatori che avevano scatenato una guerra che rischiava davvero di provocare la fine del mondo: letteralmente finis terrae, “fine della Terra”, da cui il titolo della prima sezione del libro .

UN CATALOGO NOMINALE Sotto il profilo formale si può osservare che la scarsità di rime “forti”, di quelle cioè che scandiscono in maniera netta le diverse strofe del testo, è coerente con l’andamento sintattico della poesia; un andamento continuo, senza punti fermi e senza pause di rilievo. La poesia consiste infatti, quasi interamente, in un catalogo nominale («La bufera che sgronda»; «il lampo che candisce»; «e poi lo schianto rude»), che rimane sospeso, come indicano i puntini alla fine del primo emistichio («qualche gesto che annaspa…»), subito prima del tipico “scalino” tipografico. L’accumulo di elementi crea un effetto di concitazione che prepara lo scioglimento nel finale, dopo lo scalino: il congedo dalla donna, che entra nel buio.

Esercizio:

Laboratorio

COMPRENDERE

1 Riassumi il contenuto della poesia.

ANALIZZARE

2 Individua le consonanze e le rime che evocano la durezza, la violenza e il caos della bufera.

3 Come lo stesso Montale dichiara in una lettera all’amico Silvio Guarnieri nel 1965, la descrizione della bufera richiama simbolicamente immagini di guerra. In quali passi della poesia affiora soprattutto questa dimensione simbolica?

4 Perché, a tuo avviso, la seconda strofa è messa tra parentesi, come se fosse un “a parte” rispetto al resto del testo?

Stampa
  1. sgronda: rovescia, fa piovere.
  2. magnolia: albero dai grossi fiori bianchi, presente in diverse poesie di Montale.
  3. marzolini: di marzo.
  4. i suoni di cristallo: la grandine che batte su una superficie, producendo suoni simili a quelli ottenuti colpendo il vetro o il cristallo.
  5. nel tuo … palpebre: il poeta immagina che il rumore della grandine sorprenda la donna, lontana e protetta da un interno prezioso, dove sopravvivono i segni del benessere di una civiltà ancora immune alla guerra: il legno di mogano e le costole (il taglio) di libri rilegati. L’oro è la luce dorata del tramonto, che si è spento, perché è arrivata la sera (fino a poco prima illuminava appunto i mobili e i libri della casa di Clizia); e di quel tramonto resiste forse ancora un barlume (una grana di zucchero) negli occhi della donna.
  6. il lampo: riprende il catalogo nominale interrotto al v. 3, prima della parentesi: i lampi, dopo i tuoni e la grandine.
  7. candisce: sbianca, per effetto della luce del lampo.
  8. li sorprende … d’istante: fissa le immagini come un flash fotografico.
  9. marmo … distruzione: «correlativi oggettivi di freddezza, dolcezza [la manna è il cibo che Dio mandò agli Israeliti nel deserto], durezza inflessibile, nemica di ogni ambiguità o falsità» (D. Isella). I tre elementi sono, come spiega (a metà!) Montale stesso, «le componenti di un carattere: se tu le spieghi ammazzi la poesia» (Montale commenta Montale).
  10. scolpita … condanna: i tratti che contraddistinguono la donna sono scolpiti in lei come una legge che la obbliga al sacrificio (per tua condanna).
  11. e poi … fandango: sequenza di suoni e gesti concitati: si sta scatenando un temporale, ma c’è anche il presentimento del caos (la guerra) e del mortifero precipitare degli eventi. I sistri erano strumenti rituali usati dagli Egizi, costituiti da una lamina metallica che veniva colpita per produrre un suono. Il fandango è una danza di origine andalusa (lo scalpicciare è quello dei piedi che si muovono nella danza). La fossa fuia, cioè alla lettera “ladra” e metaforicamente “oscura”, è la fossa infernale. Montale riprende l’espressione, di sapore indubbiamente dantesco (l’aggettivo “fuia” è usato nella Commedia), da d’Annunzio, La Nave: «Sotto l’argine irsuto si sprofonda la Fossa Fuia».
  12. annaspa: afferra scompostamente l’aria, come per restare a galla, per salvarsi.
  13. sgombra: liberata. Come già nelle Occasioni, la fronte è uno dei dettagli del volto della donna su cui il poeta ferma più spesso la sua attenzione.
  14. per entrar nel buio: il buio «è tante cose; distanza, separazione, neppure certezza che lei fosse ancora viva» (Montale commenta Montale).