Eugenio Montale

Le occasioni

La casa dei doganieri

A un “tu” femminile è dedicata La casa dei doganieri, collocata nella quarta e ultima parte della raccolta Le occasioni. La poesia richiama il contesto ligure della giovinezza montaliana; la casa del titolo era infatti un vecchio edificio della Guardia di finanza sulla costiera di Monterosso. Nella realtà, la casa fu distrutta quando Montale era ancora piccolo e la donna a cui la poesia è probabilmente dedicata non fece in tempo a vederla. Si dovrebbe trattare infatti di Annetta o Arletta, ispirata alla figura di Anna degli Uberti, la ragazza che il giovane Montale incontrò, innamorandosene, durante le estati alle Cinque Terre.

Tu non ricordi la casa dei doganieri1
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò2 irrequieto.

Libeccio3 sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto4:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna5.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria6; un filo s’addipana7.

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà8.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità9.

Oh l’orizzonte10 in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera11!
Il varco è qui?12 (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende13…).
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta14.

Metro: quattro strofe, composte in prevalenza da endecasillabi e versi di misura più ampia. Numerose e per lo più regolari le rime, alternate o baciate.

DIALOGO CON UNA DONNA ASSENTE La casa dei doganieri è un dialogo con una donna assente, come molti altri componimenti degli Ossi di seppia e delle Occasioni. C’è stato un incontro, molto tempo prima, nella casa dei doganieri: casa che il poeta umanizza, descrivendola come desolata a causa del fatto che la donna non è più tornata a visitarla da allora. Poi, dopo l’incontro, il poeta e la donna hanno seguito destini diversi: lei ha dimenticato, ha vissuto frastornata da un altro tempo; lui cerca di trattenere il ricordo, come si trattiene il filo di un gomitolo, ma anche la sua memoria è labile: la casa si fa lontana (nel tempo), la banderuola, fissata sul tetto della casa, gira vorticosamente (splendido correlativo oggettivo, per indicare il passaggio del tempo), anche lui dimenticherà.

La quarta stanza apre, ma subito richiude, la possibilità di una fuga e di un ricongiungimento. «Il varco» segnalato forse dalla luce della petroliera all’orizzonte allude a un desiderio analogo a quello che abbiamo visto affiorare in altri testi montaliani: il «segno d’un’altra orbita», in Arsenio, lo stesso «varco» in Casa sul mare. Ma anche qui basta l’infrangersi di un’onda sulla scogliera per riportare il poeta a un “qui e ora” desolato: lei è irraggiungibile, lui non sa «chi va e chi resta».

UNA POESIA RALLENTATA Dal punto di vista formale va notata soprattutto la doppia serie di anafore: la formula «Tu non ricordi» si ripete per tre volte; e la formula «Ne tengo un capo» compare due volte, seguita in entrambi i casi dall’avversativa ma. Sono come frasi musicali che tornano in cadenza e contribuiscono a dare al testo un andamento rallentato, quasi di litania. Ma una litania tragica: l’appello reiterato al “tu”, l’invito a ricordare, cadendo nel vuoto, dice infatti che il tempo trascorso ha separato per sempre il poeta dalla sua destinataria, l’ha resa irraggiungibile; ma dice anche che è svanita l’ultima cosa che legava i due amici o amanti, e cioè la memoria di quella casa desolata: allontanandosi, scomparendo, gli esseri umani portano via con sé, irrevocabilmente, anche i ricordi che condividevamo con loro.

Esercizio:

COMPRENDERE E ANALIZZARE

1 Descrivi la casa dei doganieri e il paesaggio, sulla base delle scarne indicazioni della poesia.

2 Sottolinea le espressioni che indicano gli effetti che il tempo ha sulla memoria e riassumi il loro contenuto.

3 Nella poesia ci sono molti sintagmi che sembrano rinviare a una dimensione simbolica: «la casa dei doganieri»; «la bussola va impazzita»; «il calcolo dei dadi più non torna»; «un filo s’addipana»; «la banderuola / affumicata gira senza pietà»; «la luce della petroliera»; «Il varco». Prova a spiegare il loro significato.

CONTESTUALIZZARE E INTERPRETARE

4 Il tema della memoria e della rievocazione attraverso una figura umana (spesso femminile) è tipico non solo di Montale ma anche di altri poeti. Scegli altre poesie di Montale, e almeno una di un altro poeta, e confrontale con La casa dei doganieri. Scrivi un articolo di giornale.

5 Scrivi un breve testo (in prosa o in poesia) in cui rievochi una persona assente associandola a un luogo o a un oggetto e riproponendo i temi di Montale, che scrisse a proposito di questa poesia: «Io restai e resto ancora. Non si sa chi abbia fatto la scelta migliore. Ma verosimilmente non vi fu scelta».

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  1. doganieri: la parola “dogana” e la parola “divano” hanno la stessa etimologia. Derivano entrambe da una parola araba, diwan, che significa “sedile lungo”. Ora, il termine italiano “divano” ha appunto conservato il significato originario; ma siccome gli uffici amministrativi arabi erano arredati con questi diwan, il termine ha finito per designare gli uffici stessi, e gli uffici doganali in particolare: di qui la parola “dogana”.
  2. v’entrò … sostò: i passati remoti sottolineano la distanza incolmabile tra l’oggi e l’epoca lontana in cui Arletta era presente nella vita del poeta. I pensieri della donna sono paragonati, per la loro vivacità, a uno sciame d’api; la sua irrequietudine ricorda quella di Dora Markus, al v. 16: «La tua irrequietudine mi fa pensare».
  3. Libeccio: vento di sud-ovest.
  4. non è più lieto: perché quel riso si è spento da molto tempo, e il suo ricordo non porta gioia ma angoscia.
  5. la bussola … torna: le due immagini esprimono, secondo la definizione del critico Dante Isella, l’una lo «smarrimento indotto dalla perdita del passato» (la bussola era, prima del radar, lo strumento che permetteva di orientarsi nella navigazione), l’altra l’«impossibilità di credere nel futuro».
  6. altro … memoria: un tempo di ordine diverso (forse quello che Arletta ha vissuto da sola, dopo il loro incontro) confonde i tuoi ricordi.
  7. s’addipana: si avvolge, torna su se stesso: vale a dire che il pensiero-ricordo che collegava le due esistenze viene riavvolto, cessa di collegarle.
  8. la banderuola … pietà: è la bandierina metallica fissata sul tetto della casa, che girando indica la direzione del vento; senza pietà perché il vento soffia in continuazione e da più parti, così come in continuazione passa il tempo; affumicata perché annerita dal fumo che esce dal comignolo.
  9. né … oscurità: la donna non è lì, a respirare nel buio accanto al poeta.
  10. Oh l’orizzonte: l’interiezione esprime lo stupore del poeta davanti a un orizzonte in cui sembra di poter scorgere le tracce del passato perduto, o, come dirà subito dopo, un varco verso il futuro.
  11. rara … petroliera: in lontananza si percepisce il barlume della petroliera. È notevole l’uso da parte di Montale di una parola prosaica come petroliera in un contesto lirico ed evocativo.
  12. Il varco è qui?: lascia intravedere la possibilità di un destino alternativo rispetto a quello che ha separato l’io poetico dalla donna.
  13. Ripullula … scoscende: i flutti (il frangente) tornano ancora a infrangersi contro la ripida balza della scogliera.
  14. chi va e chi resta: chi ha abbandonato per sempre quei luoghi e la loro memoria (come la donna) e chi vi rimane legato (il poeta); ma il non sapere chi va e chi resta suggerisce l’impossibilità di collocare su una stessa linea continua il passato e il presente, il destino della donna e quello dell’io.